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@lilith-farichild
Forever.
Reating: Arancione Genere: Sentimentale, Introspettivo, Erotico, Fluff. Capitoli: One Shot Personaggi: Kaworu Nagisa, Shinji Ikari. Note: / Forever.
''Ai ragazzi non piacciono altri ragazzi.'' Questo è quello che Shinji aveva appena ripetuto a Kaworu. Kaworu lo aveva baciato, all'improvviso.. E sempre all'improvviso si era ritrovato trascinato in qualcosa che non comprendeva, qualcosa che non aveva mai provato fino ad adesso. Shinji sapeva cosa volesse dire essere attratti fisicamente da una persona, lo aveva sperimentato la prima volta con Asuka, una ragazza... Quando si ritrovò a provare qualcosa di nuovo e più intenso per il suo nuovo amico ne rimase profondamente turbato. Era spiazziato da tutto quello che stava succedendo, nessuno lo aveva mai trattato come Kaworu. Gli voleva bene, tanto bene, forse anche troppo. Sentiva il bisogno di stare sempre con lui. Stava bene quando c'era lui. Era per questo che si era ritrovato a farsi ospitare a casa sua quella notte, ma tutto aveva preso una piega diversa. Dopo aver detto al suo amico come stavano le cose, si rigirò nel letto dandogli le spalle, cercando di riaddormentarsi. Shinji ebbe l'impressione che il tempo si fosse fermato. Era nel letto con gli occhi aperti a fissare quel che si vedeva della stanza grazie alla lieve luce lunare che entrava dalla finestra. Lo sentiva bene il ticchettare dell'orologio, lo scorrere del tempo, ma tutti in lui si era fermato a quel momento di poco prima, e non faceva altro che riviverlo nella propria mente. Perché Kaworu lo aveva fatto? E soprattutto, perché lui ci mise così tanto a reagire e a spostarsi? Non lo sapeva.. riusciva solo a pensare al calore delle sue labbra, al peso del suo corpo sopra il suo e ai loro respiri che si fondevano. Il suo cuore accellerò quando si rese conto a cosa stesse pensando, trattenne il fiato e sentì il suo corpo surriscaldarsi e nello stesso tempo gelarsi. Sentiva la presenza di Kaworu dietro di se, sentiva il suo respiro lento, e il suo muoversi ogni tanto nel sonno. Piano piano, cercando di muoversi il più lentamente possibile si girò verso di lui, spinto dalla curiosità . Quando si voltò dl tutto Shinji si gelò, non pensava fosse così vicino a lui, e trovarsi la sua faccia a pochi centimetri lo innervosì un po'. Poteva sentire il suo respiro sulla propria faccia, e vergognandosi un po' ammise a se stesso che quella sensazione gli piaceva. Gli dava un senso di pace e di calore, sentirlo così vicino lo faceva sentir protetto, e anche se addormentato la presenza di Kaworu emanava sempre amore. Rimase così per un tempo che gli parve infinito, a fissare il suo viso. Era davvero bello, Kaworu. Così bello da non riuscirli a toglire gli occhi di dosso per nessuna ragione al mondo... Shinji aveva l'impressione che sarebbe potuto rimanere così per sempre, che lì, in quel momento, stava bene, davvero bene.. così bene che per un po' si dimenticò di tutto quello che stava succedendo fuori da quella stanza, fuori da quel letto. Il letto: Shinji sperò che diventasse più piccolo, in modo da costringere i loro corpi a stare più vicini. Sì, voleva avvicinarsi ancora, voleva stringerlo, abbracciarlo, farsi avvolgere e sopraffare dal calore che gli donava il suo corpo. E così con molta sorpresa lo fece, con cautela striscio sempre più vicino a lui fino a quando non riuscì ad incastrare la sua testa sotto il suo mento. Il suo odore.. Shiji pensò che se Kaworu fosse un odore, sarebbe quello della Luna e delle stelle. Un profumo che non aveva mai sentito prima, che non poteva essere paragonato a nessuno degli odori esistenti.. Era unico, come lui. E facendosi cullare da quei pensieri, Shinji finalmente si addormentò. Qualcosa costrinse Shinji ad aprire leggermente gli occhi, sentiva caldo, e si sentiva imprigionato. Gli ci volle qualche secondo per capire cosa stesse succedendo; a giudicare dal buio era ancora notte, o forse mattina presto, ed era avvolto dalle braccia di Kaworu. Quando Shinji alzò la testa per guardarlo in viso lo trovò sveglio. Trattenne il fiato dallo stupore, ma gli occhi di Kaworu avevano qualcosa di rilassante... Non parlarono, rimasero qualche secondo, minuto o addirittura ore a guardarsi negli occhi, Shinji non lo sapeva... Sapeva solo che sarebbe rimasto così anche per tutta la sua vita, era perso in quegli occhi profondi e infiniti.. quegli occhi che come tutto di lui trasmettevano amore e protezione. Quando Kaworu si avvicinò questa volta non scappò, non voleva... anzi, si avvicinò anche lui, allungandosi verso il suo viso. Kaworu con molta delicatezza posò le sue labbra su quelle di Shinji, solo al punto di sfiorarle delicatamente, solo al punto di unire i propri respiri. Shinji si sentiva fluttuare, leggero come non lo era mai stato, sentiva la testa svuotarsi e il cuore martellare fuorioso nel petto.. E sentiva anche un altro cuore, che batteva essattamente come il suo... Senza pensarci premette più forte le labbra contro quelle di Kaworu, sempre tenendole serrate, si sentiva imbarazzato, aveva paura di essere rifiutato... Ancora non credeva al gesto che aveva fatto, ma per quanto fosse spaventato non se ne pentiva. Per una volta aveva fatto quello che voleva fare senza pensarci. Quando sentì una lingua farsi strada verso l'interno della sua bocca non la rifiutò. Era la prima volta che baciava in questo modo qualcuno.. Si fece guidare da Kaworu e trovò subito il loro ritmo, la loro sincronia. E anche questa volta Shinji perse la cognizione del tempo, rimaserò così, a baciarsi dolcemente per tanto, tanto tempo. Dopo un po' si rese conto che Kaworu era salito sopra di lui, come qualche ora fa, ma questa volta gli andava bene, questa volta non voleva smettere a nessun costo. Il contatto così diretto con il suo corpo lo agitò. Sentiva ogni parte del suo corpo premere contro il suo, ed incastrarsi perfettamente. Istintivamente Shinji divaricò un po' le gambe per permettere a Kaworu di stare più comodo, me lui ne approfittò subito per muoversi un po', ripetutamente ma leggermente, quel che bastava per far reagire e svegliare il corpo di Shinji, che si ritrovò travolto da un vortice di emozioni e sensazioni nuove. Nel piccolo barlume di lucidità mentale che gli rimaneva si ripeteva: ''i ragazzi non vanno con altri ragazzi'', ma quella parte di lui si stava ormai completamente spegnendo, lasciando spazio al vortice di emozioni positive che Kaworu gli stava facendo provare. Ormai erano rimasti entrambi senza maglietta, e Shinji sentiva la pelle scottare ovunque Kaworu lo toccasse e lo baciasse. Stava perdendo ogni capacità di ragionare lucidamente, e la cosa lo spaventava tremendamente, si stava lasciando trasportare completamente da un'altra persona, senza pensare alle conseguenze. Ma non poteva far a meno di ammettere quanto fosse fantastico tutto quello che stava succedendo. Sì sentiva amato, coccolato, voluto e desiderato da qualcuno, così intensamente da mandarlo fuori di testa. E anche lui desiderava Kaworu, lo voleva tutto per se, per sempre. Tutto si fece più movimentato, più frenetico, più passionale, i loro vestiti sparirono del tutto, e finalmente niente divideva i loro corpi che non ne volevano sapere di staccarsi. Kaworu cominciò ad accarezzare e toccare Shinji in modo sempre più intimo ed insistente. Cominciò a vedere in lui delle reazioni più evidenti, cominciò a sentirlo ansimare contro il proprio petto, lo sentì fremere ed aggrapparsi con forza alle sue spalle, e capì che doveva continuare.. Cominciò a baciargli il collo mentre continuava a procurargli quel piacere. Shinji non si era mai sentito così, non aveva mai provato nulla di simile, era completamente in balia di tutto, e non riusciva a pensare.. Sentiva solo Kaworu e quello che gli stava facendo, sentiva che ormai stava raggiungendo il limite. All'improvviso gli prese il panico, cominciò a sussurrargli di fermarsi, di aspettare. Si sentiva strano, tutto quello che provava e sentiva era così forte ed intenso da averne paura, aveva paura di perdere completamente il controllo, ma Kaworu sorrise e non lo ascoltò, ma di tutta risposta lo baciò delicatamente, per rassicurarlo. Come sapeva sempre cosa fare per farlo sentire bene? Shinji se lo era sempre chiesto. Era come se sapesse sempre qual era la cosa giusta da fare, e questa cosa lo mandava fuori di testa, gli riempiva il cuore e lo faceva sentire amato e felice. Tra quelle sensazioni e quei pensieri Shinji raggiunse l'apice del piacere che Kaworu poteva fargli provare. Tutto si fermò per un istante, Shinji si abbandono a se stesso, si rilassò e chiuse gli occhi, ancora ansimando.. Voleva godersi ancora un po' quella sensazione di pace e di benessere completo. Kaworu si sposto di fianco a lui, abbracciandolo, e Shinji si raggomitolò vicino al suo petto. Sentiva il suo respiro scompigliargli i capelli e provò di nuovo quella sensazione di immensa protezione. Le braccia di Kaworu erano il posto migliore del mondo cui stare. Le braccia della persona che lo aveva trovato e amato.. Non si spiegava come mai un ragazzo come lui si fosse legato così tanto ad una persona così debole ed insignificante. Non lo sapeva.. me gli era immensamente grato. Grazie a lui sapeva cos'era l'affetto.. Grazie a lui sapeva cosa volesse dire essere desiderati da qualcuno, essere amati da qualcuno. E anche lui lo amava. Kaworu era la prima persona che Shinji abbia mai amato davvero.. E ora se ne rendeva conto. Lo amava. E non gliene importava più niente se ''i ragazzi non amano altri ragazzi'', aveva trovato la felicità , il suo piccolo angolo di felicità in un mondo ormai sull'orlo della distruzione, un mondo crudele e inospitale che lo aveva sempre fatto sentire solo e indesiderato. Sarebbe rimasto con lui per sempre, e se ci fosse stato lui sempre al suo fianco anche il peso di avere il destino dell'umanità sulle proprie spalle si sarebbe fatto più sopportabile. Avrebbe lottato.. sì, per un mondo in cui vivere in pace con la persona che lo rendeva felice. ''Sono proprio nato per incontrarti.'' disse all'improvviso Kaworu. Shinji si strinse più forte a lui, e chiuse gli occhi abbandonandosi tra le sue braccia. Le braccia di Kaworu erano il posto migliore del mondo cui stare, non c'erano dubbi. Shinji non sapeva quanto fossero rimasti così, immobili e in silezio, ma sapeva che sarebbe rimasto così per sempre.
Reating: Arancione Genere: Sentimentale, Introspettivo, Erotico. Capitoli: One Shot Personaggi: Eren Jeager, Rivaille Note: Lime
-Do you hate me?-
Eren non si rese conto del momento in cui l'ammirazione per Rivaille si trasformò in qualcos'altro. Preso com'era da tutto quello che stava succedendo nell'ultimo periodo non faceva troppo caso a come reagiva il suo corpo quando nelle vicinanze c'era il Caporale. Diciamo proprio che non sapeva cosa significasse. In un mondo in cui la razza umana è in continua lotta per la sopravvivenza, nessuno ha avuto tempo per cose come l'amore, specialmente nel suo caso. Era una giornata calda e soleggiata ed Eren stava pulendo il giardino del quartier generale della Legione Esplorativa, mentre strappava le erbacce pensava alla spedizione.. dopodomani sarebbero partiti fuori dalle mura per raggiungere casa sua e scoprire cosa ha tenuto nascosto suo padre per tutto questo tempo. Non aveva notizie di Mikasa ed Armin da giorni, e nessuno si fidava di lui, l'unica che lo degnasse di attenzioni era Hanji, solo perchè voleva raccontargli i suoi studi sui titani. Si sentiva solo, l'unica persona su cui poteva fare affidamento era Rivaille, non che suo tutore, in altre parole. Spesso si trovavano a parlare di svariate cose mentre bevevano una tazza di caffè dentro il castello. Per quando mantenesse le distanze, con Levi poteva parlare. E lui gli dava consigli.. Passavano ore seduti a quel tavolo, mantenendo sempre una certa distanza, ma si facevano compagnia, in un modo o nell'altro. Sentivano di avere qualcosa in comune, come la responsabilità di tante vite. Per Eren sarebbe stato perdere il controllo e mandare in frantumi la speranza di molte persone che credevano in lui; per Rivaille sarebbe stato dare ordini sbagliati e guidare tutti alla morte. Rivaille era infastidito, ma anche tremendamente incuriosito da questo moccioso in grado di trasformasi in gigante. Aveva rapito la sua attenzioni da quando disse di volersi unire alla Legione Esplorativa per uccidere più giganti possibile. Fu fulminato dalla sua determinazione, lo voleva con se a tutti i costi, e lui doveva controllarlo, sentiva che doveva essere compito suo e suo soltanto. ''Oi Eren, che cazzo stai facendo?'' Eren sentendo la voce alle sue spalle si tirò su di scatto e si girò verso di lui: ''Sto pulendo il giardino come lei mi ha ordinato, signore.'' Rivaille allungò la testa oltre il ragazzo e diede un'occhiata al giardino ''Basta così, stai togliendo troppo, vai pure a cambiarti fra poco è ora di cena.'' disse mentre si incamminava verso l'ingresso del castello. ''Sì signore!'' rispose Eren tutto d'un fiato, quasi urlando. Durante il bagno Eren si mise a pensare per quale motivo il Caporale lo facesse agitare tanto. Muoveva l'acqua della vasca con le dita e rimase così a pensare per parecchio tempo.. ma non arrivò a nessuna conclusione, tranne quella che non faceva altro che pensare al Caporale e a tutto quello che gli diceva. Era un pensiero fisso, ormai. Era molto stanco, decise di saltare la cena e di rimanere nella sua stanza, nei sotterranei. Si addormentò in fretta e si lsciò cullare da un sonno profondo. Quando riaprì gli occhi ci mise un po' a mettere a fuoco la stanza, era ancora buio, quindi si era svegliato nel cuore della notte, c'èra solo una torcia attaccata al muro del corridoio ad illuminare un po' la stanza. Quando il cervello prese più lucidità si rese conto di non essere solo nella stanza, c'era Levi appoggiato al muro, di fianco alla torcia che lo stava fissando torvo con le braccia incrociate. Come ogni volta Eren scattò in piedi ''Caporale Rivaille! Mi scusi non l'avevo vista!'' disse tutto d'un fiato. Rivaille non fece una piega, rimase statuario com'era e disse ''Come mai non sei venuto a cena? Nessuno sapeva dove fossi. Lo sai che sei sotto la mia responsabilità , moccioso? Non azzardarti mai più a non dirmi che intenzioni hai.'' Eren gelò, Rivaille lo stava fissando con un'intensità che avrebbe perforato un muro. ''Mi scusi. Io..Io ero molto stanco, e mi sono addormentato senza accorgermene.. non era mia intenzion-'' ''Cosa non era tua intezione?'' ribattè subito il caporale ''Farmi preoccupare?'' gli domandò. Eren preso dallo stupore alzò lo sguardo che prima aveva abbassato per la troppa vergogna. ''Io..Io.. Chiedo scusa Caporale. Le prometto che non succederà mai più!'' Rivaille finalmente si mosse, si stacco dal muro dove era comodamente appoggiato e si avvicino ad Eren ''Bene.'' concluse. Ma appena vide Eren allontanarsi da lui con uno scatto come se fosse spaventato decise di prolungare di un altro po' la sua visita. ''Cos'hai? Ti faccio paura?'' chiese al ragazzo. Eren fu preso di contropiede, stava ciondolando in mezzo alla sua stanza, era nervoso. ''No, non ho paura signore.'' Non soddisfatto della sua risposta Rivaille si avvicinò ancora a lui: ''E allora perché ti allontani da me? Sembri nervoso.'' Eren si sentiva alle strette, il cuore aveva cominciato a battergli freneticamente nel petto, e si sentiva tutto sudato. ''N-non lo so.. I-io.. Mi scusi.'' e fece un altro passo indietro, arrivando ormai contro il muro della propria stanza. Ancora non soddisfatto Rivaille riguadagnò lo spazio che aveva appena perso. ''Non voglio le tue scuse. Dimmi, mi odi? Pensavo di avertela già fatta questa domanda.'' chiese scocciato. Eren era teso come una corda di violino, ormai aveva la schiena contro il muro e il Caporale era a una spanna da lui. Il cuore non voleva saperne di calmarsi e sentiva un calore che gli stava salendo tutto su per il viso. ''No. Non la odio.'' riuscì a dire. Rivaille lo stava studiando, scrutando ogni centrimentro del suo viso. Perchè gli faceva quell'effetto? Perchè non riusciva ad essere così interessato a quel moccioso strano e problematico che aveva davanti. E vederlo così vulnerabile non faceva altro che aumentare il suo interesse, voleva capirlo, capirlo a tutti i costi. ''Se non mi odi, allora perchè hai la faccia di uno che sta per essere mangiato da un gigante?'' Eren non lo sapeva.. in effetti perché? Perché stava reagendo in quel modo? ''Io non lo so signore, non capisco cosa mi succede, mi scusi.'' Rivaille scattò, sbattè il pugno contro il muro, bloccando Eren, e avvicinandosi inevitabilmente ancora di più a lui. ''Smettila di scusarti, moccioso del cazzo.'' Eren sobbalzò, il suo respiro si fece più affannoso, sentiva la testa svuotarsi, leggera.. Era confuso, bloccato in quelle sensazioni nuove che lo stordivano completamente, era davvero al limite, comunciava a pensare che sarebbe svenuto da un momento all'altro. Rivaille continuava a studiarlo, ma si soffermò e si perse nel verde degli occhi del ragazzo che aveva bloccato davanti a lui, gli occhi di Eren parlavano, come aveva fatto a non accorgersene prima, gli trasmisero in un secondo tutte le sensazioni che il povero ragazzo stava cercando di combattere e di capire in quel momento.. e non ragionò più. Istintivamente portò la sua bocca su quella di Eren, con forza. Sentì il sospiro di del ragazzo che gli scaldò il viso. Eren era immobile, con gli occhi sbarrati e il cuore che stava per uscire dal petto. Sentì che le forze lo abbandonarono, e sentì anche la lingua del caporale farsi strada verso la sua bocca. Senza sapere cosa fare istintivamente socchiuse le labbra e lasciò libera entrata a Rivaille, che con energia cominciò a giocare con la sua lingua. Si lasciò trascinare da quel vortice di sensazioni, dal suo primo bacio. Dopo secondi interminabili si staccarono per prendere fiato, ma Rivaille non perse tempo, afferrò Eren dalla maglietto e lo sbattè sul suo letto. Il viso del ragazzo era confuso, era completamente in balia di quello che gli stava succedendo, delle sensazioni che stava provando. Dall'altra parte per Rivaille si poteva dire lo stesso, aveva perso totalmente il controllo e tutto quello che voleva era studiare ogni minimo particolare del corpo del ragazzo che gli aveva fatto crollare il muro del suo autocontrollo impenetrabile. Stese Eren sul letto, e lui salì sopra di lui, riprendendolo a baciare freneticamente. Eren non era in grado ne di intendere ne di volere, si faceva trasportare completamente dalla serie di eventi che stavano avvenendo in quei sotterranei bui e silenziosi. Nessuno dei due parlava, si potevano avvertire solo i loro respiri pesanti che si scontravano e mischiavano come i loro corpi. Il mattino seguente Eren si svegliò con la luce brillante del sole che penetrava attraverso l'unica fessura che fungeva da finestra che aveva nella stanza. Si rigirò nel letto un paio di volte prima che i ricordi della notte passata si fecero strada nella sua mente. A quel punto sbarrò gli occhi e si sedè di scatto. Rivaille non c'era. Probabilmente era già in piedi a fare le sue pulizie di routine.. Rivaille. Eren continuava ad avere dei flashback della notte passata, e sul suo viso comparve un sorriso. Cominciava a capire, senza sapere, che cosa provava per il suo Caporale.Â
The Lonely.
Reating: Verde Genere: Angst, Introspettivo, Sentimentale Capitoli: Slashfic Personaggi: Saruhiko Fushimi, Misaki Yata Note: Missing moments, What if?
Dove una volta c’era amore ora ci sono solo io, e la solitudine.
Non vedi che mi stai dimenticando? Non vedi che mi stai distruggendo? No, non vedi più niente di tutto ciò che mi riguarda, mi sento invisibile e dimenticato. Il mio stomaco si contorce ogni volta che ti giri dall’altra parte a sorridere a qualcun altro. Qualcun altro che non terrà mai a te quanto ci tengo io. Se solo tu sapessi quello che mi stai facendo diventare, mi stai facendo impazzire.
Io urlo ma tu non mi senti.Â
Dove sei? Dove è finita la persona che ho sempre amato? Non c’è più, mi stai lasciando indietro, e non te ne accorgi. Ti sto perdendo, e non riesco a convivere con questo dolore. Mi lacera dentro e mi lascia senza fiato, senza vita. Vita. Che senso ha vivere se non posso stare al tuo fianco? Che senso ha averti vicino ma sentirti così dannatamente lontano. Mi stai uccidendo.
Ti prego girati.
La gelosia mi sta divorando. Chi sono quelle persone? Che diritto hanno di portarti via da me? No,non possono. Tu non puoi farmi questo. Non puoi fare questo a me. Ti sto odiando, sì. Sono arrivato ad odiarti, non posso più vederti, non voglio più vederti. Ma più.Â
Devo andarmene.
Me ne sto andando, ti sto lasciando, non credevo di esserne capace. Guarda, finalmente ti sei ricordato che ci sono anche io, che buffo. Dovevo arrivare a questo punto? Dovevo farmi odiare per ricevere la tua attenzione?
Odiami.
Sì, ti prego fallo. Se questo è l’unico modo che ho per farmi guardare da te odiami con tutto il cuore, non risparmiarti. Buttami addosso ogni tua emozione, non risparmiarti nulla.Â
Combatti.
Combatti contro di me, combatti con me, combatti per me. Sei così vicino a me adesso, posso sentire il tuo respiro. Come mi era mancato. E’ l’unico modo che ho per sentirti qui, vicino a me. Picchiami, me lo merito, sono io il traditore vero? Ne sei sicuro? Non mi importa più, ora sei qui per me, in un modo o nell’altro. Come vorrei dirti tutto quello che non ho fatto in tempo a dirti.
Parlami.
Ti prego, dimmi che ti sono mancato, dimmi che hai bisogno di me come io ho bisogno di te. Dimmi che hai sbagliato, che sei stato uno stupido, e che ora mi rivuoi. Dillo, ti prego. Ti rivoglio, voglio di nuovo noi. Voglio il nostro amore, per l’eternità . Non ce la faccio più, sto scoppiando. Ti prego, torna da me, non respiro se non ti ho vicino, nulla ha avuto più senso da quando me ne sono andato, nulla. Senza te sento che non potrò più essere felice. Sei tu la mia felicità , sei tu la mia ragione. Io so che anche per te è così. Ti prego, dimmi quello che ho sempre voluto dirti.
Ti amo, amami anche tu.
Loneliness.
La maggior parte delle volte giustifico la mia ''solitudine'' con il fatto che magari non ispiro simpatia o più semplicemente che non piaccio alla gente per i più svariati motivi.
Spesso pensavo di avere io qualcosa che non andava; mi sono sempre sentita un po' diversa dalla maggior parte dei miei coetanei, che sono sempre in cerca di divertimento e di uscite, cercando di avere più amici possibile, sentire il bisogno di avere sempre un sacco di gente intorno.
Mi sono accorta che di possibilità e di persone ce ne sarebbero state, ma sono io che le respingo e le tengo a debita distanza da me, o per la non voglia di stare a fare conoscenza, o perché la maggior parte non mi colpivano al punto da spingermi ad interessarmi a loro.
Sono arrivata alla conclusione che molto semplicemente sto bene da sola, amo il silenzio e passare tanto tempo con me stessa; dedicarmi ai miei hobby e alle mie passioni, fare quello che mi pare quando mi pare, senza rendere conto mai a nessuno.Â
I rapporti di qualsiasi natura e genere con le persone li ho sempre trovati stressanti, impegnativi e vincolanti! Allora mi sono detta, perché complicarsi la vita se si sta bene così?
Le persone deludono, feriscono, imprigionano, ti fanno arrabbiare, piangere, innervosire, e ti riempiono di paranoie!
Raramente si trovano amici con cui davvero vai d'accordo, e anche nella loro umana imperfezione continuano ad apparirti ''perfetti'' e complementari al  tuo carattere; con cui riesci a divertiti e essere completamente te stessa.
Quindi scusate se non rispondo sempre ai messaggi o alle chiamate.
Scusate se quando si esce non sono quella con la parlantina o l'anima della festa.
Scusate se non sono la prima a dire ''Martina, piacere di conoscerti!''.
Penso che si debba aprire bocca solo quando davvero si pensa e si vuole dire qualcosa, se non ho nulla di davvero interessante da dire preferisco restarmene in silenzio e osservare.
Le parole le trovo pericolose; spesso le persone non si rendono conto di quanto una frase possa essere interpretata in tanti modi diversi, di quante sfumature per loro inconsce ci sono nei loro discorsi.Â
Non si rendono conto che inconsapevolmente possono ferire o illudere, rendere felici o ferire.
Detto questo non mi sento ne una sfigata, ne un'asociale ne una con problemi a relazionarmi solo perché ho quattro amici invece che venti.
Pochi ma buoni. Io sto bene così.
Necrophobia.
Quando da bambini ti spiegano cos'è la morte non la prendi molto seriamente, probabilmente ti diranno una cosa del tipo: ''E' quando voli su in cielo.'' E tu quasi fantastichi sul giorno in cui ti spunteranno le ali da angelo e volerai su nel cielo a fare la bella vita per l'eternità . Alla fine cosa ci dovrebbero dire? Se ci raccontassero davvero come stanno le cose probabilmente ci rovinerebbero definitivamente l'infanzia. A quei tempi non mi faceva paura, anzi, non ci pensavo, e quelle poche volte che succedeva ero tranquilla, perché ero convinta che dopo sarei vissuta ancora, sarei rimasta comunque Martina in una forma o nell'altra, e avrei continuato a osservare e proteggere la gente dall'alto! Come quando ti sdrai su un gradino e ti metti ad osservare l'operosità delle formiche. Di sicuro non ti venivano a dire a 6 anni che quando il cuore smette di pompare sangue da lì in poi non esisti più. Anche perché il ''non esistere'' è una cosa impossibile da immaginare per l'uomo, ed è proprio questo che mi terrorizza più di tutto.
Con il crescere e il passare del tempo mi sono ritrovata a temerla più di quanto immaginassi.. Perché ho capito che per quanto tu ti possa sforzare, alla fine è una cosa ineluttabile, a prescindere dalle persone; la morte non fa preferenze, non ha compassione, non fa distinzioni di nessun genere. Un aspetto che odio della morte è che di fronte ad essa, tutto quello che hai fatto, tutto quello che hai costruito, le emozioni che hai provato, gli amici che ti sei fatto, i familiari, le tue cose, tutto ti viene bruscamente portato via, per sempre.
Tutto perde di senso, di fronte a lei, tutto ormai non è che un vago ricordo.
Allora a quel punto mi sono anche chiesta: a cosa serve vivere? A cosa serve costruirsi una vita con fatica se poi inevitabilmente dovrai lasciare tutto un giorno? Non ho una risposta, e non ci voglio pensare.
Sono necrofobica, ho paura di morire, ho un'immensa paura di morire, di sparire nel nulla, di non potermi più guardare intorno e dire ''Esisto.''