Milano è sempre più the place to be: lo vediamo in questi giorni, con l’inaugurazione del MiArt, e a partire dalla prossima settimana con la seconda (in ordine meramente temporale) big big fair
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Milano è sempre più the place to be: lo vediamo in questi giorni, con l’inaugurazione del MiArt, e a partire dalla prossima settimana con la seconda (in ordine meramente temporale) big big fair
Pietro Geranzani alla seconda personale da Area35 a Milano: "L'Europa durante la pioggia" , una produzione “totale”, fra opere inedite e opere storiche
“L’Europa durante la pioggia”, un mitologema della supercontemporaneità, che se ne fotte del belcanto in pittura.
Agostino Tassi, Guercino, Stanza dell’Aurora, affresco, 1621, Casino dell'Aurora Ludovisi, Roma
AGOSTINO IL PITTORE DEI POTENTI CHE VIOLENTÒ ARTEMISIA
Agostino Tassi uomo iracondo e violento ma geniale pittore, i cui meriti vennero riconosciuti dai collezionisti dell’epoca che erano i cardinali e i granduchi: il libro non prende le sue difese di uomo (totalmente indifendibile), ma lo colloca nel novero degli artisti ingiustamente trascurati dalla storia. E naturalmente lo stesso merito viene anticipato ad Artemisia Gentileschi, su cui ovviamente il libro non si sofferma se non per trattare quella parte di vita in cui due strade si incrociano per una volta, quella di una grandissima pittrice, richiestissima dalla committenza, “anarchica”, libera e anticonformista e quella del Tassi, fatta esattamente allo stesso modo.
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FRA ERETICI E SANTI LA “RINASCENZA” DELLA PITTURA BATTE UN COLPO, ANZI DUE
Se non avessimo tema di far incazzare il professor Massimo Cacciari, diremmo che lo “stile” di Sergio Padovani è sempre stato “epocale”, ad ogni passaggio di un’ evoluzione pittorica fatta di stadi, fasi, chiamateli come vi pare, ciascuno caratterizzato da un’intrinseca peculiarità che lo differenzia dal precedente e che lo rende la premessa del successivo: insomma, è il segreto del successo in arte: rivoluzione nella riconoscibilità, cambiare sempre restando fedeli a se stessi. CONTINUA A LEGGERE:
La pagina oggi del #ilgiornaleoff con una intervista di @almamanera a #elisabettaarmiato un editoriale sulla #cultura di #alessandrogiuli e due articoli di @emanuele_beluffi su #MaurizioTemporini e…
Dopo le mostre a Milano e Como l’abbiamo rivisto settimana scorsa a Padova all’ottava edizione di Future Vintage, primo e per ora unico festival sulle tendenze contemporanee della moda e della comunicazione che strizza più di un occhio all’arte contemporanea, al design e alla fotografia. Tu chiamalo lifestyle se vuoi.
“1980-2030, le coordinate temporali di un percorso inedito”, questo il payoff ufficiale, “arte, moda, design di un passato che non è mai stato così avanti” e insomma: le connessioni fra i passati possibili e i futuri altrettanto possibili.
Ecco allora che Maurizio Temporin, regista, scrittore, sceneggiatore visionario e còlto, che ha da poco fatto il suo ingresso nel pazzo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo delle arti visive con le sue Cinestesie, non poteva non esserci, in quella specie di altroquando ubicato in qualche luogo nel tempo, con una mostra curata da Francesca Martire.
Ma di cosa stiamo parlando?, si chiederà il rispettato lettore.
FUTURE VINTAGE FESTIVAL | CINESTESIE DI MAURIZIO TEMPORIN
AL FUTURE VINTAGE FESTIVAL: IL CINEMA DELL’ALTROVE ASSOLUTO, a cura di Francesca Martire
Maurizio Temporin, già scrittore e regista, con le CINESTESIE fonde le due parti della sua creatività in un unico fotogramma mentale. Le opere, che appaiono come vecchi manifesti cinematografici sgualciti dalle intemperie, sono locandine supersiti, pezzi unici di un museo del cinema nell’altrove assoluto.
Se la storia del cinema -e ancora prima quella del mondo- fossero andate diversamente, i grandi registi sicuramente avrebbero realizzato film diversi da quelli che conosciamo. Questo è quello che raccontano le CINESTESIE; scambi di ruolo tra i narratori della macchina da presa, ma soprattutto
sono uno scorcio onirico su quel possibile che non è mai stato, uno specchio dell’immaginazione di ciascuno, in cui le storie a noi note vengono riscritte e raccontate in modo esclusivo a chi osserva.
Le sue Cinestesie hanno anche fatto sorridere Giorgio Armani, tanto da suggerirne due, Léa Seydoux e Thomas Hiddleston diretti da François Truffaut e Michael Fassbender e Scarlett Johannson davanti alla cinepresa di Alfred Hitchcock.
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JENS LORENZEN | WALL IV NELLE SALE DEL MUSEO DI KENNEDY A DALLAS
Dalla prestigiosissima Bild una news formidabile su Jens Lorenzen, un artista di cui ci siamo già occupati
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Purtroppo Francesco Bonami mi ha preceduto, non solo a livello lavorativo ma anche editoriale: il suo penultimo libro si intitola come questa rubrica. Nel senso, questa rubrica ha lo stesso titolo …
Oggi una lunga intervista, in cui la curatrice globetrotter Camilla Boemio e il sottoscritto si sono un po' stuzzicati ma sempre civilmente sul ruolo degli artisti e sull'utilità dell'arte
CARLO CALDARA | TRUE STORY | INTERNAZIONALE D’ARTE LA BIENNALE DI VENEZIA
Carlo Caldara lavora con il criterio della presenza simultanea di immagine a parola. E le sue parole sono frasi brevissime che hanno il sapore di sentenze.
Le opere presenti In “True story” sono ispirate dal corto circuito che si è creato tra la realtà vissuta e la cosl detta realtà virtuale, dei media, del web e dei social network. E, secondo Carlo Caldara, una storia per essere vera non ha bisogno di essere vissuta nel mondo reale, esiste una realtà virtuale che può essere ugualmente vera.
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SABATO 2 SETTEMBRE LO SCRIVENTE TERRA', FORSE CHE SI' E FORSE CHE NO O FORSE QUENEAU, UNA CONCIONE ALTRIMENTI DETTA PRESENTAZIONE AL MUSEO CIVICO DI BASSANO DEL GRAPPA: FINISSAGE DELLA MOSTRA DAL TITOLO WERTMÜLLERIANO PAINTINGS. PERCORSI NELLA PITTURA CONTEMPORANEA DA UNA COLLEZIONE PRIVATA E PRESENTAZIONE (APPUNTO) DEL PREGIATISSIMO CATALOGO CON TESTI DI CAMILLO LANGONE, ALESSANDRO RIVA E DEL SOTTOSCRITTO
ATMAN. ROBERT GLIGOROV | PADIGLIONE TIBET | CÀ ZENOBIO, VENEZIA | MAGGIO-AGOSTO 2017
Atman in sanscrito significa “soffio vitale”, termine che viene anche tradotto come pronome riflessivo della terza persona “Sè“.
Robert Gligorov ha scelto proprio questo termine per denominare la sua grande installazione a Ca’ Zenobio degli Armeni all’interno del Padiglione Tibet, allestita come evento collaterale alla 57ma Biennale d’Arti Visive di Venezia.
Il padiglione tibetano ospita una gigantesca mostra collettiva promossa e curata da Ruggero Maggi, un appuntamento biennale che si ripete da molti anni. In questo contesto Atman, progetto curato nello specifico da Luca Pietro Acquati, ha avuto un grandissimo impatto visivo ed emotivo, che non ha lasciato indifferente il pubblico, andando a toccare tematiche di estrema importanza e delicatezza.
Gligorov non è nuovo a provocazioni e a gesti eclatanti, a volte al limite della tolleranza; artista controverso ed eclettico, con questa installazione ha voluto mettere in discussione parecchi luoghi comuni e prese di posizione ormai consolidate ed inattaccabili. Inevitabili sono state dunque alcune reazioni violente seguite da accese polemiche.
Ma qual è stata la vera causa che ha originato questa ondata di indignazione?
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Federica Landi, oltre ad essere artista, è anche docente presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e co-fondatore di Riu, (uno spazio indipendente dedicato alla ricerca nel campo dell’ar…
ARTICOLO PUBBLICATO SU ilGiornale OFF Dite la verità, se solo fino a qualche anno fa vi avessero parlato di uomini femministi avreste pensato a una variante moderna dei femminielli, oppure vi sares…
ARTICOLO PUBBLICATO SU ilGiornale OFF Al momento di saldare il conto dell’idraulico di solito cosa fate? Gli corrispondete il dovuto per il lavoro svolto o lo liquidate dicendogli che il suo proget…
il lavoro culturale viene percepito come un servizio di soggetti che se li paghi a babbo morto non sgomitano lungo la Main Street col gessato da mafioso per riscuotere il credito.
ARTICOLO PUBBLICATO SU ilGiornale OFF Gli artisti italiani, segnatamente pittori, nati negli anni Novanta del secolo scorso, anni di crossover in musica, “cannibalismo” nelle lettere …
Palermo, dal 7 luglio al 10 settembre 2017 ZAC – Zisa Zona Arti Contemporanee Via Paolo Gili 4 Inaugurazione: venerdì, 7 luglio alle ore 19.00 A cura di Davide Sarchioni e Lorenzo Calamia Palermo h…
Silvia Beltrami, Rave party, 70x100 cm, collage su faesite, 2016
SILVIA BELTRAMI | PUNTI DI FUGA | INTERVISTA DI ANNALISA D’AMELIO
La realtà di Silvia Beltrami è un processo di selezione, che suggerisce associazioni inedite grazie a frammenti e immagini che costruiscono nuove narrazioni.
Narrazioni individuali e collettive in una grande esplosione di carta e d’immagini riprese da giornali che costellano il nostro quotidiano e che rappresentano il nostro vivere, i nostri campi d’interesse, il nostro solo ed effimero guardare attraverso uno spazio e in un tempo talmente veloce da essere a volte indefinibile. La Beltrami riporta sul suo piano di lavoro, un concetto di “nuovo mondo”.
In occasione del nostro incontro, le ho rivolto qualche domanda.
Punti di fuga, perché?
Perché rappresenta il punto di vista del progetto, della prospettiva e il concetto di evasione della realtà.
L’arte per te è evasione?
Sì, l’arte per me è evasione. Mi aiuta a riflettere sulla nostra realtà contemporanea. Per questo mi occupo dei cambi generazionali che sono lo specchio della nostra società e delle nuove generazioni. Anche perché, i giovani, da quel che vedo, sono alla ricerca di un consolidamento d’identità.
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