Questo testo è stato scritto e pubblicato su facebook da Maurice Fay, scrittore queer, e io sottoscrivo e faccio mia OGNI. SINGOLA. PAROLA
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Chiedo scusa in anticipo. 🙏🏻
Sarà un post lungo e scomodo.
Ma il Pride DEVE essere scomodo. E deve essere sopra le righe. E deve sembrare un eccesso. E, forse, una carnevalata.
Perché l’espressione è il contrario del silenzio. E il silenzio è un’arma molto forte. Ricordate la puntata di Buffy e degli uomini eleganti?
Metafora gigantesca, eh?
Se ci omologhiamo all’idea edulcorata di LGBTQ+ alla Ozpetek, che piace tanto ai borghesi, il primo vero danno lo facciamo a noi e a chi verrà dopo di noi.
Perché se ci “arrendiamo” al silenzio e a una versione “soft” di noi, per non “scomodare” e sconvolgere nessuno, sappiate che non finirà lì.
Sarà: oggi cerca di essere meno sopra le righe, meno carnevalata se vuoi far valere diritti.
Domani sarà: adotta questo dresscode se vuoi sfilare.
Dopodomani sarà: non fare questo in pubblico. Anzi, guarda, evita del tutto.
E pezzetto per pezzetto ci ridaranno il silenzio.
Relegandoci nell’ombra.
È come il discorso: mamma mia, che palle, su Netflix tutti queer.
Leopardi era queer. Andersen ha scritto la sirenetta dopo essere stato rifiutato da un uomo. Emily Dickinson non era cogitabonda e amante della solitudine. Era lesbica e aveva una storia con sua cognata, la moglie di suo fratello.
La lista potrebbe continuare all’infinito. La comunità queer ha creato arte, letteratura, spettacolo, intrattenimento, moda e chi più ne ha più ne metta.
Siamo la creatività.
Siamo l’espressione.
E non ci viene neppure riconosciuto.
Prendete una cosa a caso che abbia a che fare con l’arte e ci troverete una persona LGBTQ+ dietro. Fatelo ora. Provate.
La storia, però, l’ha sempre nascosto.
Perché non è bene.
Perché non è normale.
Normale è uomo più donna. Ma la donna dietro. Anzi, meglio se in cucina.
No.
Mi spiace.
Ma se anche noi portiamo avanti questa narrativa dei bei vecchi tempi in cui i phrocy erano meno sopra le righe, e si stava meglio quando si stava peggio, facciamo proprio l’interesse loro.
A essere accomodanti e poco scomodi stiamo permettendo a Adinolfi di presenziare sventolando la bandiera di ISR43L3, insieme al Popolo della Famiglia e dei gay conservatori. Persone che dicono che di diritti ce ne sono fin troppi.
Giacché possiamo guidare e avere accesso al servizio sanitario nazionale dovremmo ritenerci fortunati… sì, certo… come no.
Io non starei a preoccuparmi delle maschere da puppy play, piuttosto mi preoccuperei del fatto che a uno dei pride italiani venga spruzzato spray al peperoncino addosso a bambini di famiglie arcobaleno senza che ci sia indignazione pubblica, generale, sistemica.
Chi decide a quali bambini sia accettabile spruzzare spray al peperoncino contro?
Direi che la risposta corretta e umana dovrebbe essere: a nessun bambino!
Mi preoccuperei che oggi ha più risonanza qualcosa come il dresscode, piuttosto che oppressori e sostenitori di oppressori che sfilano liberamente a un corteo – letteralmente – contro ogni tipo di oppressione (anche l’oppressione del buoncostume. Che, storicamente, è stato uno dei primi sistemi di oscurantismo perpetrato nei confronti della comunità queer).
Preoccupiamoci perché la comunità sta iniziando a mozzicarsi a vicenda. Perché un sistema si smantella se, in primis, lo si divide.
Restiamo scomodi, per cortesia.
E se qualcuno dei nostri prova disagio e non si sente più rappresentato, che tiri fuori un po’ di nerbo. Che vada a sfilare per portare la propria unica e inimitabile rappresentazione.
Perché più siamo morbidi oggi, e più sarà difficile per chi verrà dopo di noi domani.
È un dovere.
Dobbiamo rendere meno accidentato il percorso di chi verrà dopo di noi.
Se i vostri amici o le vostre amiche vivono disagi e non si sentono più rappresentati, rassicurateli.
Ma non siate morbide.
Perché se avallate e validate le loro paure/incertezze/dubbi, fate l’interesse di chi i diritti li vuole togliere ai vostri amici.
E non sono quelli con le maschere da cani a volerlo. Ve lo assicuro.
I vostri amici e le vostre amiche hanno la fortuna di avere persone meravigliose accanto.
Ricordate loro la forza di essere scomodi!
Il disagio a partecipare si radica e sboccia dentro gli individui perché la società è riuscita a insinuarlo.
Un singolo che si sente oppresso e non presenzia e non sfila è l’esatto risultato di chi vuole che non lo faccia.
Non è il risultato di una maschera da puppy play.
Non spostiamo il focus. ❤️
Se proviamo disagio è perché ha attecchito.
Perché la narrativa e la disumanizzazione che stanno perpetrando nei nostri confronti da anni (secoli, in realtà) stanno funzionando. Di nuovo.
Il problema non sono le maschere da cane e gli harness borchiati.
Il problema è il disagio.
È la vergogna.
E se stanno riuscendo a farci vergognare dei nostri fratelli e delle nostre sorelle LGBTQ+ per le loro scelte o per come sono vestiti, vuol dire che stanno già vincendo.
Vuol dire che dobbiamo essere più scomodi.
Riprendiamoci l’arcobaleno, perché iniziano a sentircisi un po’ troppo a loro agio.
Ci si sentono talmente tanto che stanno ricominciando a dirci come dobbiamo sentirci e stiamo credendo a quello che dicono.














