Referendum (1/2)
Il post troppo lungo che tutto sommato non avrei voluto scrivere e già so che mi pentirò di averlo scritto
Prima parte - dati (se non oggettivi, moderatamente riscontrabili)
1 - Informazioni tecniche con grassetti strategici
Il 20 e 21 settembre si vota su modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione che porterebbero i componenti della Camera dei Deputati da 630 a 400, e quelli del senato da 315 a 200 (senatori a vita esclusi).
Si va a votare perché la legge di revisione costituzionale non è stata approvata con almeno i due terzi del Senato, cosa che secondo l'articolo 138 permette la richiesta di un referendum conservativo (spoiler alert: è stato richiesto).
Per i referendum confermativi non c’è quorum, la votazione sarà valida a prescindere dal numero di partecipanti.
La votazione si sarebbe dovuta tenere a marzo, è stata rinviata causa emergenza covid e accorpata (in nove regioni) alle elezioni regionali e (in un migliaio di comuni) al primo turno delle amministrative.
2 - Precedenti storici
Non è un’idea nuova. Il tema della riduzione del numero di parlamentari era stata proposta o ventilata senza successo in varie altre occasioni: - nel 2008, in un disegno di legge a firma PD (con primi firmatari Zanda e Finocchiaro, che curiosamente ora sembravano orientati al no) - nel 1997 nei progetti della bicamerale D’Alema - nel 1983/1985 nei progetti della bicamerale Bozzi - nel piano di rinascita democratica della loggia massonica P2
e altri ancora, ma citiamo questi tre che danno l’idea di come il tema possa essere non strettamente circoscritto ad un colore politico.
Una prima modifica a quegli articoli costituzionali era stata fatta con la riforma del 1963, e so che a questo punto avrete preso un mattarello per sbattervelo fortissimo sui maroni ma temo sia impossibile fare un discorso serio sul voto se non contestualizziamo bene lo scenario.
Nel 1963 viene fissato il numero di parlamentari, che prima era proporzionale alla popolazione: era previsto un rapporto di un deputato ogni ottantamila abitanti e di un senatore ogni duecentomila.
La logica dell’impianto originale elettorale (inteso come combinazione di costituzione e legge elettorale) era che deputati e senatori venissero eletti tramite preferenze elettorali esplicite da un territorio con cui in qualche forma fossero in contatto. Il meccanismo era stato messo in discussione dall’incremento demografico del dopoguerra (dai 46 milioni del 1948 ai 51 del 1963) con conseguente aumento dei parlamentari.
Anche all’epoca la decisione non fu particolarmente unanime, secondo Togliatti la riforma
«distacca troppo l’eletto dall’elettore; […] perché l’eletto, distaccandosi dall’elettore, acquista la figura soltanto di rappresentante di un partito e non più di rappresentante di una massa vivente, che egli in qualche modo deve conoscere e con la quale deve avere rapporti personali e diretti». (*)
Altre dinamiche erano sostanzialmente analoghe alle attuali (tipo il tema del risparmio portato come bandiera da una parte e giudicato irrisorio dall’altra).
Volendo banalizzare (e tanto, i giuristi si tappino gli occhietti) il succo del discorso è che rispetto ad una visione iniziale sostanzialmente basata su una proporzionalità totale e assoluta della rappresentanza e su un meccanismo di preferenza che anteponeva la persona eletta al partito, negli anni sono state fatte svariate modifiche (principalmente alla legge elettorale) che sono andate in una direzione diversa, creando una situazione imbastardita con equilibri precari, passata anche per leggi elettorali giudicate in seguito costituzionalmente illegittime.
In questo contesto non semplice si inserisce il referendum, con ulteriore complicazione interpretativa data dal fatto che rispetto ad altre riforme più strutturate e con intenti dichiarati (ad esempio quella renziana del 2016 che mirava al superamento del bicameralismo perfetto) questa modifica si limita a sancire un calo del numero di parlamentari prestandosi ad un numero di interpretazioni che vanno dal meh al catastrofismo distopico più spinto.
3 - Cosa fanno gli altri
Argomento spinosissimo perché si presta sia alla tipica posizione filosofica materna “se tutti si buttano dalla finestra allora ti butti pure tu?” che alla estrazione selettiva di statistiche da usare come clava verso la parte avversa. Una bella fotografia (a cui hanno attinto quasi tutti gli articoli che leggerete sul tema) è questo documento del Servizio Studi del Senato del 2018 (che fra l’altro ripercorre l’iter storico del punto precedente in maniera meno cialtrona):
https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01077185.pdf
つづく

















