Cazzo ho trovato la soluzione !
he wasn't even looking at me and he found me

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Keni
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Kiana Khansmith
Xuebing Du
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@maubis
Cazzo ho trovato la soluzione !
Non ascoltare consigli dai conigli. No, non era manco così.
Io le donne non le capisco. Capita anche a voi?
Ottiero Ottieri - Il poema osceno.
terri(fica)nte
Parafrasi
Le donne a volte non me la danno. Però ogni volta che vengo da te, speranzoso di trombare, dopo essermi fatto innumerevoli seghe Va a finire che si parla di frivolezze e cose inutili da giovani; e non si tromba, è ardua la vita
File a Porta Futuro, il servizio di Comune e Regione: "Sono una cinquantina le persone che tra ieri e oggi hanno chiesto i moduli per ottenere il reddito
Tutti al CAF!
Marzo 8
Oggi vorrei dedicare un piccolo pensiero a tutti gli uomini vittime della sindrome premestruale
Se mi interessa il sesso?
Ma no! Certo che no! Non ho intenzione di rischiare di riprodurmi ulteriormente. Fatica, sudore, soldi spesi, perdita di tempo, personaggi a volte sgradevoli. Insomma per quale motivo dovrebbe interessarmi?
Ego? (lucidata del)
Piacere?
No, grazie.
A volte mi compro un libro che so di non riuscire a leggere per molto tempo, però il mio ego è felice.
A volte mangio troppo. Sono goloso. Ma mi piace, anche se mi dicono che fa male.
Davvero il sesso, credetemi, è sopravvalutato. Piuttosto uscite con gli amici, quelli veri, quelli che ti fanno ridere e stare bene.
Gli altri corrono? Io rallento
Non ho interesse a vedere un culo su uno schermo del telefono. Spesso nemmeno dal vivo. Ritornare un po’ ad una sfera più intima non può fare tanto male. Anzi, un po’ di equilibrio di tanto in tanto fa bene.
A volte la riscoperta di momenti unici, non riprodotti migliaia di volte come un automa, è un piacere più grande perché sta proprio nel cogliere quel momento unico. La ripetizione non può che annoiare e mescolarsi col quotidiano.
Buona notte
Is there anybody out there?
...
Quasi quasi mi metto il pigiama
Emil Cioran
🎸🎼🎶♏ occorre…
... avere l’alzheimer
La vicenda del doppio stupro di Firenze (strano che Libero non abbia titolato Foursome) si sta rapidamente trasformando in una cartina al tornasole dello stato immondo del nostro giornalismo, della nostra società, della nostra politica.
Buongiorno
Cap. 2
Aveva avuto un lavoro. Rappresentante di orologi. Un mestiere come un altro ma ultimamente la concorrenza dei negozi on-line rendeva molto più difficile riuscire a portare a casa un degno stipendio. Per quello si era preso una pausa. Era single quindi non aveva troppe esigenze. Qualche vizio, qualche donna.
Ultimamente passava molto tempo su internet ad adescare donne di tutte le età. Spesso erano solo chiacchere. A volte qualcosa di più concreto. Sapeva di non cercare qualcosa di stabile e duraturo, sarebbe stato troppo difficile resettare tutta la vita sulle nuove responsabilità. Aveva un po’ di soldi da parte e questo gli bastava per non cercarsi seriamente un lavoro.
Certo doveva rinunciare a qualcosa. Non aveva più la Mercedes cabrio ma non era così grave. I mezzi pubblici gli permettevano di muoversi agevolmente per le poche esigenze che aveva.
Adesso stava rientrando da una serata passata da Franca. Una bella donna 35enne alla quale una relazione stabile non bastava a soddisfare il proprio ego. L’aveva conosciuta su Splinder e col tempo erano diventati buoni amici. Adesso semplicemente si telefonavano. A volte finivano in un letto.
Non si era mai preoccupato del marito di Franca, dei suoi figli. Non si era posto il problema. A volte lei faceva le solite domande mirate a ridurre la propria insicurezza e lui semplicemente rispondeva col solito cliché dell’amore libero. Minchiate.
Quella mattina il bus era pieno. Lavoratori che iniziavano la propria giornata. Persone con una cartella o una borsa accompagnati dalla propria quotidianità. Lui non prendeva mai il bus per andare a lavoro, lui aveva una macchina propria. Non doveva mescolarsi con gli altri. Adesso, disoccupato come era, si sentiva a disagio.
Seduto su un sedile iniziò a guardare fisso di fronte a se. Lo aiutava a mantenere la concentrazione sui propri pensieri, lo allontanava dalla monotonia delle vite degli altri passeggeri. Era a disagio.
La mente tornava a quando si alzava la mattina presto, preparava cataloghi e fascicoli e partiva verso i vari clienti. In fondo si sentiva libero di potersi organizzare la giornata. Certo, era un’illusione, ma a lui bastava.
I chilometri percorsi su autostrade e strade statali. Gli autogrill. Le avventure assurde di pochi minuti. Gli autovelox. Le code interminabili.
Sentiva la mancanza di tutto questo adesso che era seduto su un qualsiasi sedile di un bus di linea.
“Scusi c’è qualcosa che la preoccupa?”. Si sentì dire dalla signora che era seduta accanto a lui.
Girandosi pensò di essere cortese e gentile con lei. “Niente di particolare. Solo pensieri di lavoro”. Ex-lavoro, sarebbe stato giusto dire. Sorrise.
“Mi scusi se l’ho disturbata” disse la signora gentilmente.
“Non si preoccupi, nessun disturbo”. Rispose automaticamente rimettendosi subito a ripensare ai vecchi ristoranti in riva al mare dove si fermava a pranzo, l’osteria di Gino che serviva primi piatti favolosi. La trattoria del pesce, l’osteria dei camionisti, la tavola calda della signora Rosa. Tutti posti nei quali avrebbe pranzato volentieri nuovamente. Adesso però non poteva. Doveva risparmiare. Magari un giorno con il nuovo lavoro sarebbe stato possibile tornarci.
Ma quale nuovo lavoro? Aveva fatto due colloqui in un mese. In un caso era troppo vecchio, nell’altro poco qualificato. Non era facile reinventarsi un lavoro a 45 anni. Avrebbe dovuto impegnarsi di più nel cercare o accontentarsi di meno. Per ora non aveva voglia a cedere a questi impegni. Non c’era urgenza.
Avrebbe dovuto anche rinunciare a tutti i flirt che adesso cercava di tenere accesi. Questa forse la cosa che avrebbe fatto più fatica ad eliminare dalla propria vita.
Era quasi arrivato il momento di scendere. La signora accanto a lui non c’era più. Scesa a chissà quale fermata. Possibile che non si sia accorto di niente? Evidentemente era piuttosto bravo a concentrarsi sulle cose inutili. Se avesse avuto questa qualità a scuola forse non si sarebbe fermato al diploma di ragioniere.
Non aver salutato la signora un po’ lo disturbava. Lei era stata gentile con lui e lui era stato capace solo di pensare di rinchiudersi nella propria bolla. Era anche una signora di bell’aspetto e magari poteva aggiungere un nome alla lista dei corteggiamenti in corso. Per lui era il momento della caccia alla preda il momento più interessante, quello che veniva dopo era più che altro recitazione. Forse l’avrebbe rivista nei giorni successivi, quelli in cui avrebbe passato la notte da Franca. Questo pensiero lo tranquillizzò.
Si alzò e si diresse verso l’uscita. Le portiere si aprirono e lui scese. Adesso poteva andare a letto mentre tutti gli altri andavano a lavoro. Più tardi si sarebbe messo a cercare un lavoro o qualcosa di simile. Forse.
Salì le scale. Entrò in casa ed accese il computer. Controllò posta e messaggi, fissò un appuntamento con Barbara per un aperitivo in serata e promise a Tania di vedersi presto. Spense il computer ed andò in camera da letto. Buttò i vestiti sopra la sedia e si infilò sotto le coperte. “Buonanotte... o buongiorno”, si disse prima di cadere in un sonno profondo senza sogni.
Cap. 1
Era una mamma stanca dei troppi compiti da correggere, dei piatti da lavare, dei letti da rifare e di tutte quelle cose della quotidianità familiare. A parte le vacanze in riviera romagnola, una settimana all’anno sempre nel solito albergo, non si era concessa nessuno svago, nessun lusso, nessun capriccio.
Questa mattina sul bus che la portava al lavoro aveva notato lo sguardo perso di un passeggero. Stava sul sedile accanto al suo e sembrava essere così lontano col pensiero. Normalmente non avrebbe mai avuto il coraggio o la voglia di rivolgergli la parola ma oggi era diverso.
“Scusi, c’è qualcosa che la preoccupa?”. Esordì così.
Il passeggero si girò verso di lei accennando un sorriso. “Niente in particolare. Solo pensieri di lavoro”.
“Mi scusi se l’ho disturbata” prontamente rispose.
“Non si preoccupi, nessun disturbo” e si rimise a fissare nel vuoto di fronte a se.
Il viaggio continuò indisturbato tra il traffico cittadino. Era quasi il momento di scendere. Iniziò col prendere la borsa, si sistemò i capelli e la sciarpa, chiese permesso al passeggero assorto e si incamminò verso l’uscita.
Volgendo lo sguardo verso di lui si accorse che era ancora a fissare il solito punto indefinito davanti a lui, più o meno all’altezza del poggiatesta del sedile di fronte. Lo osservò mentre scendeva gli scalini dell’autobus. Nessun movimento, nessuna distrazione sembrava distoglierlo da quella sua astrazione.
La giornata a lavoro passò normalmente. Il solito movimento ripetuto per diverse ore al giorno. Tutti i giorni. Ma i pensieri vagavano ed oggi erano tutti focalizzati sul cercare di capire a cosa ci poteva essere nella testa di quel passeggero misterioso sul bus della mattina. Lavoro? Secondo lei era altamente improbabile che il lavoro assorbisse così tanti pensieri, soprattutto la mattina appena svegli. Insomma lei non ne era proprio capace. Probabilmente le aveva mentito. Aveva voluto tagliare corto con una vicina di posto troppo impicciona. Oppure no. Forse era un professore che ripassava la lezione del giorno. Ma aveva una borsa con lui? Non se lo ricordava. Si malediceva della sua scarsa capacità di osservazione. Eppure anni di episodi della Signora in giallo avrebbero dovuto insegnarle qualcosa.
A fine giornata era stanca ma leggera. Si era divertita con le sue fantasie innocenti. Molto meglio che pensare alla solita polemica sulla chat di gruppo della scuola del figlio. L’ultima volta erano i 10 euro per l’assicurazione “facoltativa” obbligatoria. Semplicemente trovava buffa questa ipocrisia del sistema scolastico nazionale e stupidi coloro che passavano serate a disquisire sulle modalità di pagamento. Lei sapeva solo che avrebbe dovuto lavorare circa un’ora e venti minuti per pagare quei dieci euro. Aveva anche calcolato i pezzi da fare. Semplicemente non aveva condiviso queste informazioni con i vari medici, commercialisti e segretarie del gruppo. Un po’ se ne vergognava.
Salendo sull’autobus per tornare verso casa cercò immediatamente tra i vari sedili del mezzo se ci fosse ancora lo strano passeggero della mattina. Le sembrò di intravederlo in fondo. Si diresse dunque in quella direzione ma non era lui. Era un signore più anziano con lo stesso taglio di capelli. Meglio così pensò.
Il tragitto verso casa si svolse regolarmente tra i vari intoppi del traffico e le varie imprecazioni degli automobilisti. Un ciclista pensò bene di cercare di suicidarsi sotto l’autobus tagliando improvvisamente la strada al mezzo ma prontamente l’autista frenò bruscamente e iniziò ad imprecare, in dialetto barese le sembrava, contro i ciclisti con le cuffiette. Secondo lui erano da arrestare e gettare in qualche centro di riabilitazione mentale. Forse non aveva tutti i torti.
In quel momento era serena e felice.
Quando scese alla fermata del supermercato per comprare qualcosa per cena il sorriso si affievolì un po’ alla vista della coda alla cassa. Ma in fondo non era una cosa così grave e si incamminò nel suo percorso dove in pochi minuti aveva già preso tutto il necessario per casa. Adesso non rimaneva che attendere un po’ diligentemente in fila alla cassa.
Lo sguardo si posò su un cartellone pubblicitario. Una gita nei mari tropicali. Uno dei tanti paradisi terrestri che erano sempre più alla portata di mano. Calcolò velocemente il numero di ore da lavorare, il numero dei pezzi. Erano decisamente tanti. Magari il passeggero misterioso della mattina la avrebbe potuta invitare a fare un viaggio del genere. Sorrise.
Arrivata a casa iniziò a rimettere a posto le cose. Prima quelle in freezer, poi in frigo e poi tutto il resto. Dette una riassettata alla casa ed iniziò a preparare cena. Qualcuno avrebbe avuto da ridire sulle cose che stava preparando per cena. Non le interessava molto.
Cena. Sparecchiare. Rigovernare. Un po’ di televisione. Il solito programma con persone famose. Famose? Forse sarebbe più opportuno dire noiose. Un bacio della buona notte. Far partire la lavatrice. Pigiama. Letto. Un abbraccio svogliato. Fare all’amore senza entusiasmo. Girarsi nel letto per cercare di addormentarsi.
La mattina seguente forse avrebbe rivisto il passeggero misterioso.
Il sonno la portò via con sé dolcemente.
[questa storia nasce di getto e non so se continuerà. potrebbe finire qui. potrebbe continuare per settimane. vedremo]
Детский хоровод
(Children's Khorovod)
Photo by Emmanuil Evzerikhin 1942
Dei quasi sette miliardi di persone che abitano la Terra, un miliardo soffre la fame e un miliardo soffre perché mangia troppo. Due aspetti della stessa medaglia, creati dalla mancanza di giustizia, tragedie a cui assistiamo quotidianamente. Eppure sarebbe semplice: consentire ai popoli del mondo povero di coltivare la loro terra (l’agricoltura industriale, la monocultura, espropria i contadini della loro terra e perpetua la fame) e offrire ai popoli del mondo ricco la possibilità di scegliere cibi naturali (noi del mondo ricco non scegliamo il cibo, è il cibo che sceglie noi).
Franco Bertino, “Il cibo dell'uomo” (via aitan)
Trovo l’analisi piuttosto semplicistica. Adatta solo ad un film Disney. Forse.
Sarà per quello che son grasso