Qualcuno era complottista
Qualcuno era complottista perché aveva una linea ADSL.
Qualcuno era complottista perché il collega, lo zio, la cassiera del supermercato… la mamma no.
Qualcuno era complottista perché vedeva la Putin come un eroe, Povia come un poeta, la "Controinformazione" come il Paradiso Terrestre.
Qualcuno era complottista perché si sentiva solo.
Qualcuno era complottista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era complottista perché il Grillo lo esigeva, Giulietto Chiesa lo esigeva, Messora lo esigeva, Le Iene anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era complottista perché “I poteri forti!”.
Qualcuno era complottista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era complottista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era complottista perché prima era fascista.
Qualcuno era complottista perché Casaleggio era una brava persona.
Qualcuno era complottista perché RockeFeller non era una brava persona.
Qualcuno era complottista perché aveva il SUV ma voleva le rinnovabili.
Qualcuno era complottista perché beveva il vino di Albano Carrisi e si commuoveva alle manifestazioni No Scie Chimiche
Qualcuno era complottista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era complottista perché era talmente affascinato dagli inviati di Report che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era complottista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era complottista perché Big Pharma, Le Sette Sorelle, la Massoneria. Facile no?
Qualcuno era complottista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era complottista perché “Viva Icke, viva Wakefield, viva Mullis”.
Qualcuno era complottista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era complottista perché leggeva sempre Tze Tze.
Qualcuno era complottista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era complottista perché aveva scambiato il “China Study” per una pubblicazione scientifica.
Qualcuno era complottista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era complottista perché abbiamo il peggiore giornalismo d’inchiesta d’Europa.
Qualcuno era complottista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era complottista perché l'Apollo 11, l’11 Settembre, il Britannia, Nicolas Tesla, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era complottista perché chi era contro era complottista.
Qualcuno era complottista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno era complottista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo era la Gabanelli.
Qualcuno era complottista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era complottista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte il personale fallimento quotidiano e dall’altra il senso di appartenenza alla gente che voleva informarsi.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti divulgavano articoli senza verificarne il contenuto, come dei Chomsky ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra l'uomo informato, senza più neanche l’intenzione di capire.
Due miserie in un corpo solo.














