“Per essere felici bisogna eliminare due cose: il timore di un male futuro e il ricordo di un male passato; questo non ci riguarda più, quello non ci riguarda ancora.”
— Seneca
The Bowery Presents
Not today Justin

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The Stonewall Inn
noise dept.
No title available
Doug Jones
macklin celebrini has autism
EXPECTATIONS

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shark vs the universe
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RMH
Noah Kahan
Mike Driver
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Monterey Bay Aquarium
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ
todays bird
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@loceanoepienoperchetuttipiangono
“Per essere felici bisogna eliminare due cose: il timore di un male futuro e il ricordo di un male passato; questo non ci riguarda più, quello non ci riguarda ancora.”
— Seneca
“Ben poco ama colui che può esprimere a parole quanto ama.”
— Dante Alighieri
Michele Mari
Do you know the story of the Phasianidae? It’s a bird that experiences all of time in one instant. And she sings the song of love and anger and fear and joy and sadness all at once. And this bird when she meets the love of her life is both happy and sad. Happy because she sees that for him it is the beginning, and sad because she knows it is already over.
“You ever feel like when you met someone, they fill this hole inside of you and that when they’re gone you feel that space painfully vacant?”
— I Origins
“I’d like to tell you the story of the eyes that changed my world.”
I Origins (2014)
René Magritte, Amore a distanza
1930
Fanculo, specialmente chi ti ammira prova invidia un vero amico non ha niente ma darebbe anche la vita.
Orietur in tenebris lux tua.
Diamente Nero - Vanessa Arcadipane
trad. “Nascerà in mezzo alle tenebre la tua luce”
Non guardarmi così,
Il tempo non aspetta,
Spezzerei la lancetta ,
Ma il fatto è che...
tutto gira come un carillon
tutto gira come un carillon
..vieni con me se ti va.
Some people become cops because they want to make the world a better place. Some people become vandals because they want to make the world a better looking place.
- Banksy, Wall and Piece
Ma dimmi tu questi negri
che vengono a prendersi per disperazione
ciò che noi ci prendemmo con la violenza,
la spada e la croce santa,
lasciandoci dietro solo disperazione.
Ma dimmi tu questi negri
che hanno cellulari e guardano le nostre donne,
mentre noi da sempre
ci fottiamo le loro
un tanto a botta nelle strade nere delle periferie,
e prendiamo il silicio dalle cave delle loro terre,
e come osano poi questi negri
avere desideri proprio uguali ai nostri
manco fossero umani.
Ma dimmi tu questi negri che attraversano il mare
come se fosse messo lì per viaggiare
e non per tenerli lontani,
per galleggiare e non per affondare,
per andare e non per tornare.
Ma dimmi tu questi negri
ex schiavi dei bianchi
che vengono qui a rubarci il pane
proprio ora che gli schiavi siamo noi
messi in ginocchio e catene
da politici e finanzieri bianchi
con colletti bianchi
e canini e incisivi sorridenti
e perfettamente bianchi,
che in meno di trent’anni
ci hanno fatto schiavi.
Ma dimmi tu questi negri
che hanno scoperto ora che la terra è una,
è rotonda,
e che a seguire la rotta della loro fame
si arriva dritti dritti alla nostra opulenza.
Ma dimmi tu questi negri
che facessero come i nostri nonni:
cioè tornare nella giungla e sui rami alti
visto che sono loro i nostri progenitori
e che l’umanità è tutta africana.
Ma dimmi tu questi negri che
non rispettano i confini della nostra ignoranza e i muri della nostra paura.
Ma dimmi tu questi negri che persino si comprano le sigarette
dopo che noi ci siamo fumati le loro foreste,
le loro miniere,
il loro passato,
il loro presente
ma abbiamo commesso l’imperdonabile errore di lasciargli una vita
e un futuro
a cui dimmi tu, questi negri,
non rinunciano mica.
Ma dimmi tu questi negri
che si portano il loro Dio da casa
anziché temere il nostro,
e sanno ninna nanne e leggende e favole più antiche delle nostre e parlano male la nostra lingua
ma benissimo le loro che però noi non capiamo.
Ma dimmi tu questi negri a cui non vogliamo stringere la mano
né far mettere piede in casa,
sebbene a ben guardare
abbiano i palmi delle mani e dei piedi perfettamente bianchi.
Proprio come i nostri.
Andrea Ivaz Melis
The Pervert’s Guide to Cinema (2006)
Essere donna è bellissimo
Mi hanno sempre detto che essere donna è bellissimo. E ho finito per pensarlo anche io.
Dovrebbero saperlo,che essere donna è bellissimo, anche in Afghanistan dove l’ 85% delle donne è senza istruzione, l’80% è costretto a sposarsi in maniera forzata e il 50% di queste non ha ancora compiuto i sedici anni. Sono, infatti, le più giovani (di solito ragazze tra i 10 e i 14 anni) ad aver maggiore possibilità di subire violenza sessuale e fisica. Le statistiche continuano registrando che il 95% dei suicidi in Afghanistan riguarda proprio le donne, 120 di queste si sono date fuoco successivamente a matrimoni forzati e/o a ripetute violenze. Sempre in Afghanistan, ogni donna ha in media sei figli, e ogni due ore una donna muore dando alla luce un bambino. Nell’ultimo anno i casi di violenza sono cresciuti del 25% e l’Afghanistan è stato definito il posto peggiore al mondo in cui nascere donna.
Eppure essere donna è bellissimo.
Dovrebbero saperlo anche in Congo che essere donna è bellissimo.
Sì, in Congo, dove 44 bambine, tra i 2 e gli 11 anni, sono state prelevate di notte, condotte nella foresta e poi ripetutamente violentate da uomini armati per una credenza magica che avrebbe dovuto dare loro più armi.
Nel 2015 sono stati registrati 15 mila casi accertati di violenze sessuali.
Sì, in Congo, dove contrarre l’HIV e l’AIDS è all’ordine del giorno, terra dove ogni fonte di ricchezza è profanata come il sottosuolo di diamanti, come le donne che la abitano, dove il corpo della donna è il campo di battaglia, dove lo stupro è un’arma.
Il Congo, dove ogni donna che rimane incinta spera con tutto il suo cuore che sia un figlio maschio, perché non potrebbe sopportare di vivere con la paura che la propria figlia sia sfruttata, degradata, abusata, violata.
Il Congo che non è terra per gli uomini, ma ancor meno per le donne.
Eppure essere donna è bellissimo
Dovremmo ricordarlo anche in Nepal che essere donna è bellissimo.
Le donne, in Nepal, non subiscono solo violenze fisiche nell’ambiente domestico, ma anche in quello pubblico, con stupri, abusi sessuali sul lavoro e a casa, fino alla tratta di essere umani.
Persistono, inoltre, delle pratiche tradizionali, legate spesso alla religione, che consistono in atti come quello d'offrire bambine e ragazze, che in alternativa avrebbero solo la possibilità di vivere senza la minima cura o istruzione, ad alcuni templi, in cambio di meriti religiosi per le famiglie (è come una forma di prostituzione mascherata dal rituale religioso); oppure atti come la segregazione in capannoni lontani dalle proprie abitazioni di ragazze nel loro periodo mestruale, considerate impure e indegne di partecipare alle normali attività familiari.
Più del 20% degli uomini e delle donne nepalesi ormai interpretano la violenza di tipo domestico come fatto perfettamente accettabile.
Eppure essere donna è bellissimo.
Ditelo alle donne pakistane che essere donna è bellissimo. Ditelo alla società del Pakistan, in cui lo stupro non è un crimine, ma una giusta punizione. Le donne possono essere condannate allo stupro, da tribunali tribali e religiosi non ufficiali, se solo una voce riguardante la loro impudicizia rechi imbarazzo ai maschi della famiglia. Qui l’"onore", sempre più spesso associato alla parola “uccisione”, giustifica e dà la disponibilità ad atti come il massacro delle donne della propria famiglia.
Essere donna non è bellissimo se nasci in Paesi come Costa D’Avorio, Kenya, Niger, Haiti, Nuova Guinea, India, Australia, o ancora come a Mali dove ci sono bambine che vengono fatte sposare a 10 anni e che, dopo la prima notte di nozze con il marito trentenne, muoiono dissanguate. Altre subiscono stupri di gruppo perché si oppongono ad esercitare il loro “dovere di mogli”. Ce ne sono alcune a cui vengono tagliate 6 dita in omaggio ai morti della comunità: gliene restano 4, per entrambe le mani, non abbastanza per imparare a scrivere ma sufficienti per i lavori domestici. Altre ancora, considerate “ribelli”, vengono ricondotte alla disciplina con un tizzone ardente infilato tra le gambe, botte continue e privazione di acqua e cibo.
Si parla di una realtà di cui non si parla mai se non per un giorno, si parla di donne che non hanno i diritti per sentirsi tali, si parla di posti che sembrano dall’altra parte del mondo, ma che in realtà poi è il vicino di casa.
Anche in Italia si parla di femminicidio, spesso è fonte di speculazione, ma se non esistesse non potrebbero specularci su, e invece in Italia muore una donna ogni 72 ore a causa di violenze fisiche o sessuali.
Essere donna è bellissimo, ma sono sicura che chiunque l’abbia detto fosse un uomo.
- TheGirlOfMilkshake
( @thegirlofmilkshake )