
@theartofmadeline

Love Begins
Not today Justin
🪼

Discoholic 🪩

Jimmy Eat World
hello vonnie

No title available
cherry valley forever
Claire Keane
let's talk about Bridgerton tea, my ask is open

No title available

Product Placement
untitled
2025 on Tumblr: Trends That Defined the Year
Fai_Ryy
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
Sade Olutola

Game Changer & Make Some Noise
ojovivo
seen from Bangladesh

seen from China
seen from Colombia
seen from India

seen from Vietnam
seen from United States
seen from Bangladesh
seen from Czechia
seen from Türkiye
seen from Bangladesh
seen from United States
seen from United States

seen from Malaysia

seen from Japan
seen from United Kingdom

seen from Yemen
seen from Japan

seen from Malaysia
seen from United States
seen from Malaysia
@lostnakedsouls
Portland Move: Multnomah Falls 2 by barjack
Siamo la società in cui se sei su un autobus e ci sono due posti, uno isolato e uno affianco ad un’altra persona, ti metti in quello da solo, con due cuffie nelle orecchie. La società in cui contano di più i “mi piace” su Facebook che le relazioni vere. La società in cui l’affetto che provi per una persona è dimostrato in base a come l’hai salvato in rubrica, o da quanti cuori mandi nei messaggi. La società in cui basta che uno sia diverso, anche solo nel più piccolo particolare, per essere attaccato e deriso. La società in cui più sei stronzo più sei figo. La società dei falsi moralisti, dei ruffiani, delle foto e delle amicizie-flash. La società che urla aiuto, ma si zittisce da sola con le proprie azioni. La società che discrimina quelli che non la pensano come te, e che poi ti ricorda che siamo tutti liberi. La società in cui se insulti sei il meglio. Quella delle bestemmie, delle false promesse, dei “ti amo” lasciati al vento. Delle ragazze con 3 kg di trucco e di quelli che ti dicono che siamo belle anche così. Di chi cerca la ragazza seria e poi va con la prima troia che passa. Che ama per gioco, per noia. La società dei messaggi da far venire il diabete, tra persone che si vomitano le peggio cattiverie alle spalle. Delle doppie facce e dei lunatici. Dell’autolesionismo e dell’alcool. Dei tredicenni che fumano e dei sedicenni che muoiono per overdose. La società che ti dice di distinguerti dalla massa, e che ha individui tutti uguali. Dove parliamo tanto e agiamo poco. Dove la gente parla per dar fiato alla bocca, e non sa. La società che tutto sommato ignora la realtà. Siamo la società più avanzata, che sta arretrando sempre di più. La società che si dispera per uno schermo del cellulare rotto, e che quando distrugge il prossimo nemmeno se ne accorge.
(via hugsdrugsandflyaway)
Sapete cosa mi fa incazzare?
Tutto questo potere che il passato ha sulle persone. Te ne stai una sera ad ascoltare una canzone random dei Pink Floyd, o a disegnare storie inventate, o a sfiorare la corda di una chitarra, o a bere una birra sul muretto del parco dietro casa con una sigaretta in mano… ed ecco che torna. All'inizio si tratta sempre di un pensiero. Un piccolo ricordo che la situazione ti ha riportato in mente. Un piccolo ricordo apparentemente innocuo. Ma i ricordi non lo sono mai. Tempo di ascoltare un'altra strofa di quella canzone, di disegnare un altro volto, di fare un altro accordo, di attaccare di nuovo le labbra a quella birra per un ultimo sorso, di prendere l'ennesima boccata… e ti accorgi che è tornato tutto insieme. Che un pensiero si collega sempre ad un altro, in un'infinità di labirinti fatti di sensazioni, suoni, odori, visioni, stati d'animo, sentimenti. E caso strano, si collegano perennemente a quella cosa che non vuoi ricordare. Quella che eviti come la peste. Quella che ogni volta tenti di tenere il più lontano possibile - chiudendo gli occhi, non ascoltando più, cambiando posto, cambiando discorso, chiudendo vecchi diari. Caso strano, si collegano perennemente a quello che ti farà sempre male. Al tuo rimpianto più grande. O alla persona che ti manca di più. O a entrambe le cose.
E ti accorgi che sei fottuto, e che nonostante gli anni lo sarai sempre.
«Ciao. Come stai?» «Ok, non lo so neanch'io.» «Che ti succede?» «Tu hai mai visto qualcuno cambiare?» «Cambiare in che senso?» «Cambiare del tutto. Come passare dall'estate al gelo dell'inverno.» «Certo.» «Ah sì?» «L'erba ritorna verde ogni primavera. Può farlo anche la gente» «Però c'è gente che non può più tornare.»
L'altra metà dell'amore. (via outburtsofabrokensoul)
Liberaci dal male.
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il nome tuo. Sia santificato il nome di ogni guerra, di ogni strage, siano santificate pure tutte le vittime, le bare coperte con la bandiera, i fiori gettati al mare, le parole da un balcone, le persecuzioni, gli innocenti, siano santificate le guerre politiche, gli ideali finiti nel cesso, gli ideali che non esistono, i nostalgici dei regimi dittatoriali, i regimi dittatoriali stessi, siano santificate tutte quelle persone là, che ti nominano senza sapere, che uccidono nel nome di un Dio che non si vede, perché si nasconde, per la troppa vergogna, per la generazione di figli senza pace e senza terra, perché ha ragione Coterau “Se Dio esistesse sarebbe il male in persona" allora lo rinnego, per non addossargli la responsabilità del male. Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il nome tuo, venga al tuo regno, sia fatta la tua volontà. Sia fatta la volontà di chi giudica, degli oppressori, sia fatta la volontà di chi ha parole da spendere e nessun fatto da realizzare, sia fatta la volontà di chi sta al sicuro, di chi fa demagogia, di chi chiude gli occhi e finge di non sentire, sia fatta la volontà di chi ha soldi da perdere, sassi da lanciare e nessuna mano da nascondere, perché non ci sono mai colpevoli, perché non c’è mai un giudizio, perché sia fatta la tua volontà e il tuo perdono. Noi ci crediamo chissà cosa e perdoniamo solo quello che ci fa comodo, ciò che è distante, quello che non ci tange, noi ci crediamo chissà cosa e instauriamo guerre tra poveri, tanto per delineare la nostra supremazia tra un cuore di cartone e una vita appassita in mezzo alla sporcizia, allora sia fatta la tua volontà. Come in cielo e così in terra, dacci oggi il nostro pane quotidiano. Dacci oggi la nostra notizia quotidiana, il nostro odio quotidiano, la nostra nostalgia quotidiana, il nostro colpevole quotidiano, il vuoto nella memoria quotidiano, dacci oggi la paura, dacci oggi i forconi da scagliare, toglici la ragione, dacci oggi la voglia di non ascoltare e la misericordia per ricordarci, di tanto in tanto, della tua presenza, dacci oggi la preghiera, dacci oggi il nostro venerarti, parlarti solo nel momento del bisogno, tra una pubblicità e un’altra, perché la priorità è della notizia e dei morti ammazzatti che possiamo rimpiangere, solo quando sono rimboccati da una bandiera, che la Patria gli ha messo sopra, a cullare l’eterno sonno destato da incubi e miraggi di vita eterna. E rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Come noi non li rimettiamo mai, li annotiamo, li controlliamo, noi non siamo mai in debito, abbiamo sempre un conto da saldare, con la vita, ma quando la vita ci chiederà il resto, chissà cosa le risponderemo. Forse riusciremo a parlare di casualità, fato, destino, perché attribuire al margine la colpa è più facile: quando mai riusciremo ad addossarci le nostre responsabilità? E non ci indurre in tenzione, ma liberaci dal male. Dal male che non ha un colore, una pelle, un’origine, una via di fuga. Dal male che non ha un linguaggio, una provenienza, una destinazione. Dal male che ci appartiene, che non vedi, che non sai di ospitare. Liberaci dal male, liberaci dalla paura, liberaci dall’ostinazione a vedere il diverso. Liberami, Signore, dal mio non credere in nessun Dio, perché ha ragione Coterau: “Se Dio esistesse sarebbe il male in persona, preferisco rinnegarlo, piuttosto che addossargli la responsabilità del male”. E liberami da questo perenne scaricamento-di-colpa: siamo tutti responsabili. Liberaci dal coinvolgimento che ci appartiene e che, ancora, non riusciamo a rendercene conto. E non ci indurre in tenzione, ma liberaci dal male. Amen.
- Un'indiana della tribù degli Oriah, 1890.
Se le dai tempo, la vita si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male.
Oceano Mare, Baricco.
Troppo fragile per vivere e troppo viva per morire
Oceano Mare, Alessandro Baricco.
Signore, scusatemi... Signore, volevo dire che lo so che sto male e non riesco nemmeno a uscire di qui, ogni tanto, e anche solo correre è per me una cosa troppo... Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per averla, tutta quella che c'è, tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio. Ce la farò vero? Vero che ce la farò?
- Oceano Mare, Alessandro Baricco.