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@luisadedonato
GRAFTED
Installation
2019
Grafting is an agricultural technique that exploits a plant property that is mostly unknown to the animal world. A plant is not just a plant, in it remains the archetypal essence of the plant, which makes it universal and individual at the same time. Each plant is every plant. Simply by duly bringing two severed parts of different species into contact, they will merge into a single organism, perfectly capable of guaranteeing their livelihood. The roots of one vegetable can provide sustenance to the stem of another and vice versa. The example we draw from it is absolute, it realizes that symbiosis of the diversity of which our social tissues are dry, demonstrating coexistence, mutual collaboration for the growth of the community, even the extension of possibilities, without the fear of a loss of identity of its components, without rejection. Even the artifice of the human hand that performs the grafting does not give the taste of an intrusion to any of the parts, but instead of enrichment, almost to establish that there is no threat or forcing for those who are ready to recognize and accept the differently similar.
The photograph, in its two-dimensional shape, recalls the geometric plane in which the branches composing the graft are each other's extension. This association gives the work a mathematical and therefore universalizing identity of the idea of mutual support: the formulas themselves, which determine the characteristics of a straight line passing through two points, become the natural visual and conceptual continuation of the two extremes, which are prolonged following a sort of rectification that goes on far beyond the edges of the picture.
Il progetto realizzato con la Fondazione Morra, Fondazione Lac o Le Mon e Cantiere Giovani, vincitore del Bando 2018 “PRENDI PARTE! Agire e pensare creativo” ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali presenta IN SEI ATTI.
IN SEI ATTI sono le forme - del vivere, del conoscere, del fare esperienza – che acquisiscono priorità. Il prodotto dell'esperienza formativa mette inevitabilmente in discussione ogni possibile contenuto, identificando proprio nel "niente" l'argomento intorno a cui - ma anche all'interno di cui – lavorare.
Uno
Estraneazione come azione di disaccordo/rifiuto da ciò che viene imposto, raggiungendo uno stadio di piacere e coesione con l'Io negato dalle strutture sociali. La performance consiste in un torneo di Burraco limitato a quattro soli componenti, i quali in coppia si sfidano per otto ore, mentre il quotidiano continua a svolgersi regolarmente. Affermare il concetto di alienazione con un atteggiamento ludico, è l'intenzione di questo atto, spiegare tramite il suo paradosso (ovvero il gioco) una condizione oppressiva. Entreranno a"giogare" vari fattori già provati in precedenza, quali la competizione, la "guerra alla sopravvivenza", il crearsi un rifugio astratto nel quale estraniarsi e trovare il proprio spazio/luogo.Potrebbe non essere un piacere, anzi, l'obbligo a stare isolati dal contesto sociale potrebbe avere una sola conseguenza, il delirio; quella coesione con l'Io negato non è una negazione positiva bensì in quel gesto di astenersi dalla realtà trovando come escamotage il gioco, che è l'affermazione del Nulla.
Due
è un lavoro che nasce da una riflessione sulla scala come elemento di passaggio e di unione tra due spazi differenti. Le scale in questione uniscono l’ingresso, al piano terra della Fondazione Lac o Le Mon, con le camere da letto al primo piano. La scala diventa così non solo uno spazio di transizione, ma soprattutto di condivisione. Il salire, l’andare avanti ed in alto diventano metafore della creazione di scopo. Una serie di registratori sono stati nascosti tra le scale della Fondazione durante le ore serali e quelle notturne, diventando dispositivi di sorveglianza sonora. Il risultato è la raccolta di una serie di suoni dei passi delle persone, dei bisbiglii, delle confessioni ed degli ultimi saluti prima di andare a dormire. La scala si fa custode di tragitti e segreti. L’installazione raccoglie tutti questi elementi sonori e li ripropone in un altro spazio, quello di Casa Morra, stabilendo un canale relazionale con le sue imponenti scale. Il visitatore si trova così ad esperire una condizione di spaesamento fisico ed allo stesso tempo di partecipazione emotiva alla vita quotidiana della casa.
Tre
“Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”: è con questa asserzione che Wittgenstein conclude la sua opera più importante, lasciando aperto e propriamente “non-detto” il campo dell’indicibile, dell’impossibile restituzione linguistica di quellacosa , che in questo contesto si manifesta e tenta di delinearsi come niente. Attraverso un approccio paradossale si inscena un discorso dal tono ironico e scientifico, che cerca fallacemente di avvicinarsi all’impossibile traduzione del niente. Il tentativo di esperibilità del nulla avviene attraverso un dialogo informale e un monologo in cima ad una scala apparentemente inutile, su un terrazzo-palcoscenico dove i limiti della parola compongono una dissertazione che non può che essere “Discorso sul niente o dell’impossibile dirsi del nulla ”.
Quattro
Il progetto si inserisce nell’ambito della ricerca su suono e spazio, in una dimensione familiare che tiene conto delle peculiarità dei luoghi vissuti in comune. Quattro (Cavità) nasce dall’esigenza di interrogare l’ambiente lasciato inabitato per alcuni decenni, ponendosi al contempo come ascoltatori e donatori nei confronti di uno spazio ambiguo, inesplorato fino in fondo. La cucina rurale, luogo della comunità per eccellenza, prende cosí vita attraverso il canto delle persone che ne ascoltano silenziosamente la storia. La voce diventa mezzo per riempire i vuoti del forno, centrale, maestoso, come un grande corpo una volta caldo e umano. Un antico corpo spento attende senza peso o sente sovrapporsi la densità del tempo? Attraverso l’azione spontanea e potente evocata dal gruppo si è attivata una forza suggestiva che allo stesso tempo accoglie e abbandona.
Cinque
In Cinque (We are too sad to tell you) ognuno dei partecipanti invita negli spazi di Casa Morra una persona a scelta fra tutte quelle non presenti all’evento. Questo invito avviene mediante un anomalo componimento d’orchestra, dove ogni membro è munito dello stesso strumento musicale: il proprio cellulare. Diciannove telefonate simultanee, indirizzate verso diciannove destinatari differenti, sono amplificate in vivavoce, a vuoto. I cellulari emettono il segnale di chiamata, le persone dall’altro capo rispondono, ma trovano in risposta un silenzio imprevisto e al contempo parlato. Le voci, le parole udite da chi risponde non sono quelle di chi ha avviato la telefonata, ma appartengono a qualcun altro. A chi? Potrebbe capitare che due o più fra gli inconsapevoli partecipanti del rito telefonico inizino una conversazione fra loro, potrebbe invece accadere che nessuno risponda. Ciò non importa, il meccanismo è il seguente: un gruppo di persone è connesso a propria insaputa nel medesimo luogo, per mezzo di una telefonata; in modo indiscriminato, tutto ciò che avviene all’ interno di questo processo entra a far parte di uno spartito cacofonico desiderato.
Sei
Sei (Manifesto del non fatto) “Quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte”. [da Semplificare è più difficile, Bruno Munari]
side projects:
Publication by Fondazione Morra
I’M NOT A ROBOT (w.i.p.)
installation
2019
By
Luisa de Donato Valerio Mattiacci Simone Esposito
Digital democracy grants information the power to spread quickly and without filters, but this lack of control has introduced the question of the veracity of data that travels the web. The authority of a website is sometimes compared to that of a newspaper regardless of sources, almost ignoring that the words of a news, an article, a blog may contain visions of a unconsciously or deliberately distorted reality. What had to be a means without filters is gradually becoming a network managed and monitored by computerized automatisms, bots and artificial intelligences, necessary to manipulate data on a large scale, sometimes to steal or corrupt it, sometimes to verify its integrity and correctness. A real technological war, man against the machine and machine against machine, which aims at reconquering the centrality of man in communication with the other man. "I’m not a robot" is placed between the digital publishing on the web and the original one, made of printed paper, which loses more and more following. The captchas represent precisely the will to verify the human nature of the reader, a reflection of a desire for more direct and more truthful communication, an approach that has always been a primary social need.
PRINCIPI (w.i.p.)
installation
2017
Naples, Spazio Intolab, ex wool factory
ANIMUS ET SPIRITUS
video installation
loop
2017
IL MONDO DICHIARATO (w.i.p.)
painting
ink and paper
2017
DANAE
video installation
2016
DANAE
painting
ink and gold leaf
2016
DANAE
installation
queen bee and gold
2016
UNO, NESSUNO E CENTOMILA
installation
photo,light box
variable size
2016
UNTITLED
photo,light box
variable size
2016
386
installation
2016
The work manifests the condition of life in Norwegian forests, which revolves around the concept of dwelling, “home”, with a broad meaning of the term. The house is venue for coexistence, heat, protection, rest but it is also a presence on its own. The installation reproduces the crystallization of a house in the forest, which remains suspended in a condition of permanence, which portends a sort of integration, of harmony with the surrounding, although it maintains aritificial identity. The inner cosmos that is created in the hearth here merges with the outside world, the macrocosm made of the entire life of the forest surrounding and permeating the building itself. Here the house is not only the bright center of the installation, but the whole representation, which harmoniously blends the concept of residence for the man and the animal.
ita
L'opera manifesta la condizione di vita nelle foreste norvegesi, che ruota attorno al concetto di abitazione, di “casa”, con un'accezione larga del termine. La casa è sede della convivenza, del calore, della protezione, del riposo ma è anche presenza a se stante. L'installazione riproduce la cristallizzazione di una casa nella foresta, che resta sospesa in una condizione di permanenza, la quale lascia presagire una sorta di integrazione, di armonia con il resto, pur mantenendo la sua identità artificiale. Il cosmo interiore che si crea nel focolare qui si fonde con il mondo esterno, il macrocosmo costituito da tutta la vita della foresta che circonda e permea la costruzione stessa. Qui la casa non è solo il centro luminoso dell'istallazione, ma la rappresentazione nel suo complesso, che miscela sapientemente il concetto di abitazione per l'uomo e per l'animale.
side projects:
more info
TORP 70
installation
mixed media
variable size
2016
SET
installation
mixed media, kaleidoscope, teleidoscope
variable size
2016