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EXPECTATIONS

Kiana Khansmith

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@hard-to-keep-breathing
I feel so... replaceable.
Don't you think I give a fuck?
Give a fuck 'bout who you fuck?
But I hope you can't get it up.
Ci sono giorni
in cui mi manchi
più di tutti gli altri
Poi arriva la notte, e ti inghiotte.
“L’omofobia più difficile da combattere non è il ragazzino pestato in un angolo buio o schernito dai bulli, ma quella più piccola, che rimane latente nei gesti quotidiani. Quella che diventa normale, perdonabile, quasi ovvia. L’omofobia è la tua migliore amica che ti ride in faccia, imbarazzata, quando fai coming out. L’omofobia è dover fare coming out. Quasi come se dovessi confessare qualcosa di losco e oscuro, che prima o poi deve venire a galla. È il parlare con gli sconosciuti della persona con cui stai senza definirne il sesso, perché non si ha voglia dello stupore, delle classiche domande. Non perché siano per forza dettate da malizia o cattiveria, ma perché a volte non si ha proprio la voglia di essere al centro dell’attenzione. È passare per quella che vuole farsi vedere quando invece ne parli apertamente. L’omofobia è sentirsi allo zoo, dall’altra parte del recinto. È percepire gli sguardi dei passanti quando si è con lei e sapere che dovresti avere la forza di fregartene. Sono le risatine degli adolescenti e i commenti quando ormai sei lontana. L’omofobia sono i ragazzi in discoteca che ti circondano e iniziano a darsi gomitate quando la baci. «Posso unirmi?» e quando rispondi di no quasi non capiscono il tuo sdegno. In fondo le lesbiche sono solo una categoria di film porno, perché te la prendi tanto? Lo sanno tutti che due ragazze che stanno insieme bramano soltanto la presenza di un pene. L’omofobia è scegliere allora di andare nei locali gay, avere amici gay, sentirsi leggeri e non soggetti a tutto questo. E poi sentirsi dire che ti ghettizzi. L’omofobia è tua madre che ti dice che forse è colpa sua perché non è stata abbastanza presente quando eri piccola. Oppure che stai con lei solo perché sei stata delusa dagli uomini. L’omofobia è l’amica che non vuole sapere com’è stata la prima volta, quella che ti spiega che non puoi pensare davvero di essere gay fin quando non provi ad andare con un uomo. O che lo fai solo perché va di moda, perché sei un po’ alternativa. «È una fase, sei giovane, è giusto che tu ti diverta e faccia le tue esperienze». Sono dei ragazzi che per insultarsi si dicono ma sei un frocio. L’omofobia è: «Quanto vorrei avere un amico gay per andare a fare shopping insieme». È pensare che ogni lesbica abbia i capelli corti e ami il calcio, che ogni gay la voce acuta e un isterismo innato, è pensare che ogni transessuale si prostituisca. L’omofobia è: «Chi fa l’uomo della coppia?», come se si dovesse capire chi sia la sottomessa, chi cucini e chi invece offra cena. L’omofobia è non poter donare il sangue perché sei di sicuro una persona dalla sessualità promiscua. È il “non ho niente contro i gay, però…”. Però mi dà fastidio che si bacino in pubblico. Pumba, non davanti ai bambini! Però ho paura che poi la gente pensi che lo sia anche io. Però basta che non ci provi con me. Ma chi ti vuole, scusa! L’omofobia è cercare di rendere felice la persona che ami e sapere che i suoi genitori non le parlano perché sta con te. Meglio un assassino, un drogato. Sono tutte le bugie dette perché non si ha più voglia di litigare. L’omofobia è il nascondersi, chissà cosa si penserà in giro. È il non rispondere ogni volta che la nonna ti chiede del tuo filarino. L’omofobia sono due giovani amanti che affittano una stanza di un hotel anche solo per baciarsi, perché a casa non si può. L’omofobia è pensare a volte di essere davvero il problema. Iniziare a sentirsi a disagio anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Anche quando negli occhi degli altri non leggi l’omofobia. È rendersi conto di averla proprio nei tuoi, di occhi. L’omofobia è pensare che basta, non se ne può davvero più, cambiamo argomento senza capire che è esattamente ciò che vorremmo tutti.”
— - Trovata online (via @misento-sola)
Comunque, “ti ci devo portare” rimane la più bella dichiarazione d’amore.
“Questa notte è nostra
Corri forte angelo mio
Come fosse l'ultimo motivo per rimanere vivo
E se sarà amore
Trattalo come un segreto
Come il più prezioso dono ricevuto
Che racconta perché vivi
Perché muori...”
— Alessandra Amoroso, Amore Puro
“E tutto il tempo mi sento come se stessi in una stanza affollata, urlando a squarciagola, senza che nessuno alzi nemmeno lo sguardo.”
— Rose, Titanic
“Non ho, nessun rimpianto, nessun rimorso
Soltanto certe volte capita che
Appena prima di dormire
Mi sembra di sentire
Il tuo ricordo che mi bussa ma io non aprirò.”
“-perche ti tagli?
-Quando cadi, ti graffi e ti fai male, anche se ti rialzi il sangue continua ad uscire. E più la ferita è grande più sangue esce. Quando provi un gran dolore è come se fossi caduto e stessi sanguinando dentro. Ecco vedi, tutto quel sangue deve uscire da qualche parte, altrimenti c'è il rischio di scoppiare. Ecco perchè mi taglio, per far uscire tutto quel sangue e quel dolore. E quando ho finito sono più pulita, nuova. Tagliarsi non è stupido sai?”
“Voglio qualcuno che mi capisca quando nemmeno io ci riesco. Qualcuno con cui possa essere me stesso, senza l’ansia di essere giudicato, e che metta me, noi, al primo posto. Qualcuno con cui girovagare per le vie di Milano, senza una meta. Qualcuno con cui partire per il mondo, con cui scegliere la destinazione ad occhi chiusi, puntando il dito su una cartina. Qualcuno che mi rassicuri alle 3 di notte, quando i miei mostri vogliono inghiottirmi, sconfiggendoli con il solo suono della sua voce. Qualcuno che stia con me sul divano a vedere film e serie tv, mangiando la pizza direttamente dal cartone, fino a stare male. Qualcuno che mi prenda in giro, e che rida con me per tutta la notte. Qualcuno da abbracciare, stringere forte, come a volersi fondere con lui.
Voglio l’amore, è chiedere troppo?”
— hard-to-keep-breathing
Giornata della memoria 2018
Oggi il mio prof di storia, poco prima della fine dell’ora, ci ha fatto mettere via tutti i fogli, i libri, le matite e ci ha chiesto di tenere davanti a noi solo una penna e un pezzo di carta. Nient’altro. “Senza commentare o confrontarvi, senza pensarci troppo, scrivete su quel piccolo spazio bianco che avete davanti una parola: Auschwitz.” Poi, ha aperto una pagina web e ha fatto partire un video. Una serie di immagini assurde, riprese in quel campo di concentramento: alcuni turisti mangiavano panini dove hanno perso la vita migliaia di innocenti, altri si scattavano foto fingendo di essere frustati come chi davvero è stato costretto ad abbandonare tutto e a soffrire, soffrire senza alcun motivo. Il titolo del video: Austerlitz. “È il nome di una battaglia napoleonica dell’Ottocento. Naturalmente non ha nulla a che fare con il nazismo, ma non è stata presa a caso. Come possiamo ricordare le vittime di anni così orribili, se non sappiamo nemmeno come si scriva il nome di uno degli elementi che li ha resi tali? Senza conoscere, rischiamo di finire tutti per farci selfie davanti ai pali dove venivano legati i prigionieri per essere torturati, così come abbiamo appena visto. Non mi interessa chi di voi abbia scritto la parola correttamente e chi no, ma vorrei che ci rifletteste. Basta poco per ripetere gli errori del passato, e non deve accadere.”
Per dieci minuti, tutti si sono dimenticati delle interrogazioni di lunedì mattina, delle verifiche da preparare e degli esercizi da finire. Credo siano stati gli unici dieci minuti, in tre anni di liceo, in cui ognuno era attento, non c’era nessuno che non fosse concentrato sull’argomento. E trovo sia un magnifico punto di partenza.
io ci ho provato io ci ho provato lo giuro ad essere più sicura di me ad essere meno incasinata a farmi meno paranoie. ad amarmi almeno un pochino. è tutto inutile, non ci riesco.
Ma sto così male che non so nemmeno io cos'ho. Non lo capisco So solo che vorrei sparire, smettere di pensare, di essere cosi dannatamente una merda.
Stefania Consonni ( Via stefaniaconsonni )
“Non sarebbe meraviglioso se in futuro, in un tempo più illuminato, qualcuno decidesse di pubblicare le nostre lettere? Magari un giorno tutto il mondo vedrà quanto davvero ci siamo amati”
24 gennaio, 1939
Mio caro, Resto sveglio tutta la notte in attesa del postino che di solito arriva la mattina presto, e poi quando non porta niente di te crollo. Tutto il mio amore per sempre, G.
12 febbraio 1940 – Park Grange
Mio caro ragazzo Non desidero nulla di più che averti qui con me e tenerti al mio fianco tutti i giorni … Riesco solo ad immaginarmi quale sarebbe la reazione di tuo padre e tua madre alla notizia del nostro amore … il resto del mondo non ha alcuna idea di ciò che è il nostro amore – non sanno che si tratta di amore, vero amore …
“Quando ero nell'esercito mi diedero una medaglia per aver ucciso due uomini e un congedo per averne amato uno.”
Va tutto bene?
Se qualcuno che conoscete soffre di depressione, disordini alimentari, autolesionismo o pensieri suicidi, consultate la nostra pagina delle Risorse per Consulenza e Prevenzione per cercare aiuto.
(Fonte: Support)
E c’è bisogno di chiederlo? No, non va bene. Non va un cazzo bene. Va tutto tranne che bene. Okay? Okay.