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Gli articoli che volevamo scrivere qui, verranno catalogati a questo link.
Abbiamo riportato anche quelli, pochi, già pubblicati. Useremo questo Tumblr come vuole lo strumento, e integreremo il lavoro dei due (questo e wordpress...)
1996/2007 - Il tango e i suoi codici, 10 ani dopo
El Molplo revisited
An interview with El Moplo
It was maybe in 1995 when we interviewed El Moplo for the first time. It was at the Café Celta, a few steps from the Asociaciòn de los Profesores de Orquesta, where Pugliese used to rehearse every wednesday, the Sexteto Tango every tuesday and the Compañia Tangueros every day God was taking out from this world. Then, El Moplo, emboldened by the vermouth maison, disclosed all the secrets of the milonga for our readers. At that time, Buenos Aires hadn't been entirely tangoed yet and the milongas were not the joints for tourists of today. At that time we were just a few to know its codes, or how to twist them in order not to appear as a tourist. Today, it's the european or US visitor who rules the tango by his strong currency. Neither the Celta nor the Apo exist anymore. Instead of the first one, there is the wine-bar El Escabio; in the place of the second one, right where an attentive writer had written “A quien toca este edificio que lo parta un rayo”, (Who touches this building shall be struck in two by a thunder), the ruins of a fire. That's why it is absolutely necessary to stipulate the new rendez-vous with El Moplo in some other place, like for example La Giralda of Corrientes. At what time? The most classic: six a.m., on coming out from milonga. More and more are the connoisseurs who have heard of these Carrara marble tables, of the Tutankamòn sparkling chocolate drink and the unbreakable churros that welcome the night-birds at the end of their shift. In fact the venue is almost empty and the old waiter is working hard in order not to be overcome by the overwhelming strengths of the sole customer, which is me. Half an hour later, support comes at last. El Moplo has not changed: prudent height, carefully rounded haircut to cover the bald-pate, burocratic tummy, sententious frown, incorruptible tapir-like nose. He's wearing the same bitumen-color plaid in which he's got married, got divorced and one day will be buried: the clothes of a man who never owned two of them in the same time. A dark shirt and a flied-away-from-a-truck necktie increase his milonguero carriage. His shoes, on the contrary, are two brilliant varnish sugardrops, tied with black silk laces with their top handwaxed: the Divito style the Pugliese fans just adored. The First World War's Uhlans used to go after the churches' candle wax for their moustache. The milongueros, who are observant sinners, enter a church just for their laces or at least to give themselves up.
El Moplo realizes i am looking at his shoes and says hello to me:
Mai spirare miseria dai piedi, diceva Céline, e anche Miguel Balmaceda.
Allora, Moplo, come vanno gli affarucci?
Bene, o vuoi che ti dica. Alti e bassi, ma soprattutto bassi. I vecchi milongueros non vivono: durano. Per fortuna questo è un paese dove la polizia spara sui maestri elementari, non su quelli di tango.
E la Quinta del Ñato?
Non tutti i buchi riescono con la ciambella intorno. Specialmente a Villa Lugano. Quando il sottoscritto mette sù un circo, per prima cosa gli crescono i nani. Con Locatelli e Ningùn Bobby stiamo ancora pagando la buonuscita ai ragazzi del Ya Basta. Quei no-global hanno il marketing nel sangue. Tirano sul prezzo perché il locale è segnalato tra i centri sociali di charme dalla Guide Racaille. Le spese sono molte: le rate del pavimento, che era in porlàn (ndr: in cemento Portland), quelle del megafono nuovo per gli annunci. Poi l’allacciamento elettrico legale, la processione degli ispettori della Sadaic, ognuno con la sua brava percentuale. Se vuoi sapere come va il tango oggi devi fare come Fourier con la sua famosa mela: ricostruirne l’itinerario economico.
Frutticoltura a parte, come va il tango oggi?
Se dai retta alle statistiche ufficiali, non è mai andato così bene. Il tango è un business che rende. Girano i soldi, si sono moltiplicati i chioschi, gli esercenti, i maestri. Adesso ci sono più santi che nicchie. Per non parlare dell’indotto. Sono in molti a mangiare nel piatto dove sputano. In realtà gli stessi turisti, per quanto imbambolati, hanno sempre più la sensazione di trovarsi nel grande parco tematico del tango, tra comparse e fondali di compensato. E sempre con il fiato degli animatori sul collo. Le milonghe sono diventate delle pantomime, dei quadri viventi coi milongueros antropomorfi, un’illusione ottica organizzata. Evidentemente c’è del marcio, a Disneyland...
E chi sarebbero i subdoli artiglieri? Non darai mica la colpa ai turisti...
I turisti del tango ci sono sempre stati, soprattutto tra gli argentini e gli stessi porteños. Puoi essere un forte turista del tango pur essendo nato e vissuto sotto il Puente Alsina: basta che ignori le trame, i sottintesi comuni e comunemente intesi nel nostro ambiente. Questo è il turista. Allo stesso modo, puoi essere un grande milonguero anche, si fa per dire, in Bulgaria. Checché ne dica Eusebio Montale.
E allora che cos’è cambiato?
Il tango si è industrializzato. Prima era un’attività quasi casalinga, adesso è un’azienda municipalizzata con tanto di assessori, funzionari, addetti stampa e ministri degli esteri. E’ un racket, naturalmente, una lobby. Il campionato, il così detto Mundial, è un pacco esplicito, in appalto al miglior offerente. I festival a capitale privato, una concessione demaniale. Le istituzioni stanno forse perdendo in impopolarità, ma questo tango governativo è davvero un carrozzone che sferraglia su un abisso di ridicolo.
Stavi meglio prima, con la tua lauta pensione da statale?
Io no, ma il tango sì. Il tango, come la poesia, ha tutto da guadagnare dall’ombra o dalla penombra. Tutto questo interesse, questi riflettori sempre accesi sulla produzione e lo smercio a costi assolutamente concorrenziali di materiali vili, da supermarket, facili, d’acquisto immediato, subito deperiti e prontamente ricambiati, non sono altro che gli effetti della caduta del tasso di profitto. Tutti questi eventi culturali sono caroselli del capitale, momenti di valorizzazione del sistema. A noi resteranno solo i residui, le forme svuotate di senso. E, per adesso, inflazione e qualche mancia.
Parli come uno dei Chicago boys...
Ma quali Chicago boys... L’unico Chicago boy che avevamo qui era Lopez-Murphy, quando ancora pensavano che il tango si contasse in spiccioli. Dopo la famosa inchiesta del Clarìn, hanno subodorato l’affare. ”Il tango deve diventare per Buenos Aires quello che il carnevale è per Rio”. Questo l’ha detto il Segretario alla Cultura, mica il bottegaio dell’esquina. Ed eccoci qua, come dice Locatelli, con questo carnevale di poveretti.
Ma torniamo a dodici anni fa.
Torniamo anche più indietro, al Club del Clan, alla Decade Infame, al Dernier Tangò, ai galeoni spagnoli. Il vantaggio dell’anziano è che conosce i precedenti. Queste crisi sono cicliche e dopo si riprende sempre un po’ più canaglie di prima. Almeno in superficie. In realtà, il fiume del tango si trova ogni volta nuovi letti, si inalvea altrove, più in profondità; ed è questo che importa, non i nostri greti di ciottoli.
Siamo d’accordo, il tango non è morto, i parenti possono stare tranquilli. Allora, secondo te, il successo planetario del tango sarebbe una crisi?
Sì, una crisi artistica. E qui sta il punto. Se il tango non è creazione, invenzione, conoscenza e superamento continuo delle forme, se non è il “soffrire più in alto” di cui parlavano i romantici, allora non è più niente. Scade in passatempo, in ballo di società, mentre con la società il tango non ha mai voluto avere niente a che fare. Nelle milonghe conta solo la danza. O almeno contava. In questi ultimi anni, ci siamo sottoposti a tali spietate migliorie per ben accogliere e non far sentire incompatibile la valanga turistica, che ormai non si può ballare meno di così. Sappiamo essere molto ospitali, quando vogliamo. Guarda quanti europeismi abbiamo adottato, lo stile milonguero®, l’electrotango, le esibizioni spettacolo, la tanda di chacarera...
In Argentina anche il nazionalismo viene da fuori, ma sull’esterofilia del tango torneremo fra poco. Certo è che il proselitismo, l’ansia da clientela, hanno abbassato fortemente il livello della danza.
Non c’è dubbio alcuno. Quando mai si è visto una milonguera, fosse pure a sensazione termica 180, appoggiare il tacco al pavimento? E gli adorni a cazzo morto? L’abbraccio da autobus affollato o da trasportatore di pannelli? Potrei continuare. Dove sono finiti i nostri magnifici bellimbusti perimetrali? Tutti inghiottiti dal centro magnetico della pista? Seicento orchestre, centomila tanghi, trenta generazioni di ballerini, intere stirpi di milongueros lanciate all’inseguimento della bellezza tra sangue sudore e lacrime, per poi ritrovarci oggi in milonghe deturpate da ergastolani coi ceppi ai piedi, boy-scout elettronici e relativi passettini di merda? A uno gli vien voglia di ritirare le lacrime.
Non ti scaldare, Moplo, che ti si sposta l’acconciatura...
Quello che più mi fa imbestialire è che si voglia trasformare il milonguero in una persona perbene, in un professionista. Con tutto quello che ci abbiamo messo per farci una reputazione! Ricordi la “Milonga de la ganzùa”? “Innocenti come animali e canaglie come cristiani”. Il milonguero è innocente, Vostro Onore, perché non svende la sua danza, che è la sua unica onestà. Quando si professionalizza, insieme ai demoni se ne vanno anche gli angeli. La sua danza diventa una cosa, un tic, una smorfia. Niente di peggio di questi milongueros apocrifi e fallimentari, vividi a parole e spenti in pista.
A proposito di tic, c’è una signora che nel 1996 è venuta in Europa a insegnare il clic interno...
Sì, lo so, la trovata commerciale del servocomando. Se non vuoi andare all’altro mondo senza sapere se hai il clic interno, impara il tango milonguero®, nel senso più caricaturale di entrambi i termini, beninteso. L’usurpazione del titolo la dice lunga: si sforza di fondare una credibilità che non sarebbe necessaria se ci fosse la danza. E invece c’è un abbraccio antigienico, dei passi corti e insignificanti, la donna mollusco. Così si ballava al Club Almagro, dal padrone di Solo Tango TV, il posto dove i milongueros NON andavano perché era per il careteo, per gli speranzosi di apparire in televisione. Ci andava Julio Iglesias a vendere le sue pentole.
Quanto manca ai dinamici legislatori del tango nuevo per dare al tango qualcosa di nuovo? O almeno di utile?
Manca molto. Il tango gli va ancora grande. Tecniche macchinose e risultati scadenti, almeno per adesso. Questi ragazzi li capisco: hanno cominciato a ballare troppo tardi, quando i maestri e i grandi ballerini si erano già trasferiti alla Quinta del Ñato. Quella vera, intendo dire. Del tango conoscono quello televisivo, lo show, il business. Gli manca pista, alla milonga si muovono come bilie cieche. I più sinceri tra loro vogliono aprire nuove strade e scalare nuove pareti, il che è positivo e perfettamente in linea con la tradizione. Ma fra un po’ guarderanno in sù e vedranno i chiodi che sono stati piantati cinquanta anni fa da ballerini migliori di loro. Come i presocratici, hanno tutto il nostro passato davanti.
A volte mi sorprendi, Moplo, con la tua lungimiranza a rovescio. Resta il fatto che le milonghe, sia qua che là, sono piene di ballerini dal forte impatto ambientale.
E’ la conseguenza della sprezzante e puerile dismissione dell’iniziazione. Il momento di massima vicinanza al tango si ha quando ci tocca per la prima volta, quando per la prima volta intravediamo, sentiamo, che c’è dentro qualcosa di vero, di luminoso e indimenticabile. Segue un lungo apprendistato, che apparentemente ci allontana da quell’emozione, ma che poi si rivela essere l’unica strada per tornare là. Una strada che è lunga per amor del viandante. Un vero tanguero ha la tremarella ogni volta che scende in pista proprio perché la sua conoscenza protegge e salvaguarda quel lontano batticuore. Dunque, l’emozione è dapprima motore e poi risultato della conoscenza conquistata. L’impatto ambientale, come dici tu, deriva dalla rinuncia.
C’è invece chi invoca le regole dell’educazione, un ordinamento giuridico, le rotaie del buon senso, i guardrail, i brigadieri...
Marx diceva che il buon senso è il peggiore dei metafisici. Dovremmo attenerci alle idee e ai valori piccolo-borghesi che hanno fatto così bello il mondo fuori di qui? Dovremmo ballare come dei travet? Cos’è il tango, uno svago da pensionati? E la milonga, è forse una bocciofila? I colpi, gli urti, i tacchi dolosi ci sono sempre stati, con il comprensibile corollario di parole grosse e spintoni meno involontari. Ma in cinquantacinque anni di milonga non ho mai visto scorrere una sola goccia di sangue, se non forse per qualche epistassi spontanea. Il miracolo di San Gennaro...
Parlaci del tuo lavoro come critico di danza.
Vorrei dedicarmici di più, ma, come sai, l’autogestione lascia poco tempo per sé stessi. Con il tango succede come con la letteratura o la musica. Quando sei ragazzo, un libro o un disco qualsiasi ti fanno entrare in un mondo meraviglioso di cui ignoravi l’esistenza. Improvvisamente scopri un Cathai fiabesco, dove ogni cosa ti conduce a un altra ancora più bella. Poi, dopo qualche tempo, cominci a fare delle distinzioni, a capire le proporzioni, a emettere dei giudizi. Ecco come nasce il critico. Non è tanto un mediatore tra opera e pubblico, quanto tra opera e ciò che opera non è. Questo vorrei fare io con il tango: lasciare una scritta sul muro della locanda abbandonata...
Nella speranza che un giorno un colto viaggiatore si degni di togliere la polvere con la sua manica di seta e riceva il messaggio. Conosco anch’io questa cineseria di Bertolt Brecht. Ma perché proprio con il tango? Non ti basta ballarlo?
A ballare non sono mai stato un fenomeno, però sento sempre quella certa tremarella. Non so proprio cosa ci trovi il tango nel mio cuore. E’ un grande poeta, il tango, l’unico che come diceva ancora Brecht, “si siede per terra e canta le gesta degli umiliati con lo stesso linguaggio fino a prima destinato alle glorie dei re”.
Va mo’ là: ultimo e penultimo classificato al poetry slam della Giralda.
Intevista raccolta e tradotta da Jean Fajean (link>>) Buenos Aires 2007
THE CURRENT RULES IN BUENOS AIRES' MILONGAS
an interview with El Moplo
Inthe first years of the past century, it was 1906 if memory serves, Evaristo Carriego, the big bard of Barrio Palermo and master of JorgeLuis Borges, wrote a long poem in lunfardo (the thieves' slang in those days) that afterwards was published by a Police journal ironically titled "L.C." (Ladron Conocido, or Habitual Criminal).
Eighty years after, in the notorious Buenos Aires' suburb that goes by the sarcastic name of Lugano, a milonga was established; the managers who evidently were acquainted with literature or sociology, christened it "L.C. Club". The milonga crashed within the next three months; El Moplo, the managing director, was not a stranger to the undeserved failure. Moplo is Plomo spelled backwards, which is the porteño way to mean "as heavy as lead". In private life, El Moplo was archivist in the Police Department, A to L division, a rather unappreciated employment in Lugano Buenos Aires; as a dancer, he was one of the many. Nevertheless, he knew a lot of things about the milonga and the milongueros, maybe because of his job.
We have met El Moplo at the Cafè Celta, one glorious February afternoon in 1996; we have asked him some questions about the current rules in the Buenos Aires' tanguerìas.
Regarding the code, nobody is wiser than you, Moplo
Well, first of all it is not properly a code since it is unwritten and easy to stretch. Our rules are like holes: their color changes according to what you put underneath. We are inclined to consider the code rather as a procedure, an etiquette.
Allright. Then tell us about the "cabezeo".
The cabezeo is that sussultatory and undulatory operation of the head (cabeza), by which you invite someone to dance. It replaces and integrates the preliminary eyes-work. You can "cabezear" a woman if she is alone or with another woman or in the company of three people at least. You can not cabezear her if she is with a man: in this case, you have to go far to the table and ask him for the permission, but only if you know the man. Bear in mind that the cabezeo is symmetric: the woman too can do it. With the same rules of course.
Are then the cabezeo and the "vistazo" (glance) like sounding ballons you drop to test the ground, in search of a possible partner?
It is safe that if you don't want to dance with someone who is looking hard at you, you don't have to cabezear. Eye troubles or the S.Vitus dance are no good at the milonga.. They can put a guy into a mess.
And after the mutual cabezeo, what's going on?
You meet her on the dancefloor or by the dancefloor, never at the table. When you are through, you walk with the woman till the point where you have met her or a few steps further. Not further than that. On the other hand, if you meet her at the table, you walk with her till the table again.
The sentimental affairs make things difficult.
The sentimental affairs make things difficult everytime and everywhere, not only at the milonga. If two milongueros fall in love and then split, his friends will never invite her to dance, not even if he won't be present at that moment. The reason, assuming it is a reason, is quickly said: if one of his friends invites her, it means that he was already lusting after her when the couple was still united. That's why there are maybe one or two friends in the baile (dance set). Friends limit the action: you may find yourself following the changing fortunes of love as steadily as the Financial Times attends the stock exchange. Listen to me that i know what an updated infomation is. Yon don't dance anymore.
The worst part of that concerns the women.
That's true. It happens all the time, even to the good milongueras: when the affair is over, they are bound to "planchar" every night. (_planchar means to iron_). Unfortunately, men made the rules. This city was made by men for men.
Cannot the women take measures?
Not against men. At most they can punish another woman who agrees too much with the men's rules. Once, the milongueras tore off the clothes to a woman who was too compliant with us. They exposed her in the middle of the dancefloor. At the milonga, everything is common knowledge; whatever you don't see with your eyes, they tell you about in the restroom. No, i cannot imagine a protest strike. The milongueras are not feminists, they like to dance, not go into politics. However, i won't deny it may happens one day. I hope i won't be there
Moplo, can you explain to our readers what a "variador" is?
As we use to say, a "variador" is someone who "calienta la pava en todo lado y nunca toma mate" (warms the kettle in many places and never drinks the mate). It means a guy who is dancing with a lot of girls and doesn't commit himself with none. In the horse racing, it is a decent job: the variador walks the horses and show them to the bettors. Here it is not a good thing. Love and sex have nothing to do with Tango. Two dancers can establish a steady pair because they have similar taste in the dance and not in private life. There are husbands who dance with someone else's wives and viceversa, without the slightest problem. It is the Tango nature. The milonga falls off in quality when you go in order to "levantar minas" (seduce the girls), so the dance loses importance.. If a woman comes in alone, she goes out alone or with a group of friends. If a man comes in alone, goes out alone as well. Otherwise, it's no good. We don't like couples that are not entirely dance-oriented, if you know what i am hinting at.
That's why the saturdays are so boring.
Yes, because on saturday the husbands go out and dance with their own wives. Nobody has fun: they call it marriage night.
Let's talk now about theTango specifications with regard to the milonga.
To begin with, at the milonga we don't dance just Tango. We dance all the rhythms: milonga, vals, rock, jazz, cumbia, salsa, fox-trot. And lately, you are not going to believe me, even folklore, with the prescribed handkerchieves too, as if that wasn't enough. All these dances are gathered into "tandas": the tanda of Tango, the tanda of Milonga, the tanda, what not, of Biagi. The tandas are separated among them by a regular piece of music, mostly an easy listening tune, which is called "cortina" (curtain) and differs from place to place. At the L.C. Club, for example, i used to play the Radetzky March.
Now i know why you always go bankrupt...
Not entirely. Just a short snatch. The cortina is very old: in the past century, when a guy had to pay for dancing with a girl, they used to play a polka to notify that the turn was over and it was about time to pay again for the next turn. Each turn consisted of two or three tunes at most, in order to boost the income. The girls were the so-called "bailarinas de ficha" (token dancers). In certain places, with one token a guy was not even allowed to make a whole dancefloor's turn. It's a curious thing that nowadays all the dancefloor's lights are turned on during the tandas of Tango, Vals and Milonga and almost turned off during the other rhythms' tandas. That's why the average milonguero wants to show off his serious dancing and keep in the shade when he's making a fool of himself.
Speaking of showing off, how can you do it when the floor is crowded?
A licensed milonguero is always dancing along the floor's borders. He follows the "ronda" (the anticlockwise movement that rules the flow) and he manages his space, which is often very small. It's not easy to keep the borders and not let oneself be sucked into the middle. The good dancers keep the borders till death.
That's true. The best tables are those just close to the dancefloor.
In order to see the foot-work. At the milonga, we don't do intricate steps or sequences. We just walk and that's enough. Other things count: the sense for rhythm, the musicality, the posture, the elegance, the way you "pisàs" (the way you touch the floor with your foot), the way you drive your partner, the way you manage your space, etc.
The milonga scene has changed. Once nobody dared to speak, during the dance at least. The present day milonguero is very talkative; moreover, we saw large numbers of aged milongueros dancing with young girls.
While you are dancing, you don't speak because if you do you don't listen to the music; deafness is no good for dancing. About the young girls... well, Tango is not everything. The presumed milonguero style is so trendy these days that the girls push in for learning, at their own risk and peril.
Girls don't call it a peril...
The peril is that the milongueros may lose their baile. The "chamuyo" (intimate speech) pops in when the real communication, which is the dance, is lacking. Who can not dance, talks. The talkative milonguero tries to impress the "gilada" (dumb set) with his words.
We just happen to meet ten of them who boast about being the Madonna's dancing partner in the film.
Nope, they all are dirty liars. I am the chosen. I know the producer.
Now look, Moplo, not that it matters to anybody, but what the Tango means to you?
Tango is my life, what else? I do what the music tells me to do. Without the music, without the Tango, i would be just an obscure Police archivist who does not know even the first thing of what comes after the L.
© The Tangueros Quarterly Review - Buenos Aires, february 1996 (link>>)
LA NORMATIVA VIGENTE NELLE MILONGAS DI BUENOS AIRES
intervista con El Moplo
Nei primi anni del secolo, nel 1906 se non andiamo errati, il poeta Evaristo Carriego, grande cantore del Barrio di Palermo e maestro di Jorge Luis Borges, scrisse una lunga poesia in lunfardo (il gergo della malavita di allora) che in seguito venne pubblicata con fine ironia sulla rivista della Polizia "L.C." (Ladron Conocido, ossia ladro recidivo).
Ottanta anni più tardi, in uno dei quartieri più periferici di Buenos Aires, di rinomata pericolosità e rispondente al sarcastico nome di Lugano, nacque una milonga che i gestori, evidentemente ferrati in letteratura o in sociologia, battezzarono "L.C. Club". La milonga fallì nel giro di qualche mese: all'immeritato insuccesso non fu estranea la personalità del suo direttore, che tutti chiamavano El Moplo, rovescio di Plomo, cioè Piombo, nel senso di peso insostenibile. El Moplo nella vita normale era archivista della Polizia, settore dalla A alla L, una professione poco apprezzata a Lugano Buenos Aires; come ballerino era uno dei tanti. Sulla milonga e i suoi frequentatori, però, sapeva molte cose, forse in ragione della sua attività.
Al Moplo, che abbiamo incontrato in un bellissimo pomeriggio porteño al Cafè Celta nel febbraio del 1996, abbiamo rivolto alcune domande sui codici in vigore nelle tanguerìas di Buenos Aires.
Per quel che riguarda i codici, nessuno ne può sapere più di te, Moplo.
Beh, innanzi tutto non si tratta di codici veri e propri, dal momento che le regole è più facile stiracchiarle quando non sono scritte. Sono codici che, come i buchi, cambiano colore con quello che ci metti sotto. Esistono delle procedure, un galateo, forse.
D'accordo, parlaci allora del "cabezeo".
Il cabezeo è quell'attività sussultoria o ondulatoria della testa (cabeza), con la quale si invita qualcuno a ballare. Sostituisce o integra il lavoro preliminare degli occhi. Puoi "cabezear" a una donna se è da sola, o in compagnia di un'altra donna o seduta ad un tavolo con un gruppo formato da un minimo di tre persone. Non puoi cabezearla se è in compagnia di un uomo: in questo caso, devi andare fino al tavolo e chiedere il permesso a lui, ma solo se lo conosci. Tenete presente che la faccenda del cabezeo è simmetrica: anche la donna può farlo. Con le stesse regole, naturalmente.
Il cabezeo e il "vistazo" (occhiata) sono quindi tentativi di esplorazione della volontà del possibile partner, la ricerca dell'assenso a ballare?
E' chiaro che se non vuoi ballare con quello che ti guarda con intenzione non devi cabezear. Avere difetti agli occhi o soffrire del ballo di S.Vito, non ti aiuta alla milonga. Puoi avere dei problemi.
E dopo il reciproco cabezeo, cosa recita il copione?
Ci si incontra nei pressi della pista o in pista, mai al tavolo. Quando si finisce di ballare, l'uomo accompagna la donna fino al punto in cui si sono incontrati o qualche passo più in là. Non di più. Se invece l'invito è stato fatto al tavolo, la si accompagna fino al tavolo.
Le questioni sentimentali, però, complicano il gioco.
Le questioni sentimentali complicano sempre tutto e dappertutto, non solo alla milonga. Se due stanno insieme nella vita e poi si separano, gli amici di lui non inviteranno mai lei a ballare, nemmeno se lui in quel momento non c'è. La ragione, se ragione si può chiamare, è presto detta: se un amico la invita significa che illecitamente pensava a lei quando la coppia era ancora unita. Per questo nell'ambiente della milonga ci sono pochi amici. Avere degli amici ti può limitare nel ballo e ti costringe a seguire assiduamente le evoluzioni degli amori, esattamente come il Financial Times segue gli scambi in Borsa. Statemi a sentire, che so quello che vuol dire mantenersi informati. Non si balla più.
In questo, le donne sono quelle che soffrono maggiormente.
E' vero. Ci sono stati casi in cui ottime ballerine, alla fine di una relazione, rimanevano a "planchar" tutte le notti. (planchar vuol dire stirare, cioè rimanere seduti senza ballare). Purtroppo le regole le hanno fatte gli uomini. Questa è una città che è stata fatta da uomini soli, per uomini soli.
Le donne non possono prendere provvedimenti?
Non contro gli uomini. Al massimo possono punire un'altra donna che accetta troppo il gioco degli uomini. Una volta hanno strappato i vestiti ad una milonguera troppo accondiscendente e che dava sempre ragione a noi. L'hanno svergognata sulla pista. In una milonga, tutto è pubblico, quello che non si vede direttamente te lo raccontano in bagno. No, proprio non me lo figuro uno sciopero femminista contro gli uomini. Alle milongueras piace ballare, non fare politica. Però non escludo che un giorno possa accadere. Spero di non esserci.
Moplo, spiega ai nostri lettori che cos'è un "variador".
E' uno che, come diciamo noi, "calienta la pava en todo lado y nunca toma mate" (mette a scaldare l'acqua in diversi posti e non beve mai il mate). Significa ballare con tutte senza mai compromettersi con nessuna. Nell'ambiente ippico è una professione remunerata, il variador è quello che fa passeggiare i cavalli per farli vedere agli scommettitori. Qui da noi, non è una bella cosa. Con il Tango, l'amore e il sesso non c'entrano. Due possono formare coppia fissa alla milonga per affinità nel ballo e non nella vita. Ci sono casi di mariti che ballano sempre con mogli di altri e viceversa, seza alcun problema. E' nella natura del Tango. La milonga scade quando ci si va a "levantar minas" (sedurre le ragazze), poichè così perde importanza il ballo. Se una donna entra sola alla milonga, deve uscire sola o con un gruppo di amici. Se un uomo entra solo, deve uscire solo o in gruppo. Non è bello che nella milonga si formino coppie per altri scopi che non siano finalizzati alla danza.
Per questo il sabato è così noioso.
Sì, perchè di sabato i mariti escono a ballare con le proprie mogli. Nessuno si diverte: sono le cosidette serate coniugali.
Parliamo ora delle caratteristiche del Tango nelle milonghe.
Nelle milonghe intanto non si balla solo il Tango. Si ballano tutti i ritmi: milonga, vals, rock, jazz, cumbia, salsa, fox-trot. E ultimamente, per quanto possa apparire incredibile, anche il folklore con i suoi bei fazzolettini. Tutte queste danze sono raggruppate in "tandas": la tanda di Tango, la tanda di milonga, la tanda, che so, di Biagi. Le tandas sono separate tra loro da una musica fissa e riconoscibile chiamata "cortina" (tenda), la quale è diversa a seconda del luogo. All'L.C. Club, per esempio, io mettevo la Marcia di Radetzky.
Cominciamo a capire perchè è fallito...
Non tutta. Solo un pezzetto. La cortina ha origini antiche: quando nel secolo scorso per ballare con una donna dovevi pagare, si usava una polka per segnalare che il primo turno di ballo era finito e che era ora di pagare per il turno successivo. Ogni turno era costituito da due o tre temi al massimo per incrementare gli introiti. Le ballerine erano le cosidette "bailarinas de ficha" (a gettone).In certi posti, con una ficha ti facevano fare anche solo un giro di pista. E' curioso notare che al giorno d'oggi, durante le tandas di Tango, Vals e Milonga, le luci della pista sono tutte accese, mentre per gli altri ritmi le luci vengono abbassate quasi fino a zero. Questo perchè i milongueros vogliono mettersi in mostra nei balli seri e restare al buio nei balli in cui si sentoni ridicoli.
A proposito di mettersi in mostra, come fai se le pista sono affollate?
Il buon milonguero sta sempre ai bordi esterni. Segue la "ronda" (la ronda è il movimento che regola la circolazione in senso anti-orario) e sa occupare e gestire lo spazio, anche minimo , che ha a disposizione. Non è facile rimanere all'esterno e non farsi risucchiare verso il centro. I bravi ballerini stanno sempre ai bordi.
E' vero. Così come i tavoli migliori sono quelli vicini alla pista.
Per poter vedere i piedi. Nella milonga non si fanno passi complicati o sequenze. Si cammina e basta. Contano altre cose: il senso del ritmo, la musicalità, la postura, l'eleganza, come si "pisa" (pisar è calpestare, appoggiare il piede), come porti la compagna, come gestisci il tuo spazio, ecc.
Una volta nelle milonghe, per lo meno durante il ballo, non si parlava. Oggi si vedono sempre più chiacchieroni e anche molti anziani milongueros che ballano con ragazze giovani.
Durante il ballo non si parla perchè sennò non si sente la musica e senza musica non si balla bene. Per le ragazze... eh, il tango non è tutto. Ora che lo stile milonguero è di moda, tante ragazze si fanno sotto per imparare, correndo un temibile pericolo.
Loro non lo chiamano pericolo...
Il pericolo è che i milongueros perdano il ballo. Il "chamuyo" (discorso di natura intima) appare quando manca la vera comunicazione che è il ballo. Manca il ballo e allora si parla. Chi parla cerca di impressionare, di far colpo con le parole.
Ne abbiamo già incontrati dieci che ci hanno detto di essere stati scelti per ballare con Madonna (in quei giorni, la signora Ciccone era a Buenos Aires per girare un film).
No, vi hanno spudoratamente mentito. Quello che hanno scelto sono io. Conosco il produttore.
Senti Moplo, non che ci interessi, ma cosa significa per te il Tango?
Il Tango è la mia vita, cos'altro potrei fare ? Io faccio quello che mi dice di fare la musica. Senza la musica, senza il Tango, io sarei ancora uno sconosciuto archivista della Polizia che ignora tutto ciò che viene dopo la L.
© The Tangueros Quarterly Review - Buenos Aires, Febbraio 1996 (link>>)
Il Tango ovvero l'ottimismo.
A Trieste non si balla, ci si esibisce.
Chi frequenta le milonghe lo sa.
Tutti han fatto troppi stages, troppe lezioni, troppi incontri. Tutti son “studiati”. Purtroppo troppe volte via youtube.
Il risultato sono delle "simpatiche" imitazioni delle esibizioni dei maestri. Non mi interessa quali siano i maestri in questione o se le esibizioni prese ad esmpio fossero dei momenti più o meno validi di tango. Quello che mi rattrista sono gli imbarazzanti tentativi di replica, navigando a casaccio in mezzo ad una pista da ballo, che coppie di ballerini principianti (o meno...) mettono in mostra ad ogni occasione.
Anche in queste terre giunge voce che il tango sia un baile social. Ma questa definizione, da tutti condivisa e sbandierata, si trova poi mortificata quando ci si trova a dover passare dalle parole ai fatti.
Ho vissuto con passione ed impegno il mondo del tango tiestino, sia come fruitore, che come organizzatore ed insegnante.
La situazione nella quale siamo, oggi, mi rattrista molto.
Negli ultimi 3 anni ho dovuto allentare questo impegno, la mia presenza sulle piste da ballo si è rarefatta. Le scuole di tango sono più che triplicate, l'offerta danzereccia è quella di una grande città.
Eppure, adesso che la vita mi restituisce un po' di tempo ed io posso tornare, piano piano, a questo mio vecchio amore, trovo che a questa crescita in termini di numeri non sia corrisposta una vera educazione al tango. Quello inteso come baile social. Quello che è di tutti ed è per tutti.
Poco, anzi nulla, mi interessa del mondo delle gare. Gli spettacoli fan storia a sé: iniziano e finiscono su un palcoscenico e mai dovrebbero abbozzare un incrocio con la pista da ballo. Le esibizioni possono avere uno spazio dedicato durante una serata, ma anche per queste vale il discorso fatto per gli spettacoli e dopo quei dieci minuti circa ricomincia la milonga.
Lasciamo perdere i diplomi di maestro di tango. Di serie a, b e c. Maestro. Maestro è un riconoscimento che la comunità accorda ai più grandi. Gli altri chiamiamoli insegnanti. Profesores, dicono a BsAs. Non esiste una giuria o un comitato esaminatore apposito.
Sputato questo, è il momento di ricominciare. E se cominciare è sempre difficile, faceva notare William Saroyan, ricominciare lo è forse ancor di più.
Ma è necessario. Oggi come abbiamo già fatto ieri, dobbiamo rimboccarci le maniche e tornare a proporre quello che ci piace: un buon abbraccio, la ricerca della connessione, camminare con la musica, fare delle milonghe che siano serate tra amici e non palcoscenici affollati.
Dicevo, è necessario, affinché il tango a Trieste diventi finalmente, e con buona pace di tutti, social.
2006. Oggi. Le cose non cambiano.
Oggi 9 gennaio 2006 vorrei chiedervi qualcosa con la cortesia ed il rispetto che sento per tutti voi. Questo non è un rimprovero per nessuno, ciò che desidero è che tutta la gioventù e tutti coloro che ballano tango capiscano le mie ragioni.
Non si deve camuffare il tango da nessun punto di vista, poiché questa musica così appassionante ci dà vita, energia, piacere, al punto di farci sentire meglio.
Dopo aver trascorso molti anni ad osservare ballerini e maestri, penso non sia giusto il ripetersi di tanti errori nell'insegnamento, così come nelle esibizioni.
La mia idea è la seguente: da sempre so che è la musica la base principale del tango. Così come è basilare apprendere a camminare con essa, seguendo il ritmo, la cadenza. Non posso negare che vi sia una tecnica quando si balla, però sarebbe preferibile che si insegnasse a ballare più liberamente, a ballare per se stessi.
Qui sta il divertimento... Nessuno avrà il potere di condizionarci osservandoci, se siamo consapevoli che stiamo ballando per noi stessi. Sulla base di questo, ritengo che molti stiano trasformando il tango con qualcosa che non corrisponde alla verità, poiché il tango è musica e non inizia con i passi, né dobbiamo commettere l'errore di non insegnare come camminare differenti ritmi musicali, al fine di poter riconoscere ogni orchestra.
Molta gente che sta insegnando dovrebbe, prima di tutto, apprendere a ballare il tango, per poter insegnare e dare tutto di se stessa, per non defraudare i propri allievi e compromettere la propria immagine di insegnante.
Il tango non è un affare, anche se molti lo vedono in questa ottica. Il tango è parte della nostra vita, parte dei nostri nonni, padri, madri, fratelli, amici. E' la nostra vita. Non dovremmo seguitare a confonderci così tanto, dovremmo ritornare a riconquistarlo, considerando che stiamo rischiando di perderlo per non averlo rispettato.
Cari amici, ballerine e ballerini, poiché ciò che state facendo rappresenta uno sforzo in più nella vita di ciascuno di voi, per rispetto di voi stessi, nelle vostre esibizioni sarebbe opportuno ballaste più tango e meno acrobazie, ballet o altro che non sia tango.
Non voglio pensare che persino con le esibizioni pensiate di dover competere; sappiamo che ogni coppia dovrebbe creare il proprio stile, inoltre non si dovrebbe ballare musica che non sia tango. In ciò chiedo che non mentano a se stessi e alla gente.
Alla comunità tanguera d'Europa e del resto del mondo, do un consiglio: mi piacerebbe che aprissero gli occhi su come apprendere a ballare, mi rivolgo principalmente agli organizzatori degli stages e ai professori, lo dico con il cuore, desidero che sappiano che quando si organizza un evento, se si vuole insegnare in maniera consona, è necessario invitare i migliori ballerini e maestri.
Senza la musica, la cadenza, la postura, l'equilibrio, a niente servono i passi e per questo abbiamo necessità di maestri e professori autentici.
Così che, dal fondo del mio cuore, con un po' di tristezza, vorrei rifletteste su ciò e se avete qualcosa da dirmi o lamentare potrete farlo a mezzo rivista o in qualunque altro modo, anche di persona, io frequento le milonghe e quando mi si incontrerà mi si interpelli, io risponderò , risponderò a tutti, non abbiate timore, non lascerò alcuno senza risposta, però, per favore, si cambi sistema, si determini un sistema nel quale tutti possiamo sentirci allegri, dove possiamo ballare il tango, dove possiamo sentirci felici e dove si possa vedere molta più gente, senza necessità di vendere ad essa nessuna bugia in più.
Mando a tutti un bacio e un abbraccio e spero che questo nuovo anno che è appena iniziato sia il più felice per tutti
Grazie, Tete
Pedro Alberto Tete Rusconi (1936 - 2010)
El tango es uno.
Los Milongueros
Stai pensando di iscriverti ad un corso di tango? Sei nel posto giusto!
In questo momento stiamo raccogliendo adesioni per fare partire un nuovo corso, compilando i campi del nosro form verrai ricontattato/a al più presto!
Ricorda: sconti per studenti, giovani fino al 25° anno di età e per le iscrizioni in coppia!
Da lunedì 7 aprile, un nuovo corso di tango a Trieste! #TryTango
Martedì 30 Ottobre, dalle ore 20:00, inizia un nuovo corso di Tango Argentino dedicato ai principianti, presso l’Associazione Officina di Via Alessandro Manzoni 9 (Trieste).
Promo studenti (e giovani fino al 24° anno di età) e iscrizioni in gruppo (min. 4 persone): -20% sulle quote di partecipazione!
Per informazioni: [email protected] - http://officinadeltango.tumblr.com/
Nel frattempo si continua, ecco i corsi della settimana:
Sospesa la milonga al ferroviario!
Venerdì 17 Agosto vi aspettiamo per la Milonga Estiva c/o Stabilimento Balneare del Dopolavoro Ferroviario!
Ogni Venerdì dalle ore 20:30 e fino a settembre (il sole tramonta prima, la serata slitta e viene anticipata rispetto al solito!).
DJ:
17 agosto - Matteo B. (Trieste / ITA)
A due passi dal mare, in Viale Miramare n°30 (mappa (link») - all’attraversamento pedonale si entra nella casetta gialla e si attraversa il ponte di ferro).
Spettacolare il tramonto all’aperitivo, possibilità di cenare presso il ristorante dello stabilimento.
In caso di forte maltempo la milonga viene sospesa o all’occorrenza potrebbe essere ridotta.
Venerdì 27 Luglio vi aspettiamo per la Milonga Estiva c/o Stabilimento Balneare del Dopolavoro Ferroviario!
Ogni Venerdì dalle ore 21:30 fino a settembre.
DJ:
27 luglio - Matteo Borgini (Trieste / ITA)
03 agosto - Osky Casas (Buenos Aires / ARG)
10 agosto - Fabiola (Trieste / ITA)
A due passi dal mare, in Viale Miramare n°30 (mappa (link») - all’attraversamento pedonale si entra nella casetta gialla e si attraversa il ponte di ferro).
Spettacolare il tramonto all’aperitivo, possibilità di cenare presso il ristorante dello stabilimento.
In caso di forte maltempo la milonga viene sospesa o all’occorrenza potrebbe essere ridotta.