stavo pensando.
se ciò che riteniamo sia normale di fondo lo è in quanto relativo a ciò che lo attornia e fa in modo che sia contestualizzabile si dovrebbe avere una concezione completamente diversa della normalità in ogni parte del mondo, ma non è così.
perché non è così? siamo forse simili ad uno svedese? è vero, siamo entrambi esseri umani, siamo entrambi in diritto di poterci definire persone; l'involucro potrà anche essere lo stesso ma ciò che c'è dentro è profondamente diverso e allora come fa una quantità incommensurabile di elementi diversi, contrastanti, complementari, oscuri, caotici e grandiosi a cadere nel buco nero del conformismo con una facilità disarmante? dove sono finite le storie di paese, gli imperi artistici ineguagliabili, le correnti filosofiche, gli eventi che hanno contribuito alla genesi della forma mentis di ognuno di noi, potenzialmente in grado di rendere il bello affascinante perché ricco di difformità? le peculiarità rendono ogni popolazione, territorio e angolo della terra diverso, ma ad eccezione dei reperti archeologici rinvenuti e preservati nel corso del tempo, ad eccezione dei musei, ad eccezione delle librerie storiche, ad eccezione della lingua parlata, ad eccezione delle sporadiche commemorazioni vissute con superficialità e del comportamento che assumono quotidianamente le persone che hanno casa a mille passi di distanza dalla nostra, esattamente, oggi, potremmo davvero proclamarci unici, in quanto individui o parti di qualcosa di più grande come una popolazione?
siamo incomparabili e ci soffermiamo costantemente sui paragoni, mai abbastanza sui confronti.
siamo inimitabili e non facciamo altro che vagare in cerca di una copia fasulla del nostro essere in cui riversarci.
siamo labili eppure associamo alla fine aggettivi come dolente, amara, desolante, angosciosa e lontana.
se partissimo dalla stessa idea potremmo ugualmente affermare che ciò che riteniamo sia diverso alla base lo è in quanto relativo a ciò che è normale.
e ancora, sorge spontanea un'altra domanda.
non è misera questa classificazione così generica degli individui che scandiscono a loro volta un'ordinarietà così somigliante a quella che ci viene proposta come modello e che se non si segue rende automaticamente sbagliati?
o sei diverso o sei normale, ma tanto è diventato troppo complicato persino distinguere chi lo è da chi non lo è.
a parer mio viviamo soffocati da una costrizione generale che si pone come chiave di volta la mediocrità.
ci sono ancora così tante sfumature vitali da cogliere che mi entusiasmo al solo pensarci.
spero di portare avanti quella che è la mia missione quaggiù, anche se non so ancora quale sia, a stento, sto pur sempre camminando.





















