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Ci sono momenti in cui sembra di vivere solo nel buio. Dolori che tolgono fiato, silenzi che pesano più delle parole, giorni che sembrano non finire mai. Eppure, dentro di me, anche quando non ci credevo più, la luce non se n’è mai andata del tutto: era solo nascosta, in attesa che io trovassi la forza di cercarla.
Oggi lo sento: sto imparando a dire "𝑪𝒐𝒎𝒆 𝒃𝒂𝒄𝒌 𝒕𝒐 𝒕𝒉𝒆 𝒍𝒊𝒈𝒉𝒕", a tornare alla luce. Non è un gesto eclatante, non è una svolta improvvisa. È un passo alla volta, è un pensiero che cambia, è la consapevolezza che anche io merito calore, abbracci, attenzioni.
Ho passato anni a chiedere, a elemosinare, a colpevolizzarmi per desideri che in fondo erano solo umani. Ora capisco che non c’è colpa nel volere amore vero, presenza vera.
E che la luce, quando torna, non è mai solo un dono che arriva dall’esterno: è qualcosa che scelgo io, ogni volta che non mi abbandono, che mi ascolto, che mi concedo di essere fragile ma anche degna di rinascere.
E allora sì, dopo tanto buio, finalmente io torno alla luce.
Ci sono persone che sono entrate nella nostra vita e poi sono sparite. Puff.
Così, come se non fossero mai esistite davvero. Eppure spesso le sentiamo ancora dentro, come un’eco che non smette di vibrare. All’inizio sembravano così importanti, così vicine, e poi, all’improvviso, è come se non le conoscessimo più. Rimane l’amarezza, rimane il vuoto, rimane la confusione.
E quasi sempre sono loro a decidere di andarsene. Sono loro a scegliere di tagliare, di chiudere, di sparire. Io resto lì, a chiedermi il perché. È stata davvero una loro scelta? O in qualche modo siamo stati noi a metterli davanti a quella decisione, senza volerlo? Li abbiamo spinti via con qualcosa che abbiamo fatto, o che non abbiamo fatto? Non lo capirò mai. E questo dubbio pesa più dell’assenza stessa.
La domanda che brucia è che mi pongo è sempre la stessa: “Ho contato per loro quanto loro hanno contato per me? O sono stata solo una parentesi, leggera e passeggera?”
Perché io, quando mi affeziono, quando scelgo qualcuno — che sia un amico, una persona amata, un legame speciale di qualunque tipo — lo faccio con intensità, con tutto quello che ho. E dentro di me nascono quelle famose aspettative: ricevere almeno un po’ di quello che do. Non è un calcolo, non è una pretesa ragionata: è spontaneo. È umano desiderare che dall’altra parte ci sia almeno un riflesso di ciò che io sento.
Eppure, so bene che sono proprio le aspettative a ferirmi. Mi ripeto che non dovrei aspettarmi nulla, che l’affetto, l’amore, l’amicizia dovrebbero essere doni gratuiti. Ma la verità è che non è facile. È quasi impossibile non aspettarsi niente: non sono fatta per rapporti a senso unico, per dare senza mai ricevere.
E allora quello che mi ferisce di più non è solo la loro scomparsa, ma l’incertezza: non sapere se per loro ho avuto davvero un valore, se hanno mai sentito ciò che io ho sentito. Perché io lo so: loro, in me, un segno lo hanno lasciato.
E anche se oggi non ci sono più, anche se non torneranno, ciò che hanno smosso dentro di me resta. E io continuo a portarlo con me, tra il dolore del dubbio e la gratitudine per ciò che ho provato.
Ci sono incontri che sembrano brevi come il battito d’ali di una farfalla, eppure sanno smuovere tempeste dentro di noi. Altri arrivano silenziosi, come gocce di pioggia sulla pelle, e soltanto col tempo ci accorgiamo della loro forza.
Ogni volto che incrociamo porta con sé un frammento di cielo o di terra, un riflesso che ci completa o che ci mette in discussione. Non tutti restano: qualcuno passa soltanto per accendere una scintilla, altri invece si radicano come alberi e ci accompagnano nelle stagioni della vita. Alcuni, invece, sembrano aquiloni: si alzano in volo verso cieli lontani, e noi restiamo attaccati al loro filo, sospesi tra il desiderio di trattenerli e la bellezza di vederli liberi.
Non so se chiamarlo destino, coincidenza o mistero, ma so che nulla è vano. Anche i legami che si sciolgono lasciano impronte invisibili, e quelle impronte sono il disegno che ci guida, passo dopo passo, verso ciò che siamo chiamati a diventare.
Io credo che ogni incontro sia una piccola rivelazione dell’universo, un modo delicato con cui la vita ci ricorda che non siamo mai soli, e che ogni anima che sfiora la nostra è lì per un motivo.
Quanto pesano le mie maschere?
Non hanno chili, né forma, eppure sento il loro peso affondare sulle spalle. Alcune sembrano leggere come seta, ma col tempo lasciano graffi invisibili sulla pelle. Altre mi cadono addosso come ferro arrugginito, imprigionando il respiro.
Le indosso per difendermi, per non mostrare le crepe, per sembrare più forte di quanto io sia. Alcune ormai sono diventate abitudine: sorrisi che coprono il vuoto, silenzi che celano urla, forza finta che nasconde stanchezza vera.
Il vero peso non è averle addosso, ma sapere che, sotto, c’è un volto che scalpita per essere libero. Il vero dolore è non mostrarmi per ciò che sono, restando intrappolata in ciò che il mondo si aspetta da me.
Eppure mi domando: quanti come me?
Quanti camminano per strada con lo stesso fardello, con lo stesso sorriso che nasconde lacrime, con la stessa paura di mostrarsi fragili? Quanti recitano un copione che non sentono loro, solo per essere accettati, per non deludere, per non sembrare “fuori posto”?
Forse siamo in tanti, più di quanti immaginiamo. Forse ci riconosciamo solo nello sguardo di chi, dietro la maschera, porta la stessa fatica.
Forse le maschere ci hanno protetto, per un po’. Ma la leggerezza più grande arriverà quando, uno dopo l’altro, troveremo il coraggio di lasciarle cadere. Perché la verità non è mai un difetto: è la sola possibilità di respirare davvero.
🌙🌕 Io ci provo, sempre. E se fallisco, so che avrò imparato qualcosa di nuovo. Ogni tentativo è un passo, e forse la prossima volta, o quella dopo ancora, riuscirò meglio. A volte penso che con un’attrezzatura diversa sarebbe tutto più semplice, ma poi mi ricordo che ciò che conta è l’impegno che ci ho messo, non la perfezione del risultato.
Questi scatti alla luna non nascono da trucchi digitali: per me sono pura magia. Una magia fatta di pianificazione, di tentativi interrotti, di delusioni, di litri di nafta e chilometri in macchina per inseguirla, di ore di sonno sacrificate, di cieli che si chiudono all’improvviso.
Eppure, quando finalmente la catturo, sento che non è solo una fotografia. È la testimonianza di un cammino, di una passione che non si arrende, di un amore che resiste alla fatica.
In fondo, non sto solo fotografando la luna: sto fotografando anche la parte di me che continua a crederci, nonostante tutto. 🌕🌙
Chissà quante storie ascolti, cara acqua…
Che tu scorra come fiume, ti getti impetuosa in cascata, ti faccia specchio in un lago, o respiri nell’infinito del mare…
Quante parole ti hanno affidato in silenzio:
confessioni sussurrate, segreti custoditi, grida di rabbia, preghiere disperate, canti di gioia.
Forse, a volte, ti stanchi anche tu.
Di ascoltare pesi che non ti appartengono, di sentire il dolore che ti sfiora, di portare in te ogni emozione che ti è stata consegnata.
Eppure resti lì, instancabile.
Cara acqua, che lavi via le ferite invisibili, che purifichi l’anima, che cancelli le tracce e insieme le conservi nella tua memoria profonda…
Tu, custode silenziosa delle anime e dei ricordi, sai dove nascondere le parole che non possono essere dette, e come cullare le ferite finché smettono di bruciare.
Accogli tutto senza giudizio.
E mentre scorri, porti lontano ciò che non serve più,
lasciando dietro di te un silenzio nuovo,
pulito come il primo respiro del mondo.
La mia rinascita invisibile
Non c’è stato un momento preciso in cui ho sentito di rinascere.
Nessuna scena da film, nessuna svolta eclatante.
È accaduto in silenzio, come fioriscono certi boccioli al mattino presto, quando nessuno guarda.
Un battito alla volta, un pensiero alla volta, un respiro in più che ha iniziato a farmi sentire viva.
Per tanto tempo ho creduto che per cambiare servisse rivoluzionare tutto.
Fuggire, strappare, cancellare.
Invece no.
La mia rinascita è arrivata piano, nei dettagli.
Nei piccoli gesti quotidiani che prima facevo per abitudine e poi, poco a poco, hanno iniziato a profumare di scelta.
Nel modo in cui ho ricominciato a guardarmi allo specchio, non più per cercare ciò che mancava, ma per riconoscere ciò che c’era.
Ho imparato a parlarmi con più gentilezza.
A perdonarmi certi errori.
A non confondere più la mia identità con i ruoli che ricopro.
Sono madre, sì. Sono moglie. Ma sono anche altro. Sono una donna.
Una persona con una storia, un cuore che merita di essere ascoltato, un corpo che ha diritto di sentirsi abitato.
Ci sono stati giorni in cui mi sentivo come un’ombra dentro casa mia.
Presente, ma invisibile.
E ora, invece, comincio a sentirmi. A esserci davvero.
Non è stato semplice. A volte non lo è nemmeno adesso.
Ci sono giorni in cui torno a inciampare, in cui il silenzio pesa.
Ma so fermarmi, respirare, chiedermi con sincerità: “Di cosa hai bisogno, adesso?”
Questa è la mia rinascita.
Non ha clamore, ma ha cura.
È fatta di passi piccoli e profondi.
Di scelte nuove che partono da dentro, non per dimostrare, ma per sentirmi bene con me stessa.
Sto imparando a non chiedere più il permesso per essere felice.
A non rincorrere approvazioni.
A lasciare spazio alle cose che mi nutrono, alle persone che mi fanno bene.
Sto imparando a bastarmi, ma senza chiudermi.
Ad aprirmi, con dolcezza.
A ricominciare, senza più annullarmi.
La mia rinascita non ha un nome preciso, ma ha un volto familiare: il mio.
Una voce che ha ritrovato il coraggio di esistere, e finalmente… di parlare piano, ma chiaro.
Alice: Un sogno non può essere reale
Il cappellaio: Chi può dire cosa lo é o cosa non lo é ? - dal film “Alice nel paese delle meraviglie”
"Penso che le persone vengano qui per la stessa ragione per cui noi siamo qui. Alla ricerca di qualcosa. Anche se non sappiamo cosa. Qualcosa di più. Qualcosa da ammirare. Un posto a cui appartenere. Siamo qui per vagare nelle storie di altre persone, cercando la nostra."
Erin Morgenstern - Il mare senza stelle
Se ti è capitato di non sentirti abbastanza, sappi che non è colpa tua, non sei tu ad avere qualcosa che non va.
Semplicemente questo accade quando ti rivolgi a persone che non ti fanno sentire importante, non riconoscono il valore della tua presenza nella loro vita e ti danno per scontato.
Il problema sono loro, non tu.
Allontanati e liberatene senza voltarti indietro e concedi il tuo affetto soltanto a chi è grato di averti al proprio fianco, d'ora in poi.
Meriti qualcuno che ti apprezzi e dimostri quanto tiene a te, non accontentarti di niente di meno.
Le persone silenziose sono quelle che hanno tanto da dire. Non stanno in silenzio per paura di parlare ma parlano solo con chi è in grado di capire.