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@zadigo
Denis Frémond (French, b.1950)
"The World Without Ravel," 2019
Oil on canvas
120 x 120 cm
L'ennesimo MAGA tirato fuori di galera dalla 💩 arancione
Il Premio della Stampa Europea è andato a un’inchiesta del giornale olandese de Volkskrant. Si intitola “Quello che le ferite raccontano”. Se ne è parlato poco. Quasi niente.
Due giornalisti, Maud Effting e Willem Feenstra, hanno documentato 114 bambini sotto i 15 anni colpiti da una singola pallottola alla testa o al torace a Gaza. Diciassette medici e un’infermiera, americani, britannici, australiani, canadesi, olandesi, hanno testimoniato quello che hanno visto negli ospedali. Patologi forensi hanno analizzato le radiografie: colpi mirati, a lunga distanza, munizioni militari. L’esercito israeliano non ha risposto.
Francesco De Gregori (che amo, e che in questi giorni ha detto di avere le idee confuse su Gaza) ha citato Whitman: “contengo moltitudini”. È una delle frasi più belle della letteratura. Ma mi chiedo quante moltitudini ci stiano in una pallottola sola, sparata in testa a un bambino di tre anni.
Erri De Luca ha detto di essere sionista, di capire la posizione israeliana. Anche questo è un diritto. De Luca però è uno che le parole le pesa. E davanti a questa inchiesta, una parola gli mancherà.
Intanto ieri a Milano è arrivato il sudario con i nomi dei 18.457 bambini uccisi da Israele. Bambini non soldati. E nemmeno terroristi.
LEANDRO BARSOTTI
Un neonato palestinese di sette mesi è morto dopo essere stato colpito dal fuoco dell’esercito israeliano a Hebron, nel Sud della Cisgiordania. L’episodio è avvenuto il 5 giugno e ha dato origine a un’indagine interna delle Forze di difesa israeliane (Idf). Secondo la ricostruzione inizialmente fornita dall’esercito, i soldati hanno aperto il fuoco contro un’automobile che stava accelerando nella loro direzione. A bordo del veicolo viaggiava una famiglia palestinese. Il bambino è stato colpito mortalmente, mentre il padre è rimasto ferito.
In una successiva comunicazione, l’Idf ha riferito che una verifica preliminare ha stabilito che le persone raggiunte dai colpi erano “civili non coinvolti”. L’esercito ha espresso “profondo rammarico” per l’accaduto e ha annunciato che il caso sarà esaminato dalle autorità competenti.
La versione fornita dalla famiglia palestinese è però diversa da quella resa nota inizialmente dai militari. In dichiarazioni rilasciate al quotidiano Haaretz, il padre del bambino ha affermato che l’auto si era fermata completamente prima che il soldato aprisse il fuoco. Secondo il suo racconto, il militare si trovava a circa dieci metri di distanza dal veicolo e avrebbe avuto piena visibilità degli occupanti. “Ha visto me, ha visto mia moglie e i bambini. Non si può dire che non si sia accorto che eravamo una famiglia”, ha dichiarato. Le autorità israeliane non hanno diffuso ulteriori dettagli sulla dinamica dell’episodio né sull’identità del soldato coinvolto.
• L'Espresso
Hanno espresso profondo rammarico, cosa.volete di piú?
Con l'aiuto del prete e del catechista.
[Se non ci fossero i poveri a tutelare i ricchi]
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