ho sempre fatto fatica a piangere di felicità e in realtà ad esprimere in generale la gioia. da bambina i miei mi portavano alle giostre e mentre facevo i giri ero in estasi, ma poi loro mi chiedevano se mi annoiassi dato che ero impassibile. oggi provo per lo più disagio perché mi sembra che gli altri si aspettino una reazione e se non arriva, beh allora hai il cuore di pietra. insomma ieri mi arriva la lettera di un ragazzino peruviano che ho seguito per due anni. diceva tante cose: che sono una persona importante per lui perché l'ho ascoltato e fatto sentire compreso, che sono come una madre che lo ha aiutato a vedere il meglio di se stesso quando lui non riusciva a farlo. io non sapevo di avere un figlio peruviano tredicenne, però sapevo già che avevo fatto bene con lui. qualche mese fa mi aveva chiesto dell'anima, voleva sapere tutto: cos'è, dove si trova, ma quindi esiste o no? e io avrei voluto dirgli così tante cose sull'anima, sulla mente e su come ritorniamo sempre. ovviamente non c'era stato il tempo, ma lì un po' avevo già capito che avevo fatto bene con lui. insomma non ho pianto con questa lettera, ma dentro di me sono un po' in estasi












