you've come this far, wait at least to see how it ends.
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@monotonousgirl
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Hai mai sentito il bisogno di abbandonare tutto e tutti, prendere il primo volo con destinazione ignota, per il solo ed effimero desiderio di ricominciare tutto quanto da capo?
Perché cazzo, io ogni fottutissimo istante di questa miserabile e triste vita.
Però poi se mi dessi effettivamente la possibilità di farlo, probabilmente non lo farei, per non abbandonare quello che ho qui.
Sono un controsenso vivente.
Ma poi, in tutto ciò, io chi cazzo sono?
Sono solo un puntino quasi inesistente in un intero universo, oggettivamente non mi manca nulla nella mia vita, eppure mi sento così dannatamente vuota.
Penso di essere pazza.
Forse lo sono.
E sono solo le 21:22 di un tranquillissimo giovedì sera.
Niente ragazzi, vi auguro il meglio, vi ringrazio per aver letto sin qui gli scleri di una pazza psicopatica. Dopotutto, so che anche qualcuno di voi si sente esattamente come me ed è proprio questo che mi permette di non perdere del tutto il senno.
(In realtà non ho nessun problema diagnosticato, sono solo depressa a gennaio.)
Ciao.
Ti ho rivista
Saranno passati due anni dall’ultima volta che ti ho vista, sei cambiata. Ora hai la frangia, i capelli di un altro colore e un tizio nuovo accanto.
Non so se mi hai vista, credo di sì, chissà che hai pensato, chissà che hai provato.
Cosa? Io? Cosa ho provato io? Beh lo sai. Avrei voluto parlarti, abbracciarti. È incredibile che dopo sei anni, ogni volta che ti rivedo il mio cuore sobbalza, s’incanta. Hanno ragione quelli che dicono che il primo amore non si scorda mai, tu ne sei la prova concreta.
Dopo di te ho amato, con un’intensità differente ma ho amato, eppure quando rivedo lei non ho le stesse reazioni, non fa lo stesso effetto.
Però son serena, mi hanno detto che sei contenta ora, che sei felice e stai bene. Avrei voluto far parte della tua felicità, ma per questo non eravamo affatto pronte. Probabilmente non lo saremmo state mai.
Non mi dilungherò, però un’ultima cosa te la voglio chiedere.
Io non mi sono dimenticata la nostra promessa, ogni volta che guardo la luna il mio pensiero va sempre a te, tu invece ogni tanto, guardandola, mi pensi?
Fallimentare
Mi sono ritrovata nuovamente in una relazione senza volerlo, senza volerla per davvero.
Va sempre così, conosco qualcuno, inizio a sentirmici e l’altro subito si affeziona. Ci mettiamo assieme, tempo due mesi e mi stanco.
Questa volta però è diverso, questa volta mi ci sono affezionata, ma non come ci si dovrebbe affezionare in una coppia, non abbastanza. Quello che provo non è amore, ma solo affetto. Credo.
Credo perché oramai non so più dare un volto o un senso all’amore, non so se sono in grado di innamorarmi per davvero, non so più distinguerlo dall’ossessione iniziale.
Il mio gran problema è il love bombing, lo è sempre stato. All’inizio dò tutto, l’ossessione prende il largo, inizio a vedere solo ed esclusivamente quella persona, voglio sentirla ogni minuto e ogni secondo di ogni giornata. Poi però, per un errore dell’altro o solo per noia smetto. All’improvviso mi stacco, mi allontano.
Non so se per paura che la cosa sfoci effettivamente in un sentimento, se per egoismo e quindi per proteggere me stessa o più semplicemente perché sono alla ricerca di attenzioni che, quando diventano eccessive, mi danno noia.
L’unica cosa che so è che obiettivamente sono una persona di merda, sento di sfruttare chi ho davanti, sento di non essere corretta nei confronti di nessuno, nemmeno nei miei.
Nei casi passati mi è bastato sparire per un po’, mandare un messaggio freddo e passare oltre, questa volta però no. È più complesso. Mi sento legata all’altra persona, alla sua famiglia e a quello che siamo. Ma come capisco se effettivamente non è scattato nulla o se sto solamente scappando?
Lei è una persona meravigliosa, merita tutto quello che di bello che la vita ha da offrire, merita una persona normale nella sua vita, ma soprattutto merita di essere felice.
Boh, penso di star divagando o forse no, ma davvero non so che cazzo fare.
Come la spieghi alle persone quella sensazione che si prova quando la persona che hai sempre amato, la persona che probabilmente continui ad amare anche inconsciamente dopo anni, non potrai mai più averla?
Quel senso di vuoto che ti ha lasciato, con cosa puoi sostituirlo? Riuscirai mai ad amare qualcuno come hai amato l*i? Ma soprattutto, passerà mai?
Quella relazione è stata la prima volta che ho conosciuto amore.
Non avevo mai sentito dei sentimenti così intensi per qualcuno, non avevo mai amato. Però, è stata una relazione tossica, è stata burrascosa, piena di tradimenti, paura di perdere l’altro, sfiducia e tanta ma tanta tristezza.
Voi chiederete, ma sicura fosse amore? Alle volte ci si lega a qualcuno per egoismo, per l’idea di come vediamo l’altro, per l’immagine che ci siamo creati dell’altro. Forse dipendevi soltanto da l*i, forse non era davvero amore.
Io non so dirvi se è mai stato amore, non so dirvi se al momento le emozioni che provo siano legate a quella persona o alla relazione in sè, non so dare un nome a questo sentimento ma posso descriverlo.
Quando penso a l*i, mi si stringe il cuore, riaffiorano in testa solamente i bei momenti passati insieme. Riesco a sentire tra le mani i suoi capelli, sul mio petto il suo respiro. Vedo molto nitidamente le sue labbra sorridere, sento la sua risata, la sua voce.
Vorrei risentirla.
Ma sono passati 6 anni da quando ci siamo lasciati, devo ammettere che a volte ci siamo sentiti. In un periodo anche rivist*.
Proprio questo mi fa riflettere, quando ci siamo rivist* (oramai 3 anni fa), il mio cuore non ha vacillato. Magari per un attimo, ma sono riuscita a staccarmi dopo qualche settimana, perché obiettivamente non era una cosa che potesse funzionare.
E anche qui, voi mi chiederete cosa io abbia provato nell’ allontanarmici. La mia risposta è “niente”.
Non ho sentito nulla, non mi è dispiaciuto più di tanto, non ci sono stata male. È stato esattamente come se non fosse successo nulla, come se non ci fossimo mai realmente rincontrat*.
Ed è qui che io mi pongo la domanda più importante:
E allora, che minchia è questo sentimento che sento quando ci penso? Perché la mia testa mi riporta sempre lì? Perché devo rimanere in questa situazione di stallo senza capirci nulla?
In questi anni di distacco, ho provato sentimenti per un’altra persona e probabilmente molto più intensi, ma sono durati relativamente poco per vari motivi legati alla coppia. Quindi credo di essere in grado di amare qualcun altro, di andare avanti ne sono capace e me lo sono anche dimostrata.
Ma allora perché?!
Ora parlo direttamente con te.
Perché devi essere per forza nella mia testa, perché continuo a pensarti nonostante tutto il male che mi hai fatto, nonostante sia passata un’eternità da quando eravamo effettivamente qualcosa, perché devi essere un pensiero costante per me?
L’ultima volta che ci siamo visti mi hai detto “tu sarai per sempre mia”. Ti posso dire “vaffanculo”? Forse hai ragione, ma vorrei poter vivere con questo fardello in meno sulla coscienza.
Sono in lutto.
È venuta a mancare gran parte della mia integrità.
i respect someone who is vocal. Tell me why ur into me. Tell me why i pissed you off & tell me how i can fix it. Tell me everything. Talk.
“Please don’t expect me to always be good and kind and loving. There are times when I will be cold and thoughtless and hard to understand.”
— Sylvia Plath
“If you have been brutally broken, but still have the courage to be gentle to others then you deserve a love deeper than the ocean itself.”
— Nikita Gill
God willing…. I’ve had enough of the other shit.
Come stai?
Da quanto tempo non ti pongono questa domanda con reale interesse?
Sono abituata a mostrare al mondo intero la mia corazza, il muro che ho creato nel tempo, insomma una versione di me che tutti quanti accettano. Ma se mostrassi la Vera me, chi mi rimarrebbe acconto? A chi andrei bene?
Sono la persona più insicura del mondo, baso la mia intera esistenza sull’aiutare gli altri, sull’essere presente nella loro vita e assorbire il loro malessere. Basta una chiamata e io corro, vivo sull’attenti con la costante preoccupazione che qualcuno possa avere bisogno di me. Perché si, le mie insicurezze mi hanno portata a pensare che questo sia l’unico modo per essere voluta ed accettata dalle persone.
Esternamente dimostro di essere tutto ciò che non sono. Da fuori sembro quella che non ha paura di nulla, la ragazza sempre solare e sorridente, ma anche la persona che non si fa scalfire da nulla. All’esterno cerco di dare l’impressione che qualsiasi cosa mi si dica e faccia non mi tocchi affatto, ma all’interno vorrei solamente urlare.
Ho sempre accumulato, non mi sono mai esposta e non ho mai esternato. Non sono mai scoppiata.
Credo di essere vicina al limite della depressione, sempre se non ci sono già dentro. Ma come ci esco? Come posso imparare ad affrontare tutto e a mostrare un minimo lato della mia persona?
Quando affermo di essere una persona troppo buona, negli altri suscita una risata, un ghigno di non approvazione. Come posso, dopo tutto ciò, togliermi la maschera e mostrami vulnerabile?
Ma ora, mettiamoci a parti inverse. Quando sono io quella che ha bisogno di una mano, chi posso chiamare? Chi c’è davvero per me? La risposta per quanto triste, è davvero scontata.
Nessuno.
Non c’è nessuno che effettivamente sarebbe disposto a venirmi incontro, a correre da me.
"i wonder if we ever think of each other at the same time."
Promemoria
“I wonder how much of what weighs me down is not mine to carry.”
— Unknown
Tutti quanti pensano io stia male per te, ma in realtà sto male per la persona che è venuta prima di te.
Come te lo spiego?
Paura
Eravamo in spiaggia, creavamo un cerchio per niente perfetto attorno ad un fuoco, tutti quanti distanti. Qualcuno era un po’ più in là a vomitare tutto il gin che avevamo comprato appositamente per questa serata, doveva essere la più speciale. Erano anni che progettavamo questo San Lorenzo, sarebbe stato il primo che avremmo passato tutti quanti insieme e per di più al mare, eppure a guardarci dall’esterno, sembravamo estranei.
L’unica cosa che ci permetteva il contatto l’un con l’altro era una canna, passava di mano in mano e il suo fumo si confondeva con quello del falò.
Nel nostro profondo silenzio, ogni tanto si sentiva un urlo da qualche tenda lì vicino, un accordo di chitarra seguito da una nota stonata di qualche ragazza ubriaca che cantava gazzelle, il suono del mare, lo scoppiettio del fuoco, il russare di quell’amico che “io non mi ubriaco mai” e dopo due bicchieri si era sdraiato di testa nella sabbia a dormire, ma dopotutto era piacevole.
Io ero lì, stesa accanto al fuoco con mezzo asciugamano sotto la testa e tutto il resto del corpo sulla sabbia, con lo sguardo verso il cielo nella speranza di riuscire a vedere una stella cadente per esperire per l’ennesima volta lo stesso desiderio che oramai esprimo ad ogni occasione possibile da oramai 10 anni: “voglio essere felice”.
Ero così assorta nel fissare quell’immenso buio con qualche pallino bianco che non mi ero resa conto che il silenzio tanto piacevole, si era trasformato nel caos più totale. Non so da chi fosse partita la cosa, non so come, ma quel che so per certo è che sono ritornata con i piedi per terra dopo che qualcuno mi ha bruciato la coscia con la cenere della canna, in quel momento nelle mie orecchie ha iniziato a rimbombare tutto.
Stavano giocando ad obbligo o verità.
Mi sono data due schiaffi sulle guance per tornare ad essere vigile, la coscia mi pulsava ancora quando ad un certo una voce stridula gridò il mio nome accompagnato da un “tocca a te”.
Non stavo capendo nulla, quella canna mi aveva dato il colpo di grazia, tutti attorno a me si muovevano troppo, nessuno si fermava. Chiesi: “qual è la domanda?”, qualcuno sbuffò ma andarono avanti con il giro, il ragazzo accanto a me rispose “di non riuscire a godermi ogni attimo, non voglio sprecarne nemmeno un secondo”, il ragazzo a seguire rispose “di non riuscire a farmi tutte le ragazze che vorrei”, risero tutti. La ragazza a seguire disse “io ho paura di tante cose, ad esempio dei ragni, delle api, di essere sepolta viva, di cadere in un buco profondissimo”, in quel momento realizzai quale fosse la domanda, ma mi soffermai prima sulle risposte degli altri.
“Ho paura di perdere il controllo”, “ho paura di non trovare l’amore della mia vita”, “ho paura del dolore”, “ho paura di non essere all’altezza”.
In quel momento un senso di vuoto mi bloccò, un nodo alla gola mi assalì, il mio battito cardiaco accelerò e sentì che la mia paura in quel momento era diventata quasi tangibile, era amplificata.
Un ragazzo aveva appena iniziato la frase, quando dal niente iniziai a parlare. Le parole mi uscirono dall’anima, non ebbi il tempo di controllarle e di fermarle.
“Io ho paura della morte, ma non della mia, delle persone che mi circondano. Ho paura di svegliarmi una mattina e non avere più al mio fianco qualcuno, ho paura di perdere per sempre il mio papà, la mia nonna, le persone che amo di più. Come puoi accettare da un momento all’altro che le persone che ti hanno accompagnato in buona parte della tua vita, dal giorno 0, possano sparire improvvisamente, senza preavviso. Come si affronta tutto, come ci si riprende, come ci si abitua all’assenza di un pilastro? Ho paura di svegliarmi una mattina e non avere più legami con queste persone, non poter parlargli più, non vedere più i loro occhi, i loro sorrisi, sentire la loro voce, toccare le loro mani. Non voglio perdere nessuno.” Il silenzio calò nuovamente, le mie guance improvvisamente le sentì fredde, me le sfiorai e le mie dita ne uscirono bagnate, dai miei occhi continuavano a scendere lacrime senza che me ne accorgessi.
Quel silenzio straziante durò poco, una ragazza con un dito puntato verso il cielo esclamò “una stella cadente!”, tutti ci girammo verso il punto indicato dal suo indice, tutti tranne un ragazzo (il ragazzo che aveva paura di non farsele tutte) che le piombò addosso facendola cadere sulla sabbia esclamando “l’unica stella ad essere caduta sta sera sei tu!”, tutti si misero a ridere e quel che era stato il mio monologo sparì assieme a tutte quelle risate.
Mi accovacciai accanto al fuoco, chiusi gli occhi e cercando di restare in più silenzio possibile, mi addormentai singhiozzando.