Qualunque cosa accada questo è un passo del tuo percorso non la destinazione finale
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@non-tihomaidetto
Qualunque cosa accada questo è un passo del tuo percorso non la destinazione finale
“Succede che una mattina ti alzi senza dover leggere 2 capitoli in 10 minuti per l'interrogazione di storia che “tanto non ci vuole niente, lo faccio domani mattina”. Succede che una mattina esci di casa senza dover aspettare 30 minuti che scatti la seconda ora per saltarti quella lezione odiosa di fisica. Succede che trascorri la mattina senza vedere quella persone che ti hanno torturato/ amato per ben 5 anni e che tu, a tua volta, hai torturato/amato allo stesso modo se non peggio. Succede che, finita la mattinata, non avrai più compiti da fare dopo pranzo. Succede che arriverà una mattina in cui tutto finirà, le campanelle non suoneranno più, i professori non ti interrogheranno più, i bidelli non ti urleranno più contro e la vita scorrerà diversamente, senza la scansione delle materie su una griglia nel tuo diario. Succederà, un giorno, che una mattina ti alzerai, ti guarderai allo specchio e ti rimboccherai le maniche per andarti a prendere la tua vita, mentre sul volto un sorriso malinconico nasce ricordando i tempi in cui il compito di matematica ti sembrava fosse così difficile.”
— Zoe.
Poco tempo fa, leggendo dei post, mi sono resa conto che ormai è quasi un anno che mi sono diplomata e che il tempo trascorre così in fretta che non fai in tempo a godertelo perché è già passato, non è già più oggi ma un altro giorno. Sono trascorsi quasi 6 anni da quando ho varcato per la prima volta quel portone, quella classe. 6 anni dalle prime presentazioni, dai primi saluti timidi e dai banchi occupati senza preoccuparci di chi ci fosse vicino, bastava essere fuori dal raggio visivo dei professori. 6 anni dalle prime interrogazioni e le prime prove. Dai primi 4, perché io me le ricordo eccome le insufficienze in latino già dal primo anno scolastico. Sono stati anni di urla, pianti, risate, gite scolastiche, liti quotidiane con la peggior compagna di classe. Anni di cene di classe saltate all'ultimo, ultimi giorni di scuola trascorsi in piscina. Anni di tagliate (marinate) insieme e “io entro alla seconda”. Anni di “Che cosa c'è da studiare per la prova?” chiesti all'ultimo minuto; anni di evidenziatori persi e matite rubate e mangiucchiate dalla tua compagna di banco che “poi te la ricompro!”. Anni di strade percorse insieme dalla scuola al pulmann, anni di sigarette scroccate e accendini “Si chiama Pietro! Deve tornare indietro” prestati e mai più restituiti. Anni di materie recuperate all'ultimo minuto, di professori stronzi e quelli buoni, dei finti buoni ma stronzi e di finti stronzi ma buoni; di severi ma giusti, di professori che alla fine, positivamente o negativamente, ti hanno segnato davvero. Anni di “Non mollare adesso, siamo a maggio! Possiamo farcela!”. Anni di amicizie perse, altre coltivate, amori iniziati e conclusi e quelli che rimarranno in sospeso per sempre. Anni di cazzate, di pentimenti e di rabbia. Anni di macchinette, di croccantelle a 50 centesimi e caffè bevuti al distributore dopo notti in bianco a studiare. Anni di bidelli preferiti e quelli odiosi, segretari buoni e cattivi. Anni di pulmann, abbonamenti, biglietti persi e scontrini fiscali. Sono stati anni difficili, anni pesanti ma gratificanti. Il primo pensiero che mi è venuto in mente quando sono uscita da quella scuola è che avrei incominciato un nuovo capitolo della mia vita. Perché fino a quando sei sotto quel tetto, percorri quella strada ogni giorno, sei salvo. Non hai da pensare, non hai da cercare: quello è. Non devi avere piani B, C e persino D nel caso qualcosa vada male, perché dall'età di 6 anni fino ai 18 non devi fare altro che il tuo lavoro: studiare. E pesa, perché pesa, magari alle volte non fai nemmeno ciò che ti piace e quindi pensi “cazzo, avessi cambiato indirizzo subito ora non starei sprecando anni inutilmente”. Allora ti consoli, perché in fondo uscire dalla scuola ha grandi lati positivi: non sarò più il numero 15 dell'elenco, un 7 di storia o un 7,30 di media; nessuno mi ricorderà per quella volta che non avevo studiato sufficientemente, quella che viene paragonata alla più brava della classe con disprezzo, quella che “puoi dare di più di così”. Non sarai più niente di tutto ciò, che tu vada a lavorare o all'universitá non sarai più “migliore della classe” o “la casinista” o “la tagliona” o, ancora, “quella che prende sempre 6”. Ricomincia un nuovo percorso, una nuova identità, AVRAI nuove aspettative e sarai una scoperta anche per gli altri, pronta a ostentare quello che sai fare e cercarlo di fare al meglio. Però, uscire dalle scuole significa anche affrontare nuove realtà belle o brutte che siano non importa: devi essere pronta ad affrontarle a muso duro perché nessuno ti regala niente ed è solo così che si cresce, si impara, si migliora. Crescere è libertà, è indipendenza ma è anche paura. Crescere fa sempre un po’ di paura.
(Via onedayiwillbeawarrior)
Stasera ho indossato il mio vestito blu, quello lungo è bello e mi aspettavo una trasformazione dalla routine. Pensavo che guardandomi allo specchio non mi sarei riconosciuta, invece ero io in un vestito. Mi aspettavo molto di più, una trasformazione che ti facesse innamorare di me in quel vestito perfetto un sabato sera un po’ brilli a ballare insieme ma tu non mi ami e sabato non so cosa succederà perché non lo so ma non sarò diversa, sarò io in un vestito.
Venerdì 1 sarò nel mio vestito fucsia lungo e saremo di nuovo noi per l’ultima fottuta volta in quei vestiti così belli quasi da diciottesimo. Tu non mi ami o almeno ripercorrendo 5 anni mi hai amata e io non lo vedevo troppo presa da me stessa. Ora però io ci starei con te, ma è l’ultimo ballo. Mancano 9 giorni e siamo alla fine delle danze. Credevo che tutti sarebbero cresciuti e io no. Ora ci sarà un‘esame e poi a settembre c’è l’Università.
Domani sera ci sarà il prom ed avrò di nuovo il mio vestito blu. Non so se succederà qualcosa sinceramente non mi aspetto nulla di che ma sarà davvero l’ultima danza
Stasera ho indossato il mio vestito blu, quello lungo è bello e mi aspettavo una trasformazione dalla routine. Pensavo che guardandomi allo specchio non mi sarei riconosciuta, invece ero io in un vestito. Mi aspettavo molto di più, una trasformazione che ti facesse innamorare di me in quel vestito perfetto un sabato sera un po’ brilli a ballare insieme ma tu non mi ami e sabato non so cosa succederà perché non lo so ma non sarò diversa, sarò io in un vestito.
Venerdì 1 sarò nel mio vestito fucsia lungo e saremo di nuovo noi per l’ultima fottuta volta in quei vestiti così belli quasi da diciottesimo. Tu non mi ami o almeno ripercorrendo 5 anni mi hai amata e io non lo vedevo troppo presa da me stessa. Ora però io ci starei con te, ma è l’ultimo ballo. Mancano 9 giorni e siamo alla fine delle danze. Credevo che tutti sarebbero cresciuti e io no. Ora ci sarà un‘esame e poi a settembre c’è l’Università.
Lo guardavo come si guarda qualcosa che si sa già che ci mancherà. Troppo bello per durare, per essere vero, troppo bello per diventare un'abitudine. Lo guardavo come si guarda il mare alla fine dell'estate, quando le giornate si fanno ancora più limpide, ma si sa che presto le nuvole prenderanno il sopravvento insieme alla noia. Lo guardavo come si guardano i diciotto anni quando ne abbiamo quindici, che un po' si sa che poi le cose cambieranno. Lo guardavo così e per questo piangevo quando l'abbracciavo, troppo bello per essere mio, troppo bello per amarmi, troppo bello per restare.
Susanna Casciani
Voglia di passare ore su whatsapp a messaggiare con qualcuno
Nonostante io e lui si sia migliori amici e nonostante io sappia tutto di lui e tutto di me sembra che si sia preso la nostra vita. Io non so come sta lui è lui vive la mia vita attraverso le mie storia che sono tutto tranne che vere ;)
Bevo quantità di alcool come se non mi facesse ingrassare e mangio come se cenare con un pezzo di schiacciata fosse troppo
Ho capito che infondo arriverà sempre giugno e sarà bellissimo
In pratica c'è questa tipa che è stata mia compagna di classe, poi amica, poi scopamica, poi ragazza, poi ex e ora a quanto pare potrebbe tornare scopamica
H:Quindi adesso è finita immagino
S: Non penso possa finire qualcosa che non è iniziata
A un certo punto penso proprio di averlo sentito.. il mio cuore che si spezzava
In realtà si possono fare un’infinità di cosa senza postarle.
Sembra stupido ma ci credevo, e ci credevi anche te
Coez- La musica non c'è
Sabato io a casa con la febbre e te 7.05.2022
Mi manca la mia vita al liceo.
Mi manca alzarmi alle 7.15 in punto, fare colazione, vestirmi, montare in macchina di babbo e arrivare a scuola mezz'ora dopo.
Mi manca la campanella, la snervante sensazione della quotidianità, dover vedere la stessa classe, gli stessi volti. Mi mancano i miei cartoncini colorati, quelli che ad inizio anno attaccavo al banco e che riportavo a casa tassativamente l'ultimo giorno di scuola. Mi manca scriverci i miei pensieri, colorarci, disegnarci.
Mi mancano le mie fisse per i One Direction, quando il problema più grande, il tradimento più grande, era l'uscita di Zayn dal gruppo.
Mi manca non portare la merenda e poi scroccarla a tutti o comprare i famosi triangoli speck e rucola al bar. Mi manca la fila enorme davanti al banco, mi manca la brioche gigante alla nutella, quella con cui mi sporcavo tutta.
Mi mancano le mie amiche, le risate spensierate, la paura e la pipí prima di un compito o di un'interrogazione. Mi mancano le gite, hanno un sapore diverso rispetto alle vacanze, sanno di scuola divertente, di compagnia e di risate. E poi che belle gite che ho fatto!
Mi manca fare le foto fra i banchi di scuola, i selfie, i video, gli scherzi. Mi mancano persino le lezione interminabili, di quelle che ti chiedevi se per cinque anni ce l'avresti fatta a sopportarle e invece eccole lì, già terminate, impacchettate nel cassetto dei ricordi.
Mi manca sapere che domani sarò lì, dove ieri, fra quegli odiati/amati banchi. Ho sempre avuto paura di finire la scuola, perché a differenza degli altri io lo sapevo che tutto questo mi sarebbe mancato.
Mi manca quella sensazione di sicurezza, che non sei solo e che qualcuno è lì per te. Mi manca persino soffrire per lo stesso ragazzo per tre anni di fila ricevendo continuamente due di picche e sentendomi sempre più brutta delle altre.
Mi mancano i pomeriggi passati a studiare, quelli trascorsi con gli amici a ripetere chimica che chi ci capiva qualcosa era un genio. Mi manca ritrovarsi il sabato sera al cinema, tutti agghindati, manco fosse la serata di gala.
Mi manca l'estate libera e spensierata, il mare che te lo godevi a pieno, settembre sempre lontano. Mi manca essere più giovane degli adolescenti nelle serie tv che guardavo.
Mi manca un po' tutto, quella sensazione che hai la vita davanti e che per ora non stai sbagliando nulla, che stai bene, che sei felice anche se non lo sai, che nulla è irreparabile.
Mi manca la me del passato.