Lei diversa da loro
Era notte fonda
e i suoi occhi si facevano lucidi
al solo pensiero
di quanto tempo avesse perso
gettando lacrime nell’universo.
Era sempre stata un po’ diversa,
lo aveva capito fin da bambina,
e per anni aveva creduto
che, una volta cresciuta,
avrebbe fatto qualcosa di importante,
qualcosa di costruttivo.
Ora, invece,
osservava in solitudine
ciò che era riuscita a realizzare.
Meditava in silenzio,
con le mani tremanti,
perché bastava che si spostasse
una sola virgola
del suo delirio clandestino
affinché tutti si svegliassero
nelle vie del paese
prima dell’alba.
Era nata ad agosto
ed era sempre stata molto riservata.
Aveva spesso respinto le amicizie,
condiviso con gli altri
le proprie ossessioni
e demolito tutto ciò
che rischiava di allontanarla
dalla sua natura.
Non aveva mai compreso fino in fondo
le proprie lune storte,
il suo atteggiamento
o le paranoie che l’accompagnavano.
Non avrebbe saputo spiegare
che cosa le fosse accaduto
nel corso degli anni.
Non aveva mai capito
a quale mondo appartenesse davvero
e sentiva su di sé
una pressione sempre più pesante.
Avvertiva una costante sensazione di pericolo,
come se il controllo
le stesse sfuggendo dalle mani.
Si sentiva smarrita
in un buio assoluto,
tanto interiore quanto esteriore.
Non riusciva a trovare la luce.
Eppure,
nei suoi pensieri
esistevano parole
che nessuno avrebbe mai potuto sottrarle,
perché rappresentavano
ciò che stava diventando.
La persona in cui si trasformava
era una scelta sua;
ciò che le spettava, invece,
lo pretendeva con determinazione.
Ferita,
talvolta fragile,
ma mai arresa,
sapeva che
se un giorno fosse arrivata in alto
non avrebbe più accettato di scendere.
Nel tempo
aveva litigato con molti giovani
del suo paese.
Era convinta che,
quando gli altri
l’avessero compresa davvero,
forse sarebbe stato ormai troppo tardi.
Un po’ come era accaduto
a lei stessa:
fino a qualche anno prima
non era minimamente consapevole
di ciò che stava per succedere,
né di ciò che sarebbe riuscito
a cambiare per sempre
la sua esistenza.
Considerata la sua età,
una bambina avrebbe dovuto pensare poco.
Lei, invece,
aveva sempre pensato troppo,
fin dai tempi dell’asilo,
almeno per quanto riuscisse a ricordare.
Le circostanze della sua vita
non le avevano concesso molte alternative.
E, a ben vedere,
era stata soprattutto la scuola
a non offrirle altro che questo,
almeno fino al suo ingresso al liceo.
Si diceva spesso
che fosse importante
raccontare le esperienze dolorose
solo dopo averle superate,
perché erano proprio le parole —
quelle che quasi nessuno ascolta davvero —
a permettere alle persone di guarire.
Per questo motivo
aveva deciso di raccontare la sua storia:
nel suo piccolo
sperava che le sue esperienze
e i suoi scritti
potessero essere d’aiuto
a chiunque,
un giorno,
si fosse riconosciuto
nelle sue stesse ferite.
Fino a quel momento
non aveva idea
che un singolo avvenimento
avrebbe spezzato in due la sua vita:
tutto ciò che era stata prima
e tutto ciò che sarebbe diventata dopo.
Lei con le unghie si prende ciò che le manca.
Perché lei è una sognatrice,
una fortissima segretezza che scrive per far rumore.
Lia non si è mai perdonata che tutti sono diversi da lei;
questo perché ha sempre pensato che non erano gli altri diversi da lei
bensì lei che era diversa da loro.