Rifugio abbandonato
Usavamo Tumblr come il posto in cui non ci conosceva nessuno, perciò potevamo essere noi stessi. Stavamo crescendo, non sapevamo ancora chi eravamo. Sbagliavamo spesso, quasi tutti i giorni, e avevamo bisogno di raccontare quello che vivevamo, non necessariamente a parole; di trovare persone simili a noi. Era anche un posto in cui sapevamo che ci avrebbe letto soltanto chi noi avevamo scelto potesse farlo; soltanto chi noi volevamo nelle nostre vite, intimamente. Perché il tumblog era un luogo intimo, riflessivo, confessionale, emotivo, sensibile. Era perfetto per soddisfare sempre la nostra curiosità con cose sempre nuove, pur permettendoci di guardare solo le cose che ci piacevano. Perciò il meccanismo base della condivisione era l'immedesimazione profonda, il riconoscere che una immagine o una citazione non era solo qualcosa che ci piaceva o divertiva o con cui eravamo d'accordo; era qualcosa che ci descriveva profondamente. Essendo adolescenziale, Tumblr per come lo usavamo noi era antisociale; era conto il mondo sociale tradizionale, degli adulti e dei conformisti, nel quale non ci riconoscevamo, nel quale non volevamo crescere né tantomeno integrarci. Su facebook c'erano i genitori; per questo motivo così tanti ragazzi e ragazze affidavano i propri dolori, le proprie scoperte, le proprie follie, le proprie passioni, le proprie tragedie, le proprie trasgressioni, le proprie vie di fuga, alla dashboard blu Tumblr. Con la fine dell'adolescenza ci siamo integrati anche noi. Tumblr è diventato passato per me da quando sono riuscito a vivere le emozioni non come un mare in tempesta di cui essere in balia ma come un vento che orientasse il mio viaggio. I nostri racconti e le nostre storie si sono spostate nella narrazione del reale, della società, su Facebook e poi Instagram. Che cosa abbiamo perso? Doveva per forza finire così? Perché è andata così per tutti noi? Non abbiamo davvero più nulla da prendere dal vecchio, profondo, prezioso e intimo social network blu petrolio? Ci siamo forse stancati di raccontarci profondamente. È la nostra stabilità, monotonia, che va di pari passo con il nostro raccontarci in modo conformista. C'era, in fondo, uno sforzo artistico nel raccontarsi su Tumblr, e ogni artista deve essere un po' fuori dalla società. Eppure è in questa dimensione della vita e della sua narrazione che le cose prendono un significato più profondo e pieno, un colore, non necessariamente vivace e radioso, ma un carattere, un posto, in un certo senso, nel mondo, fuori dal grigiore, prendono corpo e non sono più piatte.














