Schiene Azzurro Caffè- non c'è una linea
Dubito che queste parole ti raggiungeranno. Dopotutto, non si può parlare con i morti.
È così strano vedere i bambini giocare qui, dov'é la tua tomba- o se vogliamo la nostra tomba,perché quando te ne sei andato è fuggita anche una parte di me a cercarti e da quel giorno non l'ho più rivista. Non riesco a farmene una ragione.
Dico, com'é possibile che sia appassita così? Con quale logica? Se le moire avevano deciso di tagliare il tuo filo, perché anche il mio si è spezzato? Probabilmente erano troppo intersecati ed è stato un effetto collaterale. C'è chi la chiama codipendenza, ma no so se rende davvero l'idea della corrosione che porta.
L'autunno si è degnato di sfumate il cielo dall'azzurro della tua camicia al grigio fumo delle sigarette, che sale alto per poi dissiparsi in silenzio.
Ora non ho più nessuno col quale prendermela per quello che sono diventata ora, per il cuore che ogni tanto batte troppo veloce facendomi tremare o per i muscoli che di colpo si contraggono, per i pensieri ricorrenti e i denti digrignati, l'inabilità di comprendere di nuovo la realtà e l'incapacità di scrollarsi di dosso quel tempo che ormai è un fossile vivente ma pesa come un tiriceratopo vivente sulle mie spalle.
Non meriti che mi senta una vedova. Non mi meritavo la tua fuga. Ma ora siamo, sono qui e la nicotina si dissipa nel primo freddo pungente insieme all'ennesima carrellata di ricordi che rivivo costantemente.
C'è un merlo sopra di me che canta e tu che mi dici che è per questo che ti piacevo, perché sapevo trovare il lato comico e leggero in ogni situazione, ma non sapevi che dopo aver pianto fino a scorticarmi le palpebre non ho parlato per una settimana per paura di piangere ancora quando chiaramente non potevo. Dicono che il trauma renda più divertenti, ma se così fosse non sarebbe una maschera per distanziarsi dalla realtà e da quello che fatichiamo a comprendere.
O la tua silhouette azzurra che si allontana, per poi girarsi un'ultima volta e lasciarmi sola tra le foglie secche, in uno spazio tra il "non è mai accaduto" e l' "accadrà sempre".
Balzo sulla panca quando una foglia mi vola accanto nella sua discesa verso il fango. Un lato negativo di avere costantemente tutti i sensi in allerta è l'accorgersi di cose talmente piccole ed insignificanti da farti perdere la dimensione reale delle cose. Perché se una foglia secca fa lo stesso rumore di un petardo, o dei fuochi d'artificio sul mare allora cosa fai davanti a qualcuno simile a te, o ad una vecchia canzone?
Scrivere con le mani tremanti crea terremoti di parole e tsunami di emozioni.
Meglio reprimere, meglio non pensarci.
Meglio non ricordarsi che questo è lo stesso calore del tuo maglione, meglio non ricordarsi di come tira l'aria sul mare o su castelli di vetro.
Almeno per oggi, almeno per ora.
Preferisco un'altra sigaretta, perché mi dà una vera ragione per farmi schifo (o sentirmi fin troppo francofila).
La vorrei, ma non c'è più una linea che divide me tra il passato e i ricordi, tra me e quello che provo, tra me e il nulla negli altri, tra me e il loop eterno che mi porta dove sono già stata in una strada vicino all'abisso popolato di ombre amate che sono io stessa a proiettare, mai esistite, tra me e le mie idee.
Oggi non sono, ma sono più di quei giorni dove il mondo era un film muto e cupo.
Sono la mia distruzione eterna, che non ha inizio o fine. Un eterno ciclo verso il nulla, una lavatrice che non riesce a lavare i panni sporchi perché è lei a sporcarli. Il mio stesso pasto trito e ritrito. Un'obló sul tutto e uno sul nulla, ma senza sapere la differenza tra i due.
Le parole dei vivi non raggiungono i morti.
Le parole dei vivi non hanno effetto su di me e non creano le linee di cui ho bisogno e per le quali non ho parole.
Sono solo io nel fumo, immobile e travolta dal cambiamento eterno.