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Quando un albero s’innamora, non fa nulla.
A guardarlo sembra che non gli sia successo niente e invece una profonda vibrazione lo pervade dalle radici fino alla punta del ramo più alto e sottile.
Inizia nella terra, dove tutto è oscurità: una misteriosa luce nel buio.
Risale poi il tronco, proprio come la linfa, e mentre sale nutre ogni ago e germoglio, fino alla cima e, una volta lassù, scappa in cielo e ti porta con lei.
Perché l’amore ti fa volare anche se hai le radici.
L' abete e la betulla
Francesco Vidotto
Wilhelm Lorenz - Trees on the Water, 1930s
Il primo ministro del Giappone Sanae Takaichi: «Meglio che la popolazione si riduca piuttosto che riempire il paese di immigrati poco qualificati provenienti da culture aliene.
Preservare lo stile di vita del Giappone conta più del lavoro a basso costo.
Possiamo risolvere la crisi della natalità senza affidarci a stranieri incompatibili.
Non hai più un paese quando diventi minoranza.»
New " gregge"
"Ma ancora più ripugnanti mi sono tutti i leccapiedi; e l'animale più ripugnante che ho trovato fra gli uomini l'ho battezzato parassita: non voleva amare eppure voleva vivere d'amore".
Friedrich Nietzsche
"Così parlò Zarathustra"
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Nel frattempo...
In Italia ed in Europa c'è oggi una carenza di petrolio come nel 2020 c'era un virus mortale. In realtà oggi come ieri c'è solo speculazione e lo Stato è complice di questo crimine oggi come lo era anche ieri.
L’invidia è sempre cieca perché colpisce chi come noi ha più di noi. Non è mai invidia di qualcosa, non è tanto invidia di qualità o di proprietà. Se spingiamo analisi del sentimento invidioso a fondo, come oggetto dell’invidia non troveremo altro che la vita stessa. L’invidia è sempre, come sosteneva anche Lacan, invidia della vita, della vita dell’altro che ha più vita della mia. Non si può, ovviamente, avere invidia della vita misera, depressa, spenta. L’invidia è sempre invidia della vita felice, è sempre invidia della vita piena.
l'articolo di Massimo Recalcati, "L'invidia della felicità", apparso su La Repubblica
-Altphotos_pl.
F R I D A Y
"Chi si gode la vita, è colui al quale è stata risparmiata la maledizione dell'intelligenza."
* P.H. Lovecraft *
Ecco perché i tiranni hanno paura. Possono ridurre all'ubbidienza milioni di uomini, ma non quell'uno che in sé ha ridotto in schiavitù la morte. Egli ristabilisce la dignità dell'uomo. Così muta il significato degli altari sacrificali lordi di sangue: l'onta e la profanazione sono servite soltanto ad accrescere lo splendore della verità.
Ecco l'incubo dei tiranni: che la loro vittima s'innalzi a una libertà ad essi inaccessibile, e che si dilegui, mentre essi delirando sognano di annientarla, in spazi nei quali tortura e supplizio non hanno più alcun potere. E l'incubo dei carnefici è questo: che la loro vittima riviva. Che ciò non sia mai: a questo mirano gli sforzi della scienza.
Ernest Jünger
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Quanto aveva ragione Dostoevskij quando disse:
"La tolleranza arriverà a livello tale che alle persone intelligenti sarà vietato pensare, per non offendere gli imbecilli".
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Viviamo in un epoca in cui pensare è diventato un crimine, in cui la sensibilità dello stolto vale più della chiarezza del saggio.
Oggi la verità deve chiedere scusa. Il pensiero deve camminare in punta di piedi.
E chi osa mettere in discussione viene zittito, etichettato, cancellato.
Quella che chiamano tolleranza è in realtà il nuovo nome della codardia.
Una società che protegge la stupidità è destinata ad essere governata da essa.
Dostoevskij aveva visto l'abisso molto prima di noi, e non si sbagliava.
Il mondo non verrà distrutto dai malvagi, ma dai codardi che non sopportano l'idea che qualcuno pensi in modo diverso.
"Wildflowers don't care where they grow."
- Dolly Parton