mi ha detto "sono tutto tuo"
Rileggere questo post ora sapendo che mi ha ghostata… lol ….

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@mentine
mi ha detto "sono tutto tuo"
Rileggere questo post ora sapendo che mi ha ghostata… lol ….
scrivo qui perché sul pc ho il login a mentine e il cell è lontano (letteralmente io sono a letto, il telefono sulla scrivania). oggi pomeriggio ho cambiato occupazione otto volte, ho dormito, ho fatto chimica, ho fatto quiz di logica, ho studiato anatomia. tra un’oretta viene G a prendermi e finalmente passiamo una serata insieme. Non ci vediamo da pasquetta quando io non riuscivo a parlare più di dieci minuti senza piangere, e lui aveva il cuore spezzato da un mese senza che si profilassero miglioramenti. mi sembra che da quella sera sia cambiato tutto e niente, penso: cosa rispondere alla domanda, come stai? Come sto?
da Starbucks solo per scroccare il wifi perché ho finito i giga, sono una miserabile
ho ricominciato a studiare genetica, la prima volta che l'ho studiata era dicembre e stavamo insieme, molto strano
mi ha detto "sono tutto tuo"
io dall'ultima volta ho imparato che qualcosa per me la devo tenere, invece. quindi gli ho detto "beh, io magari non tutta tutta, facciamo un 30%" e mi ha risposto "ci possiamo lavorare"
ma a chi lo voglio raccontare che sono una sottona in realtà e gli ho detto che ho casa libera e lui non mi sta cagando e mi sto prendendo malissimo AAAAAA madre ha detto "ma con chi sto parlando?" e io "con la Manuela etero, ecco con chi" - "ah allora forse preferivo l'altra"
mi ha detto "sono tutto tuo"
io dall'ultima volta ho imparato che qualcosa per me la devo tenere, invece. quindi gli ho detto "beh, io magari non tutta tutta, facciamo un 30%" e mi ha risposto "ci possiamo lavorare"
mi ha detto "sono tutto tuo"
non trovo neanche le parole per esprimere quanto sono incazzata in questo momento
teoricamente avevo finito le cartine, praticamente ho tagliato a metà le cartine lunghe e sentendomi pure intelligente per aver avuto questa idea
mi sono divertita così tanto ieri sera, ho ballato tantissimo ma il problema è che non riesco ancora a smettere
mi faceva notare amica 1 che almeno ora non ho più l'impulso di scriverle, che è vero, effettivamente non voglio più cercarla. che non vuol dire non voglia sentirla, che non la pensi sempre, che non la veda ovunque. solo che non ho più le forze, l'energia mentale per cercarla e elemosinare briciole di un'attenzione che non è mai stata completamente mia. se mi vorrà cercare lei, io sono sempre qui. i the national cantano "i'm still standing in the same place, where you left me".
ogni giorno si aggiungono piccoli pezzi nuovi di consapevolezza. ha preferito perdermi, non posso continuare a vivere ogni relazione in questo modo, perché va sempre così, questa è stata la terza volta: a un certo punto mi ritrovo a cercare di convincere la persona con cui sto a non lasciarmi. perché? sono una professionista nell'amore mal direzionato.
sono riuscita a vivere due giorni consecutivi con ottimismo e buoni propositi, ignorare il rumore nella mia testa mi fa sentire il doppio più esausta non appena mi fermo, e so che non devo ignorare questa cosa, ma so anche che se guardo in faccia la realtà delle cose poi starò male, quindi niente, continuo a riempirmi di cose da fare. oggi pomeriggio dopo il tirocinio in rsa ero decisa di andare alla materna per fare qualche ora anche lì, però sentivo le gambe stanche e l'umore troppo a terra.
stamattina mi sono quasi messa a piangere due volte: la prima, quando una signora mi ha raccontato di quando aveva 7 anni e andava nell'orto della zia, e mi diceva "che bel Momento della mia vita è stato quello..."; la seconda, quando un signore di novant'anni mi ha parlato del suo gatto, unico essere che vive con lui in casa, "fa una grande compagnia sai, uno mica ci pensa, ma un gatto fa tanto".
ho fatto una cosa stasera alla conferenza al Circolo dei lettori per la quale saresti fierissima di me. appena uscita da lì volevo chiamarti per raccontartelo, che una ricercatrice dell'isimm (ente che monitora la Rai e i suoi programmi su come rappresenta, tra le altre cose, le donne) mi ha lasciato il suo numero e la sua mail perché le mandassi la mia tesi e che io mica ci credevo di essermi davvero fatta avanti, in quella sala piena di giornalisti e giornaliste, per dire che ehi, io ho fatto una ricerca su queste cose.
volevo chiamarti per sentirti dire il tuo "te lo meriti", con quel tono di chi lo intende davvero, perché ogni volta che me lo dicevi io ci credevo veramente che sì, me le merito le cose belle. però non l'ho fatto e un giorno penserò che sia stato giusto così, sicuramente non oggi, ma un giorno sarà così.
ricordo tutto, qualsiasi cosa, qualsiasi dettaglio o conversazione o luogo. cose che non pensavo di aver immagazzinato sono tutte qui nella mia testa, si materializzano non appena sento delle canzoni. ho finito di rivedere la seconda stagione di after life e la canzone finale è the only thing di sufjan steven. è stata la canzone che mi ha fatto piangere per la prima volta a Torino, ed ero a casa sua. l'aveva messa lei per farmela sentire e io non ricordavo di averla già sentita, era stata come la prima volta. i ricordi mi ritornano in mente come un pasto digerito male, a distanza di tempo, inaspettatamente. mi sembra di dover ricominciare da capo anche a stare male, mi sento come il giorno dopo averla lasciata, forse addirittura peggio perché non è disperazione ma rassegnazione.
voglia di uscire proprio ora che sta venendo giù il finimondo giusto per camminare sotto la pioggia, piangere un po', slavarmi e sentirmi viva mezz'oretta
Ieri sera sei venuta a cena qui e per quanto sapessi che non sarebbe successo niente, quando hai detto che saresti andata via per andare a dormire da Erika, io ci sono rimasta male. Resta qui e fai quello che dovrebbe fare chiunque, baciamoci e diciamoci che è tutto ok, è stato solo uno sbaglio. Ma tu vuoi darti tempo per capire, per capire cosa? Per vedere se funziona con lei e poi se non va tornare da me? Perché tanto sono qui io, e non dovrei esserci, ma non riesco a spostarmi.
Le tue parole dicono cose che i tuoi gesti smentiscono continuamente, eppure non riesco a seguire la logica dei fatti, e mi aggrappo alle parole. Hai scelto di nuovo lei, ma tu mi hai detto che non voleva dire niente che tu tornassi lì. Volevi restare a darmi una mano a sistemare ma io ti ho detto di andare, e mi hai scritto che ti dispiaceva non avermi aiutata. Ho sistemato io il bordello, di nuovo. Sono rimasta da sola nella notte a pulire la cucina e a lavare i piatti, ogni cosa, come fosse una scena del crimine. L’ho fatto da sola, ho sistemato io la confusione che hai lasciato, come al solito. Penso sia stata una buona metafora, la fine di questa serata intendo. Sarebbe bello se questa situazione seguisse una logica romantica, se alla fine tornassimo insieme, se tu agissi secondo quello che dici.
Mi manchi, lei non mi da cose che tu mi davi, sono stata sciocca, torno da te. E invece no. Devo accettarlo e basta. Il lutto di questo rapporto l’ho vissuto a metà perché mi sono appigliata a quei piccolissimi segnali, perché non ho voluto abbandonarmi alla caduta. Farti venire a cena ieri sera sapevo benissimo che sarebbe stato un errore, perché sapevo che ancora una volta mi avresti detto che ti manco e che stai male e ancora una volta saresti comunque andata da lei. Ho finalmente pianto, quando te ne sei andata. Non piangevo da più di una settimana. È stato un pianto duro, le lacrime uscivano a fatica, ma singhiozzavo in silenzio. Il dolore l’ho dovuto estrarre come un dente. Sono passate solo due settimane, mi ripeti. Per me, che sono da sola a dover gestire questo male, è passata una quantità di tempo indefinita e lentissima.
Non ce la faccio ad accettare che è finita, che deve essere finita. Le storie come potrebbero essere hanno un fascino al quale non ho mai saputo resistere. E tu non riesci ad accettare, ad ammettere, ad assumerti la responsabilità della tua scelta che non dici a parole ma che agisci comunque. Io la forza di andarmene penso di non averla, ma la devo trovare. Perché ogni passo avanti che faccio, se poi ti vedo, diventa un passo indietro. Ogni volta che ti rivedo mi allontano un po’ dall’uscita di questo tunnel.
Mi hai detto che il tuo tornare da lei non era sintomatico di nulla. Quando sei rimasta da lei quel mercoledì sera dopo pasqua, è stato sintomatico di tutto.
Vorrei vedessi la mia sofferenza e la tua, e capissi che devi stare con me perché è così che dovrebbero andare le cose. Ma in amore va tutto al contrario. Ed è bello che contro ogni logica tu scelga lei, deve essere bello essere scelte in una situazione del genere. Ha vinto di nuovo, evidentemente il vostro amore è grande, ma tu non lo vuoi ammettere perché sai che è sprecare il nostro. O almeno credo, non so altrimenti perché fai tanta fatica a uscire dalla mia vita. Preferisci restare indietro con lei piuttosto che andare avanti con me. Ma sarebbe davvero un andare avanti? Mi chiedi. Proprio non te ne accorgi. E io mi ostino a cercare di farti vedere le cose come le vedo io, che ho ancora tutto questo amore da darti, nonostante il male che mi hai fatto e che mi stai facendo continuando a tenermi come un’alternativa. Ho tutto questo amore da darti e non so che farmene, sono ancora innamorata e non so che farmene, sono ancora arrabbiata e con questa rabbia vorrei farci dei sassi da tirare alle finestre della casa che stai costruendo con lei, che ha rovinato tutto. Ma hai rovinato tutto anche tu, soprattutto tu.
Cosa mi aspettavo? Che avrebbe fatto l’ambigua fino infondo, e che sarebbe rimasta. Invece ha deciso che era troppo, che non voleva farmi stare male. Come se venire a cena da me, preparare la pita e bere vino rosso non fosse già abbastanza per il mio cuore. Ma preferisco una sera di illusione, preferisco una serata come era una volta per rimandare ancora un po’ la tristezza. E invece hai interrotto tutto, a metà del sogno hai deciso che era ora che io mi svegliassi.
Dici che ti sembrerebbe di mancarmi di rispetto, se tornassi indietro e mi dicessi che vuoi stare con me. Ti rispondo che le mancanze di rispetto nei miei confronti però le decido io, e se scegli me sarebbe la cosa più bella che potesse succedere, credo, in questo momento. Se torni e mi dici che sono ancora io la persona con cui vuoi stare, mi daresti la medicina per questa malinconia. Ma so che non sarebbe più come prima, dovremmo lavorarci su, dovremmo impegnarci. Eppure lo farei, lo farei cento volte piuttosto che accettare che le cose siano andate così. Lei ti fa sentire in più, io invece ti ho sempre fatta sentire al primo posto, e senza neanche impegnarmi, perché era così e basta. Amarti non era un impegno in più, era un filo che si era aggiunto a una matassa bella incasinata, certo, ma si era unito alla trama della mia vita senza problemi, senza creare nodi scomodi.
Te ne sei andata e mi hai detto che non volevi andartene se voleva dire che avrei smesso di parlarti. Sappiamo entrambe che deve andare così, a questo punto. Io mi sono messa sulla porta ma senza alcuna intenzione di uscire davvero.
Spero che questa sia stata l’ultima volta che ti ho permesso di prendermi in giro. Non voglio più trattenere la presa, devo affrontare tutte le conseguenze. Lasciarmi cadere per potermi rialzare davvero. È andata così, basta. Ogni volta che ti rivedo mi dai un sollievo a metà, e poi sto male. Un passo avanti e tre indietro.
il bello della depressione è che improvvisamente hai un sacco di tempo per riposare e non fare niente