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CORRIERE DELLA SERA - Roma, il manager stalker dell’impiegata va a processo
Centinaia di sms spediti. Manganaro si faceva trovare sulla sua strada. Si trasferì anche nel suo palazzo: «Ti sfregio». La donna ha dovuto rinunciare a un nuovo lavoro di consulente alla Camera dei deputati
di Ilaria Sacchettoni
Al principio l’ossessione di Mario Manganaro, amministratore delegato della Proteso srl, si manifestò con una tempesta di messaggini. Sms che trillavano durante il giorno e il display dell’iphone che s’illuminava anche di notte. A volte erano promesse, altre accuse, spesso erano offese. Ma la sua vittima, Dafne Leonardi, ex dipendente della Proteo, era più seccata che spaventata.Tutto sommato erano solo messaggi. E lui, il suo ex datore di lavoro, a storia ormai finita, era ancora incomprensibilmente innamorato di lei. Poi però, come ha ricostruito l’inchiesta del pubblico ministero Elisabetta Ceniccola, è venuto altro. Manganaro si faceva trovare lungo la sua strada quando lei rincasava.>A volte arrivava a rincorrerla quando era sola «minacciandola di stare attenta quando camminava per strada» e perfino, un giorno, aveva annunciato l’idea di sfregiarla come in un terribile contrappasso, attribuendole ogni responsabilità per la loro storia finita male e non solo per quella. Ma anche, più in generale, per la piega infelice che aveva preso la sua vita, un tempo professionalmente e sentimentalmente gratificante. Il fatto più inquietante? Era arrivato a trasferirsi nello stesso palazzo in cui abitava la sua vittima con il suo nuovo compagno, e aveva preso a contattare telefonicamente gli amici e i parenti di lei, per insultare, offendere, fare pressione. Le rinunce di Dafne Leonardi, assistita dal penalista, Carlo Arnulfo, sono agli atti del processo per stalking nei confronti di Manganaro (la cui udienza, prevista ieri, è saltata a causa dell’astensione degli avvocati): fra tutti un appartamento e un nuovo lavoro di consulente alla Camera dei deputati, abbandonati nel tentativo di salvarsi dall’ondata di molestie.
REPUBBLICA "Diffamò tre magistrati siciliani", condannato Marco Travaglio
Il direttore del Fatto Quotidiano giudicato dal tribunale di Roma per un articolo sull'assoluzione degli imputati del processo sulla latitanza e la mancata cattura a Mezzojuso di Bernardo Provenzano
di FRANCESCO PATANE
Il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio è stato condannato dal tribunale di Roma per diffamazione ai danni di tre magistrati siciliani per un articolo sull'assoluzione degli imputati del processo sulla latitanza e la mancata cattura a Mezzojuso di Bernardo Provenzan.
Lo rende noto Carlo Arnulfo, legale dei magistrati Mario Fontana, Wilma Mazzara e Annalisa Tesoriere. Il Tribunale ha disposto un risarcimento complessivo di 150 mila euro, riferisce l'avvocato, "una cifra mai vista", sostiene. I tre formavano il collegio della quarta sezione penale - che giudicò gli ex ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento alla mafia nella persona del super boss e che vennero assolti. Assoluzione che venne confermata anche in appello e dai giudici della Cassazione.
Nell'articolo del 16 ottobre 2016 Travaglio scrisse tra l'altro "ora abbiamo anche la “cluster sentenza” che non si limita a incenerire leaccuse del processo in cui è stata emessa ma, già che c'è, si porta avanti e fulmina anche altri processi, possibilmente scomodi per il potere". Travaglio si riferiva al processo sulla presunta trattativa stato-mafia, attualmente alle battute finali nell’aula bunker di Palermo, che sarebbe stato condizionato da quella sentenza.
ANSA - Mafia: Travaglio condannato per diffamazione a 3 magistrati
Travaglio condannato per diffamazione a 3 magistrati Su processo latitanza Provenzano. Legale,risarcira' 150 mila euro (ANSA) - ROMA, 22 GEN - Il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio e' stato condannato dal Tribunale di Roma per diffamazione ai danni di tre magistrati siciliani per un articolo sull'assoluzione degli imputati del processo sulla latitanza e la mancata cattura di Bernardo Provenzano. Lo rende noto Carlo Arnulfo, legale dei magistrati Mario Fontana, Wilma Mazzara e Annalisa Tesoriere. Il Tribunale ha disposto una provvisionale di 150 mila euro, riferisce l'avvocato, "una cifra mai vista", sostiene. I tre formavano il collegio - IV Sezione Penale - che giudico' gli ex ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento alla mafia nella persona del superboss e che vennero assolti.
Nell'articolo del 16 ottobre 2016 Travaglio scrisse tra l'altro "ora abbiamo anche la 'cluster sentenza' che non si limita a incenerire le accuse del processo in cui e' stata emessa ma, gia' che c'e', si porta avanti e fulmina anche altri processi, possibilmente scomodi per il potere". Travaglio si riferiva al processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, attualmente ancora in corso a Palermo, che sarebbe stato condizionato da quella sentenza.(ANSA). LAL 22-GEN-18 20:41 NNNN
Giustizia, assolto anche in appello presidente ordine avvocati Roma Mauro Vaglio
Roma, 5 dic. (askanews) - Assolto anche in appello il presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Roma, Mauro Vaglio, dall'accusa di abuso d'ufficio. I giudici di seconda istanza hanno dichiarato ancora una volta che "il fatto non sussiste" e che quindi non vi era alcuna irregolarità nella nomina che era stata fatto dallo stesso consiglio degli avvocati. Già il gup Maddalena Cipriani al termine del giudizio abbreviato aveva fatto cadere ogni contestazione. Vaglio è stato difeso dagli avvocati Carlo Arnulfo e Antonio Villani.
Nav 20171205T163411Z
NEL PALAZZO SEQUESTRATO, BLITZ DELLA DIGOS - INTERVISTA A CARLO ARNULFO
L'inchiesta sul palazzo sgomberato a Roma. Perquisizione della Digos dentro lo stabile sotto sequestro. Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, l'ipotesi di reato. Parla l’avvocato della proprietà del Palazzo di via Curtatone, Carlo Arnulfo.
Tg1 ore 20
Emma D'aquino
Corriere.it/Roma - Piazza Indipendenza, stanze a 10 euro a persona nel palazzo occupato
Profughi costretti a pagare per le stanze le «fatture» del racket
di Ilaria Sacchettoni
Pagava Jodit. E pagava Mohamed. Alla fine pagavano tutti. Perché nella città delle emergenze abitative si paga anche per occupare un alloggio. Dieci euro a persona ogni giorno. Che alla fine, moltiplicato per circa 700 persone, quanti erano (a pieno regime) gli occupanti di via Curtatone, fa settemila euro al giorno. A chi andavano quei soldi? Tra i documenti agli atti degli investigatori c’è anche un plico leggero ma importante che ieri la Sea srl, assistita dall’avvocato Carlo Arnulfo, ha sottoposto ai carabinieri. Una massa di ricevute firmate dai profughi alloggiati nel palazzo. Fogli su cui spiccano cifre e sigle. Dieci euro. Trenta euro. Venti. Cinquanta. Soldi versati ad altri immigrati, a quanto pare, intermediari di cui non sono chiari ruolo e contatti. Una somma discreta per garantire che cosa? Che a Jodit e alle centinaia di disperati precariamente alloggiati in quegli spazi non se ne aggiungessero altre? Erano legati a qualche frangia dei movimenti di occupazione? Non si può escludere. Possibile che qualcuno sfruttasse l’ennesima emergenza cittadina. Non sarebbe una novità.
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