Lux - Prologo. (on Wattpad) https://my.w.tt/UiNb/BZGxkkZPMI Si narra che le fate nascano dalla risate dei bambini ma in un mondo lontano a noi sconosciuto si cela un'altra realtà.
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Lux - Prologo. (on Wattpad) https://my.w.tt/UiNb/BZGxkkZPMI Si narra che le fate nascano dalla risate dei bambini ma in un mondo lontano a noi sconosciuto si cela un'altra realtà.
3. Un riparo nel silenzio
La nebbia sembrava perseguitarli sin dal giorno precedente. L'aria umida della pioggia aveva reso scivoloso il terreno mentre proseguivano verso le foreste di Beriandil, con temperature nettamente più basse di quelle della grotta dove avevano trascorso la notte. Il rischio che la neve li cogliesse durante il cammino era concreto.
Edelwen camminava lungo il sentiero stretto e irregolare, i suoi passi decisi e silenziosi come sempre. La foresta attorno a lei si era fatta più fitta e scura con il passare delle ore; il profumo di muschio e terra umida riempiva l'aria, annunciando l'imminente arrivo della pioggia. Era abituata alla solitudine e a quel genere di viaggi, ma la notte precedente era stata diversa. Nel cercare rifugio in una grotta, Edelwen aveva incontrato Ewnel. Il giovane elfo, con i capelli color cenere e un mantello consunto, era apparso chiaramente impreparato al viaggio verso Beriandil. Edelwen non aveva impiegato molto a decidere: l'idea di lasciare quell'anima vulnerabile a cavarsela da sola tra sentieri pericolosi ed un clima inclemente era inaccettabile. Nonostante il suo orgoglio e la sua natura riservata, aveva scelto di accompagnarlo. Non per altruismo, aveva ripetuto a sè stessa, ma per una questione di pragmatismo: per lei era evidente che senza aiuto non avrebbe mai raggiunto la sua meta.
Con il sole che affondava oltre l'orizzonte, proseguivano insieme. Edelwen lo osservava di tanto in tanto mentre camminava qualche passo dietro di lei. La mancanza di armi, unita alla sua evidente inesperienza in quei sentieri, le provocava un misto di apprensione e fastidio. Non era insolito incontrare viandanti, ma pochi avevano l’aria di essere così vulnerabili. Al suo fianco, Ewnel rappresentava quasi il suo opposto: un fisico esile e slanciato, meno prestante di quello allenato della cacciatrice. Indossava pesanti stivali in cuoio, un mantello nero lievemente consunto, una camicia blu e pantaloni marroni, con una casacca di pelle. Non aveva armi visibili, solo una bisaccia a tracolla sulla spalla destra, sotto il mantello.
Il clima non era loro favorevole, rendendo arduo seguire quel sentiero battuto che Edelwen aveva percorso più volte nei suoi pellegrinaggi. Quando Ewnel commentò con la sua solita voce tranquilla e musicale: «Faccio fatica a vedere con questa nebbia. Ti capita spesso di viaggiare con queste condizioni meteorologiche?» Edelwen rimase in ascolto su quella domanda, senza rispondere subito. Stoica e distante, prestava più attenzione al percorso e al dove avrebbero passato la notte che ormai era prossima. «Dovrebbe esserci una radura fra poco, ed un accampamento di fortuna.» tagliò corto, con un inutile tentativo di non sembrare troppo burbera.
Il respiro di entrambi si condensava ad ogni passo. La pelle scoperta era fredda come il marmo e le labbra di Edelwen erano leggermente screpolate, ma forse l'orgoglio non le permetteva di ammettere che percepiva a sua volta il gelo. Avevano smesso entrambi di parlare. Principalmente per risparmiare il fiato vista l'aria più rarefatta, ma per lei era qualcosa legato più al proprio carattere. Non aveva raccontato molto di sé fino a quel momento, nonostante i molti tentativi di Ewnel di conoscerla meglio. E non sembrava intenzionata a farlo.
Mentre proseguivano, le sagome delle tende del campo di caccia iniziarono a delinearsi attraverso la nebbia, illuminate dal focolare centrale. La radura era ampia, circondata da un anello di alberi che sembravano volerla proteggere dal mondo esterno. Il grande falò al centro proiettava ombre danzanti sulle tende, costruite con un tessuto grezzo e robusto, che mostrava i segni di innumerevoli viaggiatori passati. Sparsi qua e là, piccoli cumuli di legna accatastata suggerivano una routine consolidata: una sorta di ordine tacito tra coloro che si fermavano lì. Alcune tende erano ben chiuse, le loro aperture sigillate contro l'umidità, mentre altre sembravano abbandonate, con lembi di tessuto che fluttuavano leggermente al vento. Ogni dettaglio parlava di vite intrecciate in quel luogo remoto, un rifugio temporaneo per chiunque avesse bisogno di calore e riparo. Il dolce calore del fuoco divenne più percettibile sulla loro pelle gelida mentre si avvicinavano, portando con sé una promessa di conforto.
Ewnel si affrettò verso il falò superando l'elfa, accovacciandosi sulle ginocchia a circa mezzo metro di distanza. Si slacciò il mantello nero e lo appoggiò su un supporto di legno nelle vicinanze. Con dita intorpidite dal freddo, estrasse un medaglione che portava al collo – lo stesso che la sera precedente aveva utilizzato come focus per le sue arti arcane. Mormorando una preghiera agli spiriti, l'incantatore intensificò la fiamma del bivacco, facendola ardere più vivacemente. Il calore aumentò, portando un po' di sollievo ai due viaggiatori infreddoliti.
Ironicamente, la pioggia iniziò a cadere. Prima qualche goccia sparsa, poi sempre più insistente. Un leggero vento da sud si alzò, il primo che sentivano sulla pelle da un giorno intero.
«Credo che non passerà velocemente. Non rimaniamo troppo qui fuori.. O moriremo assiderati.» mormorò Edelwen, sollevando il viso verso il cielo e lasciando che alcune gocce le bagnassero il profilo.
Cercarono riparo in una delle tende vuote. Ewnel si sedette a gambe incrociate, estraendo dalla sua bisaccia un tovagliolo con alcuni frutti di bosco e una bottiglia scura. «Non è molto, ma è meglio di niente» disse con quella sua cordialità che sembrava volerla mettere ad ogni costo a suo agio. Le prose la frutta su un tovagliolo. Edelwen prese una mora, osservandola brevemente prima di morderla. Il sapore leggermente aspro sembrò sciogliere un po' della tensione accumulata.
«Li hai raccolti tu?» chiese lei, mantenendo il tono neutro, ma con un accenno di curiosità.
Ewnel annuì. «Sì, durante una delle mie soste. Non sempre si può contare sulle arti arcane per cavarsela, non trovi?» aggiunse, con un sorriso incerto.
Edelwen lasciò sfuggire un cenno di assenso. «Hai ragione. Un viaggiatore che sa anche distinguere le piante da solo è una rarità.» Fece una breve pausa, osservandolo mentre sistemava meglio il mantello per scaldarsi. «Non è un viaggio semplice quello che stai affrontando. Eri in visita dalla regina di Northgard?»
Ewnel abbassò lo sguardo, i suoi occhi grigi riflettevano il bagliore del fuoco. «Si e no. Ero a Northgard per alcune ricerche..» Sembrava esitare prima di aggiungere: «E poi, ci sono altre questioni che mi spingono a tornare a Beriandil»
Edelwen alzò un sopracciglio, ma non incalzò. «Il passato ha un modo subdolo di raggiungerti, anche quando credi di averlo lasciato indietro» disse infine, il tono più morbido.
La conversazione fluì più liberamente, accompagnata dal crepitio del fuoco. Parlarono dei sentieri attraversati, delle insidie nascoste nella foresta, e dei presagi che aleggiavano su quelle terre. Ewnel sembrava cercare conforto nel dialogo, ma Edelwen restava in parte distante, come se la sua mente fosse sempre altrove.
«Dovresti riposare» suggerì infine lui, con un sorriso tenue. «Ieri hai vegliato tu su di me, lascia che ricambi il favore. Anche tu hai bisogno di dormire.»
Fuori, la pioggia continuava a battere sul tetto della tenda, un ritmo costante che accompagnava la notte ormai inoltrata.
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