C’è una cosa che sto iniziando a capire di me in questo periodo: ho paura di fermarmi.
Per cinque mesi la mia vita si è fermata davvero. Non per scelta, non perché ne avessi bisogno, ma perché il mio corpo e la mia salute me l’hanno imposto. Ho passato giornate intere a guardare il tempo scorrere mentre io rimanevo immobile, in attesa di stare meglio, in attesa di poter tornare a vivere la mia normalità.
Adesso che sono tornata al lavoro, che posso uscire, fare progetti e riprendermi i miei spazi, sento come una fame di vita. Ogni pomeriggio libero diventa qualcosa da riempire. Pulisco, sistemo, faccio la spesa, cucino, esco, organizzo. Mi tengo in movimento continuamente. Mi sono detta che era una cosa positiva, che significava che stavo bene.
Forse però non è solo questo.
Forse corro da una paura che non voglio guardare troppo da vicino. La paura che fermarmi significhi tornare indietro. La paura che quel silenzio, quel vuoto di impegni, assomigli troppo alle giornate in cui ero bloccata a casa e non potevo scegliere. Come se stare sul divano per un pomeriggio potesse riportarmi lì, in quel periodo che ho faticato tanto ad attraversare.
Ieri lo psicologo mi ha dato un compito: scegliere un pomeriggio libero e non fare nulla.
Quando me l’ha detto ho sentito una stretta dentro. Non perché non sappia stare seduta su un divano. Ma perché so che, appena proverò a farlo, arriverà quella voce che mi dice che dovrei fare qualcosa di utile, che sto sprecando tempo, che devo approfittare di ogni momento.
E invece il compito è proprio restare lì.
Non vincere facendo di più. Vincere restando.
Lasciare che l’ansia passi senza correre a coprirla con una lista di cose da fare. Accorgermi che il mio valore non dipende da quanto produco in un pomeriggio. Ricordarmi che oggi fermarmi è una scelta, mentre allora era una costrizione.
Forse è questo che devo imparare: che il riposo non è il nemico. Che stare ferma non significa essere di nuovo malata. Che non sto tornando indietro se mi concedo qualche ora senza obiettivi.
Mi fa paura, tanta paura.
Ma forse è proprio per questo che devo provarci.
Perché la libertà non è solo poter fare tutto quello che voglio. È anche poter scegliere di non fare niente e sentirmi comunque al sicuro.