land(e)scape \ au maroc
[chiara arturo (c) 2012]
Jules of Nature
Fai_Ryy
Xuebing Du
The Bowery Presents

if i look back, i am lost
🩵 avery cochrane 🩵
No title available
Game of Thrones Daily
macklin celebrini has autism
No title available
cherry valley forever

ellievsbear
will byers stan first human second

Kiana Khansmith
NASA

PR's Tumblrdome
he wasn't even looking at me and he found me
Claire Keane
let's talk about Bridgerton tea, my ask is open
Keni
seen from United States
seen from Canada
seen from United States
seen from United States

seen from United States
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seen from United States
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seen from Italy

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seen from United States
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@landescaping
land(e)scape \ au maroc
[chiara arturo (c) 2012]
51, ‘o ciardino per LA SMORFIA 9 [progresso] - collettiva fotografica d’indagine sociale
chiara arturo (c) 2012 - parco saurino (CE)
il sud america è dietro l’angolo.
cerchiamo sempre di non essere sentimentali, di non provare per un soggetto più emozione di quanto non ne richieda. qualche volta, però, le vecchie fotografie di paesaggio ci tentano: scoprendo con esse che il vasto paesaggio americano che abbiamo amato è ormai completamente perduto, pensiamo che il ricordo e il dolore sono forse inutili. (...) nell'amarezza che si unisce alla sorpresa del rumore di una lattina capitata sotto i piedi, ci troviamo a pensare che sarebbe stato meglio se colombo si fosse sbagliato e il mondo fosse stato piatto, con un bordo dal quale precipitare, invece di essere questa gabbia circolare che ci fa ritornare sui nostri errori. la geografia è senza speranza.
robert adams
da quando esiste la fotografia guardiamo i paesaggi in un altro modo.
moholy nagy
_under your spell
_l'ingorgo di passato presente futuro che blocca le esistenze calcificate nell'illusione del movimento .
_avevi fretta di andartene
oggi siamo partiti, nessuno ci ha chiesto dove saremmo andati
[...] la mia mente continua a contenere un gran numero di città che non ho visto né vedrò, nomi che portano con sé una figura o frammento o barbaglio di figura immaginata: Getulla, Odile, Eufrasia, Margara. anche la città alta sul golfo è sempre là, con la piazza chiusa intorno al pozzo, ma non posso più chiamarla con un nome, né ricordare come potevo darle un nome che significa tutt'altro.
_a tratti
Conosco il punto esatto dove finisce la città. Ci vado da undici anni, ma è la prima volta che lo racconto. Si sente odore di gomma bruciata o di cannella, dipende dai giorni. Lo conoscono anche altre persone, preti pentiti, matematici omosessuali che sognovano di ballare il tango, mamme che...
credono nella corrente elettrica come alla vita eterna, e se finisce?
spogliato del suo senso generico di uso corrente, questa parola [il paesaggio] definisce il luogo di una esperienza inaugurale che, del resto, è rara. non designa "l'estenzione di una regione che viene colta con un solo sguardo", ma una forma dello spazio che si rivela esperendolo. essersi perduto significa non avere più i propri segni nel mondo, ovvero non avere più il mondo. per esperirlo occorre trovarsi trasportati di colpo, senza transizioni né ricordi, fuori dello spazio geografico e storico.
h. maldiney
dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. aggiungi che più l'arte di leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. è una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
tu mi rimproveri perché ogni mio racconto ti trasporta nel bel mezzo d'una città senza dirti dello spazio che s'estende tra una città e l'altra: se lo coprano mari, campi di segale, foreste di larici, paludi. ti risponderò con un racconto. per le vie di cecilia, città illustre, incontrai una volta un capraio che spingeva rasente i muri un armento scampanante. - uomo benedetto dal cielo, - si fermò a chiedermi, - sai dirmi il nome della città in cui ci troviamo? - che gli dei t'accompagnino! - esclamai. - come puoi non riconoscere la molto illustre città di cecilia? - compatiscimi, - rispose quello, - sono un pastore in transumanza. tocca alle volte a me e alle capre di traversare città; ma non sappiamo distinguerle. chiedimi il nome dei pascoli: li conosco tutti, il prato tra le rocce, il pendio verde, l'erba in ombra. le città per me non hanno nome: sono luoghi senza foglie che separano un pascolo dall'altro, e dove le capre si spaventano ai crocevia e si sbandano. io e il cane corriamo per tenere compatto l'armento. - al contrario di te, - affermai, - io riconosco solo le città e non distinguo ciò che è fuori. nei luoghi disabitati ogni pietra e ogni erba si confonde ai miei occhi con ogni pietra ed erba. molti anni sono passati da allora; io ho conosciuto molte città ancora e ho percorso continenti. un giorno camminavo tra angoli di case tutte uguali: mi ero perso. chiesi a un passante:- che gli immortali ti proteggano, sai dirmi dove ci troviamo? - a cecilia, cosí non fosse! - mi rispose. - da tanto camminiamo per le sue vie, io e le capre, e non s'arriva a uscirne... lo riconobbi, nonostante la lunga barba bianca: era il pastore di quella volta. lo seguivano poche capre spelate, che neppure piú puzzavano, tanto erano ridotte pelle e ossa. brucavano cartaccia nei bidoni dei rifiuti. - non può essere! - gridai. - anch'io, non so da quando, sono entrato in una città e da allora ho continuato ad addentrarmi per le sue vie. ma come ho fatto ad arrivare dove tu dici, se mi trovavo in un'altra città, lontanissima da cecilia, e non ne sono ancora uscito? - i luoghi si sono mescolati, - disse il capraio, - cecilia è dappertutto; qui una volta doveva esserci il prato della salvia bassa. le mie capre riconoscono le erbe dello spartitraffico.
le città invisibili, italo calvino
[...] tutto è mio, niente mi appartiene, nessuna proprietà per la memoria, e mio finché guardo. innumerevoli, inafferrabili, ma distinti fino alla fibra, al granello di sabbia, alla goccia d'acqua - paesaggi. neppure un filo d'erba conserverò visibile. benvenuto e addio in un solo sguardo. per l'eccesso e per la mancanza un solo movimento del collo.
elogio del viaggio, wislawa szymborska