Ci immagino sdraiati su di un letto, tu appoggiato con la schiena alla spalliera del letto e io con la testa sul tuo ventre impegnata ad ascoltarti mentre mi leggi un libro.
Sicuramente sarebbe uno dei tuoi romanzi preferiti, che hai letto e riletto, ma mai ad alta voce. Mi immagino quanto io abbia insistito per fartelo fare e tu che controvoglia l’hai letto perché alla fine vuoi sapere cosa io ne pensi e in fondo non riesci mai a dirmi di no.
Ci immagino in silenzio con te alle mie spalle che mi abbracci, seduti su di un telo con il vento tra i capelli, fermi a guardare le onde del mare in una giornata non troppo calda di marzo. Io che ho freddo e tu che istintivamente mi abbracci più forte.
Mi diresti tante cose belle, ma sempre al buio della nostra camera da letto, mentre giochi con i miei capelli quando ho da poco preso sonno e un po’ ti ascolto e un po’ dormo, ma d’altronde non vorresti che io conoscessi a fondo tutto ciò che cela il tuo cuore.
Ci immagino per le strade di una città straniera, mano nella mano, con te che mi spieghi tutte le cose interessanti che conosci su quei luoghi e su quelle strade. A raccontarmi la storia di un secolo che non ci appartiene. Io ti ascolterei, ti ascolterei sempre.
Io che vorrei essere intelligente come te e tu che vorresti essere più spontaneo come me.
Io che ti prenderei in giro perché tu ti prendi troppo sul serio.
Tu che mi faresti un complimento quando meno me lo aspetto perché sai che bella non mi ci vedo.
Forse saremmo stati questi io e te, oppure due che discutono della vita perché abbiamo due approcci troppo diversi e a te piacciono le cose semplici e a me quelle sofisticate.
Non so davvero come saremmo stati io e te, ma non siamo stati niente e quindi ho il privilegio di poter scegliere e scelgo la prima versione di me e te.








