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Attraverso il vetro appannato della cabina, la figura di Lily appariva sfocata, i contorni mossi dal riflesso delle luci stradali. Teneva la cornetta stretta all’orecchio, il viso teso, gli occhi larghi e fissi nel vuoto come se cercassero un appiglio invisibile. La sua voce — pur filtrata dal vetro e dal rumore della pioggia leggera — si intuiva rapida, nervosa, a tratti quasi spezzata.
Fuori, passavano pochi pedoni: ombre avvolte in giacche impermeabili, che gettavano occhiate curiose alla scena. Dietro la cabina, le insegne dei pub proiettavano al suolo chiazze di luce color ambra e smeraldo. Un autobus si fermò poco lontano, il rumore del motore coprì per un istante le parole di Lily, poi il mezzo ripartì e la sua voce tornò a essere l’unico suono chiaro, intrappolato nello spazio angusto della cabina.
(…) ‹‹ Che c’è? ››
‹‹ Nulla… non prende bene ››
‹‹ Evans Lily, e tutti i tuoi antenati dai capelli rossi e dalla saccenza tritura-attributi …››
‹‹ Va bene, va bene, va bene ››
‹‹ Spiegami perché non parli, qualcosa c’è e non parli, ma dimmi come diamine è possibile ››
Sospirò, le consentì di sfogarsi, ben sapendo che ultimamente le capitava spesso di ricadere nella stessa trappola con lei (assieme Remus avrebbero potuto formare un’associazione di aiuti umanitari dediti al reperimento di informazioni con maniere forti, che escludessero quanto meno maledizioni, ma non Veritaserum ficcati direttamente in gola). Giocherellò con il filo, attorcigliandoselo attorno all’indice.
‹‹ Stavolta è difficile, Marlene… ››
Lo tirò e lo lasciò andare. Dall’altra parte si udì quasi un sibilo.
‹‹ Immagino, ma…››
‹‹ È più difficile… ››
‹‹ L’ho intuito, non sono stupida. E mi dispiace ››
Appoggiò il capo contro la superficie fredda del disco combinatore e socchiuse gli occhi solo per un momento. Dall’altro capo del telefono non poté assistere al cenno di assenso dell’amica, ma se l’immaginò con nitidezza, muovere il capo in avanti un paio di volte e passarsi le dita tra i capelli, ravvivandosi la chioma a partire dalla fronte. Lo faceva sempre, Marlene, quando era impensierita.
‹‹ È sempre per via di quella donna? ››.
Pausa. Lily ricacciò fuori un consistente flusso d’aria e iniziò a tormentare tamburellando una nocca contro il vano delle monete. Perché era così difficile rievocare i mesi precedenti? Avvertiva come un peso opprimente all’altezza del petto che col trascorrere dei secondi aumentava progressivamente. Sospirò ancora una volta. Stavolta sembrò addirittura spazientirsi.
‹‹ Non solo, anche…ma non è solo questo ››.
Innalzò il tono di voce, lo indurì. Scosse vistosamente la testa mentre un numero spropositato di pensieri, gli stessi che le affollavano la mente di notte risvegliandola con l’affanno, planarono riversandosi con la stessa violenza di uno stormo in picchiata. Possibile che solo lei si sentisse così, a distanza di un solo mese, dopo tutto quello che era accaduto?
Il tono di voce della sua interlocutrice parve fortunatamente addolcirsi. Immaginò i suoi grandi occhi azzurri scrutarla nel buio crepuscolare.
‹‹ E allora cosa? Prova a spiegarmelo, non sto riuscendo proprio a capirti, aiutami a farlo ››.
Più che comprensione, Lily avvertì quasi un tono di rimprovero. Per quanto potesse apprezzare i pessimi tentativi dell’amica nel risultare calma e paziente, quella conversazione stava diventando improvvisamente troppo scomoda per lei. Respirò, chiuse gli occhi, si passò una mano sulla fronte. Il suo cuore fece uno scarto, lei deglutì, per proteggersi, come a voler ricacciare indietro quel ruggito intrappolato, che, serrato dietro le costole, le stava usurando ormai il petto. Sarebbe impazzita, prima o poi, con tutta quella rabbia arrotolata nel petto. Attrezzare un vano tentativo di imbastire una questione che neanche a lei risultava ancora del tutto chiara le richiedeva un dispendio notevole di energie.
‹‹ Senti, è troppo lungo il discorso ››
‹‹ Hai deciso proprio di farmi girare la testa e il collo a trecentosessanta gradi… ››
‹‹ Sto finendo i gettoni ››
‹‹ Lily ho capito che la questione non riguarda solo quella donna, quello che ti è successo, quello che è successo a ciascuno di noi -ti ringrazio, perché si vede che ci ami, siamo sempre nei tuoi pensieri, stiamo bene, per fortuna, ricambio tutto l’affetto che meriti eccetera eccetera-, ma è l’unica cosa che sono riuscita a capire perché è l’unica cosa che sei stata in grado di dirmi nel giro di mezz’ora. C’è qualcosa che non vuoi o non riesci a dirmi? ››.
A quell’ora, il cielo color indaco si rifletteva in superficie sul tremolio incessante dell’acqua. Una raffica di vento attraversò la cabina e l’intenso odore salmastro di alghe e salsedine investì le sue narici. Il volto teso si contrasse in una smorfia. Sentì qualcosa spezzarsi e poi 𝘪𝘳𝘳𝘰𝘮𝘱𝘦𝘳𝘦…
Ebbe voglia di vomitare.
‹‹ Vuoi la verità? Mi fa incazzare … sono furiosa… anzi, mi fa impazzire. Tu, Mary, chiunque… state prendendo tutto troppo alla leggera, come se…come se non sia successo niente…stiamo qui a parlare di vacanze… Merlino! ››
Seguirono una manciata di secondi di silenzio. Marlene sembrò improvvisamente mollare la presa.
Allentò lievemente il tono. Ma il cipiglio restò fermo.
‹‹ Di che cosa dobbiamo parlare, Lily? ››
Il cuore iniziò a batterle furiosamente e ricominciò a torturare il filo. Cornetta stretta, le nocche che avevano premuto contro il vano delle monete erano sbiancate. Aveva il respiro corto.
‹‹ Non c’è un minimo accenno alla vicenda…niente di niente. Pubblicamente. E a scuola? Come se vogliano insabbiare la questione. Il fatto che sia successo ad un passo da noi, è allucinante…bestiale ››
‹‹ Cosa vuoi fare? Cosa possiamo fare? ››
‹‹ Non fare finta di niente, 𝘪𝘯𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰. Non ne parliamo mai ››
‹‹ Nessuno fa finta di niente, Lily. Come si fa? Però è la nostra estate, possiamo staccare, ricominciare…parlare di cazzate, 𝘪𝘯𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰. Senti, mi dispiace, magari posso solo immaginare…nessuno ha assistito a quello che avete visto tu e Doe, e non è e non sarà facile. Se vuoi riparlarne, io ci sono, figurati, a qualsiasi ora della notte pure, se vuoi…ma rilassati. Al momento non possiamo fare nient’altro. Possiamo solo cercare di elaborare…stare con i tuoi ti aiuta? Inverness ti aiuta? Se no, manda al diavolo tutto e vienitene da me ››.
Lily poggiò il capo contro la superficie metallica e trasse un lungo respiro. Si sentiva esausta, come se avesse corso una maratona nelle ore più calde del giorno. Fece uno sforzo immane nel tentativo di dominare quel bruciore all’altezza dello sterno. Per una volta non doveva raccogliere i pezzi da sola. Avrebbe voluto solamente un abbraccio e basta.
‹‹ Ci ho provato, in parte ha funzionato. Scrivo quel diario idiota che Nott mi ha costretto a portare avanti. Passeggio, porto a spasso il cane di mia sorella, imbastisco vani tentativi di sostenere una conversazione normale con mia sorella e il fidanzato ››
‹‹ Ah, c’è anche il tricheco col baffo … ››
‹‹ …ignoro le provocazioni di mia sorella e i ricatti psicologici di mia madre. Sta andando tutto meravigliosamente bene, respiro aria sana e assumo un po’ di vitamina D, anche se il tempo sta facendo schifo. Inverness è il mio posto. Ho rivisto Catherine e Cecile ››
‹‹ …e hai conosciuto Liam ››
‹‹ Sì ››
‹‹ Esci con lui ››
Non era un quesito, ma un’affermazione e un lapidario invito. Lily alzò lo sguardo al cielo. L’insegna al neon del pub di fronte gettava una luce spettrale, man mano che si faceva più buio. Quello che abbozzò fu una smorfia che assomigliava solo vagamente ad un mezzo sorriso. Per quanto volesse sforzarsi la realtà vissuta negli ultimi mesi le si presentava costantemente col conto in mano.
‹‹ Mi sto alienando. Quella che doveva essere una vacanza temo sia un inutile tentativo di fuga. Un idillio stupido e senza senso. Mi sono lasciata con Jack neanche un mese fa ››
Si stava lasciando attrarre da nuove prospettive. Ma aveva baciato un altro. La sua teoria aveva delle tesi ben fondanti, visto che un mese prima era fidanzata, 𝘮𝘢 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘣𝘢𝘤𝘪𝘢𝘵𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘶𝘯𝘲𝘶𝘦 𝘶𝘯 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰. E questo lo sapevano solamente lei e la parte coinvolta.
Marlene emise un gemito soffocato.
Avevano già sostenuto una mezza conversazione sull’argomento ed era bastato ad entrambe. Lily si decise di nuovo ad ignorarla.
‹‹ Sono molto confusa ››.
Ammise lei, ma la linea cadde.
Lasciò che la verità venisse inghiottita dall’oblio ritmico e sonoro del ricevitore e dal martellare sommesso della sua coscienza.