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Ho imparato a dire: Non fa niente, me l’ASPETTAVO.
– delicatetravelergoatee
I tuoi occhi fissi sulle mie labbra, la bocca leggermente aperta, lo sguardo incantato. Poesia.
Hai mai desiderato una seconda possibilità di incontrare qualcuno per la prima volta?
Charles Bukowski (via silenceischaos)
Mi lascio toccare solo da chi ha l'anima piú in fiamme della mia
(via ilragazzodel95)
Mi servirebbe respirare il tuo profumo, o anche solo ricordare quel tuo odore; Così buono da farmi sempre, anche ad occhi aperti, inaspettatamente sognare.
Valentina Ardimento.
Ma qui c'è sempre qualcosa che manca
Odio-Romeo Santos ft. Drake
Ho pensato a tante cose in nove mesi, cose che mi hanno fatto andare a puttane il cervello. E una cosa che ho capito di me è lei, è che non riusciamo a trovare un punto d'arrivo, questo perché lei è troppo orgogliosa, io troppo l'opposto (solo con lei). Se lei è il sole, io la luna, o viceversa. Sai quante volte avrei preferito dirle addio? Sai quante volte avrei preferito lasciarla col culo a terra, piuttosto che mettermici io sotto per coprirla? Hai idea, di quante volte io ho messo in gioco me stessa, pur di regalarle un attimo di tranquillità? Pur di regalarle un battito in più. Perché per quanto puttana, stronza, bastarda (e chi più ne ha più ne metta) sia, io ho visto del buono in lei. Un buono che non tutti vedono. E dimmi, quando c'è del buono, in così tanto male, non vale la pena? A costo di lacerarsi, di avere il corpo in una fiamma che divampa ogni volta che ti avvicini a lei. Sembro pazza a dirti ste cose, perché non posso essere consapevole di una seconda vita, soprattutto perché nessuno me l'ha chiesto. Ma io l'ho vista, vestita di paura e terrore di sbagliare ancora. L'ho vista con il carico sulle spalle di una vita andata a puttane, che ha lasciato solo l'amaro in bocca. L'ho vista piangere, ridere, distrutta, felice. Mi ha fatta crescere, questa donna.. E le parole che mi dice ora, sono solo piene di rabbia e delusione. Perché sì, i messaggi, i gesti, le azioni, valgono e varranno sempre. Ma gli occhi di una persona, annullano il resto. E io, nei suoi, ho letto del bene. Tra tanta merda, c'è del bene. I suoi occhi, il suo sguardo, mi chiedono ogni santa volta di non mollare la spugna. Con lei si ragiona tutto al contrario, e ora la cosa giusta da fare quale sarebbe? Andarmene, lasciarla andare? Io non posso. Non posso perché con lei la cosa giusta da fare, resta quella sbagliata..
Parlo di lei, di quella, di come ne ho conosciuta una a ballare il sabato sera, ma la verità è che io voglio solo te. Ma devo accontentarmi della feccia, delle briciole, mentre in realtà aspiro al meglio. Tu sei il meglio. Mi hai tirata fuori dalla merda. Sono in debito con te, e manco lo sai. Ti ascolto. Mi parli di te. Non ti interrompo. Sono le quattro del mattino, poi le cinque, ti ascolto parlare, si fanno le sei. Mi piace il suono della tua voce. Non riesco a dormire. Voglio chiamarti. Cerco invano il telefono. Sono le sette, e sono ubriaca. Trovo il telefono. Digito il tuo cazzo di numero che ormai ho imparato a memoria. Ti chiamo. Voglio sentirti parlare. Non rispondi. Insisto, richiamo. Finché non ti sento. La tua voce, sempre la stessa. Dolce, leggiadra, così sottile ma allo stesso tempo così autoritaria. "Pronto?" Non ho il coraggio di risponderti. Riattacco, con la consapevolezza di non sentirti più. Sento il cuore pesare, vorrei conficcarmi le mani nel petto, strappare quel poco di cuore che mi resta, quei frammenti che ti appartengono. Ti cederei anche quelli, nonostante siano gli ultimi. Vorrei piangere, ma sono troppo stanca anche per quello. Scendo, porto con me quei soliti 10 euro fottuti a mia madre e mi compro da bere. Faccio veloce, devo tornare a casa. Che casa, ormai, non sento più da un po'. Ripenso a te. Bevo. Bevo il nostro amore, che amore non è mai stato. Ma di ciò che siamo state adesso ne restano solo le gocce. Gocce della stessa merda che ti sta uccidendo. E mentre tu muori per questa dipendenza da alcol, io lo ignoro e comincio a mia volta. Ti sento più vicina, quando lo faccio. Nella confusione più totale della mia testa e il silenzio assordante della notte, riesco a ricordare le nostre sfumature. I nostri colori. Un sorso in più, e quasi ti vedo. Non riesco a crederci, voglio vedere fino a che punto si può arrivare. Ti bramo. Altri bicchieri, e posso toccarti. Mi spoglio dinnanzi ai tuoi occhi, mi metto a nudo fisicamente e emotivamente. Chiudo gli occhi. Ti stringo, mi stringi. Sento le tue mani afferrarmi per i fianchi, toccarmi la pancia, palparmi il seno. Mi concedo a te, completamente. Mi baci. La lussuria pende dalle tue labbra. Non me ne basta uno, ne voglio un altro. Stringi la mia pelle, arrivi fino alla carne, mi mordi le labbra lasciandole sanguinare. Sento premere il tuo bacino presso il mio. Lo sospingo, descrivendone movimenti regolari che aumentano di velocità all'aumentare dei sospiri e gemiti. Continuo a baciarti. Quel gusto, il tuo gusto... Inconfondibile. Ambrosia. I nostri corpi aderiscono l'un l'altro completamente, e in quel momento capisco cos'è la perfezione. E la perfezione, è data dalla completezza di anima e corpo. Noi eravamo completezza pura. Non era solo libidine. Era desiderio carnale combinato all'incessante necessità di appartenersi e amarsi, un giorno. Un giorno e per sempre. Riapro gli occhi. Sono sudata, nel letto, nuda, eccitata. Sto piangendo. Rido, non rendendomi conto di essermi versata addosso il restante della birra. Tocco il mio corpo, cercando di simulare il tuo tocco, che non potrà mai essere eguagliato. Tanto che non ci riesco neanche io. Cerco in altri le tue mani, la tua voce, i tuoi gesti e mi infurio nel non trovarli. Non trovo più niente di te. Non trovo più te. Mi chiedo se riuscirò a trovare un'intesa così appagante con altre persone, mi convinco che non sarai l'unica, ma so di mentire. Mi dispero, in silenzio. L'unica cosa che mi resta di te, è questa bottiglia che sembra non finire mai. Così come il mio senso di inappartenenza che riscontro in qualsiasi posto mi trovi, senza di te. Forse finirò io, prima di questa bottiglia. Forse prima del dovuto. Me lo ripeto in testa, mentre l'acqua della vasca sta raggiungendo l'orlo. Chiudo gli occhi, non ho paura. Il tempo. Finimmo prima che lui ci finisse.
"Camminava a passi lenti, in una buia notte invernale in cui l'unica fonte di luminosità era quel vecchio lampione. Emetteva una luce psichedelica, quasi fastidiosa. Né stelle, né brutti o bei sogni echeggiavano nella sua mente. Camminava freneticamente, senza ragionare a proposito della metà, sapeva benissimo dove doveva andare. Era una strada ripercorsa troppe volte, così tante che per raggiungerla non doveva neanche pensare, la trasportava l'inerzia in quell'incrocio. Si conobbero lì, tra sguardi sull'attento, occhi che si cercavano e qualche sorriso imbarazzato che nascondevano quella voglia matta di appartenersi. Accese una sigaretta in attesa di qualche segno che la distraesse dai sentimenti contrastanti che stava provando in quel momento. Tra la confusione di città, e qualche viso sconosciuto le parve quasi di scorgere i suoi occhi. E il suo cuore s'accese, s'accese e lei come per trarne calore, in quella fredda notte teneva le braccia al petto, e nessuno, nemmeno un passante, né un treno qualunque. Ma l'amore era là e solo soletto mirava alle case, alzava gli occhi e sospirava, poi a passi lenti tornava a camminare."
Non è vero che le persone non cambiamo. Cambiano. In peggio. Quando finiscono il buono da dare perchè questo non viene apprezzato. I più grandi mutamenti girano intorno alle delusioni.
Giorgia Di Basilio
(via
conaffettovaffanculo
)
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