Fansmitter, anche le ventole parlano
Introduzione
Molti di noi credono che per essere colpiti da virus o da malware bisogna navigare in rete o quanto meno esser connessi alla rete; ma pensate davvero che un computer senza connessione internet sia al sicuro da possibili attacchi informatici? La risposta è no, soprattutto da quando è stato sviluppato Fansmitter, un malware di ultima generazione.
Cos’è Fansmitter?
Fansmitter è un malware creato di recente da un team di sviluppatori della Ben-Gurion University of the Negev (Israele) che infetta il computer attraverso le ventole, con un sistema simile al codice morse. Questo malware sfrutta il suono generato dalle ventole istallate all’interno del computer per trasmettere dati ad un ricevitore (per esempio uno smartphone connesso ad internet) posizionato nella stessa stanza, che a sua volta trasmetterà le informazioni altrove. Le persone che utilizzano il computer potrebbero non rendersi neanche conto del fatto che il computer sia stato infettato, o anche che il dispositivo utilizzato come ricevitore sia a sua volta infettato.
Ventola di un computer
Funzionamento
Nei computer sono solitamente presenti tre o quattro ventole (CPU, GPU, alimentatore e chassis). La ventola del processore e quella fissata all’interno del telaio sono collegate alla scheda madre tramite un connettore a quattro pin, uno dei quali consente la regolazione (automatica o manuale) della velocità di rotazione. Il rumore generato dalle ventole può essere modulato e quindi convertito in segnale digitale. Fansmitter, installato sul PC tramite pen drive USB, controlla la velocità delle ventole e conseguentemente il segnale acustico emesso. I dati trasmessi vengono ricevuti e decodificati dallo smartphone. La velocità di trasmissione è minima, intorno ai 900 bit per ora. Per confronto, una comune ADSL da 2 Mbps può trasmettere fino a 2 milioni di bit al secondo. La velocità ottenuta è comunque sufficiente per rubare una password o altri dati sensibili.
Immagine
Conclusione
Evidentemente si tratta di metodi molto raffinati, che richiedono elevate competenze tecniche e che si potrebbero anche definire estremi. Non è il tipo di malware in cui si possa incorrere navigando su Facebook, ma questo ci fa capire quanto siano evolute le possibili tecniche di spionaggio, e quanta attenzione debbano fare le persone che lavorano con dati particolarmente sensibili.
Una buona abitudine per star più tranquilli, potrebbe esser quella di controllare periodicamente che tra i programmi istallati sul computer non ci sia niente di strano, poichè, come abbiamo visto, i malware possono essere anche istallati.
Un saluto,
Antonio Centola










