N-264(3)
Di quello che successe nei minuti successivi ricordo poco, ero frastornato e il rumore, la paura e i tuoi occhi non mi davano possibilità di riprendermi. Quando quello spettacolo infernale è finito ci hanno lasciati tornare tutti alle nostre stanze. Fino a quel giorno non avevo mai fatto caso alla qualità dell’edificio residenziale. Era molto lussuoso e moderno, con un arredamento sobrio ed elegante. Quel posto rispettava del tutto i miei standard di gusto, era davvero bellissimo e non me ne ero mai accorto. Come un fantasma ho raggiunto la mia stanza, la 292, ovviamente. Ero stato fortunato perchè si trovava sulla parte esterna dell’edificio e al 22esimo piano, quindi la vetrata garantiva una meravigliosa vista sulla città. Sono arrivato in camera che era notte o quanto meno fuori era buio, gettato lo zaino affianco alla scrivania mi sono lasciato cadere a faccia in giù sul letto. Continuavo a chiedermi per quale motivo mi fossi proposto e per quale motivo lo avessi fatto tu ma in nessuno modo riuscivo a rispondermi. Sono andato verso la vetrata per guardare la città. Tutte quelle lucine rosse e bianche, macchine, pullman, moto e taxi che trasportavano la gente comune, che riflettevano la vita semplice e caotica di tutti i giorni. Io te e altre 28 persone avevamo deciso di rinunciare a quella vita, di abbandonare per sempre la normalità, per noi tutto cambiava e avremmo potuto cambiare il corso della storia, eppure, fuori da quelle mura, la vita trascorreva tranquilla, nulla cambiava.
Perchè? Perchè avevmo scelto di rinunciare ad una vita normale?
L’orologio indicava l’1.54, si era fatto davvero tardi e il sonno non si decideva a farsi vivo. Ho preso la felpa pesante, messo le scarpe e mi sono diretto verso l'uscita, volevo venire da te, avevo bisogno di parlarti, avevo bisogno di averti vicina. Ho aperto la porta come se la volessi sradicare. Tu eri li dietro. In piedi di fronte alla mia stanza che tremavi come una foglia. All’interno dell’edificio non faceva caldo e tu avevi addosso solo un enorme maglia a maniche corte e un paio di pantaloncini. Senza dire una parola, sei entrata in camera. Eri bellissima. - “Non riesco a stare da sola” hai detto in un soffio.
- “Mmh stavo venendo da te, ho bisogno di parlarti” ho detto io, cercando di non far tremare la voce.
Non mi hai risposto, sei andata alla finestra e hai guardato la città. Scommetto che anche tu abbia pensando a quello a cui avevo pensato io pochi minuti prima.
- “L’hai fatto per me?”
- “L’hai detto tu, non riesci a stare da sola e io non voglio che succeda”.
Mi aspettavo dicessi che ero stato un idiota e che non avrei mai dovuto farlo o qualcosa del genere, invece hai smesso di guardare la città e ti sei infilata nel mio letto tirando su bene il piumone. Ho spento le luci, mi sono seduto affianco a te appoggiando la schiena sul muro.
Metntre ti accarezzavo i capelli hai sussurrato “Grazie” e smettendo di tremare ti sei addormentata.
Poco dopo mi sono addormentato anche io, lì di fianco a te.
Per quanto fosse bello il momento, non durò a lungo. Gli incubi ti tormentavano e anche la mia presenza non era abbastanza per permetterti di dormire. Dal canto mio seppur cercassi di nasconderlo i miei pensieri non mi permettevano di dormire. Alle tre circa mi sono svegliato sudato, in preda agli incubi, faceva freddo e tu non eri più nel letto. Una sottile lama di luce veniva da sotto la porta del bagno e i tuoi vestiti erano sparsi per terra. Mi sono alzato e sono venuto a sedermi con la schiena appoggiata alla porta, l’ho fatto facendo rumore di proposito, cosi che riuscissi a sentirmi.
Qua si interrompe il Terzo capitolo della mia sotria, ho davvero troppe idee e tutte troppo diverse tra loro per poter andare avanti senza pensarci ancora un po’ lol, come al sollito vi ringrazio per la lettura e vi invito a farmi sapere se vi è piaciuta e si interessa sapere come procederà la sotria di 264 e 292 così sarò motivato assai a portarvi tanti altri capitoli.
Luca.


















