La vecchia storia della nuova lingua dei giovani (attenzione: contiene spoiler e la parola “millennials”)
Ma voi lo sapete chi è Sofia Viscardi?
Un breve riassunto per i lettori un po’ perplessi. Sofia è una youtuber diciottenne, tra i cui video più popolari spiccano “CON CHI SONO FIDANZATA?”(oltre un milione e trecentomila visite) e “L’ULTIMO ACCESSO DI WHATSAPP” (circa novecentocinquantamila). Ora ha scritto anche un libro, Succede, salito al secondo posto tra i libri più venduti in Italia in poco più di una settimana dall’uscita. Di tutto questo non avevo la minima idea fino a venerdì 3 giugno, quando mi sono trovata nel bel mezzo all’orda dei suoi fan a Bologna. Io stavo andando a pranzare da Eataly, al primo piano della libreria in via degli Orefici; loro facevano la coda al piano terra (“tre o quattro ore”, secondo gli addetti alla sicurezza) per comprare il suo libro, farselo autografare e scattare una foto con lei.
Che esista un personaggio come Sofia Viscardi non mi stupisce, e non mi sconvolgono neppure le torme di ragazzine che non vedono l’ora di leggere il suo libro. La trama (Ragazza incontra Ragazzo Strafigo, Migliore Amico Maschio la ama da sempre, Ragazza si rende conto di ricambiare troppo tardi, l’Amore trionfa nonostante Ragazza abbia un Terribile Segreto) avrebbe potuto inventarsela Moccia, e anche questo lo metto in conto, con la vaga speranza che Succede sia scritto meglio di 3 Metri Sopra Il Cielo. Ma quando mi capita sott’occhio la copertina del libro, non riesco più a contenere la parte peggiore di me. Cito la fascetta:
4 ragazzi
Il diario delle loro emozioni
Una storia di crescita
Scritta in una lingua nuova
Quella dei millennials
Non so come sia messa l'Italia, ma da queste parti non passa giorno senza che qualcuno dica la sua sui cosiddetti “millennials”. Quindi vi dico anche la mia: i millennials non esistono. Se prendiamo per buona la definizione ufficiale, stiamo parlando di persone nate tra i primi anni '80 e i primi anni 2000; gente che adesso ha tra i sedici e i trentasei anni. La gran parte dei tratti in comune se ne va a morire nel mare delle incompatibilità : fare tutto un fascio dei trentenni di oggi, cresciuti col berlusconismo, i Nokia 3310 e Myspace, e di ragazzi che hanno vent’anni di meno, il profilo di Facebook da quando andavano alle medie, e nessuna memoria storica dell’11 settembre o della TV prima dei reality show, ha dell’irresponsabile.
Allo stesso modo, non esiste “una lingua nuova, quella dei millennials” che si oppone ad una lingua "vecchia" ed obsoleta. Esiste una varietà di modi di parlare e scrivere, nati in epoche diverse, e adatti a diversi mezzi di comunicazione. Per riconoscerli e saperli usare al momento giusto basta un minimo di buonsenso e d'intelligenza; un’intelligenza che i media di oggi sembrano voler ignorare, opponendole generalizzazioni pericolose. Ci dicono che i millennials sono pigri, superficiali, egocentrici. Che vivono con le dita sulla tastiera, il cervello in perenne corto circuito, ed una soglia della concentrazione più bassa di quella dei pesci rossi. Che snobbano la carta stampata, si nutrono di informazioni a spizzichi e bocconi da internet, non leggono nulla che non si possa sintetizzare entro l’area dello schermo del loro smartphone. Che per attrarli non ci vuole ciò che è utile, ma ciò che luccica. Gli articoli da trecento parole, con l'indicazione "tempo di lettura: 1 minuto". Le liste à la Buzzfeed, che ripropongono gli stessi contenuti all’infinito. Instagram, i selfie, e le storie di Snapchat che si autodistruggono in dieci secondi. Le parole diventano un riempitivo tra raffiche di immagini, video e hashtag evidenziati in blu. Leggere su internet è un po’ come entrare nel simulatore 3D dei luna park degli anni Novanta, senza il cartello che sconsiglia l’esperienza a chi soffre di epilessia.
A me sorge il dubbio che la "lingua dei millennials" sia più una fonte di rassicurazione per chi si sente rimasto indietro, che un tratto distintivo di chi la usa. Sfogliando Succede, e leggendo le reazioni dei fan su internet, non mi sembra poi così diversa dall'italiano che voi ed io conosciamo. Incluse le "k" al posto di "c" e "ch" e le parole abbreviate e spogliate delle vocali, arrivate all’inizio degli anni 2000 col limite di 360 caratteri per i primi SMS. Incluse le frasette motivazionali ad alta concentrazione di zuccheri, che oggi sono gli status su Facebook dell'ex compagna di scuola che vorreste non aver mai aggiunto, e nel 2004 erano le sue dediche in penna rosa sulla vostra Smemoranda. Se nulla di tutto questo è “nuovo” per chi ha tra sedici e trentasei anni oggi, per chi lo è allora? E se Succede è un romanzo scritto da una ragazza per i ragazzi, a chi si rivolge davvero la fascetta in copertina? Azzardo: allo stesso target a cui ammiccano quei tratti del romanzo che a me suonano stonati. Cito dal quinto capitolo (Protagonista Femminile introduce Migliore Amico Maschio):
E’ parecchio più alto di me, ha due spalle gigantesche perché gioca a basket – è forte, e sta facendo anche carriera – e i suoi capelli sono ricci e sbarazzini. I suoi occhi cambiano colore a seconda del tempo, a volte sono verdi e altre azzurri. [...]
Ogni tanto esce con un gruppo di amici che non mi fa impazzire, sono più grandi e fanno tutte quelle cose sbagliate tipo scrivere sui muri di notte, bere, farsi le canne.
Non è una quindicenne che sento parlare, non è una diciottenne che immagino scrivere. È un po’ la maestra delle elementari che mi ha insegnato a descrivere le persone, e un po’ mia nonna. Ma il peggio arriva nel finale (Protagonista Femminile confessa il suo Terribile Segreto a Migliore Amico, in modo che l'Amore possa trionfare):
Cristian [...] ha approfittato della mia ingenuità e contro la mia volontà abbiamo avuto un rapporto sessuale. Due settimane dopo [...] mi sono accorta di essere rimasta incinta. I miei genitori erano convinti che un bambino avrebbe rovinato la mia vita, io non potevo pensare di uccidere una vita che si stava formando dentro di me e ho deciso di tenerlo. [...] Circa un mese dopo, a casa mia, mentre per l’ennesima volta litigavo con i miei genitori che non volevano che lo tenessi, ho iniziato a sentire dei dolori, a vedere tanto sangue ovunque e poi ti risparmio gli altri dettagli perché non credo ti interessino.
Potrà suonare insensibile, ma non so come altro dirlo: trovo poco di genuino in queste frasi. Perché non conosco nessun adolescente che parla in modo così affettato con un coetaneo di cui si fida. Perché nel ricordo di un episodio di violenza c’è molto più della formalità imbarazzata di un libro per ragazzi scritto male. Perché apprezzo il tentativo di mostrare quanto può essere difficile aprirsi e chiedere aiuto, ma queste parole scarne e superficiali lo rendono efficace solo a metà. Tra il mettere in fila pensierini sui propri sentimenti e su quanto la vita sia difficile, e il mettere in scena personaggi complessi che affrontano situazioni non lineari, c’è un abisso profondo chilometri; lo stesso che separa i romanzi come Succede da quelli che coinvolgono, ispirano e fanno riflettere.
Di nuovo, la scomoda sensazione che la campagna pubblicitaria dietro a Succede sia la versione letteraria degli spot dei giocattoli, pensati per sedurre i bambini e convincere i genitori a tirar fuori i soldi. I ragazzi cercano una forma di contatto con Sofia e col suo mondo; i genitori - specie quelli dei lettori più giovani - comprano la possibilità di un'esperienza formativa da condividere. E’ a loro che si rivolge chi ha editato e prodotto il libro; a loro, che nella “lingua dei millennials” forse vedono un modo per avvicinarsi ai figli e capire la fase della vita che attraversano. Evitare i toni forti, e calibrare il linguaggio sul giusto equilibrio tra moderno e rassicurante, è la ricetta per fare sì che Succede conquisti un posto nella loro lista bianca dei libri “adatti ai ragazzi” (quasi sempre, molti meno di quelli che i ragazzi in questione hanno gli strumenti per affrontare). Mi chiedo quanto tempo e lavoro siano serviti per confezionare il prodotto finale; quanto del modo in cui Sofia Viscardi pensa e scrive sia rimasto nel libro che ho sfogliato, e quanto appartenga a chi, nel suo team, parla la lingua delle valutazioni commerciali.
Il concetto - confezionare intrattenimento per un pubblico di massa - non è cambiato negli ultimi quindici anni; è il come ad essersi modificato. Se una volta l’anonimato era uno dei vantaggi dell’aprire un blog personale, i blogger che vogliono farsi strada oggi devono essere artisti, pubblicitari e imprenditori allo stesso tempo. "Trovare la propria voce", curare la propria immagine, evolversi entro i confini redditizi del proprio “personal brand”. Prendete Zoe Sugg, in arte Zoella, la blogger-trattino-youtuber più famosa del Regno Unito. A partire dal 2014, ha venduto centinaia di migliaia di copie con il romanzo d’esordio Girl Online (Ragazza apre Blog, incontra Ragazzo, Blog diventa virale, l’Amore trionfa nonostante Ragazzo abbia un Terribile Segreto. Suona familiare?). Si potrebbe pensare che, per una che guadagna circa £50,000 al mese girando video in cui si trucca o spacchetta le cose che ha comprato in cartoleria, scrivere un romanzo con una blogger di quindici anni per protagonista sia un passo abbastanza breve. Sorpresa: Girl Online è stato scritto (almeno in parte) da una ghostwriter professionista. Nonostante alcune polemiche, il libro ha venduto centinaia di migliaia di copie, e la popolarità di Zoella ne è uscita pressoché illesa.
Forse è questa la “nuova lingua dei millennials”. La narrativa del "chiunque può farlo", che offre maggiori opportunità a chi ha un’idea da condividere, ed allo stesso tempo scatena un coro di voci così assordante da rendere difficile decidere quali valga la pena ascoltare. E l’evoluzione di questa narrativa: il sottinteso che il messaggio in sè non conta, perché a riceverlo sarà un pubblico di giovani disinteressati e iperstimolati, a cui importa più il corollario di immagini e video scintillanti che lo accompagnano, che le parole, le idee e i significati. Se avete tra i sedici e i trentasei anni, e vi sentite presi per degli imbecilli, non sarò di certo io a farvene una colpa.