C'è una persona, sola, appoggiata ad una finestra che da sul mondo, guarda ma ha gli occhi chiusi, non è in grado di vedere. Sente tutti i rumori del mondo: le macchine che corrono, i bambini che ridono, quelli che piangono, gli adulti che litigano, quello che si amano. Le foglie che si muovono appoggiate sul vento, le nuvole che si spostano, l'acqua che scorre nei fiumi, che finiscono nei mari, nelle pozzanghere, giù dalle grondaie. Sente tutto ma non è in grado di ascoltare. Risponde a tutto ma non è in grado di parlare. Vorrebbe toccare tutto ma non è in grado di spostarsi da quella finestra.
C'è questa persona che si dispera, ma non vuole superare quella linea sottile. Tutti i giorni guarda, ascolta, risponde.
Dopo mesi inizia a piangere tutte le sere, le mancava qualcosa che non poteva esistere per lei. In piedi sul davanzale urla, ma nessuno può sentire, perché non è in grado di parlare.
Decide di salire su quel davanzale ogni giorno, per far sentire la sua voce. E urla, urla, urla. Poi un pomeriggio si blocca con la bocca socchiusa e sussurra. “Sono io che non posso parlare, o gli altri che non sono capaci di ascoltarmi?”
La bocca chiusa, un peso nel vuoto, i capelli appoggiati sul vento, le nuvole si spostano. Poi c'è la terra, tantissima terra. Sopra, sotto, ovunque. I suoi rami oscillano, le foglie ballano costrette dalla forza del vento, le radici sono ben piantate fino al centro della terra. Ogni giorno ascolta gli uccellini cantare, gli scoiattoli che si rincorrono, le nuvole che si spostano, l'acqua che scorre nei fiumi, che finiscono nei mari, nelle pozzanghere, giù dalle grondaie. I bambini ridono, altri a volte piangono. Alcuni adulti si baciano, lì, all'ombra della sua chioma.
La risposta arriva come una bufera.
Sono gli altri che non sono in grado di ascoltare.