Volo nei palazzi increspati del mare,
le turbine di una nave in lontananza muovono le onde.
Violenta mi infrango su un padiglione scuro e macchiato dal tempo. Le alghe si sono impossessate delle fondamenta e i rampicanti cercano l'aria su in alto, tesi al sole pallido.
Mi ritrovo avvinghiata ad un ramo fragile e delicato e provo ad aggrapparmi alla rientranza di una finestra.
Ci riesco, con tutto stupore, e mi arrampico a fatica.
Le saracinesche abbassate, una cortina di ferro a proteggere ogni spiraglio d'entrata, ma proprio quella finestra a cui devo la vita ha una crepa e tento di aprire una fessura tale da guardarci dentro.
La scosto, senza romperla. Non voglio turbare il proprietario di quella bizzarra dimora.
Riesco a scorgere finalmente un bagliore proveniente dall'interno, ci ficco l'occhio, curiosa e spaventata al contempo.
E là lo vedo, c'è un uomo riccio circondato da ricchezze scintillanti. E pure lui è scintillante.
Seduto su una sedia di legno, al chiarore di...
Scorgo meglio e vi son fiori colorati, piante tropicali e la luce è quella del sole di mezzogiorno. Inonda la stanza e viene da lui.
Si gira a osservare da dove viene il rumore del mio respiro strozzato. Si accorge di me.
Temo, in quel momento, per la mia imprudenza. Mi ritraggo un poco e mi appresto a cercare una via per fuggire, ancora.
Non c'è nulla intorno.
Lui scosta un po' la palizzata che protegge il suo luogo segreto e mi guarda.
Mi fissa, come a scrutarmi l'anima.
Rimaniamo pochi istanti in quella condivisione di battiti.
L'uno curioso dell'altra.
L'altra curiosa dell'uno.
Una raffica di vento improvvisa mi brucia gli occhi, sono costretta a serrarli. Sento un tonfo pesante, poi un martellare violento.
Non sento più il vento, riapro gli occhi e ritrovo la palizzata. La crepa e lo scorcio da cui prima sbirciavo non ci sono più.
Nessun rumore da dentro, se non quel martellare incessante.
Mi guardo intorno, disorientata. Non c'è via che porti su, alla scogliera.
Sotto le onde sbattono incessantemente creando una cacofonia aritmica che rimbomba nell'aria.
Mi siedo al poggiolo della finestra, i piedi penzolanti che sbattono sulla pietra grezza di quella prigione.
Guardo giù, i capelli mossi dall'aria.