“Amo appoggiare la mia mano sul tronco di un albero davanti il quale passo, non per assicurarmi dell’esistenza dell’albero – di cui io non dubito – ma della mia.”
— Christian Bobin
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“Amo appoggiare la mia mano sul tronco di un albero davanti il quale passo, non per assicurarmi dell’esistenza dell’albero – di cui io non dubito – ma della mia.”
— Christian Bobin
Svelami tu come si fa a trovarti. Cerco nei posti più nascosti e non ci sei mai. Stasera non ho voglia di dormire. Vieni tu a cercarmi, ora che ho bisogno dei tuoi occhi.
Di nuovo, inerme, in fronte a lei. Per quanto se ne voglia, non passa minuto o respiro senza che il mio cuore brami di rivederla. Fugacemente mi illudo di poterlo ingannare [...] ma lui, testardo com’è, sembra non aspettare altro che il suo viso.
E poi, finalmente, eccola arrivare. Di corsa, perfetta ed enigmatica come l’oceano. Con quel profumo che sa di fanciullezza e quel tocco infinitamente dolce e saggio.
“Sempre scopriamo il nostro corpo su quelli altrui, ne sentiamo la lunghezza, l'odore, con diffidenza, a tutta prima, poi con gratitudine.”
— Françoise Sagan, Un certo sorriso (via abatelunare)
“La vinceva una specie di dormiveglia, una serenità che le veniva da ogni cosa, e si impadroniva di lei, e l’attaccava lì, col libro sulle ginocchia, con gli occhi spalancati e fissi, la mente che correva lontano. Le cadeva addosso una malinconia dolce come una carezza lieve, che le stringeva il cuore a volte, un desiderio vago di cose ignote.”
—
Giovanni Verga
“E mi chiedo
come sarebbe
se un giorno,
svegliandomi,
aprissi gli occhi
e come prima cosa
vedessi te.”
“Posso darti la mia solitudine, le mie tenebre, la fame del mio cuore: tento di sedurti con l’incertezza, col pericolo, con la sconfitta.”
— Jorge Luis Borges
Ecco, fermati. Così, non ti muovere. Lo sguardo basso, un mezzo sorriso, i capelli scuri che ti coprono il viso.
Vorrei poter rubare il tuo profumo ed imprimerlo nella memoria insieme ad ogni singolo fotogramma del tuo volto, del tuo corpo, di te.
E nemmeno m’importa fartelo sapere, non pretendo certo che tu sia mia. Una come te, col fuoco dentro e la dolcezza negli occhi, mi cammina già nuda nei labirinti dell’anima.
“Mi chiedevo se ti andrebbe, qualche volta, di venire a dormire da me (…) di attraversare la notte insieme. Le notti sono la cosa peggiore, non trovi?”
— Kent Haruf - Le nostre anime di notte
Addormenta le tue paure con me. Lascia che si confondano con le mie. Che crescano pure insieme, non importa. Si faranno compagnia a vicenda e impareranno a mostrarsi.
Addormenta le tue paure con me. Lascia che me ne prenda cura io. Non importa quanto spaventose siano. Le guarderò da vicino e, se me lo permetterai, le accarezzerò con estrema dolcezza.
“E non riuscivo a spiegarmi quel bisogno e per questo era un bisogno così bello, perché non c’è niente di male a non capire se stessi.”
— Jonathan Safran Foer - Molto forte, incredibilmente vicino
Vorrei spogliarti. Si, per una volta vorrei poterti spogliare io. Le mani lente e insicure che seguono i tuoi lineamenti nel silenzio della stanza, tu che mi guardi [...] e infondo lo sai quanta fatica mi costi. Io che tremo al solo pensiero di desiderarti.
Vorrei dirtelo. Si, per una volta vorrei poterti dire -tacendo- l’effetto che mi fai. La tua schiena nuda e il mio respiro che si blocca ancor prima di posarvi lo sguardo [...] ma infondo la conosci anche tu la similitudine che sotterranea si muove tra noi, quella seducente contraddizione che ci affascina. Immagina cosa potrebbe accadrebbe se la smettessimo di nasconderci.
I poeti frequentano le taverne e i musei / hanno poche risposte ma un sacco di domande frugali o arroganti / a loro modo socievoli a volte s'innamorano di muse incredibili
Mario Benedetti, I poeti, estratto, in “Inventario” poesie (1948-2000) - trad. Martha Canfield
“Chi può distinguere il mare da ciò che vi si riflette? O dire dove finisce la pioggia e comincia la malinconia?”
— Haruki Murakami
𝙽𝚎𝚠 𝚌𝚛𝚊𝚜𝚑.