Questo sabato sera mi è preso così, con una malinconia difficile da gestire. Ho passato tutto il giorno chiusa in casa a studiare e poi sono uscita, senza troppa voglia in realtà. E mi sono ritrovata davanti vetrine e negozi addobbati, pieni di luci, babbi natale, renne, fiocchi di neve e pieni anche di gente con buste e pacchi più o meno grandi; così, come se avessi passato gli ultimi mesi isolata e non mi fossi resa conto che lì fuori il mondo vive e che sta arrivando un altro Natale. E il Natale, si sa, non piace alle persone sole... Poi ripenso ai discorsi di qualche giorno fa, alla bellezza di una donna a cui la vita però ha negato la possibilità di quella che per lei sarebbe probabilmente la vera felicità e l'ha lasciata così, un po' sospesa a mezz'aria e un po' sprofondata nel suo dolore. Ci penso e ripenso da giorni e mi piange il cuore. Rivedo i suoi occhi mentre mi dice la verità sulla sua vita, un po' sfuggendo al mio sguardo, un po cercando forse qualcuno che la ascoltasse. Da quel giorno quando sono con lei, la guardo negli occhi, quegli occhi di un marrone profondo, e ci leggo tutta la solitudine che una donna può sopportare. Sembra aver rinunciato all'idea di una vita come ha sempre desiderato, ma passa le giornate ad aiutare gli altri, tutti, senza fermarsi un attimo, con un'energia indescrivibile e sempre col sorriso sulle labbra. Eppure, la guardo e leggo tutta la sofferenza che nasconde dietro quel sorriso. E vorrei abbracciarla e dirle che andrà tutto bene, nonostante i suoi piani non siano andati per il meglio, nonostante il mondo e la vita si siano messi di traverso. E abbracciando lei è come se abbracciassi me stessa, come se mi dicessi da sola "stai tranquilla, ce la farai, riuscirai, vedrai.".