PAROLE D'ORO PT.1
I poeti lavorano di notte
I poeti lavorano di notte quando il tempo non urge su di loro, quando tace il rumore della folla e termina il linciaggio delle ore. I poeti lavorano nel buio come falchi notturni od usignoli dal dolcissimo canto e temono di offendere Iddio. Ma i poeti, nel loro silenzio fanno ben più rumore di una dorata cupola di stelle.
 Dedica
Ho scritto questo libro in una notte sola di dannata fortuna...
Poi non sarò più nulla. E le grigie fontane del mio aereo passo moriranno nel caos
Ho dovuto trovare uno scampo modesto a una povera vita...
L'ho trovato nel grembo di una vena lontana una vena serena che parlava di amore.
da "Il volume del canto"
Ho trovato il mio momento preciso, delirio di pace, piccolo silenzioso uccello che ho nelle mani ferite. Ho le stigmate e da sempre, da quando cioè ho peccato contro la dura sorte con un momento d'amore. Addio addio mio chiostro, mia dimora precisa, ti lascerò per gli alberi per le ginestre e i fiori, ma il tuo avello terreno lo porterò nel mio grembo, dentro le mie turgide mammelle che sempre allattano gli angeli da quando io fui generata.
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Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta. Così Proserpina lieve vede piovere sulle erbe, sui grossi frumenti la sera. Forse è la sua preghiera.
Le mie impronte digitali
Le mie impronte digitali prese nel manicomio hanno perseguitato le mie mani come un rantolo che salisse la vena della vita, quelle impronte digitali dannate sono state registrate nel cielo e vibrano insieme ahimè alle stelle dell'Orsa maggiore.
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Mi sono innamorata delle mie stesse ali d'angelo, delle mie nari che succhiano la notte, mi sono innamorata di me e dei miei tormenti. Un erpice che scava dentro le cose, o forse fatta donzella ho perso le mie sembianze. Come sei nudo, amore nudo e senza difesa: che ti colpisce nel petto e ti dà larga resa.
da "Poesie per Charles 1982"
Una volta ti dissi: non arrabbiarti, amore, s'io son diversa. Forse sono una colonna di fumo, ma la legna che sotto di me arde è la legna dorata dei boschi, e tu non hai voluto ascoltarmi. Guardavi la mia pelle candida con l'incredulità di un sacerdote, e volevi affondarci il coltello e così la tua vittima è morta sotto il peso della tua stoltezza, o malaccorto amore.
Prendevo in giro l'ebrietà della forma e sapevo che ero di lutto, eppure il lutto mi doleva dentro con la dolcezza di uno sparviero. Quante volte fui scoperta e mangiata, quante volte servii di pasto agli empi; e anche tu adesso sei empio, o mio corollario di amore. Dov'è la tua religione per la mia povera croce?
Le osterie
A me piacciono gli anfratti bui delle osterie dormienti, dove la gente culmina nell'eccesso del canto, a me piacciono le cose bestemmiate e leggere, e i calici di vino profondi, dove la mente esulta, livello di magico pensiero. Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto malvissuto e scostante, meglio l'acre vapore del vino indenne, meglio l'ubriacatura del genio, meglio sì meglio l'indagine sorda delle scorrevolezze di vite; io amo le osterie che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco, e poi nelle osterie ci sta il nome di Charles scritto a caratteri d'oro.
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Io sono folle, folle, folle di amore per te. Io gemo di tenerezza perché sono folle, folle, perché ti ho perduto. Stamane il mattino era sì caldo che a me dettava questa confusione, ma io ero malata di tormento ero malata di tua perdizione.
Alda Merini
immagini in post by Ian Bivol, Julianna Rembran and Dina Belenko













