I vecchi bravi sono morti giovani
"Firenze è la più bella città della Penisola perché lì gli italiani ci accolsero sparandoci dai tetti."
Generale Harold Alexander, comandante supremo delle forze alleate del Mediterraneo
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I vecchi bravi sono morti giovani
"Firenze è la più bella città della Penisola perché lì gli italiani ci accolsero sparandoci dai tetti."
Generale Harold Alexander, comandante supremo delle forze alleate del Mediterraneo
L'ultimo fascista in città
Si era messo all'ombra il sudicio. Proprio davanti alla facciata della chiesa, sul sagrato. Bello impettito, in posa, coi baffetti da attore e il fazzoletto rosso e il mitra a tracolla. Il suo bel mitra americano. Ma gli ha detto male. L'ho messo nel mirino e ce l'ho lasciato, su quel sagrato. Sono saltato sui tetti contigui, ho fatto quasi due isolati. Per fortuna sono vicini. Sono stanco morto. Non dormo da due giorni. Il fucile comincia a pesarmi. Mi fermo e mi accuccio nel lato interno di un cornicione. Dio come picchia il sole d'agosto. Madonna che sete. Erano scesi in piazza ad accogliere una pattuglia di americani. Una piccola folla. Dicono che quando arriva il grosso delle truppe sfilano e regalano sigarette e cioccolata. E tutti che gli gettano fiori, che applaudono. Quelli che ieri li hanno bombardati. Gli italiani applaudono tutti. Una piccola folla dicevo, e una pattuglia alleata, e due col fazzoletto rosso e un carabiniere. Boni, anche quelli. Con due fucilate li ho rimandati tutti a casa. La cioccolata domani. Non ho ammazzato nessuno. Io non sparo sui civili. I banditi hanno cominciato a strepitare, a ordinare di di chiudere tutte le finestre e le persiane, poi di aprire le persiane e chiudere i vetri, poi di spalancare tutte le finestre e non affacciarsi. Ma io mi ero già dato. Ho visto i volantini che abbiamo lasciato. Non avevo fatto in tempo a leggerli. C'era scritto: “ Noi ritorneremo! Fra breve tempo, noi sferreremo l’offensiva, e sarà in quel momento che gli italiani fedeli alla Patria saranno compensati, sarà in quel momento che i traditori avranno la risposta che meritano. Noi non dimenticheremo nessuno di loro. Osservateli e ricordatevi dei loro nomi e del loro tradimento. Dio punirà i traditori e ricompenserà i fedeli ed i costanti.” Che risate. Non c'è più nessuno invece. Tutti morti, tutti presi. Altri ancora hanno mollato. Sono l'ultimo fascista in città. Doveva arrivare un battaglione di paracadutisti tedeschi. Li hanno bloccati. Hanno le armi anticarro. I rivoluzionari con le armi anticarro pensavo. Americane. Mi veniva da ridere. Ma tant'è, li hanno fermati. Cosi ha detto la radio. Poi hanno ammazzato il radio-telefonista. I volantini del CLN invece dicono che ora i patrioti sono loro e i banditi siamo noi. Il mondo si è rovesciato. Chissà dove sei Mirella. Ti troverai un tanghero col fazzoletto rosso e di me nemmeno parlerai più. Mi terrai nascosto come si fa con i segreti. Meglio cosi bella mia. Meglio cosi che rapata e in catene. Adiòs, si diceva in Spagna. C'è un abbaino su tetto, scivolo dentro, qualche santo sarà. La stanza è vuota. Anche il soggiorno accanto è vuoto. Nell'altra camera invece c'è un partigiano morto. Con un buco in fronte. E una mitragliatrice attaccata alla finestra. Che fortuna, penso. Nel fucile mi rimaneva una palla sola. Mi metto i vestiti del morto. Mi sfilo gli stivali, ho le piaghe sotto i piedi. Mi metto le scarpe del morto. La sua pistola tedesca e la fascia del CLN me li infilo in tasca. Torneranno buoni. Mi sfilo la camicia nera stracciata e macchiata di sangue. Sono in ritardo rispetto al resto del paese. Ma io faccio per finta. Mi guardo allo specchio. Ho la barba lunga, gli occhi scavati. I capelli sporchi. Mi siedo sul letto. Non mi sdraio, se no crollo. Nel soggiorno trovo dell'acqua. Bevo, avidamente. Torno in camera e accarezzo la mitragliatrice. È una Breda Modello 37, calibro 8 mm, fino a 460 colpi al minuto, più di un chilometro di gittata. Una scia di rossi spagnoli, di inglesi, di americani e di russi sulla coscienza. Con questa si può fare una bella festa. Due caricatori pieni. Chi si rivede, le sussurro. Mi apposto alla finestra. Aspetto. Appena hanno sfondato il fronte e si è saputo che i tedeschi non passavano qualcuno ha deciso di arrendersi. Roba da pazzi. Se arrivano prima quelli degli inglesi sei fottuto. Fottuto per fottuto non mi arrendo. Tanto sono morto lo stesso. Sono un franco tiratore dicono. Mica male come nome. La finestra da su una piazza interna. È deserta. Arriva una coppia di inglesi. No, sono americani. Un caporale e un soldato. Metto il caporale nel mirino, lo fulmino. Il soldato si guarda intorno smarrito. Corre via urlando nel vicolo. Arriva sgommando una jeep. Ma non li accolgo col fucile. Una tempesta di piombo e di fiamme gli piove addosso dalla mia finestra. Canta mitraglia la rumba fulminante/chè legionari siam di Mussolini. Quando ho finito il primo caricatore non si distingue la jeep dagli occupanti. Il secondo lo lascio li. Ho deciso che tolgo il disturbo. Stanno arrivando i rinforzi. Peccato non poter portar via la Breda. Vorrei baciarla, ma ancora brucia. Mentre esco dal retro mi fermo ad ascoltare. Stanno sparando come pazzi con le mitragliatrici. Ma contro una finestra vuota. Vado, prima che circondino l'edificio. “Questo comando dispone: contro i franchi tiratori che sparano dalle finestre è perfettamente inutile rispondere con azioni di fucileria e di mitra dalle strade. Se non è possibile assaltare l’abitato e penetrarvi dentro per eliminare il nucleo nemico, conviene desistere dall’azione mantenendo la vigilanza sull’abitato stesso.” Ordine del comando del CLN di Firenze, Agosto 1944 Potrei provare a raggiungere il mare, corrompere qualcuno, imbarcarmi per la Spagna. Da li potrei scrivere ai parenti in Argentina. Mi piacerebbe vedere Buenos Aires. Quasi non me lo ricordo com'è una città non bombardata. Ma è più probabile che finisca con una scarica di piombo in corpo e un cartello al collo con su scritto leone di Mussolini. Steso sul selciato. Parecchio più probabile. Faccio come facevano loro nelle città. Li prendo alle spalle. Sparo e sparisco. Mi mimetizzo. E loro mi cercano. Ora sono io il terrorista. Il mondo si è rovesciato. Sbuco da un angolo, infilo in un vicolo. Mi confondo tra la folla. Ho il fazzoletto rosso al collo. Entro in un osteria piena di fazzoletti rossi. Qualcuno mi saluta col pugno chiuso. Mi avvicino al bancone. Vino, compagno, dico all'oste. La gente intorno a me parla dei fascisti figli di cagna che sparano dai tetti. Bevo il mio vino. Mi siedo a un tavolaccio di legno, il bicchiere di rosso è diventato un quartino, non ho altro in corpo, un senso di torpore si unisce alla stanchezza. Mi accascio sul tavolaccio, ma solo per un attimo. Mi faccio riempire di grappa la mia fiaschetta dell'Armata Rossa. Sei stato in sul Don, mi fa uno, che mi aveva già notato. Mica vero. Mi sono fatto la Spagna l'Albania la Grecia il Nord Africa. La Russia me la sono scampata. Ora i russi sono alle porte. I russi di qui. È un ricordo gli dico. Il ricordo di uno che ho steso. Ma questo me lo tengo per me. Esco Il tipo mi segue a distanza. Da solo. Povero bischero. L'hai fatta la tua. Faccio finta di nulla. Svicolo, infilo in un portone. Aspetto. Lo sento correre. Spunta da dietro l'angolo col mitra spianato. Esco dal portone, sparo. Tre volte. Il tipo è a terra, morto. Mi avvicino. Lo riconosco. C'era il suo ritratto in caserma. È un tipo famoso, un commissario politico. Gli prendo il mitra, uno Sten inglese. Riprendo il portone, salgo su per le scale. Sfondo la porta più in alto. C'è una donna dentro la stanza, con un bimbo piccolo in collo. Hai ammazzato un partigiano mi dice. Ti ho visto. Sparisci, va via, rispondo. Poi mi affaccio alla sua sua finestra. Non so se da quassù lo Sten ha tiro utile, guardo in basso. Ma stavolta il gioco non riesce. Mentre finisco di girarmi, sulla destra, davanti a me, c'è una finestra più alta. Alla finestra c'è un fucile Garand americano. Mi hanno scoperto. Il Garand fa fuoco. La fucilata mi ha sfondato la spalla e sbattuto contro il muro. Sono coperto di sangue. Ci siamo. Doveva succedere. Li sento arrivare su dalle scale. Con la sinistra armo il cane della pistola. Si affacciano. Sparo. Li manco. Li sento sbraitare. Una bomba tiragli. Non ce l'hai una bomba? Macché bomba e bomba. È ferito. Arrenditi mi grida. Mi arrendo rispondo. Si affacciano. Sparo. Sparo ancora. La pistola fa clic. Entrano e mi riempiono di calci. Hanno gli scarponi militari. Me le danno anche coi calci dei fucili. Cerco di coprirmi la faccia. Non voglio morire con la faccia rotta. Aspetta aspetta dice uno dei due. Se no muore qui. Portiamolo giù, mettiamolo al muro. Mi tirano su bruschi,mi fa un male cane. Sento il sangue in bocca. Forse mi è andata bene. Forse non mi torturano. Vuoi fumare un ultima sigaretta mi dice un fazzoletto rosso. No preferisco finire la mia fiaschetta di grappa dico. Di fumare ho smesso in Spagna. In Spagna, dice. Mi avevano preso i rossi e ho fatto voto alla madonna che se mi salvavo smettevo di fumare dico. Stavolta t'ha detto male dice. Stavolta non c'è madonne. Prova a far voto dismettere di bere dice. Sorrido. No, no, dico. Fucilatemi. Mi hanno chiesto nome e grado, mi hanno chiesto se volevo un processo da un tribunale del popolo. Gli ho detto di sbrigarsi, ma che si processano i soldati? Il mondo si è rovesciato. Mi hanno chiesto se volevo un basco delle Brigate Nere. Si, certo, non voglio essere fucilato in abiti civili. Mi hanno legato al palo. Ho pensato a qualcosa da gridare come ultime parole, ma mi sono venute in mente solo oscenità. La benda non l'ho voluta. Cerco di guardarli negli occhi ma vedo solo il riverbero del sole sulle canne dei fucili. La piazza è in penombra. Trattengo il respiro. Sparano.
I fucilati di Firenze
I ragazzi seduti sui gradini di S. Maria Novella, la piccola folla di curiosi raccolta intorno all’obelisco, l’ufficiale partigiano a cavalcioni dello sgabello ai piedi della scalinata della chiesa, coi gomiti appoggiati sul tavolino di ferro preso a qualche caffè della piazza,la squadra di giovani partigiani della divisione comunista “ Potente “, armati di mitra e allineati sul sagrato davanti ai cadaveri distesi alla rinfusa l’uno sull’altro, parevano dipinti da Masaccio nell’intonaco dell’aria grigia. Illuminati a picco dalla luce di gesso sporco che cadeva dal cielo nuvoloso, tutti tacevano, immoti, il viso rivolto tutti dalla stessa parte. Un filo di sangue colava giù per gli scalini di marmo.I fascisti seduti sulla gradinata della chiesa erano ragazzi di quindici o sedici anni, dai capelli liberi sulla fronte alta, gli occhi neri e vivi nel lungo volto pallido. Il più giovane, vestito di una maglia nera e di un paio di calzoni corti, che gli lasciavano nude le gambe dagli stinchi magri, era quasi un bambino.C’era anche una ragazza fra loro: giovanissima, nera d’occhi, e dai capelli, sciolti sulle spalle, di quel biondo scuro che s’incontra spesso in Toscana fra le donne del popolo, sedeva col viso riverso, mirando le nuvole d’estate sui tetti di Firenze lustri di pioggia, quel cielo pesante e gessoso, e qua e là screpolato, simile ai cieli del Masaccio negli affreschi del Carmine.Quando avemmo udito gli spari, eravamo a metà via della Scala, presso gli Orti Oricellari. Sboccati sulla piazza, eravamo andati a fermarci ai piedi della gradinata di Santa Maria Novella, alle spalle dell’ufficiale partigiano seduto davanti al tavolino di ferro.Al cigolio dei freni delle due jeep, l’ufficiale non si mosse, non si voltò. Ma dopo un istante tese il dito verso uno di quei ragazzi, e disse:- Tocca a te. Come ti chiami?- Oggi tocca a me - disse il ragazzo alzandosi - ma un giorno o laltro toccherà a lei.- Come ti chiami ?- Mi chiamo come mi pare...- O che gli rispondi a fare a quel muso di bischero, gli disse un suo compagno seduto accanto a lui.- Gli rispondo per insegnargli l'educazione, a quel coso - rispose il ragazzo, asciugandosi col dorso della mano la fronte madida di sudore. Era pallido, e gli tremavano le labbra. Ma rideva, con aria spavalda guardando fisso l'ufficiale partigiano.A un tratto i ragazzi presero a parlar fra loro ridendo.Parlavano con l'accento popolano di San Frediano, di Santa Croce, di Palazzolo.L’ufficiale partigiano alzò la testa e disse:- Fa presto. Non mi far perdere tempo. Tocca a te.- Se gli è per non farle perdere tempo - disse il ragazzo con voce di scherno - mi sbrigo subito -E scavalcati i compagni andò a mettersi davanti ai partigiani armati di mitra, accanto al mucchio di cadaveri, proprio in mezzo alla pozza di sangue che si allargava sul pavimento di marmo del sagrato.- Bada di non sporcarti le scarpe ! - gli gridò uno dei suoi compagni, e tutti si misero a ridere.- Jack e io saltammo giù dalla jeep.- Stop! - urlò Jack.Ma in quell’istante il ragazzo gridò: - Viva Mussolini ! - e cadde crivellato di colpi .
Noi non vi abbandoniamo. Noi non vi dimentichiamo
I nostri soldati sono ancora in India, il nostro pseudo Ministro degli Esteri fa orecchie da mercante. Non abbassiamo la guardia.
La consegna è quella di morire sul posto
Agosto è il mese degli eroi di Firenze. Vent'anni son pochi per morire, ma è meglio crepar per vivere che vivere per morire.
Ho amato la mia patria più della mia anima
Si chiamava Walter Jonna. Capitano della X flottiglia Mas, tre croci al merito di guerra, arruolato volontario a 17 anni, da ragazzo scampò a due fucilazioni già in esecuzione. Ma vi sembra possibile che nell'agosto bastardo del 2013 un signore muoia dicendo: "Ho amato la mia patria più della mia anima"?
Fino all'ultimo
E' venuto a mancare questa notte Gianmaria Guasti. Combattente della RSI nella divisione Monterosa, autore di Caino e Caino - Memorie e testimonianze di un ex combattente della RSI 1943-45, Patriota.
Corteo per Carlo Falvella
I 7 princìpi del Bushido
義, Gi: Onestà e Giustizia
Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
勇, Yu: Eroico Coraggio
Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.
仁, Jin: Compassione
L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e se l'opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.
礼, Rei: Gentile Cortesia
I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.
誠, Makoto o 信, Shin: Completa Sincerità
Quando un Samurai esprime l'intenzione di compiere un'azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l'intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di "dare la parola" né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.
名誉, Meiyo: Onore
Vi è un solo giudice dell'onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.
忠義, Chugi: Dovere e Lealtà
Per il Samurai compiere un'azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.
Serse gli scrisse: 'Hai la possibilità di regnare su tutta la Grecia, se smetti di opporti agli dei e ti schieri con me'.
Egli mandò questa risposta: 'Se tu sapessi che cosa è una condotta di vita onorevole, rinunceresti a desiderare i beni altrui: per me è preferibile morire per la Grecia piuttosto che regnare sui miei compatrioti'.
Plutarco ricordando Leonida
Continuano a fissarti
dal fantasma di un portone, fai paura anche da vinto, son vigliacchi senza nome.
Amici del vento - Ritorno
Vendere le Termopili per finanziare una Moschea in Ellade....
Debito complessivo immutato rispetto all'inizio della crisi (300 miliardi di euro), privatizzazioni che potrebbero coinvolgere la piana delle Termopili, simbolo della resistenza occidentale all'invasione, almeno seicentomila bambini che secondo le maggiori organizzazioni governative versano in condizioni di indigenza, suicidi da crisi che sfondano quota 2500 in un biennio, l'ombra di nuove tasse se le entrate preventivate dovessero essere inferiori alle attese. Ecco la Grecia all'era della troika, immobile di fronte alle ammissioni di colpevolezza da parte del Fmi (che ha fatto mea culpa per un errore da 9 miliardi) e che nonostante Berlino chieda di licenziare 20 mila dipendenti pubblici entro l'anno, non trova di meglio da fare che «immolare» un luogo sacro e straripante di storia come il teatro di Leonida e dei suoi 300 e spendere un milione di euro di soldi pubblici per realizzare una moschea nel quartiere ateniese di Votanikos. La notizia del tentativo di privatizzare quel fazzoletto di terra dove duemilacinquecento anni fa gli opliti spartiati sfiancarono le truppe di Serse, permettendo con quel sacrificio le successive vittorie greche di Salamina e Platea, è stata accolta con sdegno dai cittadini del comune di Lamia, che hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato. Mai e poi mai vorrebbero vedere «quel» luogo dove Leonida urlò «molòn lavè» agli Immortali persiani, trasformato in una fabbrica cinese o in un centro commerciale di qualche imprenditore bavarese. Inoltre sta provocando dure reazioni la prossima costruzione di una moschea in una delle zone ateniesi a ridosso dell'incantevole Keramikos, a poche centinaia di metri dal centro. La notizia stupisce, non tanto per il merito della decisione, quanto per i tempi: ma come, si chiedono sbalorditi commercianti e passanti riunitisi nel centro di Atene a due passi dal Parlamento, in un momento drammatico per il paese e per i dieci milioni di cittadini chiamati a tre tagli di pensioni e stipendi in ventiquattro mesi, lo Stato spende quasi un milione per una Moschea? Il Paese boccheggia, sulla lunga arteria autostradale che collega Atene a Salonicco le auto in movimento sono pochissime a causa della benzina verde ormai stabile a due euro al litro, i supermercati sono vuoti, l'Iva al 23% si fa sentire sui consumi crollati e sul ceto medio scivolato in massa verso ristrettezze indispensabili. Inoltre la gente comune si lamenta per una scelta antidemocratica che il governo ha adottato: ovvero inserire nella bolletta dell'elettricità la famigerata tassa sugli immobili, chiamata karatzi (l'Imu greca). Ma con la variante grottesca che ai morosi di quel balzello sulla proprietà privata, viene tagliata la luce. Una contingenza che «rende ancora più assurda la decisione di buttare tutti quei soldi per una Moschea» commenta Aris, proprietario di un distributore di benzina sulla chilometrica circonvallazione che circonda la capitale ellenica. La gente ormai si muove poco e quando lo fa sceglie i più economici bus provinciali o i treni regionali. «A questo punto - aggiunge - me ne andrò anch'io, magari in Germania. Ma è una vergogna che mentre centinaia di aziende chiudono e centomila dipendenti pubblici aspettano solo di essere licenziati dalla troika, il governo sprechi così tanto denaro». Giorni fa la firma del viceministro allo sviluppo, Stavros Kaloiannis, in calce allo sblocco definitivo dei finanziamenti che ha fatto infuriare anche gli ultraortodossi oltre che i deputati dell'estrema destra di Alba dorata. I «xrisìavghites» annunciano manifestazioni di protesta, convinti che non sia questa la strada per risolvere il nodo dei due milioni di immigrati presenti in Grecia. Anche perché il 95% della popolazione residente nel Paese è di religione greco-ortodossa. In tutto ciò ha giurato ieri il governo Samaras II, dopo l'abbandono da parte del democratico Kouvellis che non se l'è sentita di avallare la politica governativa prostrata, sic ed simpliciter, ai desiderata di Berlino. Quarantatre ministri conservatori e socialisti, attesi nei prossimi giorni da voto di fiducia in Parlamento, ma con la bocciatura preventiva di mercati e stampa internazionale.
Tutti vogliono ora «vivere» e godersi in sovrabbondanza
gli agi e le piacevolezze e senza neanche rendersene conto, diventano schiavi delle gioie mediocri, limitate ad un benessere superficiale.
Léon Degrelle
Fui un cercatore e ancora lo sono, ma non cerco più negli astri e nei libri:
incomincio a udire gli insegnamenti che fervono nel mio sangue.
Hermann Karl Hesse
In onta alla cautissima Flotta austriaca
occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d'Italia, che si ridono d'ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre a osare l'inosabile. E un buon compagno, ben noto - il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro - è venuto con loro a beffarsi della taglia.
Gabriele d'Annunzio - Beffa di Buccari
Un artigiano che assolve perfettamente alla sua funzione
è indubbiamente superiore ad un re che scarti e non sia all'altezza della sua dignità.
Julius Evola