È morto il grande fotografo Sebastião Salgado. L'uomo che fotografava le ingiustizie in America Latina e nel mondo. Che denunciava le grandi multinazionali che deforestavano in Brasile o uccidevano i nativi, come il popolo Mapuche, in Patagonia. Uno dei più grandi fotografi di sempre. Ma non era solo questo.
Nel 1994 Salgado abbandonò gli orrori del Ruanda e tornò nella sua casa a Minas Gerais, in Brasile, in cerca di una piccola pace nei lussureggianti boschi verdi della sua infanzia.
Invece, scoprì che la sua terra si era trasformata in un luogo arido e privo di vita: "La terra era malata quanto me. Solo circa lo 0,5% era coperto da alberi".
Fu allora che sua moglie, Lélia Deluiz, gli propose di riforestare completamente l'area. Sebastião accettò, e insieme trascorsero i successivi 20 anni piantando 2,7 milioni di alberi. Questo sforzo portò alla rigenerazione di 1.500 acri di foresta pluviale, trasformando l'area nel rifugio di 293 specie di piante, 172 specie di uccelli e 33 specie di animali, alcune delle quali erano sull'orlo dell'estinzione.
In un'epoca in cui l'arte della fotografia è incenerita dalla massificazione dei telefonini, dalla squallida pubblicità delle aziende, Salgado era una delle ultime voci inascoltate della terra.
Le multinazionali staranno festeggiando, così come i loro fotografi ubbidienti. Mentre i popoli in miseria hanno un difensore in meno.
Y ahora el pueblo
que se alza en la lucha
con voz de gigante
gritando: ¡adelante!
El pueblo unido, jamás será vencido.🥀😥💔














