«I don't hate anything», Linus said. «You lie». He shook his head. «No. Hate is a waste of time. I'm far too busy to hate anything. I prefer it that way»
The House in theCerulean Sea - T.J. Klune
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«I don't hate anything», Linus said. «You lie». He shook his head. «No. Hate is a waste of time. I'm far too busy to hate anything. I prefer it that way»
The House in theCerulean Sea - T.J. Klune
Ciao! ^^ Perdona il contatto improvviso, spero di non essere di disturbo. Sono una vecchia ma ancora attivissima fam del tuo account su EFP, e visto che sto intraprendendo una strada nel mondo artistico e della concept art, volevo dedicarmi a fare dei lavori in onore delle tue storie! So che sembra strano così all'improvviso, ma non sono riuscita a contattarti altrove e spero ti possa far piacere ascoltare la mia proposta.😊Grazie e buona serata!
Ciao a te! Incredibile che tu sia ancora attiva su EFP! Hai la mia assoluta benedizione per qualsiasi cosa tu voglia fare sulle mie storie, mi farebbe solo piacere vedere cosa produci, se si può :)
In bocca al lupo per tutto!
Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell'estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c'è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti delle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione. Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problema: la maggior parte dei suoi abitanti erano infatti afflitti da una quasi costante infelicità. Per risolvere il problema di questa infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste per lo più concernevano la scambio continuo di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che ad essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianeta. E così il problema restava inalterato: quasi tutti si sentivano tristi e infelici, perfino quelli che avevano gli orologi digitali.
Guida Galattica per gli Autostoppisti; Douglas Adams
«Mio Signore, dalle mie parti si narra la storia di un branco di lupi che attaccò un ovile e il cane da pastore li lasciò fare, sperando di esserne lasciato in pace. L’unica cosa che ottenne in cambio dell’alleanza fu di essere sbranato per ultimo».
Gli Ultimi Incantesimi; Silvana De Mari
Qual è il tuo vero nome?
Laura, Lalli è un diminutivo ^^
[...] La norma degli esseri umani è la capacità di pensare. Sono gli animali quelli che continuano, generazione dopo generazione, a fare sempre le stesse cose, e quello si chiama istinto. Se un uomo deve venire al mondo per pensare, mangiare, parlare e vivere come il nonno, e il bisnonno e il trisavolo, allora che faccia a meno di nascere, perché tanto al mondo ci sono già stati il nonno, il bisnonno e il trisavolo e quindi lui verrebbe solo a trasformare l'ossigeno in anidride carbonica.
Il Gatto dagli Occhi d’Oro; Silvana De Mari
Favorite Arthur/Merlin quotes
«Se sei gentile con i lupi, ti mangeranno per ultimo e camperai un po’ di più. Non è un’idea intelligente. I lupi è meglio vincerli e salvare il gregge».
Gli Ultimi Incantesimi; Silvana De Mari
« […] Se ti irrita così tanto l’idea di morire, vuol dire che nascere e vivere hanno avuto un senso. Se non ne avessero avuto, allora morire dovrebbe essere una liberazione.»
Gli Ultimi Incantesimi; Silvana De Mari
[…] Doveva proteggere le donne degli Orchi. I popoli dove le donne non hanno alcun altro valore se non essere il mezzo con cui un guerriero fabbrica un altro guerriero restano per sempre infognati nel fango e nel sangue delle guerre come unico destino possibile. I popoli dove le donne sono disprezzate sono costituiti da uomini la cui anima è stata segnata, nel primo periodo della loro vita, dal disprezzo colato come un acido sulle loro madri: le anime per sempre perdono colore e perdono luce. Resta in questi popoli un’incapacità al pensiero libero e alle idee che li assegnerà alla miseria, qualsiasi ricchezza contenga la terra in cui vivono. Nei paesi dove le donne erano schiave, ogni uomo nasceva figlio di una schiava e questo gli levava per sempre l’idea di poter pensare, fare, scoprire, dire, sognare nulla che i padri o i nonnni non avessero già sognato, fatto, detto. Chiunque nascesse figlio di una schiava, restava schiavo nell’anima, sottomesso per l’eternità. […] Una vita vissuta senza l’avventura del pensiero era una vita talmente scadente che poteva essere buttata.
L’Ultimo Orco; Silvana De Mari
«Per questo lo hanno chiamato il Signore della Luce?» chiese il capitano. «Sì certo, ma io credo che ci sia stato un altro motivo, più nascosto ma non meno importante. Era un raggio di luce che un Orco combattesse per salvare i bambini, invece che per ucciderli. Voleva dire che tutte le scelte sono possibili, che i destini non sono segnati. Che la speranza non è mai perduta. Voleva dire che essere un Orco è una scelta, non un destino. Mio padre è un Orco alla sua maniera, anche se le sue mani sono delicate e sottili e la sua barba impeccabile come la seta».
L’Ultimo Orco; Silvana De Mari
«Capitano, chi ha la forza per impedire le ingiustizie e non la usa, di quelle ingiustizie si rende responsabile. Non vi perdonerò la morte dell'ultimo dei draghi perché nessuno quella notte poteva costringerci a fare nulla, perché nessuno era più forte di voi. Non esservene reso conto è stato il vostro disonore. Non ripetetelo».
L’ultimo Orco; Silvana De Mari
«Ognuno è quello che pensa di essere e, giacché non è semplice sapere chi siamo, lo deduciamo dallo sguardo di chi ci guarda, dall'intonazione di chi parla. Non è la miseria delle loro origini, la tragedia delle loro nascite, le stigmate orrende lasciate dai carnefici sulla loro carne che esclude i vostri uomini dalla nobiltà che spetta al loro vivere, ma le parole che loro si indirizzano, insieme alle parole che loro si aspettano gli vengano indirizzate».
L’ultimo Orco; Silvana De Mari
Essere liberi non vuol dire la possibilità di fare quello che si vuole, ma la capacità di assumersi la responsabilità del mondo.
L’ultimo Orco; Silvana De Mari
«Rido di te, non di lei. Quella meravigliosa bambina è orfana e disperata non per colpa tua, ma dei criminali che hanno messo un cappio al collo dei suoi genitori e, non contenti di questo, l'hanno anche rinchiusa in un posto rispetto al quale una fossa di serpenti è una villeggiatura. Noi siamo responsabili delle nostre azioni e solo delle nostre. Marsio e Silla, o come cavolo si chiamavano quei due, hanno scelto di salvarti ed era un loro diritto, una loro scelta».
L’Ultimo Elfo; Silvana De Mari
«Non cullatevi in un falso senso di sicurezza, solo perché pensate che sia fuori dal nostro paese. Forse lo è, forse no, ma resta il fatto che se vuole è in grado di spostarsi più in fretta di Severus Piton davanti a un flacone di shampoo».
Harry Potter e i Doni della Morte; J.K.Rowling
«Be', come può essere vera?» «Mi dimostri che non esiste» rispose Xenophilius. Hermione parve offesa. «Ma è.. mi scusi, ma è assolutamente ridicolo! Com'è possibile dimostrare che qualcosa non esiste? […] Voglio dire, si può sostenere che qualunque cosa è vera se l'unica prova è che nessuno ha dimostrato che non esiste!» «Ecco, ecco» gongolò Xenophilius. «Sono lieto di vedere che sta aprendo un po' la mente».
Harry Potter e i Doni della Morte; J.K.Rowling