La Grande Quercia
Ci vollero tre giorni di viaggio per raggiungere i confini della Foresta della Quercia. Edelwen non si era mai addentrata nel Reame di Beriandil, nonostante i suoi secoli di pellegrinaggio. La flora qui era straordinariamente rigogliosa, superando persino quella della Foresta di Manahar. Il sottobosco vibrava di vita, e le fronde degli alberi emanavano una magia unica, la stessa che caratterizzava i luoghi dove gli elfi vivevano. Sembrava che questa foresta fosse il polmone e il cuore del Continente.
Percorrevano uno dei tanti sentieri battuti, noto come "Il Sentiero dei Druidi", secondo quanto spiegato da Ewnel. Sembrava conoscere bene la foresta e il percorso verso Beriandil, il che metteva Edelwen in una posizione insolita: affidarsi all'esperienza di qualcun altro.
Il brutto tempo continuava a seguirli dal loro incontro. Nuvoloni grigi gravavano minacciosi sopra di loro mentre il sole tramontava. Tra i rami nodosi degli alberi, Edelwen rallentò il passo. Davanti a lei si ergeva un Olmo antico, imponente e maestoso. Le radici sembravano vene che affondavano nella terra, e le fronde ondeggiavano leggere al vento. Per un momento, il tempo sembrò fermarsi. Edelwen si concesse una pausa, rara per il suo carattere.
Alle sue spalle, Ewnel la seguì, mantenendo una distanza rispettosa dall'albero. La sua espressione tradiva un misto di curiosità e reverenza. Quando parlò, la sua voce era calma, quasi sommessa. «Edelwen...»
Lei abbassò lo sguardo, incrociando gli occhi di Ewnel. Il silenzio che seguì era carico di significato. Non aveva mai dato molte spiegazioni durante il viaggio e non intendeva farlo ora. Tuttavia, i suoi occhi, come stelle fredde, rivelavano una malinconia che cercava di celare. Posò le dita sul tronco dell'Olmo, sfiorando le rune scolpite. «Ho già visto un albero simile» mormorò, la voce distante.
«È un antico Olmo, spesso usato nei rituali dei druidi» rispose Ewnel, avvicinandosi di un passo. «Era qui ancor prima che Beriandil fosse costruita. Come la Grande Quercia.»
Edelwen annuì, lasciando che le dita seguissero i contorni delle incisioni. «Queste rune...» disse, interrompendosi mentre il vento portava via le sue parole. Per un momento, il suo sguardo si fece distante, intrappolato in ricordi dolci e amari.
Il cielo si scurì ulteriormente, e le prime gocce di pioggia iniziarono a cadere interrompendo i ricordi ed i pensieri. Edelwen sollevò il viso, lasciando che l’acqua le scivolasse sul volto. Con un gesto della mano, indicò di muoversi. «Non possiamo restare qui troppo a lungo» disse, il tono fermo. Ewnel annuì e la seguì verso la Grande Quercia.
La corsa attraverso la foresta fu breve ma intensa. Il terreno era scivoloso, e la pioggia rendeva ogni passo un'impresa. Quando raggiunsero la Grande Quercia, erano fradici e affaticati. Le fronde immense dell'albero offrivano un riparo, attenuando la furia della tempesta. Era come se l’albero volesse proteggerli.
Edelwen osservò il tronco imponente, che sembrava scolpito dagli dei stessi. «Non immaginavo che “Grande Quercia” fosse così... letterale» mormorò.
Ewnel sorrise lievemente. «Questa è la Quercia delle leggende. Protegge chi cerca rifugio sotto le sue fronde» spiegò con reverenza.
Edelwen si inginocchiò accanto al tronco, estraendo l'arco e la faretra per metterli al sicuro. «Non è un riparo perfetto, ma basterà fino all’alba» disse, gettando uno sguardo a Ewnel.
Ewnel si sedette accanto a lei, appoggiandosi al tronco dell'albero. «Sai, non è la prima volta che cerco rifugio sotto un albero come questo. Quando ero piccolo, mio padre mi raccontava storie su questi luoghi.» Fece una pausa, osservando le fronde sopra di loro. «Diceva che la Grande Quercia poteva sentire i nostri pensieri.»
Edelwen alzò un sopracciglio. «E tu ci credi?»
L'elfo esitò, poi scosse la testa con un mezzo sorriso. «Forse no, ma mi piace l'idea che ci sia qualcosa di più grande che veglia su di noi.»
«O forse siamo noi a voler trovare conforto nelle leggende» rispose Edelwen, la sua voce calma, ma con una nota pensierosa.
Sistemarono il poco che avevano. Il terreno, sebbene umido, era abbastanza solido da offrire un po' di comfort. Nessuno dei due sembrava aver intenzione di accendere un fuoco. A quello, pensò Enwel creando una sfera magica che potesse sia rischiarare la notte che riscaldarla. La tempesta infuriava, ma le grandi radici della Quercia riuscivano a tenere i due elfi al riparo. Ewnel frugò nella sua bisaccia, estraendo un fagotto di stoffa. «Qui, mangia qualcosa. Non è molto, ma aiuterà» disse, porgendole delle ciliegie e del pane.
Edelwen prese il cibo, osservandolo per un momento prima di accettare. «Grazie» mormorò, dividendo il pasto con lui. Il silenzio che seguì fu interrotto solo dal rumore della pioggia e del vento tra le fronde.
«Domani dovremmo raggiungere Beriandil» affermò Ewnel.
Edelwen alzò le spalle, lo sguardo fisso sulle fronde sopra di loro. «Forse. Non conosco bene queste terre, ma siamo vicini.»
Ewnel sorrise. «Non mi dispiace il ritmo del viaggio, sai. Anche con questo tempo.»
Edelwen lo guardò di lato, incuriosita. «Davvero? Molti troverebbero queste terre e questo clima insopportabili.»
«È vero» ammise. «Ma ogni passo ha il suo significato. Non è solo la destinazione a contare.»
Edelwen accennò uno sbuffo, la cosa più simile ad un sorriso. «Non ti facevo così filosofico, Ewnel.»
Lui ridacchiò piano, stringendosi nelle spalle. «Forse è colpa della tua compagnia. Non capita spesso di viaggiare accanto a qualcuno che sa apprezzare il silenzio senza sentirsi in obbligo di riempirlo.»
Lei lo guardò, gli occhi chiari che riflettevano il debole bagliore della pioggia. Gli lanciò un'occhiata eloquente, un misto di perplessità e curiosità, ma rimase in silenzio, lasciando che fosse lui a colmare quel vuoto.
Ewnel annuì, osservando il terreno umido davanti a loro. «Dico sul serio... non avrei mai immaginato che un incontro casuale potesse portarmi tanto sollievo. Viaggiare da solo non è mai semplice. Questo viaggio... sarebbe stato molto più difficile senza di te.»
Edelwen inclinò il capo, sorpresa dalla sincerità nelle sue parole. «Non è sempre facile fidarsi di qualcuno che incontri lungo il cammino.»
Quando la notte si fece più buia, Edelwen prese posto accanto a Ewnel, mantenendo la sua attenzione vigile nonostante il peso della stanchezza. Con l'arco posato accanto a lei e le frecce a portata di mano, osservava attentamente l'oscurità che circondava la Grande Quercia. Le fronde sopra di loro continuavano a danzare sotto la spinta del vento, ma Edelwen riusciva a distinguere ogni minimo rumore: il fruscio delle foglie, il battere ritmico della pioggia, il respiro regolare di Ewnel accanto a lei.
Ogni tanto spostava lo sguardo verso il compagno di viaggio, notando come il suo volto, rilassato nel sonno, tradisse una certa vulnerabilità. Edelwen però non indugiò su quella sensazione; la sua concentrazione era rivolta alla protezione del loro rifugio temporaneo.
«Anche questa notte sarà lunga» mormorò tra sé, mentre le sue dita accarezzavano distrattamente la corda dell'arco. Il vento sembrava sussurrare storie antiche tra le fronde sopra di lei. Ogni tanto spostava lo sguardo verso il buio tra gli alberi, pronta a cogliere il minimo movimento. La notte era lunga, e nonostante il senso di sicurezza che la Grande Quercia sembrava emanare, Edelwen sapeva che i pericoli potevano annidarsi anche nei luoghi più sacri. Il suo sguardo rimase fisso sulla foresta, pronta a reagire a qualsiasi segnale di minaccia.
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