Chiesa Sant’Agostino a Siena, “Sant’Antonio abate tentato dal diavolo” di R. Manetti, 1630 circa
Conosciuto familiarmente come il diavolo con gli occhiali, questa particolare raffigurazione del male che secondo alcuni vuole, attraverso il simbolismo degli occhiali, denunciare il sapere ingannevole degli illuministi, è stata per Leonardo Sciascia motivo di un'altra interpretazione. Lo scrittore siciliano, attraverso la voce del monsignor Gaetano impegnato in un dialogo con il protagonista del romanzo Todo Modo pubblicato nel '74, decodificherebbe così l'iconografia:
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«E poi c’era quel quadro»
Me lo indicò, e fino a quel momento non lo avevo visto: un santo scuro e barbuto, un librone aperto davanti; e un diavolo dall’espressione tra untuosa e beffarda, le corna rubescenti, come di carne scorticata. Ma quel che più colpiva, del diavolo, era il fatto che aveva gli occhiali: a pince-nez, dalla montatura nera. E anche l’impressione di aver già visto qualcosa di simile, senza ricordare quando e dove, conferiva al diavolo occhialuto un che di misterioso e di pauroso: come l’avessi visto in sogno o nei visionari terrori dell’infanzia.
«Su questo quadro» continuò don Gaetano «il farmacista costruì una leggenda: Zafer, il santo, non ha più una buona vista; il diavolo gli porta in dono le lenti. Ma queste lenti hanno, ovviamente, una diabolica qualità: se il santo le accetterà, attraverso di esse leggerà il Corano, sempre, invece che il Vangelo o Sant’Anselmo o Sant’Agostino. Ahimè che il puro segno delle tue sillabe si guasta in contorto cirillico si muta…».
La citazione mi sorprese: don Gaetano aveva letto quello che io considero l’ultimo poeta italiano, nel tempo della poesia italiana: e ne aveva versi a memoria.
«In questo caso, in cufìco o come si chiama la scrittura del Corano… Inutile dire che Zafer sospetta dell’inganno e non accetta il dono: anzi, ignora addirittura la presenza del diavolo… Ma questo quadro, come lei sa, non è che una copia, piuttosto rozza, di quello del Manetti che si trova a Siena, nella chiesa di Sant’Agostino. Un quadro curioso, comunque. Lasciando perdere le fantasie del farmacista, direi anche inquietante… Il diavolo con gli occhiali: quello che voleva dire il Manetti è abbastanza ovvio, in rapporto al suo tempo; ma oggi…».
«Come allora: ogni strumento che aiuta a veder bene, non può essere che opera e offerta del diavolo. Dico per voi, per la Chiesa».
«Interpretazione laica, di vecchio laicismo: quello delle associazioni intitolate a Giordano Bruno e a Francesco Ferrer… Io invece direi: ogni correzione della natura non può essere che opera e offerta del diavolo».
«Interpretazione sadista».
«Ma Sade era cristiano» disse don Gaetano distogliendosi dalla contemplazione del quadro e guardandomi meravigliato: meravigliato che non lo sapessi, che nessuno fino allora me l’avesse detto.









