immagini in “Civita” di G. Attili, Quodlibet, 2020
trying on a metaphor

blake kathryn
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Janaina Medeiros
Lint Roller? I Barely Know Her
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@ilbuonvicino
immagini in “Civita” di G. Attili, Quodlibet, 2020
...una domanda che nei giorni e negli anni che vengono non potrà più es- sere elusa e ciascuno di noi dovrà a suo modo porsi, perché dalle risposte che riusciremo a dare dipenderà la sopravvivenza della cultura umana sulla terra. Questa domanda è: che cosa significa abitare? Sappiamo ancora che cosa significa abitare un paese, una città, un territorio? E che cos’è un paese, se lo si pensa a partire dall’abitare?
Giorgio Agamben, prefeazione di “Civita” di G. Attili, Quodlibet, 2020
Ferdinando Mazzitelli, Sull’Aria, disegno su carta (particolare), 2020
note sulla comunità e co-esistenza
“la testimonianza più significativa e ingrata del mondo moderno […] è quella della dissoluzione, della dislocazione o della conflagrazione della comunità...”
Jean-Luc Nancy in “La comunità inoperosa”, 1986
La comunità da costruire operosamente è un’istituzione che racchiude, tiene in sé l’essenza. Il tratto comune a tutte le comunità dell’assoluto sta nel fatto di collocare qualcosa (un’idea, una cosa, una persona eccetera) come non plus ultra, come epifania dell’essenza, proprio perché inglobante in sé qualcosa che va al di là della sua finitezza di cosa e/o persona. La comunità operosa coincide con la presentazione nella migliore delle forme di qualcosa che di per sé non ha forma: si tratta infatti di un’essenza, la quale è sempre ulteriore alla forma, ma di cui l’entità comunitaria si è appropriata in modo soddisfacente. L’operosità di questa comunità consiste nell’accogliere in sé quest’essenza e nell’incanalarla dandole così forma: si tratta di un’essenza, la quale è sempre ulteriore alla forma, ma di cui l’entità comunitaria si è appropriata in modo soddisfacente. L’opera di costruzione della comunità è essenzialmente un lavoro di appropriazione e di formazione dell’essenza predisposta. Anche se la società è il meno comunitaria possibile, non è possibile che non ci sia comunità.
«La comunità ci è data – o noi siamo dati e abbandonati secondo la comunità: non è un’opera da fare, ma un dono da rinnovare, da comunicare» (CD 87; it. 79) ... Nancy con la definizione di comunità inoperosa indica una comunità che non mette in opera alcuna comunità. È per questo, scrive Nancy, che da allora in poi ha continuato a far slittare il lessico di cui si serviva in direzione dell’essere-in-comune, dell’essere-insieme, della partizione, per arrivare all’essere-con.
Qual è dunque il legame tra la comunità e il co-esistere?
fonte: https://books.openedition.org/res/654?lang=it#ftn2
"Non penso all'intervento dello Stato ma all'educazione, alle regole di convivenza giornaliera. Siamo sempre più promiscui, più deboli, inseguiamo passioni momentanee e dimentichiamo l'amore vero per accontentarci di surrogati virtuali. Non siamo mai stati così connessi. Sono stanco di chat, video conferenze, telefonate. Paradossalmente la pandemia mi ha fatto prendere coscienza che a mancarmi è la solitudine
Slavoj Zizek
“Nel corso dei miei viaggi ho iniziato a filmare immagini della velocità del vento e dei suoi effetti. Ho anche fatto delle misurazioni nel deserto e sulle spiagge dell’oceano. Ho studiato sia i movimenti naturali dell’aria – il vento che soffia indisturbato sulla sabbia, sul mare e sui campi, o costretto e incanalato dagli alberi di una foresta o dai muri di una grande città – sia quelli prodotti meccanicamente come, per esempio, dai rotori di un elicottero. Questi esperimenti sono l’oggetto del film in 16mm “Wind Speed 40 knots” (Velocità del vento 40 nodi). Lo stesso anno, usando delle macchine del vento, ho riprodotto gli effetti di questo vento a 40 nodi nello spazio interno della galleria La Tartaruga a Roma.” —Laura Grisi
“...Ci sarà ancora la grandine, e la condensazione e il raffreddamento dell’aria. Ho anche delimitato visivamente uno spazio d’aria, isolandolo in un ambiente con un filo luminoso che modifica il suo volume solo di 1 centimetro cubo in meno. (L’aria è la certezza visiva di uno spazio) Tutti questi miei pezzi li voglio fare e rifare in un periodo prestabilito alternandoli ogni giorno, ma senza un ordine preciso, e in un ambiente chiuso...”
Laura Grisi, L’aria e la certezza visiva di uno spazio, in “Qui arte contemporanea” n.6, 1969.
Mario Merz, Fibonacci Napoli (Mensa in fabbrica), or “A real sum is a sum of people (S. Giovanni a Teduccio)”: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55 uomini hanno mangiato.
La proliferazione degli uomini è legata alla proliferazione degli esseri da mangiare e questi alla proliferazione degli oggetti prodotti poiché questi uomini sono operai di una fabbrica di Napoli (Fibonacci Naples [Factory Canteen], or A real sum is a sum of people [S. Giovanni a Teduccio]: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55 men ate. The proliferation of men is linked to the proliferation of the food and the proliferation of the objects produced inasmuch as these men are workers from a factory in Naples), 1971, black-and-white photographs and neon tubing. Collection Herbert Foundation, Ghent (artwork © Fondazione Merz; photograph by Philippe De Gobert © Herbert Foundation)
L’ozio e il rifiuto sono la stessa cosa?
IMMAGINE: Lee Lozano, Untitled (Tool), 1963 c.
IDEE DI TEMPO FA PER UN “PROSSIMO” DOMANI? riprendere “Cities in evolution” di Patrick Geddes (1915) e le sue città-giardino...vedere la pianificazione urbana in termini di pianificazione regionale. Nell’ambito della regione le città-giardino sarebbero state distribuite razionalmente su vasti territori e si sarebbero inscritte nelle risorse naturali, in equilibrio rapporto con le aree agricole e forestali, formando un complesso organico di ampio respiro...
...L’arte, quindi, come “assoluto trascendente” che raccoglie in sé tutto ciò che è attestazione della rivolta dell’uomo contro il destino. L’esplicazione massima del Museo immaginario si raggiunge paradossalmente nell’assenza dell’opera d’arte, proprio perché svincolata da ogni rapporto fisico e concreto con l’opera d’arte stessa, divenendo il luogo mentale, personale di ciascuno di noi, il museo che ognuno “porta dietro le palpebre”, ma allo stesso tempo luogo della collettività attraverso il mezzo fotografico. In tutto questo, infatti, la fotografia gioca un ruolo fondamentale poiché veicola l’intera arte mondiale rivoluzionando le categorie spazio-temporali, trasformando il contatto diretto con l’opera originale in un momento non indispensabile...
su “IL MUSEO IMMAGINARIO” di Andrè Malraux
leggi articolo completo http://kirolandia.blogspot.com/2014/10/il-museo-immaginario-di-andre-malraux.html
Di fronte alla diffusione del virus e al dispiegarsi dell’economia della catastrofe, al ritornello “bisogna difendere la società” se n’è sovrapposto un altro: “bisogna curare la società”. Uno sciopero riproduttivo per sopravvivere nel laboratorio-Italia
...siamo tutt* in bilico tra la vita e la morte e abbiamo tutt* bisogno di un intero mondo che ci ospiti per vivere e riprodurci. Gli anticorpi che siamo chiamat* a sviluppare non dovranno difenderci da Cov-3, ma dall’iperproduttivismo capitalista (anche dalla recessione che si profila all’orizzonte) e dall’imperativo che lo sorregge: tenete in vita l’umano prima di tutto!...Angela Balzano
Yuri Ancarani, Da Vinci, 2012. Frame
grazie, Tina Anselmi!
tante tante grazie a Tina Anselmi... per aver combattuto per la tua resistenza, ma anche per la depenalizzazione dell’aborto, per aver fatto passare la legge Basaglia, per contribuire a quella delle pari opportunità tra uomini e donne, ma sopratutto per aver istituito il Servizio Sanitari Nazionale SSN...
https://thevision.com/cultura/tina-anselmi-ssn/?sez=all&ix=1
Un po’ di silenzio, grazie!
John Cage 4′33″. Composed 4 minutes and 33 seconds of silence
...Amare significa farlo anche in assenza di eventi, di occasioni speciali o quando non vi è alcun livello di consapevolezza. Ecco il vero evento: l’amore che non segue (solo) l’eccezionale interruzione del mondo, ma che è presente nelle attività quotidiane all’apparenza noiose, nelle ripetizioni o nelle reinvenzioni... da “La radicolite dell’amore” di Srecko Horvat
Immagine: Tomaso Binga, Amore lineare, 1976,
fonte: https://operavivamagazine.org/innamorarsi-o-della-rivoluzione/
“la lotta di classe non è solo far cessare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ma anche dell’uomo sulla donna, e non accettando, da detentore di un potere minacciato, di riconoscere le istanze femministe contro la famiglia in quanto nucleo paladino della proprietà privata, contro il valore del denaro che condiziona la vita e la morte, contro la violenza in tutte le sue forme istituzionalizzate, contro il potere tout-court»”
Anna Oberto, Poesia al femminile, Le Arti 10-12, 1975