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Call Me by Your Name (2017) dir. Luca Guadagnino
“I dream. Sometimes I think that’s the only right thing to do.”
— Haruki Murakami, from Sputnik Sweetheart, trans. Philip Gabriel (Alfred A. Knopf, 2001)
28 02 18
è finito questo mese interminabile. ho preparato un esame e non sono riuscita a passarlo, ma qual è la novità? sono ancora al primo anno (di nuovo), ho vent’anni e non ho idea di cosa io voglia farne della mia vita, ma ormai non ne è più certo nessuno. vorrei poter lavorare, essere autonoma, non chiedere nulla ai miei, ma mi manca il tempo. non ho nemmeno più il tempo per coltivare qualche hobby, che non so nemmeno più se ne ho. vivo con la costante ansia, pressione, che non riuscirò a fare nulla di buono e che non stia vivendo a pieno; vedo gli altri proseguire e me stessa indietreggiare. vado a dormire presto, mi sveglio presto, studio in biblioteca, torno a casa e si ricomincia, ma adoro la mia routine; odio invece quando si spezza e resto da sola con i miei pensieri e questi insensati vomiti di parole. non fumo da due giorni e mi sembra di impazzire, non mi era mai pesata l’assenza così. ah, ci siamo lasciati dopo un intenso anno e no, non so ancora come sto, solo un po’ più libera di fare stronzate. la settimana prossima parto per parigi (solo per due giorni), ma non vedo l’ora di respirare un’aria diversa, di fare foto e far finta di essere la francese che sarei sempre voluta essere. lo giuro, a volte so anche essere spensierata e felice: ad esempio ieri ha nevicato, non l’avevo mai vista da vicino, e mi sentivo come una bambina che assaggia per la prima volta il nesquik. oggi però no, il mio blue wednesday, l’ultimo del mese. lunedì ricominciano i corsi, marzo andrà bene, qualcuno di buono al mio fianco ce l’ho.
passo e chiudo.