PRIVACY E DATI PERSONALI: SPIEGHIAMO COS’È LA PROFILAZIONE
Chi non ha mai sentito il detto, usato soprattutto in ambito digitale, “Quando un servizio ti viene offerto gratuitamente, il prodotto sei tu”? Oggi approfondiremo questo argomento.
La profilazione degli utenti. Fonte: Pixabay Autore: Gordon Johnson
Ogni qual volta utilizziamo i nostri dispositivi digitali, produciamo dati. Dati di qualsiasi genere: non parliamo solo di documenti, immagini, musica, e video. Qualsiasi elemento digitale che dice qualcosa su di noi può essere considerato un dato personale.
Ci sono moltissimi esempi: la cronologia delle posizioni, l’elenco dei video che guardiamo, le foto a cui mettiamo mi piace, la cronologia degli acquisti effettuati sulle piattaforme di e-commerce, le nostre ricerche sul web, i dati sanitari che vengono raccolti dai nostri smartwatch (per esempio la frequenza cardiaca).
Tutti questi dati vengono raccolti dalle grandi aziende. Chi le ha dato il permesso di farlo? Noi, che utilizziamo ogni giorno i loro servizi gratuiti. Come glielo abbiamo dato? Accettando le condizioni di utilizzo dei servizi da loro forniti. Molto spesso ci dimentichiamo di leggerle.
A che scopo vengono raccolte tutte queste informazioni? Le grandi aziende digitali cercano di creare per ciascun utente un grande dossier, una sorta di identikit che descrive precisamente chi siamo, che cosa ci piace, quali sono le nostre abitudini, quali sono i nostri amici, eccetera. Tutto ciò per suddividerci in gruppi di comportamento.
Queste informazioni sono la principale fonte di guadagno delle grandi aziende private. Infatti, i nostri dati vengono venduti alle aziende pubblicitarie. In questo modo, ogni utente riceve degli annunci “personalizzati” (attraverso i social network o i siti web) basati sugli interessi di quest’ultimo.
Come fanno le aziende a creare un dossier su ciascuno di noi? Ogni giorno miliardi di persone producono un sacco di nuove informazioni: come è possibile che vengano analizzate tutte? Tutti questi dati vengono immagazzinati e processati da una grande rete di computer. Grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale si riescono a trovare legami tra i vari dati e in questo modo si riescono a determinare le caratteristiche, le abitudini, gli interessi di ciascun utente. Più dati vengono raccolti, più le previsioni diventano accurate.
Avere una così grande mole di dati sensibili in un sistema centralizzato può essere pericoloso: a volte può succedere che finiscano nelle mani sbagliate. Un esempio: il caso Facebook-Cambridge Analytica.
Propongo quindi ai lettori questa riflessione: è giusto che i nostri dati personali siano in mano ad aziende private? È giusto che siano utilizzati a scopo di lucro?
Un aiuto a proteggere i propri dati personali potrebbe essere questo.