Albert Marquet Le Vieux-Port à Marseille, 1917
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@paul-emic
Albert Marquet Le Vieux-Port à Marseille, 1917
Arthur Segal, View from the Window, 1930
L’estate del 1948 è una delle più drammatiche della storia sociale italiana. Pochi giorni prima, il 14 luglio, l’attentato contro Palmiro Togliatti aveva provocato scioperi, manifestazioni e scontri in tutto il Paese. In molte città e nelle campagne del Mezzogiorno la tensione era altissima.
È in questo clima che si colloca quanto accade il 24 luglio 1948 a Gravina in Puglia, dove una manifestazione di braccianti si conclude nel sangue. Le forze di polizia intervengono contro i lavoratori in lotta e uccidono l’attivista sindacale Luigi Schiavino.
Negli stessi giorni perde la vita anche il bracciante Bonifacio Loglisci, in un contesto di repressione che colpisce duramente il movimento contadino locale. Per comprendere quei fatti bisogna guardare alla situazione delle campagne pugliesi nel dopoguerra.
Braccianti e contadini chiedono terra, lavoro stabile e salari dignitosi. Le occupazioni simboliche delle terre, gli scioperi e le mobilitazioni contro il potere degli agrari sono all’ordine del giorno. Lo Stato risponde sempre più spesso attraverso l’intervento delle forze dell’ordine. Gravina è uno dei luoghi dove questo conflitto sociale assume forme particolarmente dure.
La violenza del luglio 1948 non è un episodio isolato. Appena pochi giorni prima, sempre a Gravina, durante le proteste seguite all’attentato a Togliatti, era stato ucciso il bracciante comunista Michele D’Elia. L’area murgiana vive settimane segnate da tensioni continue, arresti e interventi armati. In questo contesto si inserisce l’uccisione di Luigi Schiavino, sindacalista impegnato nelle lotte dei lavoratori agricoli, divenuto una delle vittime della repressione che attraversa il Paese in quei mesi.
La morte di Schiavino e di Loglisci entra a far parte di una lunga lista di vittime delle lotte contadine del dopoguerra. Da Spino d’Adda a Trecenta, da Melissa a Montescaglioso, decine di lavoratori agricoli vengono uccisi durante scioperi, manifestazioni e occupazioni di terre. È la stagione in cui la questione agraria rappresenta uno dei principali terreni di scontro sociale della giovane Repubblica.
Minore responsabile delle proprie azioni fino a quando non intende imparare l’educazione affettiva, allora occorre il consenso dei genitori.
Watermelons (1998) Fernando Botero
You have no need / but for our thirst / and our hands / in the curved smile / of your quarter moon.
Jef Bourgeau
Mon cadeau ce soir ...
Yuja Wang apporte sa virtuosité caractéristique à la « Rhapsody in Blue » de Gershwin, interprétée ici aux côtés de Mahler Chamber Orchestra
🩶..
Perché il film più costoso di Christopher Nolan è un autentico capolavoro filologico e storico per la cui comprensione, ahimè, non è suffici
Fatevi un regalo e leggete questo commento sull'Odissea di Nolan.
Credo sia, a mani basse, una delle analisi più intelligenti, documentate e ben argomentate che abbia mai letto su un film. Anche se non condivideste ogni interpretazione, vale assolutamente il tempo della lettura.
Dai, fate in fretta ✨
12 agosto 1949. Nirim, deserto del Negev, Palestina.
I militari israeliani ricevono un ordine scritto dal comando: "Dovete sparare per uccidere ogni arabo nel vostro settore".
La zona è inospitale, vivono solo due tribù beduine palestinesi, i militari dell'IDF scorgono un uomo e una ragazzina, mirano all'uomo e lo uccidono.
La ragazzina viene rapita, portata nell'avamposto militare e rinchiusa in una baracca.
Lungo la strada incontrano una mandria di cammelli al pascolo.
Il convoglio si ferma, i militari scendono dai mezzi, estraggono le armi e aprono il fuoco. Sessanta cammelli vengono uccisi a colpi di mitra.
È sera. I militari sono a cena, tre lunghe tavolate.
Entra il comandante dell'avamposto, il sottotenente Moshe, ha una proposta per i soldati: "Abbiamo un'araba nella baracca, lascio a voi la scelta, volete che diventi la nostra cuoca o la nostra schiava sessuale?"
Scrive Haaretz "I militari rispondono entusiasti, sco-pa-re, sco-pa-re".
Stabiliscono i turni: prima gli ufficiali, poi i soldati. Gli autisti degli ufficiali protestano "vogliamo partecipare anche noi!"
"Calma" dice il comandante "verrà anche il vostro turno, come anche per il cuoco, l'infermiere e il medico"
Il comandante ordina di prelevare la ragazzina e di tagliarle i capelli.
La conduce nella doccia, la lava con le sue mani e la stupra davanti ai soldati che osservano.
L'idea piace a un altro ufficiale che decide di stuprarla allo stesso modo.
La ragazzina viene stuprata per tre lunghi giorni da 20 militari dell'IDF.
La storia della ragazzina palestinese stuprata a turno la conoscono in tanti, troppi, la voce arriva a Ben-Gurion, che ordina di riportarla nel villaggio da dove era stata rapita.
Ma le condizioni di salute della ragazzina sono gravissime, ha perso conoscenza, ha bisogno di cure urgenti.
Alcuni militari, su ordine del comandante dell'avamposto, contraddicendo agli ordini di Ben-Gurion, la caricano su una jeep, la portano nel deserto e la uccidono con un colpo al cuore.
Scavano una buca, scoppia una lite tra i militari, nessuno vuole più scavare, la buca è di soli 30 cm, la gettano dentro, la cospargono di benzina e la ricoprono con la sabbia del deserto.
Ben-Gurion va su tutte le furie, un sottotenente non ha eseguito un suo ordine. Decide di dargli una lezione.
Pretende che venga processato in segreto da una corte marziale per stupro e omicidio e che gli atti del processo vengano secretati.
Il comandante dell'avamposto viene condannato a 16 anni, gli altri militari stupratori, compreso gli esecutori dell'omicidio, a pene simboliche.
Gli atti processuali verranno desecretati solo nel 2003, visionati da alcuni storici e pubblicati da Haaretz, poi dal Guardian.
Cito due episodi agghiaccianti emersi dagli atti processuali:
• viene rilevata l'impossibilità di dare un nome alla ragazza poiché "nessuno dei soggetti con cui ha avuto contatto ha chiesto il suo nome";
• L'età della ragazza è incerta in quanto "alcuni militari riferiscono che avesse 18-19 anni, altri 13-15, altri ancora, 10 anni" (!)
Lo storico israeliano Benny Morris, intervistato da Haaretz su questa vicenda, ha affermato che, durante le sue ricerche negli archivi militari israeliani è rimasto "sorpreso dalla quantità di casi di stupro" "molti dei quali si concludono con l'omicidio della vittima"
* Fonti: vari articoli di Haaretz (consultabili in un unico link), Al-Arabiya, Diario di Ben Gurion.
NON E' COMINCIATA IL 7 OTTOBRE
Daniela Valdiserra
On this day, 22 July 1946, the Zionist Irgun militia bombed the King David Hotel in Jerusalem, killing 91 people and wounding 46. At the time, two thirds of the hotel was occupied by the headquarters of the British colonial administration of Palestine. The plan for the bombing was devised by Irgun leader Menachem Begin, who later became Prime Minister of Israel, and with the collaboration of the Haganah militia. A warning was phoned in a few minutes beforehand, but not in time to evacuate the building. The Haganah had vetoed two previous plans, and was concerned that given enough time, the British could remove files Zionists believed they held at the building, which they intended to destroy. It turned out, however, that the files were never there. Irgun and its successor political party, Herut, were described by prominent Jewish thinkers like Albert Einstein and Hannah Arendt as "terrorist, right-wing, chauvinist", "closely akin… to the Nazi and Fascist parties". Irgun and Haganah later transformed into the bulk of the Israeli military, the IDF. Herut was succeeded by Likud, the party which has led governments in Israel many times since 1977. Learn more about Palestinian history under British colonial rule in our podcast episodes 86-87: https://workingclasshistory.com/podcast/e86-87-class-struggle-in-palestine/
"The British hanged him as a terrorist. Today, Kenya honors him as a national hero.
February 18, 1957.
Kamiti Prison, Kenya.
A man walked toward the gallows knowing he would never leave alive.
His name was Dedan Kimathi.
To the British colonial government, he was one of the most dangerous men in East Africa.
To many Kenyans, he was a freedom fighter willing to die for his people.
For years, Kimathi had led Mau Mau fighters through the forests of Kenya, organizing resistance against British colonial rule.
The British Empire spent enormous resources hunting him.
Why?
Because they feared what he represented.
Not just a man.
An idea.
The idea that Africans should govern themselves.
The idea that colonial rule could be challenged.
The idea that freedom was worth fighting for.
After a massive manhunt, Kimathi was captured in October 1956.
Months later, he was sentenced to death.
On February 18, 1957, he was executed by hanging inside Kamiti Prison.
Then the British did something else.
They buried him in an unmarked grave.
No memorial.
No public funeral.
No marker for future generations.
Even today, the exact location of his remains remains unknown.
It was as if they wanted history to forget he ever existed.
But history had other plans.
The empire that condemned him is gone.
The man they tried to erase became immortal.
For decades after independence, Kenya's leaders often kept their distance from the Mau Mau movement.
Many former fighters felt forgotten.
Many sacrifices went unrecognized.
Then the story changed.
Today, Dedan Kimathi is officially celebrated as one of Kenya's greatest freedom fighters.
In the center of Nairobi stands a bronze statue of Kimathi dressed in military regalia.
In one hand he holds a rifle.
In the other, a dagger.
The same symbols of resistance he carried during his struggle against colonial rule.
The man once branded a terrorist is now remembered as a national hero.
History can be strange like that.
The labels change.
The empires fall.
And sometimes the people who were condemned in one generation are honored by the next.
So here's the question:
Was Dedan Kimathi a terrorist... or a freedom fighter? And who gets to decide which version of history survives?
src:
Che tanto lo sapete anche voi che nella vita ci si perde in mille cose, ma che poi, i soli momenti di immortalità sono quelli del sesso. Farlo, raccontarlo, desiderarlo e anche immaginarlo. Non ce ne sono altri. Io ve l’ho detto eh..
Valter Buccino
Valter, ma vuoi mettere un tramonto su una spiaggia meravigliosa? Non c’è paragone rispetto al mero sesso, soprattutto se in quella spiaggia, durante quel tramonto, stai trombando.
...e se poi c'é un leggera brezza che ti accarezza le palle sembra di essere in paradiso