“Ho bisogno di dolcezza. Me lo diceva sempre la maestra, che se un cucciolo non lo accarezzi, questo muore. Io non capivo, ed ero preoccupato perché a casa mia avevo un cagnolino, e gli volevo tanto bene, per questo ci giocavo insieme e gli davo anche il cibo da sotto il tavolo, anche se la mamma non voleva. Eppure non capivo cosa intendesse la maestra: perché un cucciolo, senza carezze, morirebbe? Magari diventa triste, ma per vivere un animale ha bisogno di altro: di cibo, dei croccantini, dell'acqua. Allora chiedevo a mia mamma se un cucciolo senza carezze moriva e lei mi rispondeva che sì, certi animali, da soli, muoiono. Quando tornavo a casa da scuola, allora, spendevo sempre del tempo a passare docilmente la mano sul musetto del mio cagnolino, e quando in cortile ci giocavo insieme, tra un gioco e l'altro lo accarezzavo, perché la paura che la fame di carezze lo avrebbe potuto uccidere mi tormentava. È morto lo stesso, più o meno sei o sette anni fa. Era gennaio e l'hanno investito, senza nemmeno fermarsi a chiedere scusa, senza spostare il suo corpicino bianco e marrone dalla strada. Ho pianto tanto quando l'ho saputo da mio papà, e la prima cosa razionale che nella mia testa di bambino è saltata fuori è stata quella di accarezzare il suo pelo. Ma non ce l'ho fatta, mi faceva impressione. Mi faceva paura. La morte mi terrorizza. L'abbiamo seppellito, senza mai sostituirlo. Ed io ho creduto, per molto tempo, che le carezze fossero una bugia e che i cani morivano lo stesso. Ci sono voluti anni prima di capire che la mia maestra aveva del tutto ragione. L'ho capito a mie spese, crescendo. Abbiamo bisogno di dolcezza, di atti di gentilezza senza un motivo ben preciso, se non l'amore. Il bisogno -la fame di carezze- che un cucciolo prova non è molto differente da quella sensazione di tristezza e malinconia che ci pervade quando ci rendiamo conto di essere soli. Quando, la sera, con la testa poggiata sul cuscino e con il cuore chissà dove, sentiamo che l'unica cosa che può salvarci è un abbraccio, o una carezza. È di questo che viviamo. Cosa ci salva, se non l'amore che qualcuno prova verso di noi? Non ci si salva da soli. Da soli ci si abitua a sopravvivere. Da soli ci si ripara dal mondo. Ho bisogno di una carezza, stasera. Non perché sto per morire, non perché sto male, non perché voglio dormire. Solo perché ne ho bisogno, tutto qua. Perché ad amare si impara in due. E le carezze sono un buon punto di partenza.”
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