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@mostridentrodinoi
non è sbagliato scomparire dal mondo per provare ad aggiustare il proprio
« Nessuna cosa grande compare all'improvviso, nemmeno l'uva, nemmeno i fichi. Se ora mi dici: “Voglio un fico”; ti rispondo: “Ci vuole tempo”. Lascia innanzitutto che vengano i fiori, poi che si sviluppino i frutti e, poi, che maturino. »
Epitteto, “Diatribe”, I, 15
Ho cercato di reprimere più volte questo bisogno di dover scrivere, scrivere un’altra volta di te, perché mi pareva assurdo e imbarazzante ritrovarmi di nuovo, a distanza di un mese, a dover mettere nero su bianco queste sensazioni che speravo si fossero sbiadite del tutto, o quasi.
Certi momenti ho ancora l’impulso di volerti vicino. Penso a come sarebbe scriverti, ma poi penso anche quale senso avrebbe, se servirebbe davvero a farmi stare meglio. A volte penso a come sarebbe rivederti, aver davanti quei riccioli che mi sono sempre piaciuti, per essere consapevole dell’effetto che hai -o non hai- su di me. Penso a come sarebbe riascoltare la tua voce, quella voce che mi ha colpita fin da subito ma che non ricordo neanche più.
Faccio così tanta fatica a chiudere i rapporti di netto, continuo a rimuginare, ad aggrapparmi a determinati ricordi, riascoltare determinate canzoni, perché mi pare così triste e desolante cancellare qualcuno come se non fosse mai esistito, come se non avesse mai fatto parte della quotidianità, come se non si conoscesse nulla l’uno dell’altro. Anche se non è proprio cosi.
Vorrei sapere come stai, il gesto più puro e meno malizioso che ci sia. Vorrei sapere se ti stai trovando bene a lavoro, se hai chiarito le idee sul tuo futuro, hai ricominciato a studiare? L’università? E la macchina alla fine, i tuoi l’hanno comprata? Hai conosciuto già un’altra persona? E se sì, con lei com’è? E qui lo so, lo so che incappo nel mio errore più comune: comincio a paragonarmi, anche se non ha senso e lo so, probabilmente non eravamo giusti noi insieme, io non avrei potuto fare ed essere di più e cercherò di non paragonarmi, ma vorrei comunque placare questa curiosità un po’ morbosa.
Vorrei sapere chi ascolta i tuoi problemi a notte fonda, se qualcun’altra quando va al supermercato ti prende i tuoi cereali preferiti o si presenta con le figurine panini quando sei triste solo per strapparti un sorriso.
Vorrei sapere se con qualcun’altra ci hai messo l’impegno che non hai voluto mantenere con me, se con un’altra è stato più semplice.
E, più di tutto, vorrei tanto sapere i reali motivi per cui non hai fatto niente. È questo, soprattutto questo, che mi procura ancora un po’ di rabbia. Sei stato impassibile quando sono andata via, nonostante sapessi che avresti potuto tenermi lì o farmi tornare, bastava solo dimostrarmi, riempire un po’ di quelle mancanze che mi davi, darmi un po’ di quelle attenzioni di cui avevo bisogno.
Eppure non ti biasimo per questo: può non essere stato il tuo momento, possono essere stati sbagliati i tempi, le priorità, le esigenze.
Sono le tue mancate spiegazioni che, a paradosso e per assurdo, fanno più male. È proprio quello che non c’è stato che mi tortura, nonostante sia passato del tempo.
In questo caso non mi logorano i rimpianti o i rimorsi, non ne ho, ho sempre fatto e dato ogni parte più bella di me; mi logora il non sapere, il non essere stata considerata «abbastanza» da darmi delle motivazioni valide, il tuo mancato coraggio nell’affrontarmi, la tua codardia nell’evitarmi con un silenzio abissale.
È per questo che quando penso a scriverti subentra la mia parte razionale che mi fa ritrarre di dieci passi: la mia consapevolezza.
Tu avresti potuto fare, dire, dimostrare, tornare ed essere ma hai scelto di non farlo, di non fare assolutamente niente. Hai scelto di rimanere niente, ecco perché io scelgo di stare immobile e preservare la mia corazza.
“La sensibilità riconosce sempre la vera bellezza, rintraccia le perle dei fondali, le più nascoste, le più rare, e ti fa sentire tutto il dolore degli occhi tristi della persone che incontri. Ti mostra sempre tutto, non ti risparmia niente, la sensibilità, ed è sempre piena di sorrisi e lacrime.”
— Luigi Mancini
“Nella Vita impariamo soltanto se sono coinvolti dei sentimenti.
Non c'è apprendimento senza il Sentire.”
— Christine B.
Non sono nata per accontentarmi
Non sono nata per accontentarmi. Non sono nata per accontentare gli altri.
Sono come quei bambini che non soddisfatti del finale di una favola, lo reinventano a loro piacimento finché non ne stravolgono completamente il significato. Il cattivo non muore, nessuno vive felice e contento e la principessa ha il chiodo di pelle e gli anfibi nell’armadio.
Perché non è vero che tutto è già scritto e le cose vanno come devono andare. Non è vero che è il destino a scegliere cosa ne sarà di noi. E se così fosse non è vero che io non posso ribellarmi a questo circolo vizioso che è il destino. Maledetto destino. Io la mia vita la riscrivo anche un milione di volte, come i bambini, fino a quando non sarò soddisfatta della mia opera.
Io non sono nata per accontentarmi. Ho sempre voluto e preteso tanto, che poi tanto è quello che merito. Non mi sono mai accontentata di nulla. Ho sempre aspirato al meglio. Tranne che con i sentimenti. Di quelli mi sono accontentata. Fin da piccola. Ho sempre assaggiato i sentimenti come si fa con il cibo, quando è abbondante fa schifo, quando è una buonissimo dura poco e ti lascia l’amaro in bocca. Talmente amaro che poi ti passa la fame. La voglia. E preferisci stare senza. Ma si va avanti. Andando avanti mi sono accorta che si sopravvive comunque anche a digiuno, basta nutrirsi di altro. C’è chi si nutre viziandosi, chi lo fa prendendo strade sbagliate. Io mi nutro di solitudine. O di libertà, che è il nome che io do alla solitudine. Amo passeggiare e fermarmi ad osservare la linea che divide i palazzi dal cielo, stare ore nei camerini di un negozio senza avere nessuno che aspetta fuori impaziente, mangiare all’ora che voglio e dove voglio, anche seduta su un muretto in mezzo al traffico. Amo contare le piastrelle dei bagni o sedermi davanti alla lavatrice quando parte la centrifuga, mi da un senso di tranquillità. Mi piace asciugarmi i capelli solo dopo le dieci di sera, il rumore del phon a quell’ora è paradisiaco. Amo andare a letto presto alla sera e svegliarmi all’alba. Amo aspettare l’autobus fissando il nulla con il vento tra i capelli e rischiare anche che mi scivoli davanti senza che io me ne accorga. Spesso e volentieri mi dimentico di avere il cellulare e non rispondo a nessuno per tre o quattro giorni. Molte volte mi perdo e mi estraneo dal mondo, viaggio con la fantasia, vedo cose che non ci sono, parlo con persone che non esistono. E sono felice. Sono felice perché questa è la vita. È breve, intensa e noi siamo solo piccoli granelli di polvere che oggi ci sono e domani non si sa. Non abbiamo certezze, potremmo sparire da un momento all’altro e non avremo lasciato niente di noi su questa Terra se non un misero ricordo che dura più o meno per due generazioni e poi sfuma fino a diventare niente. Per questo io non mi accontenterò mai di fare o di avere qualcosa che non voglio. Questo mondo è una corsa contro il tempo per circondarsi di persone, di presenze, di attenzioni. Siamo tutti disposti a farci piacere per forza qualcuno pur di non rimanere soli. Non trovo niente di logico in tutto questo. Un attore che mi piace molto in un monologo ha detto: “Confondiamo spesso l'essere asociale con l'essere una persona che ha imparato nella vita a scegliere bene chi vuole intorno a sé”. Io ho scelto di non accontentarmi della presenza di persone vuote e trasparenti. Sono già piena di vita, sono già completa e soddisfatta. Non ho bisogno di nessuno. Nessuno ha bisogno di qualcun altro per vivere. Si può avere voglia di stare con qualcuno, desiderio. Ma non bisogno. Ho impiegato molti anni per capire che se qualcuno vuole starmi accanto non deve colmare le mie mancanze ma arricchire quello che già sono. Ci riempiono la testa ogni giorno di parole e di discorsi senza senso e senza interesse. Io non posso annoiarmi o stare ad aspettare. La vita non aspetta nessuno, tantomeno me. E come biasimarla. Perdiamo tempo in sciocchezze praticamente tutti i giorni senza renderci conto che stiamo sprecando ciò che di più prezioso abbiamo. Il tempo appunto. Non sono fatta per accontentarmi. Io non cambierò mai. Ho già passato tutto questo. Mi sono già sacrificata e non intendo rifarlo. Non sono una persona facile. Credo che le persone facili siano estremamente deboli. Malleabili come la pasta per la pizza. Buona per carità, ma sgonfia di tutto. Di passione, di egoismo, di orgoglio. Quel pizzico di sano orgoglio che per ogni scossa che prendiamo ci fa rialzare più forti di prima.
“Ogni volta che la osservavo, quel suo sguardo umido e trasognato, quel modo selvatico, esuberante, con cui accarezzava ogni cane e ogni gatto, l'inquietudine che le faceva cominciare un po’ di tutto, per poi lasciarlo a metà, per me era un turbamento infinito.”
— Stefan Zweig, Breve novella estiva (da Notte fantastica)
Quanto sono belle le poesie.
(Franco Arminio)
“Sei la bambina e l'adulta, la ribelle e la precisina, sei tutto quello che puoi essere, tutto e il contrario di tutto, per poter resistere.”
— Pedro Chagas Freitas, Prometto di sbagliare
“In verità è su di noi
che possiamo contare;
come contare
su qualcun altro?
E' un raro rifugio
arrivare ad affidarci
a noi stessi.”
— Dhammapada