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@insusperdiu
Bosa
La foce del Temo
Arrivando a Bosa dal Lungotemo
Il Ponte Vecchio
La Cattedrale dell’Immacolata Concezione con il Castello Malaspina sullo sfondo
Fichi d’India e Chiesa del Carmine
Bosa vista dal colle di Serravalle
Bosa 1965
Stampa rassegnata
Visto che leggere il giornale e commentare le notizie da solo non è un granché (un saluto a Иван), ho deciso di condividere la lettura giornaliera de La Nuova Sardegna, in questa rassegna stampa in edizione infrasettimanale.
Bandito il porcéddu all’Expo 2015.
Migliaia di scrofe tirano un sospiro di sollievo.
Fifty shades of Pink.
Berlusconi firma un contratto con un milionario asiatico per sessioni estreme di BDSM la vendita di Villa Certosa.
Nuova importante svolta nella teologia cattolica.
Il paradiso fiscale non esiste più, da oggi si potrà parlare solo di purgatorio fiscale.
Da zero a zero (m s.l.m.) in tre ore e venti
[Questo è un post promozionale con finalità di espansione degli orizzonti turistici cofinanziato dalla Provincia di Nuoro e dalle Sardovie dello Stato.]
Devo ammettere che ero molto prevenuto nell’utilizzare i mezzi di trasporto pubblici per tratte extraurbane in Sardegna, ma il viaggio da Cagliari a Bosa Marina è stato una piacevole sorpresa.
Da Cagliari a Macomer con il regionale FS, e da Macomer a Bosa Marina con l’autobus ARST.
Station Cagliari Centraal
Il regionale per Carbonia
Campagna Sarda
(Com’è possibile? Pensavo che in Sardegna ci fosse solo il mare!)
Alla foce del Temu
(L’unico fiume navigabile in tutta la Sardegna.)
Manducare a Karalis
Visto che ogni mio viaggio si trasforma molto velocemente in un tour gastronomico locale, ho deciso di compilare qualche recensione di alcuni dei posti dove sono stato a mangiare. Tutti luoghi qui recensiti si trovano nella città di Cagliari. I voti sono espressi in numero di massaggi di soddisfazione alla pancia dopo il pasto, in una scala da uno (massaggio di insoddisfazione) a cinque (massaggio edonistico di piacere).
[Disclaimer: devo avvertire i gentili lettori che, in quanto mangiare è la mia terza attività preferita (la seconda è viaggiare), sono probabilmente molto parziale nei giudizi qui riportati.]
Chips Garage
Corso Vittorio Emanuele, 35
Questa patatineria artigianale con arredamenti anni ’50 è l’ideale per gustarsi un cartoccio di patate fritte accompagnato da una buona birra. Per la maggior parte delle fritture offerte le patate sono affettate sul momento e disponibili in diversi tagli, come ad esempio la Pata Riccio, patate lavorate usando uno speciale macchinario che da un singolo tubero ne ricava un lunga spirale.
Prezzi: 2.50 € per ogni varietà di patate fritte.
Degno di nota: la varietà di salse disponibili, ben quattordici. Se mi dovessi lamentare di qualcosa mi lamenterei di: ha da offrire solo patate; anche i tre panini disponibili sono a base di patate.
4.1/5
Le Patate&co.
Scalette San Sepolcro
Questa friggitoria presenta un’ampia varietà di street food, da gustare seduti sui tavolini all’interno oppure fuori sulle panche. Il locale, posto ai limiti del quartiere Marina, è in una posizione molto suggestiva.
Prezzi: 2.50 € per le patate fritte, da 4 € in su per il pesce.
Degno di nota: possibilità di scelta tra cibi molto diversi, verdure, pesce e pure uova, sia in frittata che strapazzate (per gli amanti della colazione all’inglese). Se mi dovessi lamentare di qualcosa mi lamenterei di: è più caro della media solita delle friggitorie.
3.7/5
MeC Puddu’s
Via Sassari, 136
Direttamente dal cuore dell’Ogliastra (aperto prima a S. Maria Navarrese, poi a Cagliari), arriva questa fantastica trattoria. Il termine fast food, con cui si autodefinisce, è veramente riduttivo: non solo potrete gustarvi un pasto veloce (degni di nota i S’Hamburger con carne di cavallo o di asino) o prendere da asporto qualche specialità locale, ma mettendovi a sedere vi potrete far coccolare dalle delizie della cucina sarda più tradizionale. Da provare assolutamente, almeno una volta nella vita, come primo piatto i culurgiones (ravioli di pasta fresca ripieni di formaggio e patate) e come dessert le sebadas (ravioli fritti di forma circolare ripieni di formaggio e limone, serviti con il miele o lo zucchero).
Prezzi: panini da 5-6 €, primi piatti da 6-7 €
Degno di nota: sono poche le cose non degne di nota di MeC Puddu’s, uno dei rari posti in città dove assaporare la cucina tradizionale sarda a prezzi concorrenziali, il vino sfuso ad esempio, un Cannonau di Jerzu, è venduto a un prezzo molto onesto ed è quanto di più buono la Sardegna abbia da offrire. Se mi dovessi lamentare di qualcosa mi lamenterei di: l’olio di oliva non è, come ci si potrebbe aspettare, servito sfuso né un prodotto locale, ma in bustine monoporzione e di provenienza indefinita.
4.9/5
Namastè - Indian Tandoori Food
Via Barcellona, 63
Nel cuore del quartiere Marina, direttamente dal cuore del subcontinente indiano, si trova questo fast food, che a prezzi decisamente bassi potrà soddisfare la vostra voglia di cucina etnica.
Prezzi: con meno di 10 € è possibile saziarsi a volontà
Degno di nota: ampia scelta di piatti diversi a prezzi popolari. Se mi dovessi lamentare di qualcosa mi lamenterei di: visto che purtroppo la giacca antifritto non è stata ancora inventata, se programmate di mangiare ai tavoli all’interno del locale aspettatevi di tornare a casa e dover fare una combo doccia-lavatrice, l’odore del cibo è molto forte e persistente.
3.6/5
Menzione d’onore:
Il mercato di San Benedetto, il mercato civico coperto più grande d’Europa, è il posto migliore dove trovare una selezione tendente a infinito di prodotti freschi locali, dove perdersi tra banchi delle macellerie, con i tipici porceddus in esposizione, banchi del pesce e gastronomie di ogni tipo. Se volete fare un tuffo nei sapori, come negli odori, della Sardegna, questo posto è una tappa obbligata. Consiglio personale: la ricotta salata, il non averla mai assaggiata dovrebbe essere considerato un peccato mortale.
[Il quartiere Marina è una via di mezzo tra il suq di Fez e La Barceloneta, in alcuni tratti sembra di essere in Sudamerica, l’impronta spagnola è molto forte, in altri in qualche vicolo di Genova o di Marsiglia.]
[Se non bevo altri alcolici all’infuori di una quantità industriale di birra Ichnusa, mi posso definire un alcolizzato o è meglio usare un termine più specifico come sardolizzato?]
[Cagliari 1965]
Stampa rassegnata
Seduto sul divanetto di un ostello, ascoltando The 1940s UK Radio (provatela, fa bene all’anima), ho iniziato a leggere Sea and Sardinia di D.H. Lawrence ma alla fine, dopo nemmeno venti pagine, mi sono ridotto a leggere l’Internet.
Quindi è il momento della rassegna stampa domenicale:
Secondo questa mappa l’Italia è uno dei paesi più vecchi (con la più alta età media della popolazione, non geologicamente) del mondo, seconda solo a Germania e Giappone.
[Ho cercato fonti più affidabili della simpatica mappa e ho trovato questo sito, in cui l’Italia figura quinta, dopo Principato di Monaco, i soliti Germania e Giappone, e Saint Pierre & Miquelon (che ho scoperto essere una collettività d’oltre mare francese, formata da sette piccole isole a sud di Terranova - The More You Know).]
Dawn of a new (space) era
Da due giorni una sonda della Nasa è entrata in orbita, per la prima volta nella storia umana, attorno a un pianeta nano. Il pianeta nano, chiamato Cerere, si trova nella fascia principale degli asteroidi, la zona del sistema solare delimitata approssimativamente dai pianeti Marte e Giove.
[nella foto Ceres fotografato dalla sonda Dawn, credits: nasa.gov]
La colazione a base di vagina
Non so se ci sia molto da dire riguardo a questo articolo, e comunque non saprei cosa dire se non che la cosa mi ha affascinato molto, nel senso scientifico del termine. Pare essere uno studio svolto con un certo riguardo alla corretta metodologia di ricerca da parte di una studiosa della University of Wisconsin, le cui conclusioni (almeno a detta dell’articolo) sono: “lo yogurt fatto di secrezioni vaginali non è buono quanto la vagina in sé.”
[Ho iniziato a leggere Sea and Sardinia di Lawrence perché mi sentivo in colpa ad aver usato una citazione dal libro senza averlo letto.]
Pensiline e Parabole vol. II
Perdersi è impossibile. Perdersi è un paradosso.
Quando avresti dovuto andare in un luogo e sei invece finito da tutt'altra parte, non ti sei perso, hai semplicemente viaggiato.
Se non sai dove stai andando ma stai solamente seguendo una strada, quando finirai su percorsi sconosciuti e inaspettati non ti sarai perso, starai solamente sperimentando la scoperta.
Se seguirai percorsi prestabiliti verso mete conosciute non ti perderai, ma non avrai nemmeno esplorato.
Viaggiare senza perdersi è come navigare senza guardare le stelle.
[Andare in Sardegna e rimanere fedeli al vegetarianesimo è come trovarsi nel Valhalla e non bere l’idromele che sgorga dalle mammelle della capra Heidrunn.]
[Questo post presenta dei seri problemi sintattici.]
[Cagliari, Bastione di Saint Remy]
Cagliari, dalla Torre di San Pancrazio
Sardinian Graffiti
Continuate a mangiare - Keep eating
Mi fido delle scritte sui muri, continuo a mangiare.
I trust the wall writings, I keep eating.
[Cagliari, quartiere Castello]
Pimp my (last) ride
[Cagliari, quartiere Castello]
La poesia è ovunque - Poetry is everywhere
Ozieri street is a passage in history what Casteddu was, it has been and it is from the uphill to the downhill, from the hung sheets- - to the tower blocks. From Biddanoa to San Benedetto. . . . furthermore this wall was too clean!
[Cagliari, nei pressi di via Ozieri]
Vista dal Bastione di Saint Remy, Cagliari
Döner Porcéddu
Mentre cammino per le vie del quartiere Marina a Cagliari, poco prima dell’ora di pranzo, penso: ho fame e mi piacerebbe mangiare qualcosa di buono spendendo poco, magari qualcosa di locale.
Nei giorni scorsi sono andato a comprarmi da mangiare al Mercato San Benedetto, è un mercato coperto enorme diviso su due piani, al piano basso si trovano le pescherie e qualche friggitoria di pesce, in quello superiore invece viene venduto tutto quello che non viene dal mare, quindi vi si trovano dai verdurai alle pasticcerie, dai panifici ai macellai. È uno dei posti migliori, secondo me, dove poter comprare qualche specialità locale spendendo un prezzo giusto. Ma essendo relativamente lontano da dove mi trovo adesso, e non avendo oggi troppa voglia di camminare, decido di rimanere nella zona, il quartiere Marina di cui sopra.
Guardandomi intorno però vedo solo kebabbari (tra cui il mitico Sardegna Kebab & Pizza, dove prima o poi dovrò andare), ristoranti cinesi e fast food indiani (a cui per i prossimi due anni pensavo di rinunciare), gli unici posti dove andare a mangiare qualcosa di locale nella zona sono ristoranti o trattorie i cui prezzi non rientrano nel mio budget giornaliero. Guardando attraverso le vetrine unte delle friggitorie i grossi rotoli di kebab che sfrigolano mi è venuta un’idea: perché non unire la tradizione turca a quella sarda per creare qualcosa che permetta di assaporare delizie locali a prezzi concorrenziali? Perché non mettere sullo spiedo verticale rotante, al posto del solito rotolo di carne indefinita, un bel maialetto intero?
Il classico maialetto arrosto sardo, macellato in tenera età, la cui carne si scioglie in bocca come nemmeno il più tenero dei vitelli: il porcéddu.
Prima di metterlo sullo spiedo andrebbe un po’ lavorato, andrebbe disossato e privato parzialmente della cotenna, come il maiale adulto viene lavorato per la porchetta, così da poter essere tagliato col coltello via via che cuoce.
Vieni a provare il Döner Porcéddu! Disponibile nel panino di pastadura o nella piadina. Promozione studenti € 3,50!
[Alla fine ho optato per una rosticceria locale, Il Rifugio dei Sapori. Non era vicina e ho camminato ugualmente, ma per un piatto di lasagne questo e altro.]
[Il Mercato di San Benedetto, secondo la Traveller’s Rescue - Cagliari Unofficial Guide (una cartina su due pagine della città con segnati i punti di interesse maggiori), è il mercato civile più grande d’Europa. Penso di aver letto o sentito dire questa cosa in almeno altre quattro o cinque città diverse riguardo ad altrettanti mercati differenti, ma la guida Traveller’s Rescue è un depliant simpatico (e gratuito) stampato con colori che catturano l’attenzione, degno della mia fiducia, quindi gli credo.]
[Il pastadura è una particolare varietà di pane di semola di grano duro, facilmente riconoscibile per la sua forma ‘scolpita’ e per la crosta croccante.]
[Gira sulle griglie accese lo spiedo sfrigolando: sta il kebabbar fischiando su l'uscio a rimirar …
Libera interpretazione di alcuni versi del Carducci (scusa Giosuè).]
Karalis
Cagliari is a city I still have to identify. She’s unmistakably Mediterranean, but with some South American traits. Sometimes, in some streets, it resembles the South of Italy, in others it resembles Tuscany or even North Africa.
City of sailors. City of sails. City of islanders yet not isolated. City of ancient thalassocracies and independence. She’s Spanish and Italian, Pisan and Phoenician, Carthaginian and Roman.
I have to investigate further.
[As he arrived in Cagliari by sea, D.H. Lawrence said the city reminded him of Jerusalem. I myself noticed a clear analogy between the two, the big concrete Israeli settlement-style buildings are the first thing you notice. (In defence of Cagliari and Lawrence: “And suddenly there is Cagliari: a naked town rising steep, steep, golden-looking, piled naked to the sky from the plain at the head of the formless hollow bay. It is strange and rather wonderful, not a bit like Italy. The city piles up lofty and almost miniature, and makes me think of Jerusalem: without trees, without cover, rising rather bare and proud, remote as if back in history, like a town in a monkish, illuminated missal.” from Sea and Sardinia.)]
[New word of the day: “Thalassocracy, noun,\ˌtha-lə-ˈsä-krə-sē\: maritime supremacy, maritime dominion, with particular reference to the great empires that exercised it in the classical era: the Athenian t., the Carthaginian t. From the Greek thalassokratia, a compound word derived from thalassa (sea) and kratis (rule).” This is an educational message with cultural purposes cofinanced by the Lexical Ministry and the European Office for the Preservation of the Obsolete Words.]
Dilemma caseario
Mi trovo davanti a un un dilemma. Mi piace la ricotta salata, molto, e mi piace pure il pecorino stagionato, un po’ meno rispetto alla ricotta ma comunque abbastanza da mettermi in crisi. La cosa preoccupante è che non posso mangiarli assieme, né nello stesso panino né a un morso di distanza, sono sapori che male si accordano.
Quindi ultimamente mi succede una cosa strana quando ho entrambi a portata di palato: mentre mangio la ricotta salata mi godo molto il momento, almeno all’inizio, ma dopo qualche morso mi accorgo che manca qualcosa, un certo retrogusto più forte, e allora, sentendomi insoddisfatto, smetto di mangiarla prima di aver finito la fetta che mi ero tagliato; dopo un po’ passo al pecorino, mi piace e mi gusto anche quello, è un sapore più intenso, più difficile da apprezzare a pieno rispetto alla ricotta e forse proprio per questo meritevole, ma dopo un po’, pure col pecorino, comincio a sentire una mancanza, comincio a pensare alla ricotta e smetto di mangiarlo.
Sono veramente combattuto, perché mi piacciono molto entrambi ma sembra che in questo momento non riesca a godere appieno di nessuno dei due.