Traduco manga e mi diletto a inveire idiosincraticamente contro di essi. Questo è il blog in cui di tanto in tanto scrivo le mie considerazioni a riguardo.
Dopo lunghe ricerche
ti trovai in un bar dell'Avenida
da Liberdade; non sapevi un'acca
di portoghese o meglio una parola
sola: Madeira. E venne il bicchierino
con un contorno di aragostine.
La sera fui paragonato ai massimi
lusitani dai nomi impronunciabili
e al Carducci in aggiunta.
Per nulla impressionata io ti vedevo piangere
dal ridere nascosta in una folla
forse annoiata ma compunta.
Traduzione giapponese di In memoria (Giuseppe Ungaretti)
Oltre a Montale, un altro poeta italiano che amo molto è Ungaretti. Di lui mi ha sempre colpito, tra le tante, la poesia In memoria, soprattutto i primi e gli ultimi versi.
L'ineffabilità della piccolezza dell'esistenza umana, il tragico solipsismo, il male di vivere (si può parlare di male di vivere?)... Non so dire che cosa più mi piaccia di quest'opera. Ma anch'io, ogni volta che visito il cimitero del mio paese natale in Italia, penso a quante vite siano state dimenticate. Forse è un pensiero un po' banale. Però la poesia di Ungaretti non lo è, e il solo fatto che questa riesca a sublimare parte della mia vita mi basta.
Propongo di seguito una traduzione in lingua giapponese. Non che io ne sia soddisfatto, come al solito. (Forse il mio lavoro di traduzione dall'italiano al giapponese è destinato a essere uno sforzo asintotico, ma tant'è).
Traduzione italiana di The Black Dog (Taylor Swift)
Forse una delle canzoni più belle e tragiche in assoluto di Taylor Swift è The Black Dog (è il nome di un pub, o perlomeno così sembra) contenuta in The Tortured Poets Department (2024).
Su questo testo si sprecano le interpretazioni - a maggior ragione sapendo che Swift stessa ha recentemente dichiarato che nessuno è ancora riuscito a decifrarne il significato.
Mi permetto allora di volgerla in italiano, seguendo una coerenza metrica forse inusitata rispetto a molti testi online, ma che cerca di seguire l'andamento della canzone (compresi gli enjambement).
Io ero una a cui fino a recenti
avvenimenti confidavi i tuoi segreti e
la tua posizione, ti sei dimenticato di disattivarla;
e così ti guardo entrare
in un bar chiamato "Cane nero"
e perforare ancora il mio cuore,
ti sei dimenticato di disattivarlo.
E mi colpisce:
proprio non capisco
perché non ti manco al Cane nero
quando mettono gli Starting Line
e tu trasali,
ma lei è troppo giovane
per conoscere quella canzone
che si dipanava nel magico tessuto dei nostri sogni.
Le vecchie abitudini soccombono tra le grida.
Attraverso il mondo col cuore spezzato,
le mie brame rimangono taciute
e non so se mai le confiderò a qualcun altro come ho fatto con te,
e tutti i miei piani migliori,
dicevi che mi serviva un uomo audace
e ti sei messo a interpretarne il ruolo
finché ci ho creduto anch'io.
E mi uccide:
proprio non capisco
perché non ti manco nella doccia
e non ricordi
quando il mio corpo fradicio di pioggia tremava,
forse mi odî? Era un'oscura umiliazione
di una confraternita crudele a cui mi sono impegnata? e ancora lo sono.
Le vecchie abitudini soccombono tra le grida.
Sei mesi che respiro aria fresca,
ancora mi manca il fumo.
Mi prendevi forse in giro
con una battuta solo per pochi?
Ora voglio vendere la casa
e bruciare tutti i vestiti
e chiedere a un prete di venire a esorcizzare i miei demoni
anche se soccomberò tra le grida
e spero che le sentirai anche tu…
e spero che farà schifo al Cane nero
quando metteranno gli Starting Line
e tu trasalirai,
ma lei sarà troppo giovane
per conoscere quella canzone
che si dipanava nel tragico tessuto dei nostri sogni
ché con la coda tra le gambe corri via.
Ancora io non ci credo;
le vecchie abitudini soccombono tra le gri…
da.
Riassunto completo del 29esimo film di Detective Conan (L'angelo caduto dell'autostrada)
Il seguente è un riassunto molto dettagliato dell'intero 29esimo film di Conan, Haiwei no datenshi (L'angelo caduto dell'autostrada), uscito il 10 aprile 2026 nei cinema giapponesi. Uscirà sottotitolato in italiano da me non prima di gennaio 2027.
Mi scuso in anticipo se ci dovessero essere imprecisioni o passaggi poco chiari; nel tentativo di renderlo più leggibile e coerente, l'ordine delle scene è stato perlopiù mantenuto, con i dovuti tagli per esigenze di concisione.
Attenzione: il presente riassunto contiene spoiler sull'identità del colpevole e sulla risoluzione del caso!
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Il professor Agasa porta Ayumi, Mitsuhiko, Genta e Haibara a Hakone, nella provincia di Kanagawa. Arrivati di sera, si fermano con l’auto in un parcheggio di un parco isolato lungo una strada di montagna. Il luogo è un punto nascosto consigliato per osservare le stelle, ma il cielo è completamente coperto e non si vede nulla. Mitsuhiko commenta che con il cielo sereno sarebbe stato uno spettacolo, mentre Ayumi si dispiace che Conan non sia venuto; Agasa spiega che è rimasto a casa per leggere un nuovo romanzo giallo e che li raggiungerà il giorno dopo insieme a Ran e Sonoko. Haibara, osservando il cielo nuvoloso, commenta freddamente che probabilmente Conan ha fatto la scelta giusta.
L’ambiente attorno a loro è inquietante: Genta osserva che sembra un posto infestato, spaventando Ayumi, che si aggrappa a Haibara. Agasa spiega che la zona è stata abbandonata dopo la costruzione di una nuova strada. Mentre decidono di rinunciare e magari andare alle terme, sentono il rumore di un motore provenire dalla strada: dalla curva arriva una moto nera a grande velocità, che sfreccia davanti a loro. Tutti restano sconvolti: il motociclista non ha la testa, come se fosse stata tagliata di netto. I bambini, impalliditi, si guardano tra loro e iniziano a urlare, terrorizzati di aver visto un fantasma.
Il giorno dopo, Kogoro sta guidando con Ran, Conan e Sonoko su un’autostrada di Kanagawa, mentre Sera percorre la stessa strada in motocicletta. Conan racconta che i bambini hanno visto una “moto fantasma” senza testa e che per questo non sono riusciti a dormire bene; Kogoro liquida la cosa come una semplice illusione.
Essi stanno andando a un evento chiamato “Kanagawa Motorcycle Festival”, organizzato anche con la collaborazione della polizia stradale, dove verrà presentato un nuovo modello di moto della polizia (c.d. shirobai). La designer ospite è Kiriko Ryuzato, una famosa progettista attiva negli Stati Uniti che si era inizialmente ritirata. Ran, un po’ imbarazzata, ammette di essersi interessata alle moto perché ultimamente le trova affascinanti, cosa che incuriosisce molto Sonoko.
Durante il tragitto, una moto con due persone a bordo, un uomo e una donna, sfreccia tra le auto in modo estremamente pericoloso, ignorando le regole e i clacson degli altri guidatori. La situazione peggiora rapidamente: essa urta un’auto, rompe uno specchietto e provoca una reazione a catena. Un’auto colpita perde il controllo e rischia di schiantarsi contro il veicolo di Kogoro e la moto di Sera. Kogoro riesce a evitare l’impatto con una manovra brusca, mentre Sera devia sulla corsia laterale; le auto si fermano in mezzo alla strada dopo una serie di manovre pericolose. Conan, uscito dall’auto, nota improvvisamente un'altra moto, completamente nera, che si avvicina a tutta velocità. Questa compie un salto spettacolare passando sopra un’auto e atterra vicino alla moto di Sera, per poi continuare la corsa. Conan la associa immediatamente alla descrizione data dai bambini la notte precedente.
Nel frattempo arrivano delle moto della polizia. Una di queste, guidata da una donna, decide di mettersi all'inseguimento: è Chihaya Hagiwara. Mentre i fuggiaschi accelerano ancora di più, improvvisamente il conducente si accorge che i freni non funzionano. Non riuscendo a fermarsi, la moto si schianta contro un camion, scivola sull’asfalto e finisce contro il divisorio centrale, esplodendo. La moto nera si ferma brevemente vicino ai due, come se li osservasse, ma poi riparte non appena si avvicinano le sirene della polizia. Chihaya ordina via radio di occuparsi dei feriti e continua l’inseguimento del misterioso motociclista.
Poco prima di un’uscita autostradale, questo svolta improvvisamente. Chihaya, inizialmente oltrepassata l’uscita, accelera, solleva la moto e salta oltre una barriera, riuscendo a raggiungere la corsia di uscita e continuare l’inseguimento. Arrivati su una strada urbana, la moto nera attraversa un incrocio con il semaforo rosso; un camion è costretto a sterzare e si dirige pericolosamente verso un attraversamento pedonale, dove una bambina è rimasta paralizzata dalla paura. In quel momento Chihaya interviene: si lancia con la moto, si sporge e afferra la bambina, salvandola appena in tempo. Subito dopo cade e rotola sull’asfalto insieme a lei.
Chihaya successivamente comunica via radio che il sospettato è fuggito verso Kawasaki e ordina di non lasciarlo scappare. In quel momento arrivano anche Kogoro e gli altri. Quando nota Conan, gli sorride e gli dice: “Ci rivediamo, ragazzino”.
La scena si sposta nell’area marina di Yokohama, Minato Mirai, dove si sta svolgendo il “Kanagawa Motorcycle Festival” in un grande complesso affacciato sul mare. Nella piazza esterna, improvvisamente, risuona un urlo: un uomo robusto con berretto di lana e occhiali scuri tiene in ostaggio una donna. Il volto è parzialmente coperto da un panno.
La polizia cerca di tenere lontana la folla mentre arrivano unità antisommossa con scudi e attrezzature. L’uomo urla di portargli soldi e un’auto per la fuga. Nel farlo, il panno scivola leggermente, rivelando un baffo finto sotto il naso, che sistema in fretta. La polizia tenta di circondarlo, ma proprio in quel momento si sente il rumore di una moto in avvicinamento. Una piccola moto da 50 cc irrompe dalla zona dell’evento e piomba sull’uomo: è Chihaya, che lo colpisce con la ruota posteriore facendolo cadere. Parte uno sparo, ma dalla pistola escono solo bandierine e coriandoli. Si scopre così che si tratta di una dimostrazione: l’uomo è Yokomizo travestito, e tutta la scena era un’esercitazione antiterrorismo.
Chihaya atterra con eleganza e viene applaudita dalla folla. Yokomizo, togliendosi travestimento e baffi finti, si lamenta con lei, stupito che sia arrivata nonostante l’incidente precedente. Chihaya minimizza e dice di aver solo colto l’occasione, poi se ne va dopo aver chiesto di restituire la moto presa in prestito da un’esposizione.
All’interno del grande padiglione dell’evento, numerosi stand espongono moto, modelli futuristici e attrazioni. I bambini, arrivati con Agasa, sono entusiasti e cercano la moto di Kamen Yaiba. Genta, ancora spaventato, chiede se la moto fantasma non sia presente anche lì; Mitsuhiko lo rassicura, ma è chiaro che la paura della notte precedente è ancora viva.
Nel frattempo, su un palco viene annunciata la presentazione della nuova moto della polizia chiamata “Angel”, dotata di avanzati sistemi di assistenza alla guida. A guidarla è proprio Chihaya. Parte la dimostrazione: la moto affronta curve strette, ostacoli e salti con grande stabilità, mentre l’ingegnere Kazuaki Omae spiega che i sensori regolano velocità ed equilibrio, prevenendo incidenti.
Chihaya completa il percorso con un tempo record inferiore al minuto, suscitando grande entusiasmo nel pubblico. Tuttavia, quando Omae le chiede un parere, lei rivela sottovoce di aver disattivato il sistema di assistenza durante la prova. Questo lascia l’ingegnere sorpreso.
I bambini si avvicinano a Omae e gli chiedono se, grazie a quel sistema, una moto potrebbe muoversi da sola: collegano infatti la cosa alla moto senza testa vista la notte prima. Omae spiega che il loro sistema non è a guida autonoma completa, ancora lontana dall’essere realizzata. I bambini, delusi, concludono che forse hanno davvero visto un fantasma.
Nel frattempo, Ran, Sonoko e Conan provano un simulatore di guida. Ran ottiene un punteggio altissimo, sorprendendo Conan. Accanto a loro, una donna ottiene il massimo punteggio senza errori: è la designer Kiriko Ryuzato. Parlando con Ran, nota il suo talento e la incoraggia a prendere la patente.
Conan, osservando la scena, vede Sera che gira tra la folla mostrando una foto sul telefono e chiedendo informazioni, senza successo. Nell’immagine si vede lei con un uomo di mezza età accanto a una moto specifica. Quando Conan la raggiunge, una bambina la urta facendole cadere il telefono. Conan lo raccoglie e ne osserva brevemente lo schermo. Poco dopo, applica di nascosto un trasmettitore sullo stivale di Sera, sospettando qualcosa, mentre lei continua a cercare qualcuno con urgenza.
Intanto, a Tokyo, un camionista vede aprirsi improvvisamente il portellone di un rimorchio davanti a lui. Da lì scende una moto nera con il pilota in sella, che si lancia sulla strada causando caos. La moto fugge a tutta velocità.
All’evento, durante un dibattito tra Omae e Ryuzato, si discute dei rischi dei sistemi di assistenza. Lei solleva il problema che rendere tutti capaci di guidare bene potrebbe essere pericoloso, soprattutto se usato per scopi militari. Omae risponde che proprio per questo esiste Angel, ma la discussione lascia Conan pensieroso.
Nel frattempo, un uomo su una moto, Tadakazu Uchikado, viene inseguito dalla moto nera nella zona di Toranomon Hills e costretto a perdere il controllo, finendo in un grave incidente. Subito dopo, Yumi e Miike iniziano a inseguire la moto nera, che però riesce a fuggire. Allertano subito la centrale e iniziano l’inseguimento, superando le altre auto e dirigendosi verso Hibiya, mentre dal posto di comando chiedono rinforzi perché il motociclista sembra dirigersi verso la stazione di Tokyo.
Nel frattempo, al palco della manifestazione, Omae parla con sicurezza dell’“assist system”, un sistema che permetterebbe a più persone di guidare una moto. Ryuzato conferma di aver partecipato al progetto con la stessa convinzione e si impegna a dare il massimo nel suo lavoro. L’intervento si conclude con un applauso del pubblico e l’annuncio della fine della conferenza. Sonoko indica a Ran che è ora di dirigersi verso l’hotel, mentre lei stessa saluta gli organizzatori. Prima di partire, Ran riceve una chiamata dal padre.
Intanto, Chihaya e Yokomizo discutono dell’inseguimento della moto nera, il cui guidatore è sfuggito alla polizia e ora è apparso a Tokyo. Conan, presente con Ran, chiede loro di informarlo su ogni sviluppo riguardante la moto, dicendo che è un ordine di Kogoro. Ran allora decide di dirigersi verso l’hotel insieme a Conan, mentre Chihaya chiede loro di fermarsi un attimo per discutere della zona dell’incidente che vuole visitare.
Esso è avvenuto due anni prima, e un motociclista di nome Naoyuki Sasaki aveva perso la vita mentre era inseguito dalla polizia. Yokomizo racconta che Sasaki era un criminale abituale e si sentiva abbandonato dalla famiglia, ma stava cercando di rimettersi in sesto prima dell’incidente. Avvenne durante una normale operazione di inseguimento, mentre Chihaya, stranamente a riposo, era sostituita dalla viceispettrice Ichika Asagi, ex motociclista della polizia ormai costretta a mansioni interne e lontana dalle moto a causa di un incidente.
Successivamente, già che ci sono, Chihaya decide di fermarsi un attimo a casa sua. Asagi si mostra chiusa e rammaricata, rifiutando di parlare apertamente del passato, ma Conan le chiede in modo innocente se non guida più moto, ottenendo conferma che, dopo quell’incidente, ha smesso di guidare definitivamente. Nonostante la visita di Chihaya e Conan sia breve, Asagi resta visibilmente turbata, evitando di guardare Chihaya negli occhi. Dopo aver lasciato l’appartamento, Conan e Ran ritornano verso la macchina, mentre Conan lancia uno sguardo pensieroso verso l’interno dell’abitazione.
La scena si sposta al porto di Kawasaki al crepuscolo. Sera parcheggia la sua moto tra i container e si prepara indossando una nuova tuta da motociclista e un casco integrale. Avanza con la moto tra i container e si imbatte in due uomini che bloccano il passaggio, ma viene subito fatta passare.
Alle diciannove, alla polizia, Kogoro, Omae e gli agenti analizzano i video della moto nera. Omae nota che il veicolo assomiglia alla moto Angel, ipotizzando una possibile connessione o fuga di dati, e viene definita una “Angel nera”.
Conan, tramite una microspia, ascolta la conversazione mentre si trova con Agasa e i bambini nello stesso luogo della notte precedente, aspettando di rivedere la moto fantasma. Dopo un’attesa noiosa e un quiz di Agasa, arriva una luce – ma è solo un taxi con Ran e Sonoko, venute a prenderli.
Conan però percepisce qualcuno che li osserva dal bosco: una figura nascosta con un binocolo li sta sorvegliando con interesse.
Successivamente, si vede Chihaya al mattino, impegnata nella sua vita quotidiana: ricorda un dialogo con il fratello Kenji e Matsuda, l’11 luglio. Ma ricordo si interrompe bruscamente e si rivela essere stato un sogno. Chihaya si sveglia sul divano, riflettendo su parole lasciate in sospeso dal fratello: “Tu, Chihaya, sei molto attraente ma non hai un aspetto carino e non sei nemmeno brava a correre o a combattere, né tantomeno nello sparare. Tuttavia…”. Cosa voleva aggiungere?
Alle ventuno, su un ponte nei pressi del lago Tanzawa, nell’ovest della provincia di Kanagawa, alcuni motociclisti assistono a un altro incidente: una moto sbanda e si schianta contro il guardrail, il pilota viene sbalzato via e il mezzo esplode, cadendo nel lago.
La mattina seguente, Conan, Ran e Kogoro si recano alla sede della polizia di Kanagawa per essere interrogati come testimoni della misteriosa moto nera. Qui incontrano Chihaya, che racconta loro un episodio legato al periodo della morte del fratello, con anche Matsuda.
Nel frattempo, arriva una richiesta urgente: l’incidente mortale in moto sul lago Tanzawa (vedi sopra) presenta elementi sospetti. Chihaya, insieme a Kogoro (che ha prontamente acconsentito di guidare) e gli altri, si reca sul posto. Haibara scopre che le informazioni sulla “moto fantasma” sono quasi inesistenti online, come se fossero state cancellate. Tuttavia, trova una pista legata a una rivista misteriosa legata al mondo dell’occulto.
La vittima dell’incidente di cui sopra è Yuichi Aoki (45 anni), proprietario di un negozio di moto nella città di Fujisawa. Emergono delle stranezze: aveva appena fatto un esame agli occhi che gli impediva di guidare, e le tracce degli pneumatici non mostrano i tipici segni da panico da incidente: Conan sospetta che ci sia sotto qualcosa.
Analizzando la moto recuperata, di modello XT-400, Conan collega il caso a Sera: il modello è lo stesso della sua. Capisce così che la persona che Sera stava cercando con quella fotografia era proprio Aoki. Attivando un pulsante sui suoi occhiali, Conan visualizza sul radar un punto rosso che indica il movimento del trasmettitore attaccato agli stivali.
Conan torna dagli altri e suggerisce a Kogoro che sia il momento di tornare alla questura. Chihaya si avvicina a Kogoro e a Yokomizo, comunicando che intende restare ancora un po’ sulla scena prima di tornare con l’auto di quest’ultimo. I due iniziano a discutere in tono scherzoso e provocatorio: Chihaya accenna che non gli dispiacerebbe tornare a casa in macchina solo con Yokomizo, provocando una reazione imbarazzata in quest’ultimo. Ran osserva la scena e sorride, trovando la dinamica tra i due “carina”, mentre Conan non è molto d’accordo.
La scena si sposta su una strada vicino a Yokohama, in prossimità di un tornante quasi a 90 gradi. Una limousine è ferma sul ciglio della strada e ne esce Ryuzato, che osserva un mazzo di fiori posto sotto il guardrail. Dopo aver dato istruzioni al conducente, Ryuzato apre un computer portatile e, sospirando, visualizza delle immagini: foto dei bambini sulla strada di montagna a Hakone.
Chihaya, invece, si trova su un ponte, appoggiata alla ringhiera. Yokomizo la raggiunge e le riferisce che la verifica della scena è quasi conclusa. Chihaya, distratta, parla del fratello scomparso Kenji, ricordando le parole interrotte di quel giorno. Sorride in modo autoironico, ammettendo di non essere ancora completamente serena riguardo al passato. Yokomizo fa per dire qualcosa, ma il telefono di Chihaya squilla; le viene comunicato che la moto nera, soprannominata “Lucifer”, sarà affrontata con misure speciali: due moto Angel saranno assegnate alla Questura di Tokyo e una alla polizia della provincia di Kanagawa. Quando Yokomizo chiede se la guiderà lei, Chihaya conferma di sì. I due iniziano una nuova discussione scherzosa sul fatto di camminare insieme, ricordando le battute precedenti.
Intanto, il tramonto cala su Minato Mirai mentre l’auto di Kogoro si avvicina alla questura di Kanagawa. All’incrocio a trecento metri dalla destinazione, Conan scende improvvisamente dall’auto con lo skateboard, annunciando di voler andare al bagno, mentre Kogoro riparte con il semaforo verde. Una volta fuori, Conan osserva l’auto allontanarsi e, premendo un pulsante sugli occhiali, visualizza sul radar il punto rosso che rappresenta il movimento di Sera.
Quest’ultima, dal suo canto, si infiltra nuovamente nel porto di Kawasaki dove scopre che il luogo, usato per una gara clandestina, è stato svuotato. Viene attaccata da uomini armati, a cui lei chiede cos’abbiano fatto al signor Aoki, ma dopo un combattimento con le tecniche del Jeet kune do Conan interviene e la aiuta a fuggire.
Durante la fuga, Sera spiega che Aoki era coinvolto in gare illegali su invito, con ostacoli e droni. Lei l’aveva conosciuto al suo negozio e stava indagando fingendosi lui, poiché quest’ultimo le aveva chiesto di sostituirsi a lui in una delle gare.
Tuttavia, una settimana prima, Aoki le aveva scritto un messaggio dicendole di non andarci, segno che aveva scoperto qualcosa.
Conan deduce che Aoki è stato ucciso e che la sua morte è stata mascherata da incidente.
Mentre si dirigono alla polizia per spiegare loro i fatti, vengono inseguiti dalla misteriosa moto nera “Lucifer”, il cui pilota arriva perfino a sparare. Dopo un inseguimento pericoloso, Conan e Sera si rifugiano in un edificio abbandonato e discutono della morte di Aoki. Anche Sera esclude la possibilità di un incidente dato da un errore alla guida e presume che c’entri la questione delle gare illegali. Si domandano quale fosse l’obiettivo di queste, considerando che venivano anche usati i droni.
Mentre riflettono, il nemico li raggiunge con manovre impossibili. Vengono salvati all’ultimo momento da Ran, che colpisce il motociclista. Durante la fuga, cadono alcune foto, evidentemente scattate quella volta a Hakone: sono proprio i bambini, segno che sono in pericolo.
Nel frattempo, la macchina di Yokomizo con Chihaya a bordo era arrivata alla sede della polizia di Kanagawa. Chihaya scende e nota Asagi, che si avvicina con il bastone. Asagi, più composta rispetto alla volta precedente, annuncia di aver presentato le dimissioni, spiegando che il lavoro d’ufficio non le si addice. Chihaya non mostra grande sorpresa, mentre Asagi resta calma e ambigua. Prima di allontanarsi, sussurra a Chihaya che, se le fosse stato permesso dal destino, avrebbe voluto sfidarla di nuovo, anche a costo di finire all’inferno. Poco dopo, l’agente Tateoki arriva e avvisa che Lucifer è comparso in città (e ha attaccato Conan e Sera, vedi sopra).
Contemporaneamente, i Giovani Detective tornano sul passo di montagna per cercare la moto fantasma. Vengono però attaccati da uomini armati che tentano di rapirli. All’ultimo momento, un cecchino misterioso ferisce uno degli aggressori, costringendoli alla fuga prima dell’arrivo della polizia. Dall’ombra del boschetto lì vicino, un uomo coi capelli corti li osserva nell’ombra.
Conan, alla centrale della polizia di Kanagawa, riceve una telefonata dal professor Agasa, il quale lo rassicura sul fatto che tutti i bambini sono stati messi in salvo dalla polizia. Si trova con Sera nell’area ristoro e controlla un messaggio ricevuto da Sonoko contenente delle foto inedite della misteriosa “moto fantasma”, legate alla rivista di cui aveva parlato Haibara. Analizzandole, nota nell’ultima immagine – sfocata e scattata per errore – il braccio sinistro del fotografo con un tatuaggio a forma di ali d’angelo. In quel momento interviene Chihaya, incuriosita dal contenuto.
Nel frattempo, nella sala riunioni, Yokomizo esamina con gli altri i fascicoli relativi agli incidenti mortali di Sasaki e Aoki. Emergono similitudini inquietanti: in entrambi i casi le moto hanno lasciato lunghe tracce di frenata dritte e sono esplose subito dopo l’impatto, impedendo analisi approfondite.
Conan collega questi elementi all’ipotesi che le moto fossero controllate da un sistema di assistenza alla guida, capace persino di far muovere un motociclista privo di sensi. Mostrando la foto della moto fantasma, Conan dimostra che il tatuaggio sul braccio del fotografo coincide con quello presente sul cadavere di Sasaki, suggerendo che sia stato lui a scattare l’immagine della “moto fantasma” prima di essere ucciso per aver scoperto qualcosa. Sera aggiunge che Sasaki voleva rendere pubblica la verità perché temeva per la sua vita, e che Aoki fu ucciso con lo stesso metodo.
In quel momento, Yokomizo riceve sullo smartphone un identikit del sospettato che aveva attaccato il gruppo di Sera, identikit che somiglia all’uomo snello incontrato nel retro del circuito di corse. Conan e Sera notano il collegamento, mentre Chihaya e Yokomizo restano pensierosi. Poco dopo, arrivano Yumi e Miike, che hanno ricostruito i casi delle vittime attaccate da “Lucifer”, la misteriosa moto nera.
Spiegano che le tre vittime – Uchikado, Hide Hario e Yu Nagahashi (questi ultimi sono la coppia che guidava in modo sfrenato la moto all’inizio) – avevano collegamenti tra loro: Uchikado gestiva un negozio di moto usate a Yokohama, chiuso per droga, mentre Hide e Nagahashi erano compagni di scuola con precedenti di furto di moto e frequentavano il negozio di Uchikado. Tutti e tre erano presenti durante l’incidente di Sasaki come testimoni o per interrogatori. Conan ipotizza che Sasaki sia stato incastrato: la moto che guidava era una moto rubata, e qualcuno lo ha costretto a fuggire dai motociclisti della polizia. Yumi spiega che probabilmente la moto era controllata a distanza, impedendo a Sasaki di fermarsi, causando così l’incidente mortale al guardrail.
Improvvisamente, Tateoki entra di corsa: Lucifer è comparso nei pressi di Hakone. Allora Chihaya parte all’inseguimento con la moto Angel.
Parallelamente, Conan sospetta che il misterioso pilota di Lucifer sia Asagi, che era rimasta ferita al piede. Tuttavia, grazie a un avanzato sistema di assistenza, avrebbe potuto tornare in sella e vendicarsi di chi riteneva responsabile della morte di Sasaki. Nonostante un’apparente alibi, Conan e Chihaya sono convinti della sua colpevolezza.
Segue un inseguimento spettacolare tra l’Angel e Lucifer lungo strade di montagna e autostrade, con manovre estreme e pericolose. Chihaya riesce infine a costringere Lucifer fuori strada, ma la moto finisce in mare apparentemente senza pilota, mentre Lucifer fugge. Tuttavia, si scopre che tutto faceva parte di un piano: Conan e Chihaya hanno scambiato i piloti, e quest’ultima si è infiltrata spacciandosi per Asagi per risalire al vero mandante che comanda Lucifer nell’ombra.
Il colpevole si rivela essere Omae, che ha orchestrato l’intera vicenda per raccogliere dati su un sofisticato sistema di guida assistita da vendere come tecnologia militare. Aveva coinvolto un collaboratore straniero e utilizzato corse illegali per testare il sistema, eliminando chiunque scoprisse la verità, Aoki e Sakaki compresi. La “moto fantasma”, così come Lucifer stesso, era innanzitutto una prova per testare il sistema. Inoltre, aveva manipolato Asagi sfruttando il suo desiderio di vendetta.
Quando viene smascherato, Omae tenta la fuga attivando esplosivi, riuscendo temporaneamente a scappare su un con l’aiuto di un complice, lo straniero Lohan.
Asagi, arrestata, rivela che Omae sta cercando di fuggire all’estero tramite un jet privato da Haneda. Mentre la polizia si mobilita per inseguirlo, Conan riflette sul movente della vendetta di Asagi, trovando strano che abbia preso di mira prima i complici e non il vero responsabile (Omae). Infine, osservando un poster della moto Angel con il simbolo delle ali, si rende conto che quel marchio coincide con il tatuaggio visto sul corpo di Sasaki, collegando definitivamente tutti gli indizi.
Al ventesimo piano della sede della polizia di Kanagawa, dove si trova un popolare osservatorio a circa ottantatré metri d’altezza con vista panoramica, i Giovani Detective osservano entusiasti le luci della città. Nel frattempo, Ai sta aspettando una chiamata da Conan: questi, in compagnia di Chihaya nella sala interrogatori della polizia, le chiede aiuto per verificare le registrazioni delle telecamere di sicurezza relative al luogo della morte di Sasaki.
Ai risponde che possiede già dei dati riguardanti il veicolo che li ha attaccati nei giorni precedenti, forniti al detective Mori, e potrebbe esserci incluso anche il luogo della scena del crimine. Conan riceve così il file, una mole enorme di immagini di sorveglianza provenienti da tutta la provincia di Kanagawa negli ultimi tre giorni. Tra queste, sei foto mostrano il van che li aveva assaliti, seguite costantemente da un’altra macchina: Conan nota, ingrandendo le immagini, che sul sedile posteriore di questa seconda auto si trova qualcuno che somiglia a Ryuzato.
Conan chiede quindi ad Ai di verificare se qualcuno ha visitato l’albergo dove Ryuzato alloggia. Ai accetta, coinvolgendo anche i bambini per aiutarla nella raccolta dei dati.
Nel frattempo, nella sala interrogatori, Conan affronta Asagi, ammanettata, e le rivela di conoscere la sua vera affiliazione: Asagi in realtà lavora per Ryuzato, il cui obiettivo è eliminare Omae e distruggere tutti i dati che lui ha raccolto. Con un tono quasi rassegnato, ella conferma di non sapere dove si trovi Omae e riflette amaramente sulla perdita della sua etica come poliziotta, ammettendo che la sua vera motivazione è stata il desiderio di affrontare nuovamente Chihaya in una sfida personale.
Ai utilizza un computer della polizia, appostata nella sala conferenze, per contattare Conan e confermare che solo una persona ha visitato Ryuzato recentemente, inviando tutti i dettagli. Conan esamina poi la fotografia di un uomo dai capelli corti, un cittadino straniero chiamato John Powder, che ha sparato con il fucile nel bosco di Hakone e sorvegliato Omae e Lohan da un tetto a Yokohama: si tratta di un ex soldato, ora nel settore sviluppo armi di un’azienda aeronautica statunitense rivale di quella di Omae. Conan e Chihaya collegano immediatamente il rischio: Ryuzato sta cercando di eliminare i dati prima della commercializzazione, utilizzando John Powder come sicario. Omae, invece, starebbe scappando nella direzione opposta a Haneda: il Bay Bridge, e lì Powder avrebbe intenzione di sparargli.
Parallelamente, Sera arriva di corsa con una notizia urgente: Ran è stata rapita – il suo telefono era abbandonato nel parcheggio – e dalle telecamere di sorveglianza risulta scomparsa insieme a un’auto guidata da Omae. Conan decide di non chiedere un intervento di massa immediato per non far cambiare i piani ai criminali, optando invece per un inseguimento strategico, cercando di precedere l’auto senza farsi notare. Chihaya parte con la moto “Lucifer”, seguita da Sera con Conan, comunicando via radio a Yokomizo, impegnato nei pressi dell’aeroporto di Haneda, che l’intenzione è di circondare Omae.
Intanto, Ran, stordita, si trova nel retro del SUV guidato da Lohan, con Omae accanto. Lohan lamenta le conseguenze delle ferite subite in uno scontro precedente e discute con Omae l’uso della ragazza come ostaggio per neutralizzare la polizia. Omae conferma di aver predisposto una “sorpresa” per Lucifer.
Nella zona di Haneda, Yokomizo e le pattuglie della polizia subiscono un pericoloso incidente causato da due camion che, apparentemente senza conducente, manovrano in modo imprevedibile, bloccando la strada e facendo collidere più veicoli. Yokomizo si accorge che si tratta di guida autonoma e prosegue, verificando la sicurezza dei colleghi. Automobili senza conducente controllate da Omae seminano il caos a Yokohama, con numerosi incidenti e ingorghi segnalati al centro di controllo del traffico.
Chihaya e Conan individuano infine bombe collegate alla velocità su Lucifer e sui veicoli di supporto “Angel”, che esplodono se si scende sotto i cinquanta chilometri orari. Conan suggerisce una guida costante sopra la soglia di sicurezza. Nel frattempo, il centro di comando della polizia entra nel panico per l’ondata di incidenti e ordina di deviare il traffico e gestire la situazione di emergenza.
Sera, che segue Chihaya dal retro, propone di saltare verso il mare per separarsi dalla bomba, un’idea apprezzata da Chihaya, che però si rende conto di non poter staccare le mani dal manubrio, probabilmente bloccate da un meccanismo magnetico. Chihaya decide comunque di procedere, chiedendo all’unità di supporto Angel No. 1 di continuare senza preoccuparsi di lei. Nel frattempo, Conan si posiziona dietro, pronto a disinnescare la bomba, ricevendo da Sera un kit di attrezzi che include un cacciavite.
Contemporaneamente, Ryuzato e il pilota John sorvolano in elicottero il mare di Minato Mirai, intenzionati a colpire il veicolo (ora però guidato da Chihaya) con un fucile. L’inseguimento prosegue attraverso strade trafficate e incroci, con Chihaya che evita miracolosamente un incidente e riesce a mantenere il controllo della moto nonostante il dolore al braccio destro dopo un impatto. Conan, sul retro, taglia i fili della bomba in movimento, riuscendo a disinnescare il primo ordigno, ma scopre immediatamente un secondo esplosivo a tempo, incorporato nella stessa struttura della moto, con timer che indica un’esplosione prevista alle 21:03, lo stesso orario della morte di Sasaki, rivelando la vendetta calcolata di Ryuzato: del resto, a quell’ora avrebbe dovuto esserci Asagi sulla moto.
Nel frattempo, Ryuzato, a bordo dell’elicottero, si prepara a intervenire con un attacco mirato. Conan e Chihaya cercano un modo disperato per fermare sia la bomba che il colpo di fucile, mentre ricevano informazioni tramite telefono da Yokomizo riguardo alla relazione tra Ryuzato e Sakaki: i due erano fratelli separati dalla separazione dei genitori, e Ryuzato cercava vendetta per la sua morte.
Grazie a Yokomizo, Chihaya riesce a ricordare il prosieguo delle parole del fratello Kenji su di lei (gliele aveva dette al telefono in un secondo momento): “…tuttavia, se salta in sella a una moto, non riuscirei a raggiungerla nemmeno con le mie tecniche di guida: è la donna più rapida del Giappone!”, definendola poi “invincibile”.
A queste parole, Chihaya, prima molto preoccupata, riacquista coraggio, e con la moto, con Conan sul retro, compie un’impresa spettacolare: salta sul cavo del Bay Bridge, raggiungendo l’elicottero, colpendolo e penetrando nel suo cargo per fermare Ryuzato. Chihaya le dice che anche lei sa cosa significa perdere un fratello.
Dopo le ultime lotte disperate (e uno spettacolare calcio al pallone da parte di Conan) l’elicottero perde il controllo ma Chihaya e Conan riescono a rimanere aggrappati e a utilizzare un paracadute per salvare Ryuzato, mentre l’elicottero esplode sopra il ponte, distruggendo il cargo e la moto.
Ryuzato guarda Conan e gli dice: “Tu… non sei un semplice bambino… chi diavolo sei?” al che lui risponde: “Sono Conan Edogawa, un detective”.
Nel frattempo, Ran riprende i sensi e le forze dell’ordine arrestano Omae e Lohan.
Yokomizo, in un gesto di sollievo e affetto, prende in braccio Chihaya come una “principessa” (e ricorda una volta in cui Matsuda, non molto tempo prima di morire, aveva detto che l’unico a poterlo fare sarà lui) mentre lei protesta dicendo di lasciarla giù.
Dopo la conclusione degli eventi, la vita quotidiana ritorna alla normalità. Conan nota che Ran non parla più tanto di moto; sembra essersi appassionata a qualcosa di nuovo, iniziando “da ciò che può fare”: guardando fuori dalla finestra, vede infatti che ora sfreccia sulla strada davanti all’ufficio su un monopattino elettrico, cantando allegramente. Anche Tooru Amuro, al caffè Poirot, la osserva sorpreso: “Mmh… Capisco…”.
Riassunto dei primi minuti del 29esimo film di Detective Conan (L'angelo caduto dell'autostrada)
Il seguente è un riassunto dei primi minuti del 29esimo film di Conan, Haiwei no datenshi (L'angelo caduto dell'autostrada).
Domani o comunque nei prossimi giorni sarà mia cura postare un riassunto dettagliato dell'intero film.
Il professor Agasa porta Ayumi, Mitsuhiko, Genta e Haibara a Hakone, nella provincia di Kanagawa. Arrivati di sera, si fermano con l’auto in un parcheggio di un parco isolato lungo una strada di montagna. Il luogo è un punto nascosto consigliato per osservare le stelle, ma il cielo è completamente coperto e non si vede nulla. Mitsuhiko commenta che con il cielo sereno sarebbe stato uno spettacolo, mentre Ayumi si dispiace che Conan non sia venuto; Agasa spiega che è rimasto a casa per leggere un nuovo romanzo giallo e che li raggiungerà il giorno dopo insieme a Ran e Sonoko. Haibara, osservando il cielo nuvoloso, commenta freddamente che probabilmente Conan ha fatto la scelta giusta.
L’ambiente attorno a loro è inquietante: Genta osserva che sembra un posto infestato, spaventando Ayumi, che si aggrappa a Haibara. Agasa spiega che la zona è stata abbandonata dopo la costruzione di una nuova strada. Mentre decidono di rinunciare e magari andare alle terme, sentono il rumore di un motore provenire dalla strada: dalla curva arriva una moto nera a grande velocità, che sfreccia davanti a loro. Tutti restano sconvolti: il motociclista non ha la testa, come se fosse stata tagliata di netto. I bambini, impalliditi, si guardano tra loro e iniziano a urlare, terrorizzati di aver visto un fantasma.
Il giorno dopo, Kogoro sta guidando con Ran, Conan e Sonoko su un’autostrada di Kanagawa, mentre Sera percorre la stessa strada in motocicletta. Conan racconta che i bambini hanno visto una “moto fantasma” senza testa e che per questo non sono riusciti a dormire bene; Kogoro liquida la cosa come una semplice illusione.
Essi stanno andando a un evento chiamato “Kanagawa Motorcycle Festival”, organizzato anche con la collaborazione della polizia stradale, dove verrà presentato un nuovo modello di moto della polizia (c.d. shirobai). La designer ospite è Kiriko Ryuzato, una famosa progettista attiva negli Stati Uniti che si era inizialmente ritirata. Ran, un po’ imbarazzata, ammette di essersi interessata alle moto perché ultimamente le trova affascinanti, cosa che incuriosisce molto Sonoko.
Durante il tragitto, una moto con due persone a bordo, un uomo e una donna, sfreccia tra le auto in modo estremamente pericoloso, ignorando le regole e i clacson degli altri guidatori. La situazione peggiora rapidamente: essa urta un’auto, rompe uno specchietto e provoca una reazione a catena. Un’auto colpita perde il controllo e rischia di schiantarsi contro il veicolo di Kogoro e la moto di Sera. Kogoro riesce a evitare l’impatto con una manovra brusca, mentre Sera devia sulla corsia laterale; le auto si fermano in mezzo alla strada dopo una serie di manovre pericolose. Conan, uscito dall’auto, nota improvvisamente un'altra moto, completamente nera, che si avvicina a tutta velocità. Questa compie un salto spettacolare passando sopra un’auto e atterra vicino alla moto di Sera, per poi continuare la corsa. Conan la associa immediatamente alla descrizione data dai bambini la notte precedente.
Nel frattempo arrivano delle moto della polizia. Una di queste, guidata da una donna, decide di mettersi all'inseguimento: è Chihaya Hagiwara. Mentre i fuggiaschi accelerano ancora di più, improvvisamente il conducente si accorge che i freni non funzionano. Non riuscendo a fermarsi, la moto si schianta contro un camion, scivola sull’asfalto e finisce contro il divisorio centrale, esplodendo. La moto nera si ferma brevemente vicino ai due feriti, come se li osservasse, ma poi riparte non appena si avvicinano le sirene della polizia. Chihaya ordina via radio di occuparsi dei feriti e continua l’inseguimento del misterioso motociclista.
Poco prima di un’uscita autostradale, questo svolta improvvisamente. Chihaya, inizialmente oltrepassata l’uscita, accelera, solleva la moto e salta oltre una barriera, riuscendo a raggiungere la corsia di uscita e continuare l’inseguimento. Arrivati su una strada urbana, la moto nera attraversa un incrocio con il semaforo rosso; un camion è costretto a sterzare e si dirige pericolosamente verso un attraversamento pedonale, dove una bambina è rimasta paralizzata dalla paura. In quel momento Chihaya interviene: si lancia con la moto, si sporge e afferra la bambina, salvandola appena in tempo. Subito dopo cade e rotola sull’asfalto insieme a lei.
Chihaya successivamente comunica via radio che il sospettato è fuggito verso Kawasaki e ordina di non lasciarlo scappare. In quel momento arrivano anche Kogoro e gli altri. Quando nota Conan, gli sorride e gli dice: “Ci rivediamo, ragazzino”.
Riassunto della puntata del podcast di Shōnen Sunday con Aoyama Gōshō
Il maestro Aoyama è stato ospite della puntata del podcast Shōnen Sunday fukidashi insieme ai redattori della rivista, e per quaranta minuti ha chiacchierato del suo lavoro, di Conan e delle sue passioni.
Di seguito riporto un riassunto (organizzato per punti quanto più coerenti) delle parti che più mi sono sembrate rilevanti o perlomeno interessanti da sapere per un fan. La puntata completa si può ascoltare qui:
Aoyama si reca spesso a svolgere sopralluoghi nei posti che vuole disegnare, scattando foto degli scorci da ritrarre, benché normalmente le riunioni editoriali o per i film siano svolte nella sua casa; una volta, però, è stato a casa del suo redattore Kyōsuke Domōto perché interessato al funzionamento dell'ascensore per un trucco poi scartato. Si è recato anche alla Tokyo Tower o all'Abeno Harukas, senza però prenotare o chiedere un'esclusiva, ma entrando normalmente insieme gli altri visitatori, benché cerchi di non essere notato. Quando è andato al monte Takao invece è stato notato da tre liceali a cui aveva chiesto di fargli una foto insieme ai redattori (a quel punto Aoyama gli ha fatto un autografo). Anche lo Hokutosei (speciale treno espresso) gli è piaciuto molto, benché sia sceso a metà perché aveva già finito di fare quello che doveva fare (cioè fotografare le scene da disegnare), con grande stupore del capotreno. Anche all'estero è stato altrettanto rapido.
Gli storyboard vengono subito dati al redattore non appena finiti, che li legge con attenzione. Aoyama li scrive sempre in modo piuttosto chiaro, in modo che si capisca benissimo dove va a parare (ad esempio, la potenza dello sguardo di Wakasa era ben chiara fin dalle prime bozze). In passato il redattore collaborava moltissimo alla stesura degli storyboard (ad es. per la serializzazione di Yaiba) e così erano molto rapidi; ora se ne occupa più lui personalmente. Quando ad esempio non gli viene in mente cosa scrivere o che battuta usare, rimugina tra sé e sceglie la migliore che gli viene in mente. Aoyama dice che non sempre scrive partendo dall'inizio di un caso, ma spesso anche da una certa scena che vuol far comparire durante o alla fine di un caso, e poi fa il calcolo inverso per arrivare a quel punto.
Correggendo gli storyboard di un film, gli è capitato di rimuginare a lungo per una battuta di Haibara; quando gli è venuta in mente, trasalendo ha detto tra sé e sé: "sono un genio!". Il redattore è rimasto molto impressionato. Aoyama si era rallegrato di se stesso anche quando aveva ideato, per il manga, la battuta "L'agonia del sole che tinge il mondo di rosso sangue" (File 386), e ricorda di aver sorriso compiaciuto.
Con il redattore Dōmoto, Aoyama non parla solo dei casi, ma anche di altri anime, manga, e scambia persino carte Pokémon (Pokémon Trading Card Game Pocket). Un'influenza per "La scomparsa di Conan Edogawa" è stata Kagi dorobō no mesoddo (Key of Life) di Kenji Uchida.
Aoyama descrive ciò che ha fatto "ieri": svegliatosi innanzitutto ha giocato ai Pokémon, poi Kancolle, poi ha lavorato; nel frattempo, ha guardato un po' le Olimpiadi. Stava realizzando gli storyboard per il prossimo caso, su cui commenta, testualmente: "è una storia complicata. Che fatica." Per farsi coraggio e riposare, capita che guardi le sue scene preferite dei drama (gli piace Toyotomi kyōdai [I fratelli Toyotomi, telefilm della NHK]) e poi se gli viene in mente qualcosa torna a scriverla.
Aoyama è già impegnato con le riunioni per il prossimo film e per il successivo ancora, quindi gli capita di confondersi durante le interviste.
All'inizio Aoyama si era proposto a Shōnen Magazine, ma il caporedattore non aveva apprezzato i suoi disegni, quindi, piuttosto che cambiare stile, ha preferito proporsi a Sunday e si è trovato molto bene. Ono, che all'inizio era il suo redattore, era stato molto gentile e gli ha fatto molti complimenti. Aoyama ricorda anche che, prima che iniziasse la sua serializzazione, il primo storyboard di Yoban saado (Terza base quarto battitore) era stato corretto moltissimo da Oshima, il redattore dell'epoca, il che l'aveva lasciato di stucco.
Sempre per la serie "traduzioni che ho fatto in passato e che ora riverso qui", una canzone di Yonezu Kenshi. Indubbiamente, è uno degli artisti più prodigiosi della scena musicale giapponese contemporanea, del calibro di Tsuneta Daiki (KING GNU), Taka (One Ok Rock) o Shiina Ringo (Tōkyō jihen).
Se il pubblico del 2026 lo ama per le canzoni scoppiettanti usate come sigle di serie animate per ragazzi, io non posso dimenticare il mio imprinting con Lemon (2018), concepita per la serie tv Unnatural.
Unnatural è un pilastro che non si può non amare (TBS si conferma un'emittente portentosa in questo senso), e Lemon a maggior ragione è una canzone così meravigliosa che viene voglia di metterci mano. Yume naraba dore hodo yokatta deshō è un incipit strabiliante; watashi no koto nado dōka wasurete kudasai mi fa venire da piangere ogni volta che lo sento.
Di questa traduzione, che ho rivisto dopo alcuni anni, non sono pienamente soddisfatto. Magari fra qualche tempo la rimaneggerò. Ultimamente mi interesso di traduzione "metrica", cioè di concepire testi che si possano anche cantare sulla musica originale perché il numero di sillabe combacia: magari farò un esperimento.
Qui il testo originale; di seguito, la mia traduzione. Per i miei scopi, il testo è reso interamente al maschile.
Quanto sarebbe stato bello se fosse stato solo un sogno.
Lì, nei sogni, ti incontro ancora.
Come chi torna a casa a riprendere una cosa dimenticata,
spolvero ricordi consumati dal tempo.
Se esiste una felicità che non fa ritorno
sei stato tu, alla fine, a insegnarmelo.
E quel mio passato oscuro, taciuto e nascosto,
senza di te sarebbe rimasto per sempre nel buio.
So bene che ormai
non potrò soffrire più di così.
Perfino la tristezza, perfino il dolore:
di quei giorni ho amato tutto, insieme a te.
Resta nel mio cuore, ostinato, l’amaro odore del limone.
E finché la pioggia non smetterà di cadere non potrò tornare a casa.
La mia luce sei sempre tu.
Nel buio seguivo con le dita la linea della tua schiena,
ne ricordo nitido il profilo.
A ogni incontro con qualcosa che non riesco ad accettare,
solo le lacrime traboccano senza fine.
Che cosa facevi e che cosa guardavi
così, di profilo, uno che io non conoscevo?
Se da qualche parte, ora, anche tu sei come me
immerso nelle lacrime e nella solitudine,
allora, ti scongiuro, dimenticami.
Lo desidero con tutto il cuore, eppure,
ancora adesso, tu sei la mia luce.
Ti ho amato
più di quanto credessi.
Da allora
non riesco a respirare come vorrei.
Eravamo sempre vicini,
e ora sembra una bugia.
Non riesco a dimenticarti:
questa è l’unica cosa certa.
Perfino la tristezza, perfino il dolore:
di quei giorni ho amato tutto, insieme a te.
Resta nel mio cuore, ostinato, l’amaro odore del limone.
E finché la pioggia non smetterà di cadere non potrò tornare a casa.
Come la metà di un frutto tagliato in due
la mia luce sei sempre tu.
Traduzione giapponese di "Dicono che la mia..." (Eugenio Montale)
Quando ero molto giovane amavo Eugenio Montale; anche adesso che sono passati alcuni anni questo affetto non è svanito, e quando torno a casa dei miei genitori spesso sfoglio con commozione Satura e Ossi di seppia che giacciono (un po' polverosi) nello scaffale sopra al mio letto.
Di Satura difficilmente riesco a dire quale sia la mia poesia preferita. Dicono che la mia..., poesia 14 (consultabile qui, riportata in MONTALE, Satura, Milano, Mondadori, 2009, pp. 46-48), sicuramente mi ha sempre colpito per l'ineffabilità della morte della persona amata che si esprime in paralogismi e ossimori. E proprio di questa poesia avevo redatto, su un foglietto, una traduzione in giapponese, che mi fa sorridere dopo anni, ma che scelgo di ripubblicare qui (pur leggermente rimaneggiata).
Tradurre la poesia italiana in giapponese non è semplice - né, tantomeno, è il mio campo. Inutile dire che il primo scoglio è l'ordine della frase totalmente inverso rispetto. E allora il traduttore deve scegliere se "riordinare" la poesia o piegare, nei limiti del possibile, la lingua di destinazione. Io avevo scelto questa seconda strategia, ma non ne sono mai stato convinto. Forse, rileggendola tra cinque anni, deciderò di stravolgerla totalmente.
Recentemente, Taylor Swift ha pubblicato un nuovo disco, intitolato The Life of a Showgirl, composto da dodici tracce e scritto e prodotto da lei con Max Martin e Shellback.
Come di consueto, in rete si sono a dir poco moltiplicati i pezzi di molti opinionisti (perlomeno autodefinitisi tali, ma non entrerò su questo) - e allora, mi sono detto, perché non dire la mia?
La traccia che mi sembra più rappresentativa di The Life of a Showgirl è Eldest Daughter (La figlia maggiore). Nonostante i puritani estimatori di Folklore e Evermore abbiano sollevato dubbi sulla bontà di questa canzone, io penso che sia il testo che, in particolare nel bridge, almeno in potenza maggiormente condensa la poetica di questo album, e in generale le tematiche di Swift come autrice.
We lie back, / a beautiful, beautiful time-lapse, / ferris wheels, kisses, and lilacs, / and things I said were dumb / 'cause I thought that I'd never find that / beautiful, beautiful life that / shimmers that innocent light back, / like when we were young.
Qui Swift riflette sulla "splendida, splendida vita" verso cui la sua poesia - e, di riflesso, la sua vita - è sempre stata in tensione asintotica; in questi e altri testi, Swift si mostra sempre alla perenne ricerca di un qualcosa di grande che mai trova, o che, se trova, le sfugge dalle mani in una tragica ciclicità autodistruttiva. Penso a Tolerate it, in cui la devastante ripetizione di "seggo e ti guardo" alla fine mostra un'inequivocabile frustrazione della "volontà di potenza" (mi si perdoni il termine usato a sproposito) manifestata all'inizio - o alla più recente Chloe or Sam or Sophia or Marcus, in cui, in una parte secondo me ignorata ai più ma che in realtà è l'apice della canzone, nello straziante finale l'io lirico si chiede se "rimarrà sempre a domandarsi" (Will I always wonder?), non riesce a uscire dal circolo vizioso, ritorna da capo, fa tabula rasa.
Sono due esempi, secondo me, assolutamente emblematici dell'ossessività di Swift verso la ripetizione, l'uguale, il ciclico, e di riflesso il deleterio.
E allora la bambina, l'adolescente e poi la donna che sempre hanno annullato il loro io (come l'io narrante di Tolerate it, e la sua volontà di vendetta solo abbozzata, o il "domandarsi" in Chloe or Sam or Sophia or Marcus) nella perenne ricerca di un'approvazione, un riconoscimento autoritario, una pacca sulla spalla, trovandosi frustrate da un mondo troppo grande (eppure troppo angusto), sono prese alla sprovvista dall'abbraccio del semplice. Tutte le "cose che definiv[a] sciocche" la colgono di sorpresa e le fanno scoprire che, alla fine, la "splendida, splendida vita" non è altro che un annullarsi nel semplice, un accettare il trito e grottesco mondo con serenità. Un mondo che non si ripete più.
Non c'è una volontà di fuga come in Folklore o Evermore; questa volta l'io lirico fa a patti con la felicità e arriva a un appagamento estetico che a mio parere trova compimento - e qui sfocio nei cavilli di collegamenti arbitrari - nell'ultima canzone dell'album, quella con Sabrina Carpenter, come a dire: bella la fama, ma non sai cosa ti aspetta; invidi le showgirl, ma non sai che a salvarti sarà il semplice, il terra terra.
E la showgirl, la ragazza di spettacolo, che ha imparato a vivere davanti a una fotocamera, allora è tratta in salvo proprio dal concreto; da qualcosa (e da qualcuno) che ne conosce il genio tormentato e il talento prodigioso, e che non fugge dal suo lirismo - semmai, lo apprezza e lo accoglie nella semplicità.
Traduzione italiana di 硝子窓 (Garasu mado) dei King Gnu
A chiosa di ciò che ho postato ieri, pubblico ora la mia traduzione di 硝子窓 (Garasu mado), sempre dei King Gnu e sempre frutto della penna del geniale Tsuneta Daiki.
Così come Sanmon shōsetsu, anche Garasu mado è stata la colonna sonora (o, per meglio dire, la "sigla", il motivo conduttore) di un'opera cinematografica: in questo caso, si tratta di Misuterī to iu nakare (Non dire mistero), un film del 2023.
La mia traduzione (che differisce un po' da alcune versioni trovate in rete) si intitola "Finestra di vetro" e cerca di star dietro al magico tocco classicheggiante di Tsuneta.
Testo originale qui; una meravigliosa performance dal vivo qui.
Te ne prego, avvicina la mia mano,
portami con te dall'altro lato della felicità;
la marea umana ormai mi travolge.
Senza guardarti in faccia, sfocata sulla finestra di vetro,
da una notte come le altre vengo inghiottito.
Se il destino infìdo che tenevo a talismano
è perduto, a cosa posso aggrapparmi?
Le parole scomparse quando stavo per scoppiare
tu le hai trovate sempre per me.
Suonando il cigolio dei nostri cuori
e numerando i dolori inariditi, noi
diventiamo adulti:
allora, non piangere, tesoro mio.
Te ne prego, corri sull'autostrada,
portami con te dall'altro lato della melanconia;
oggi non lesinerò niente.
Riflessa sulla finestra di vetro, tu e io siamo la stessa cosa;
Incapace di rimanere estranea, tu e io siamo la stessa cosa.
Tra una fatalità già decisa
e un destino immutabile,
voglio continuare a cercare il senso del mio sopravvivere.
La debolezza non è una pecca:
se ci si rompe basta ripararsi.
Ognuno si fregia del malvagio per ridere del distorto.
Tu e io siamo la stessa cosa,
diversa in tutto e per tutto;
Tu e io siamo la stessa cosa,
distorta così.
Te ne prego, avvicina la mia mano,
portami con te in una città ignota;
voglio amare quel mistero di cui è pregno un dramma sfaccettato.
Da sé non sta in piedi
questo involuto, pietoso mondo.
Te ne prego, corri sull'autostrada,
portami con te dall'altro lato della melanconia;
oggi non lesinerò niente.
Riflessa sulla finestra di vetro, tu e io siamo la stessa cosa;
Incapace di rimanere estranea, tu e io siamo la stessa cosa.
Traduzione italiana di 三文小説 (Sanmon shōsetsu) dei King Gnu
Riverso qui, perché a oggi sono innamorato di questa canzone, la traduzione di 三文小説 (Sanmon shōsetsu) dei King Gnu, un testo meraviglioso figlio della penna del prodigioso Daiki Tsuneta.
Mi sono permesso di volgere in italiano le parole di questo brano tanto bello quanto complesso qualche tempo fa, intitolandolo "Romanzo da tre soldi" (che per vari motivi m'è parsa la traduzione più adatta).
Chi volesse leggere il testo in lingua originale lo trova qui.
Se pure ogni persona al mondo ti ponesse in oblio
rimarrei anche oggi al tuo fianco a ridere della nostra vecchiaia:
non serve, allora, aver paura,
vai bene, allora, così come sei,
contando al mio fianco le rughe che aumentano.
Se pure la nostra vita fosse un romanzo da tre soldi,
mai io lo svenderei, e tante volte ancora lo riscriverei.
Ognuno s'abbandona all'amore, il nostro destino è sempre in bilico:
di questo romanzo io vergherò il termine e ben oltre.
Per affrontare la verità
talvolta serve rimanere da soli;
anche sapendo che è uno sbaglio, a maggior ragione
so che c'è una storia che voglio continuare a scrivere.
Ah…
che sia un copione mal redatto, o una recita da tre soldi, io sempre
voglio rimanere al tuo fianco.
Ah…
da una tua sola parola o espressione maldestra
io sono salvato.
Se pure il fulgore di quei tempi avesse perso tono
rimarrei anche domani al tuo fianco a ridere della nostra vecchiaia:
non serve, allora, intristirsi,
vai bene, allora, così come sei,
contando al mio fianco le lancette dei secondi che scorrono.
La mesta pioggia scorre incessante
e, come un romanzo, in tante pagine
ripartisce la vita;
anche sapendo che è sciocco, a maggior ragione
so che c'è una storia che voglio continuare a far scalpitare.
Ah…
la schiena insicura di quei giorni andati,
ora, sì, la spingerei forte.
Ah…
da una mia sola parola o espressione futile
tu hai sorriso.
Ah…
che sia un copione mal redatto, o una recita da tre soldi, io sempre
voglio rimanere al tuo fianco.
Ah…
da una tua sola parola o espressione maldestra
io sono salvato.
Ah…
la schiena insicura di quei giorni andati,
ora, sì, la spingerei forte.
Ah…
da una mia sola parola o espressione futile
tu hai sorriso.
Se pure ogni persona al mondo ti ponesse in oblio
rimarrei anche oggi al tuo fianco a ridere della nostra vecchiaia:
non serve, allora, aver paura,
vai bene, allora, così come sei,
contando al mio fianco le rughe che aumentano.
Italian translation of “illicit affairs”, off ‘folklore’ — “relazioni illecite”
I've been asked to translate Taylor Swift's “illicit affairs” (from ‘folklore’, her 2020 album) as if it was a poem.
This means that the translation is meant to be poetic and to fully convey the original meaning; it isn't meant to be singable, as it isn't metrically coherent whatsoever.
Find the original text here. Below is my translation.
Accertati che nessuno ti veda uscire;
cappuccio in testa, occhi abbassati.
Di’ agli amici che uscirai a correre:
avrai le guance arrossate al ritorno.
Imbocca la via meno frequentata;
di’ a te stessa che puoi sempre fermarti.
Ciò che ha avuto inizio in splendide sale
giunge al termine con incontri nei parcheggi.
Ed è questo il problema delle relazioni illecite,
e degli incontri clandestini, e degli sguardi bramosi:
nascono da una sola occhiata,
ma spirano, e spirano, e spirano,
mille volte e più.
Lascia sulla mensola il profumo
che hai scelto apposta per lui,
così da non lasciare nessuna traccia,
come se nemmeno esistessi.
Prendi le parole per quello che sono:
una scemante e mutevole euforia;
una droga che ha fatto effetto
solo le prime centinaia di volte.
Ed è questo il problema delle relazioni illecite,
e degli incontri clandestini, e degli sguardi bramosi:
mostrano la loro verità un'unica volta,
ma mentono, e mentono, e mentono,
mille volte e più.
E vorresti urlare:
“Non darmi della ‘ragazzina’, non chiamarmi ‘piccola’,
guarda in che condizioni desolate mi hai lasciata;
tu mi hai mostrato colori che sai invisibili con chiunque altro.”
“Non darmi della ‘ragazzina’, non chiamarmi ‘piccola’,
guarda in che razza di sciocca mi hai trasformata;
tu mi hai insegnato una lingua segreta che sai ineffabile con chiunque altro.”
E sai benissimo
che per te mi rovinerei
mille volte e più.
Ciao ! Vorrei farti la seguente domanda : se noi componiamo insieme le lettere che formano " Tsutomu Akai " e " Mary Sera " otteniamo kurodA(tA") maSuMi più le seguenti rimanenti lettere : e , a , ts , a , r ed i . Quest'ultime possono essere ordinate per assumere un significato ? Grazie e scusa per il disturbo .
Ciao! Grazie per la domanda.
Parto subito sollevando una possibile questione controversa: il tuo ragionamento si basa sull'anagrammare le singole lettere dei nomi ("T", "s", "u", "t", "o", "m", "u"), all'occidentale.
Tuttavia, spessissimo in giapponese gli anagrammi funzionano a sillabe (perché la lingua ha degli alfabeti, appunto, sillabici): "Tsu", "to", "mu", "A", "ka", "i"... e da questo punto di vista il tuo ragionamento non filerebbe.
Chiaro, però, che non è necessario che si segua per forza questo modus operandi: un giapponese può benissimo anagrammare per lettere e non per sillabe.
Poi tu dici che rimarrebbero "e", "a", "ts", "a", "r" e "i".
Ti fermo subito quando noto un "ts": in giapponese, il solo e unico suono autoctono con "ts" è "tsu". Non esistono "tsa", "tsi", "tse", o "tso"; si possono 'ricreare' se servono per scrivere parole straniere, ma non sono sillabe esistenti in sé e per sé.
Siccome tra le lettere rimanenti che hai indicato non è presente una "u", e siccome di nomi si parla, ti direi che no, a mio parere con quelle lettere non è possibile risalire a nessuna parola di senso compiuto in particolare... Mi dispiace!
Rappresentazione della comunità LGBTQIA+ e omotransfobia in “Detective Conan”
In questo post vorrei fare un’analisi che, da quel che ho visto, non è mai stata fatta prima d’ora, cioè vedere se e come sia rappresentata la comunità LGBTQIA+ in Detective Conan, e quanta omotransfobia sia presente o meno nella serie.
Le opinioni presentate in questo post sono mie e non rappresentano in alcun modo il reale parere dell’autore o di chi detiene i diritti della serie: si tratta di una mera analisi di ciò che io personalmente ritengo si possa trarre da certi episodi rappresentati.
Lungi da me fare un’indebita riflessione morale sul maestro Gosho Aoyama in sé.
Quando abbiamo visto LGBTQIA+ in “Detective Conan”?
È presto detto. In ordine cronologico, se ne fa esplicito “riferimento” in soli due casi:
il caso del “Primo amore color ginkgo”, File 410-412, Vol. 40. Capitoli pubblicati per la prima volta nell’ottobre 2002;
il caso del “Karaoke con sorpresa”, File 619-621, Voll. 59-60. Capitoli pubblicati per la prima volta nell’agosto 2007.
Nel primo, vediamo la rappresentazione di una donna trans (o perlomeno di cross-dressing); nel secondo, l’allusione a una coppia omosessuale (anche se alla fine si trattava di un malinteso).
La “T” di LGBT: “Il primo amore color ginkgo”
Non sappiamo di preciso se Haruo Chono sia una donna transgender o transessuale, o se si identifichi come uomo ma pratichi cross-dressing, o se si identifichi come non-binariə.
Si tratta di unə ex compagnə di classe di Agasa, che egli incontra per caso mentre va alla ricerca del suo primo amore.
Ecco un collage di alcune altre vignette in cui appare:
Al di là dei singoli dialoghi, dal punto di vista linguistico Haruo Chono parla in modo molto “femminile” - che, in sé e per sé, non significa assolutamente niente, ma usa delle terminazioni o delle posposizioni che sono tradizionalmente ‘tipiche’ delle donne. Chiama Agasa “Hiroshi-chan” (quindi “il mio caro Hiroshi”, “Hiroshuccio”), che è un appellativo molto affezionato e vezzoso.
In generale, l’immagine data di Haruo qui è quella di una macchietta. I personaggi si meravigliano, guardandolə con un’espressione stupita, e quasi paternalistica, accondiscendente. Notiamo le righette presenti sulla fronte di Conan e Agasa, che dimostrano quasi un timore, un senso di straniamento nei confronti di qualcuno così queer.
Haruo pare essere un espediente di trama, perché i ragazzi lə scambiano per la donna che Agasa cerca... ma il fatto che sia trans (o cross-dressing, o altro) sembra un mero siparietto.
Se è molto brutta la prima reazione di Conan (che vedete nella prima immagine del paragrafo, in alto a sinistra), il quale d’istinto, stupito, dice: “Un uomo?!”, è piacevole notare come, quando Haruo se ne va, nessuno faccia commenti; solo Genta si limita a dire: “Uff... Ci siamo sbagliati di nuovo!”, e poi tutti vanno avanti per la loro strada.
La “G” di LGBT: “Karaoke con sorpresa”
Con questo caso arriva il succo della questione.
Parliamo dei Volumi 59 e 60, in cui avviene un caso a un karaoke; all’inizio si sospetta che il colpevole sia Eisuke Hondo (nella foto), per lo strano comportamento che manifesta, ma poi si scopre che è tutto un equivoco.
Ebbene: Eisuke va al bagno, e poi ritorna con un’espressione letteralmente terrorizzata. Cos’ha visto di così orripilante da fare questa faccia e da grondare di sudore?
Ve lo dico subito: ha visto due uomini baciarsi.
Anzi, mi correggo: crede di aver visto due uomini baciarsi, perché in realtà erano un uomo e una donna molto muscolosa e dai capelli corti (che lui ha scambiato per un uomo).
Eisuke tocca la pura omofobia nel vero senso del termine.
Ha letteralmente paura di ciò che ha visto, è terrorizzato e traumatizzato dalla possibilità di aver visto due persone gay, suda freddo, trema, è oltremodo inquieto.
Ecco un collage che mostra quanto egli rasenti lo stress post-traumatico:
Quando rivela che il suo volto costernato è frutto di tale orrida visione, anche Sonoko, Ran, Takagi e Megure reagiscono in modo plateale:
Riporto la traduzione del passo:
[Nella pagina precedente, Eisuke accusa l’uomo coi baffi di aver baciato un uomo.]
“Eeeeh?!”
“Tsk... Era troppo eccitante per un moccioso come te?”
“B-Be’... Non è questione di essere un moccioso o meno...”
“Come sarebbe a dire? È per caso vietato baciarsi al karaoke box?!”
“N-No, se si trattasse di una coppia normale sarebbe tutt’altra cosa, ma credo sia ovvio rimanere sorpresi vedendo due uomini che si baciano...”
“Eeh?!”
“Ehm... Io sono un uomo comprensivo...!”
Be’, ci sarebbe tanto da dire, ma oserei dire che parli da sé... non è vero?
Takagi cerca di mostrarsi diplomatico adducendo la (purtroppo da molti condivisa) dicotomia “normale = eterosessuale”, che - e qui, è al 100% un parere mio - eticamente (filosoficamente) fa acqua da tutte le parti. Che cosa è normale? Chi l’ha stabilito, quando, e perché?
Carino anche Megure che cerca di fare l’uomo avanti coi tempi, tradito però dall’espressione sgomenta.
Ciò che emerge, ripeto, ha un nome: omofobia. Omofobia eloquentissima.
Anche qui questo malinteso (che ha portato alla luce la parte peggiore dei nostri personaggi) è utilizzato come strumento retorico per mettere sotto la luce del dubbio il nostro omofobissimo Eisuke. Una trovata abbastanza triste, se mi permettete.
Menzioni d’onore
Anche se si tratta di un caso totalmente a parte, vorrei menzionare Seiji Aso (alias Narumi Asai). Seiji ha assunto un alias femminile per mettere a segno la sua vendetta; se ne parla nel caso della “Sonata al chiaro di luna”, File 62-67, Vol. 7.
Non è per nulla considerabile un personaggio queer, perché il suo è solo un travestimento, però ritengo interessante che prima di morire dia un’immagine piuttosto rilassata e tranquilla della sua mascolinità; dice che non ha avuto problemi a spacciarsi per donna perché ha sempre avuto “dei lineamenti effeminati” (vedi vignetta sopra).
E ora, perdonate, ma sconfiniamo nell’headcanon: carissimi Masumi Sera e Hiromitsu Morofushi (alias Scotch), non mi convincerete mai che siete etero!
Naturalmente sto scherzando. Però, a mio parere, il tropo giapponese delle “bokukko”, ossia della “maschiaccia”, merita riflessioni a parte.
(invece, per Scotch, è tutta colpa della sua bromance [???] con Furuya. :D)
Ma era vent’anni fa!
Concludo questo post dicendo che sì, è vero: i casi che ho citato risalgono al 2002 e al 2007, quindi non c’è per nulla da meravigliarsi se non c’è stata attenzione alle tematiche LGBT che oggi sono (per fortuna) più sentite.
La speranza è che i tempi siano cambiati: ci si augura che se mai dei personaggi queer dovessero apparire oggi, nel 2022, sia riservato loro lo stesso trattamento degli eterosessuali (o dei presunti tali >:D).
Sono d’accordo che non si possa, in definitiva, fare una colpa a nessuno se al tempo la rappresentazione dei personaggi LGBT era quella che era. Però, a mio parere, la loro presenza non è affatto futile.
A chi obietterà che questo post esagera ad accanirsi su cose di 15-20 anni fa, non posso che dire che ritengo, al contrario, possa essere utile fare un’analisi critica di ciò che “è stato”, nell’ottica di riflettere su ciò che sarà.
Ma in ogni caso, haters gonna hate. I’m just gonna shake.
Ora, devi sapere che in giapponese per raddoppiare una sillaba con consonante bisogna anteporre ad essa un "piccolo 'tsu'".
Dunque in “Kaitou Kiddo”, abbiamo “Ka”, “i”, “to”, “u”, “ki”, “simbolo che raddoppia”, “do”:
Ovviamente non si legge “tsu” ma si legge come la consonante che raddoppia... dunque è una “d”, però graficamente è un mini simbolo di tsu.
Per il suo alias cosa fa Kaito Kid? “Ingrandisce” quel simbolino, non considerandolo più un segno di raddoppio, ma un vero e proprio “TSU”.
Ecco allora che “Kaitou Kiddo” viene considerato “Kaitou Kitsudo”... e all’anagramma è semplice risalire.
Grazie per tutto quello che fai con il DCFS, regali momenti di piccola gioia a tante persone anche solo permettendoci di leggere un fumetto o vedere degli episodi di questo cartone, grazie per farlo e per continuarlo a fare senza avere nulla in cambio
Sulla parlata della misteriosa figura nera del File 1090
Attenzione, spoiler!
In questo post si parlerà brevemente di contenuto altamente spoiler tratto dalle prime anticipazioni sul File 1090, che uscirà il 16 marzo 2022. Se non volete 'rovinarvi la sorpresa', non leggetelo.
Non so se avete visto le immagini spoiler del Capitolo 1090 di Detective Conan. Be', in una certa immagine si vede qualcosa di davvero particolare: un individuo col volto oscurato nell'ombra, una misteriosa figura nera che ha tutte le fattezze di una persona che conosciamo.
Esatto: Renya Karasuma, il capo (?) dell'organizzazione degli uomini in nero. Ma sarà poi lui? Ai posteri l'ardua sentenza, ma direi che da questo collage che vedete sopra, la somiglianza pare esserci.
A sinistra, vediamo la figura nera del File 1090; in centro, Renya Karasuma come rappresentato nel famoso File 1008; a destra, Renya Karasuma rappresentato nel Volume 30.
Ora, io non mi occupo di teorie, ma vorrei far notare la forma degli occhi e del naso. Peraltro, se avete visto anche le altre immagini spoiler, l'abbigliamento sembra lo stesso.
Ma come parla questo individuo?
Ebbene sì, abbiamo la grazia di 'sentire' tre balloon pronunciati da lui. Questa la trascrizione con le traduzioni. Rispettivamente: testo originale, romanizzazione e traduzione provvisoria del sottoscritto.
捨ておけ・・・ Suteoke... "Lascia perdere."
所詮 警察なんぞ Shosen keisatsu nanzo "In fin dei conti, la polizia..."
愚鈍な輩が群れてるだけよ・・・ Gudon-na yakara ga mureteru dake yo... "...è composta da un mucchio di idioti."
Poco importa che il capitolo non sia nemmeno uscito in Giappone (lol), che sia Karasuma o meno, sembra un individuo estremamente importante. Vediamo allora com'è, linguisticamente, la sua parlata.
Parla in giapponese standard. Questo significa che ciò che dice non contiene nessuna inflessione dialettale, e, udite, udite, questo potrebbe escludere che si tratti del famoso nonno di Momiji Ooka (di cui Kuroda parlava nel File 1088): se fosse lui, parlerebbe un minimo di dialetto di Kyoto. Non tiene la giustificazione che, essendo in un contesto formale, possa star parlando forzatamente in giapponese standard, perché la concezione di dialetto in Giappone è diversa rispetto all'Italia: i dialetti non sono considerati rozzi idiotismi con cui si esprimono i meno colti - tant'è che, a dimostrazione di ciò, Ayanokoji parla proprio in dialetto sul luogo di lavoro e con Kuroda.
Naturalmente, non necessariamente questa nota è significativa.
Parla in modo lapidario, con una lingua scevra di formalismi. Se Muga Iori abbellisce molto i suoi discorsi per suonare più formale, questa persona invece parla in modo molto diretto, in una forma piana: non usa lo stile cortese desu-masu: notiamo una forma imperativa piana (quella che solitamente si usa con persone inferiori per età o posizione) e una forma "-te iru" che pure è piana - e, curiosamente, in cui viene troncata la mora "i" (e quindi "teru", non "teiru") che è proprio tipico del linguaggio informale.
Sono presenti però alcuni termini desueti, quasi altisonanti. È il caso di shosen, più ricercato rispetto ad altri avverbi come kekkyoku. Bella la parola yakara, che significa "individui", "membri di uno stesso gruppo", senz'altro più raffinato di un gretto yatsura ("tizi") - che peraltro Kuroda stesso usa, in un'altra pagina di questo capitolo. Degno di nota è anche l'uso della particella nanzo ("...e simili, ...e cose del genere, come...") che, pur essendo di per sé quasi un colloquialismo per nado (che ha lo stesso significato) è più signorile e diretto. Notiamo che anche Iori nel File 1088 l'ha usato, nella sua variante nazo.
Un termine dispregiativo: gudon. In tutto ciò, peculiare senza ombra di dubbio è la parola gudon, che è spregiativa e significa proprio "stupido, idiota, imbecille, cretino; lento, scemo". Rimane una dizione ricercata; ricordiamo che per esprimere un concetto del genere basta un semplice baka-na - che non traduco perché senz'altro ogni nerd che si rispetti conosce - come del resto dice (o meglio, pensa) Wakasa nel famoso flashback di Koji Haneda nel caso del quadrifoglio.
Questo è quanto. Se veramente si tratta di Karasuma, per quanto mi riguarda è un onore poter tradurre battute del capo in persona. In ogni caso, andateci cauti con le deduzioni.
Nota che i testi italiani usciranno mercoledì 16 marzo 2022.